#29 pintajota, bikini, bif

Sto leggendo La lingua batte dove il dente duole, libro di Andrea Camilleri e Tullio De Mauro uscito un paio di mesi fa.
Camilleri racconta un aneddoto interessante sulla parola “pintajota”, diventata in certe zone della provincia di Agrigento il sostantivo comune per “autobus” o “corriera” dal nome della Lancia Pentajota.
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Mi ricordo un giorno che andai a Licata con mio padre, ero giovane, era il primo dopoguerra. A Licata si ruppe la macchina, un meccanico ci disse che ci volevano almeno due giorni per aggiustarla. Papà si informò se c’era un mezzo per tornare ad Agrigento. Gli risposero che c’era una pintajota che in un’ora ci avrebbe portato a Girgenti (badate bene, per i veri siciliani Agrigento resta sempre Girgenti). Mi stupii dello strano nome: pintajota. Scopro che solo a Licata chiamano così la corriera. Il problema divenne insolubile. Un giorno, parlandone con un amico fraterno, compagno di liceo, Gaspare Giudice, il biografo di Pirandello, vengo interrotto dal capofficina di mio padre, uno slavo, Kunić, che avendo sentito il mio discorso dice: «Probabilmente la prima corriera di Licata era una Lancia». «Scusa Kunić, perché?». «Perché i modelli della Lancia erano denominati da lettere greche». Aveva ragione lui. La prima corriera che arrivò a Licata era una Lancia Penta Jota, e da allora — e tuttora — a Licata tutte le corriere si chiamano pintajote. Se non era per il capofficina…
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Allora ho cominciato a indagare sui nomi commerciali, detti anche marchionimi, entrati nella lingua comune. Si tratta generalmente di prodotti commerciali di grande successo, qualche volta invenzioni che rappresentano una novità assoluta e non dispongono di un nome preesistente nella lingua. Così il nome commerciale, inventato e depositato dall’azienda, assume un valore estensivo e arriva a designare un’intera classe di oggetti analoghi.

Alcuni sono piuttosto ovvi, altri mi hanno sopreso:
scottex
post-it
pongo
cellophane
gommapiuma
borotalco
pennarello
candeggina
autogrill
zip
nylon
k- way
thermos
sottiletta

Alcuni hanno storie interessanti:

Scotch, in inglese un aggettivo desueto per “scozzese”, può riferirsi sia al whisky sia al nastro adesivo. Quest’ultimo venne chiamato scotch tape, cioè “nastro adesivo scozzese”, perché le prime confezioni erano decorate con un motivo scozzese (credo siano tuttora così).
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I primi clacson sono stati commercializzati dall’azienda Klaxon nel 1914.

Biro viene dal nome dell’inventore della penna a sfera ‪László József Bíró‬, ungherese emigrato in Argentina.
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Il costume a due pezzi esisteva anche nell’antichità, ma il bikini moderno è stato inventato nel 1946 da Louis Réard, un sarto francese che lo denominò in riferimento all’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, nell’oceano Pacifico. Lì, in quegli anni, gli Stati Uniti stavano facendo esperimenti atomici. Il nuovo costume avrebbe avuto un “effetto esplosivo”, cioè avrebbe fatto scalpore per via del senso del pudore dell’epoca.
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Föhn è il nome tedesco dello specifico vento, da cui deriva il marchio di un tipo di asciugacapelli. Credo si possano contare sulle dita di una mano le volte in cui ho effettivamente sentito pronunciare la parola “asciugacapelli”. Nell’italiano scritto Föhn, diventato nome comune, è “fohn” o anche “fon”. Persino il verbo “fonare” è entrato nel dizionario.

Infine “bif”, che nel dialetto emiliano significa “ghiacciolo”, dal nome dell’azienda BIF, nata a Reggio Emilia nel 1960, tra le prime a produrre ghiaccioli. In generale in Italia i ghiaccioli sono arrivati nel secondo dopoguerra, portati dagli americani.
Il ghiacciolo in inglese ha una quantità di nomi diversi: popsicle (Canada e Stati Uniti), freeze pop (Irlanda), ice lolly (Regno Unito e Irlanda), ice block (Australia e Nuova Zelanda), ice pop e freezer pop (Stati Uniti).
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La geniale invenzione del ghiacciolo si deve a Frank Epperson, un signore californiano. Nel 1905 aveva undici anni e una sera dimenticò fuori, nel portico, un bicchiere contenente una bibita e un bastoncino per mescolare. Quella notte la temperatura scesce sotto lo zero e la mattina dopo il piccolo Frank Epperson trovò, praticamente, un ghiacciolo. Lo brevettò nel 1923 col nome Epsicle, diventato poi Popsicle (un misto tra lollipop, lecca-lecca, e icicle, cioè ghiacciolo in senso metereologico: quelle formazioni di ghiaccio che assomigliano a stalattiti).

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