#24 primer

Tra un film di natale e l’altro, c’è sempre spazio per un po’ di sana fantascienza. In realtà Primer sembra essere piuttosto atipico, nonostante il viaggio nel tempo sia un argomento tutt’altro che nuovo.

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Primer è il debutto di Shane Carruth: autore, regista, produttore, attore co-protagonista e compositore della colonna sonora. Prima di dedicarsi al cinema si era laureato in matematica e faceva l’ingenere software. Film indipendente costato solo settemila dollari, Primer ha vinto il Gran Premio della giuria per il miglior film drammatico al Sundance Film Festival nel 2004. Non è mai stato doppiato in italiano e non è mai uscito nei cinema italiani, ma volendo si possono trovare i sottotitoli.

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Raccontato malamente: Abe e Aaron, i due protagonisti, sono due ingegneri che nel tempo libero fanno strani esperimenti in garage. Prendono materiali e pezzi necessari qua e là, lavorano di notte e nei weekend, ne discutono in continuazione. La macchina che costruiscono arriva a ridurre il peso dell’oggetto che vi viene inserito ma più avanti i due scoprono un “effetto collaterale” del tutto accidentale: l’oggetto viaggia ripetutamente, avanti e indietro, tra due punti nel tempo. Allora Abe costruisce una macchina più grande, dove possa entrare lui stesso, riuscendo a viaggiare indietro nel tempo di sei ore. A questo punto, tutto si fa sempre più ingarbugliato: Abe e Aaron compiono il viaggio più volte, tornando ogni volta sei ore indietro. Ma all’arrivo, nel passato, c’è un loro doppio, che sta vivendo la sua giornata ed entra nella macchina, e viaggia indietro nel tempo. Per cui ci sono diverse timeline e altrettanti doppi. E qua mi sono un po’ persa.

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È stato girato interamente a Dallas, Texas, con una predilezione per luoghi particolarmente squallidi, come parcheggi, casette di periferia, paesaggi industriali. La cosa interessante è che il viaggio nel tempo, qui, non ha niente di magico o soprannaturale. Al contrario, sembra realistico e scientifico. L’autore si è ispirato alle tante importanti innovazioni scientifiche che sono state scoperte casualmente, e in contesti umili come un garage. I dialoghi tra i due protagonisti sono molto tecnici e sembrano credibili dal punto di vista scientifico, e sono recitati come discorsi ordinari, senza dramma o eccessiva teatralità. In più il viaggio nel tempo non è immediato, tipo bagliore accecante o nuvola di fumo: per viaggiare di sei ore indietro sono necessarie altre sei ore dentro alla macchina, cosa che complica ulteriormente la trama del film e le vite di Aaron e Abe, che si ritrovano esausti a vivere giornate di trentasei ore.

I commenti che ho letto in giro sono per lo più entusiasti, come “one of the best time travel movies ever made” ma anche “the most confusing movie ever made”, fino a qualcuno che ammette “After watching it, I actually had to read in Wikipedia what the movie was about!”. Infatti il film è breve (79 minuti) ma ce ne vogliono almeno altrettanti per capirci qualcosa andando a leggere spiegazioni su internet (e non lo dico in senso negativo: i film complicati sono i migliori!). Wikipedia, provvidenziale, quasi risponde in anticipo alla classica domanda “non è che mi fai un disegnino?” con il seguente schema:Schermata 2013-12-24 a 21.25.44

Il secondo film di Shane Carruth, Upstream Color,  è uscito quest’anno, e anche qui lui è dappertutto: autore, regista, produttore, attore e, di nuovo, compositore della colonna sonora. La descrizione di Wikipedia (che non oso tradurre) mi lascia alquanto disorientata ma anche incuriosita: “Upstream Color is about two people whose lives and behaviors are affected by a complex parasite—without knowing it—that has a three-stage life cycle in which it passes from humans to pigs to orchids.” Senza dubbio un film da non perdere.

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Un ultimo dettaglio: Shane Carruth è nato a Myrtle Beach, South Carolina, città sulla costa orientale degli Stati Uniti che sono sicura di aver sentito nominare più volte ma non saprei dove (libri? Film?). In ogni caso, è un’importante meta turistica per il clima caldo e le numerose spiagge, e la ruota panoramica con vista sull’Atlantico.

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