#7 ‪migrazione lessepsiana‬

Quando scavi un canale di quasi duecento chilometri, è prevedibile che ci saranno delle conseguenze.

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Il canale di Suez, aperto al traffico nel 1869, ha collegato il Mar Rosso con il Mediterraneo. Ad approfittare del nuovo passaggio non sono state solo le navi ma anche parecchi organismi marini, animali e vegetali, che soprattutto si sono trasferiti dal Mar Rosso al Mediterraneo, adattandosi al nuovo ambiente.
Questo fenomeno prende il nome di ‪migrazione lessepsiana‬, dal signor Ferdinand de Lesseps, diplomatico e imprenditore francese, ossessionato dai progetti ambiziosi e in particolare dal taglio degli istmi: fu lui a portare avanti la realizzazione del canale di Suez, sul progetto di Luigi Negrelli, e sempre lui a tentare un appoccio analogo nei confronti dell’istmo di Panama. Wikipedia ci racconta di questo signore pieno di risorse: “Completati gli studi al lycée Henri-IV di Parigi, si iscrisse ai corsi di diritto commerciale preparandosi alla carriera diplomatica. Nel frattempo, però, i suoi interessi furono rivolti all’equitazione ed egli divenne un ottimo cavaliere, cosa che in seguito avrebbe contribuito al grande credito presso i suoi partner arabi.” Ho sempre avuto una speciale ammirazione per gli uomini eclettici.
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Le specie aliene nel Mediterraneo sono sempre di più, specialmente negli ultimi anni, e la via d’ingresso principale sembra essere il canale di Suez. Il flusso migratorio è agevolato dal costante aumento delle temperature (specie tropicali riescono così ad adattarsi meglio alle acque del Mediterraneo) e dall’incremento del traffico commerciale marittimo (molti organismi vengono trasportati dalle navi). In effetti anche quest’ultima è una cosa che non sapevo: alcune imbarcazioni usano acque di zavorra per bilanciare il peso, e cioè caricano acqua di mare alla partenza e la scaricano all’arrivo. Acque piene di organismi viventi, soprattutto larve, che si ritrovano senza volere dall’altra parte del mondo. Spesso non sopravvivono, altre volte si adattano. E allora sono cazzi per le specie autoctone. Insomma, la vita è dura per tutti.

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