#28 little mikey, night of the lepus

Siccome il post precedente stava diventando troppo lungo, continuo qui a sparare cazzate su Matrix.
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Neo è da poco a bordo del Nabucodonosor, e comincia a imparare arti marziali. Tank comincia con un programma di jujitsu e commenta la reazione di Neo esclamando: “hey Mikey, I think he likes it!” (qui il video. In italiano è stato tradotto “Vedo che ho indovinato il programma. La cosa ti alletta.”)
La frase è un riferimento a un famoso spot pubblicitario dei cereali Life, andato in onda dal 1972 per circa dodici anni. La trama: due bimbi non vogliono neanche assaggiare i cereali, perché sono salutari quindi presumibilmente schifosi, allora li passano al terzo fratellino, il piccolo Mikey, che “odia tutto”. Con grande sorpresa, Mikey comincia a ingurgitare con entusiasmo il contenuto della ciotola, dimostrando la bontà esagerata dei cereali Life.

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I tre bimbi erano davvero tre fratelli. Mikey, pur non dicendo una parola, è la star indiscussa. L’attore, John Gilchrist, fu anche protagonista di una leggenda metropolitana secondo cui era morto in seguito all’assunzione letale di Pop Rocks e una bibita gassata, che gli avrebbero gonfiato lo stomaco di anidride carbonica fino a farlo esplodere.
Le Pop Rocks sono “carbonated candies” (ignoro l’equivalente italiano). La casa produttrice ha sempre dovuto combattere contro la leggenda degli “exploding kids”.
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Per fortuna la leggenda è falsa e John Gilchrist è vivo, si è sposato, ha tre figli e mangia ancora i cereali Life.
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Rimane il dubbio di come Tank possa conoscere quello spot (un umano nato nel “mondo vero” circa duecento anni dopo: o a Zion hanno i videoregistratori oppure lo ha visto guardando la “matrice” sugli schermi… Oppure gliel’hanno raccontato).

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Ancora per la serie come-sono-diventati: “Spoon Boy”, ovvero il bimbo del cucchiaio, vestito da monaco buddista e con la testa rasata. Quello che impartisce a Neo una grande lezione: “il cucchiaio non esiste” (che è praticamente il mio motto).
Rowan Witt è un attore australiano, oggi ha 25 anni ed è diventato più o meno così:
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All’inizio della scena nella casa dell’Oracolo è visibile sullo sfondo, dietro alle bimbe che fanno levitare i giocattoli, un televisore. Si vedono dei conigli: è l’ennesima allusione al Bianconiglio e ad Alice nel Paese delle Meraviglie.
Si tratta di una scena da La notte della lunga paura (Night of the Lepus), “un film horror fantascientifico statunitense del 1972, basato sul romanzo The Year of the Angry Rabbit di Russell Braddon.”
La brutta notizia è che The Year of the Angry Rabbit non è mai stato tradotto in italiano. Peccato!
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Una cittadina dell’Arizona si trova ad affrontare i danni causati da un’esagerata sovrappopolazione di conigli. Nel tentativo di bloccarne la rapida moltiplicazione, gli scienziati sottopongono alcuni esemplari a trattamenti sperimentali. Un coniglio geneticamente modificato viene accidentalmente liberato e la mutazione si diffonde in fretta, così la zona viene invasa da conigli giganti e carnivori, che fanno a pezzi la gente.
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Per i “killer rabbits” sono stati usati normali conigli filmati davanti a riproduzioni in miniatura di case e paesaggi, mentre per le poche scene in cui compaiono umani e  conigli contemporaneamente questi ultimi sono interpretati da attori travestiti. (Tra parentesi, in una scena c’è un combattimento uomo-coniglio e nella colluttazione i due finiscono sopra un letto: il titolo “A letto con il coniglio” sarebbe stato bellissimo).
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Al di là degli “effetti speciali” arcaici, il problema del film è che i conigli non fanno paura. Anche con il musetto insanguinato, hanno sempre quell’aria tenera e poco sveglia. Sono lenti, cicciotti e fluffolosi, anche se ringhiano minacciosamente.

Non sono un’esperta di horror fantascientifici, ma i conigli assassini mi hanno ricordato “Black Sheep – Pecore assassine” un film neozelandese del 2006 che però, se non ho frainteso le intenzioni degli autori, è intenzionalmente comico. E in effetti anche solo l’idea di essere sbranati da una pecora fa parecchio ridere.
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