#17 fiori per algernon

Daniel Keyes non ha scritto molto, ma è famoso Fiori per Algernon. Si tratta in origine di un racconto, pubblicato nel 1959, successivamente ampliato e ripubblicato come romanzo nel 1966, con lo stesso titolo. Ne è stato tratto il film Charly (in italiano I due mondi di Charly), con ‪Cliff Robertson‬ che ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista nel 1968.

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Ho provato a cercare il romanzo in alcune librerie online e non: è quasi sempre non disponibile. Potrebbe essere più facile trovarlo nelle biblioteche. Oppure l’ebook si può scaricare qui. Più diffuso sembra essere il racconto, pubblicato nell’antologia Le meraviglie del possibile di Einaudi.
La trama in breve è questa: Charly, affetto da grave ritardo mentale, viene sottoposto a un’operazione chirurgica sperimentale per accrescere la sua intelligenza. Prima di lui soltanto un topo di nome Algernon ha subìto quel trattamento, e con grande successo. L’esperimento potrebbe però fallire, o avere degli effetti collaterali, o distruggere comunque la vita di Charly.
Vorrei consigliarlo a chiunque. Penso sia perfetto anche per ragazzi. Ecco un commento malinconico che ho trovato su Ibs: “Fiori per Algernon mi commosse tantissimo, avevo 13/14 anni era il 1969 l’anno del primo uomo sulla luna. Fiori per Algernon è come una storia d’amore sfortunata. Quando non ci si riesce mai a trovare sulla stessa lunghezza d’onda. Prima è pronto uno, poi l’altro e poi alla fine restano solo i fiori appassiti. Addio Stellina non ho saputo darti ciò che volevi e mi fa molto male.”

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Fiori per Algernon è citato in un memorabile episodio dei Simpson (stagione 12 episodio 9, HOMEЯ in italiano, HOMЯ o HOMR in originale) in cui Homer scopre che un pastello a cera, che da bambino si era infilato nel naso, si trova ancora conficcato nel suo cervello ed è la causa della sua scarsa intelligenza. Immagine Rimosso il pastello con un intervento chirurgico, Homer diventa un genio: si veste elegante, legge libri, risolve cesti di cubi di Rubik per passare il tempo. Ma l’intelligenza lo rende infelice ed emarginato, e Homer sceglie alla fine di farsi rimettere il pastello dov’era.
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Nel già citato episodio Bad Code (s02e02) di Person of Interest una ragazzina esce dalla biblioteca, dove ha preso in prestito Fiori per Algernon, e scompare. Nell’anniversario della sua scomparsa, per i successivi 16 anni, una copia del libro viene recapitata anonimamente a casa di un signore. Non dico altro perché c’è qualche colpetto di scena carino.
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Da qui in poi, spoiler e riflessioni.

Prima dell’operazione, l’ingenuità fa di Charly una persona amichevole e fiduciosa, e lo induce a presumere che gli altri siano altrettanto buoni. Con grande amarezza si rende poi conto di essere sempre stato maltrattato e deriso, specialmente dai colleghi. All’inizio è fortemente motivato a diventare più intelligente e convinto che in questo modo sarà più amato e rispettato, ma con il graduale aumentare delle sue capacità gli sarà sempre più chiaro che le cose sono molto più complicate di come ci possono sembrare.

Fa ridere e commuovere insieme quando, all’inizio, Charly non riesce neanche a svolgere un esercizio relativamente semplice come percorrere un labirinto mentre Algernon, il topo geniale, raggiunge di corsa il punto d’arrivo. Charly però si appassiona alla competizione e traspare dal diario la frustrazione e la rabbia nel constatare la propria inferiorità nei confronti di questo anomalo rivale: “Lodio cuel topo”, scrive. In realtà si sviluppa uno strano legame tra i due, e Charly si affeziona molto ad Algernon. Al congresso di psicologia, dove Charly e Algernon vengono entrambi messi in mostra come cavie dell’esperimento, Charly trova la situazione insopportabile e riesce a scappare, con il topo in tasca. Professori stimati e dalle brillanti carriere, lì riuniti, si ritrovano a guardare sotto tavoli e sedie alla ricerca di un topo da laboratorio, più intelligente di loro. Wikipedia descrive così l’episodio: “Ad un certo punto, mentre è un genio, Charlie scappa per allontanarsi dall’influenza dei professori Strauss e Nemur, portando con sé Algernon.” Faccio notare che raramente si ha l’occasione di usare l’espressione “mentre è un genio”.
Commuovente sembra l’aggettivo che ricorre più spesso nelle recensioni e nei commenti. Commuovente è la descrizione dell’ambiente familiare problematico della sua infanzia, l’amore impossibile con Alice Kinnian, la malinconia di Charly che seppellisce Algernon in cortile e continua a portargli dei fiori, infine il senso di impotenza di fronte al rapido regredire delle proprie facoltà mentali.

Fiori per Algernon è quel tipo di fantascienza senza astronavi, viaggi nel tempo o robot, che si concentra invece sugli aspetti umani, e solleva una serie di interrogativi e argomenti su cui riflettere, tipo: i metodi e l’etica della scienza, la tensione tra intelletto ed emozioni, soprattutto la problematica delle persone affette da ritardo mentale, il loro ruolo sociale, la loro dignità. Ancora: se fosse davvero possibile aumentare l’intelligenza delle persone, sarebbe lecito farlo? Si può essere geniali e anche felici? Cos’è l’intelligenza e cos’è la felicità, realmente? Dovremmo inseguire la conoscenza o la serenità personale? A cosa può servire parlare venti lingue se non ci rende felici? Che senso ha la nostra vita, o meglio, che senso faremmo meglio ad attribuirle? Tengo per me le ulteriori divagazioni.

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2 pensieri riguardo “#17 fiori per algernon

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