#33 la lingua batte dove il dente duole

Resoconto delle cose più appassionanti che ho imparato dal libro La lingua batte dove il dente duole di Tullio De Mauro e Andrea Camilleri. (I grassetti sono miei.)

la lingua batte

Lingua italiana e toponomastica:
DE MAURO Quello dei nomi di luogo è sempre stato un problema per l’ufficialità del nostro Paese, che voleva staccarsi dalle denominazioni locali, dialettali. Lo sai che succedeva ai poveri ufficiali dell’Istituto geografico militare che negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento giravano l’Italia chiedendo notizie sui nomi delle località? Per le montagne andavano domandando: «Come si chiama quella montagna?»; e la gente rispondeva: «E come deve chiamarsi? Pizzo si chiama»; oppure: «Sasso», cioè rispondevano col nome generico dialettale per «montagna». I cartografi trascrivevano e l’Italia si è riempita di monti Pizzo o Sasso.

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Una citazione citata da De Mauro, da Libera nos a Malo di Luigi Meneghello, sulla lingua degli emigrati:
«La lingua si muove come una corrente: normalmente il suo flusso sordo non si avverte, perché ci siamo dentro, ma quando torna qualche emigrato si può misurare la distanza dal punto dove è uscito a riva. Tornando dopo dieci anni, dopo venti anni dalle Australie, dalle Americhe: in famiglia hanno continuato a parlare lo stesso dialetto che parlavano qui con noi, che parlavano tutti; tornano e sembrano gente di un altro paese o di un’altra età. Eppure non è la loro lingua che si è alterata, è la nostra. È come se anche le parole tornassero in patria, si riconoscono con uno strano sentimento, spesso dopo un po’ di esitazione: di qualcuna perfino ci si vergogna un poco».

Sul lavoro di unificazione linguistica e culturale operato dalla televisione, a partire dagli anni Cinquanta, e sui prestiti americani nel dialetto siciliano:
DE MAURO […] E non si trattava soltanto della Iingua, ma anche, per esempio, che esistevano i bagni, che ci si lavava. La stanza da bagno era un oggetto sconosciuto alla maggioranza della popolazione italiana. Solo le case alto-borghesi la prevedevano. […]
CAMILLERI Il bagno era la conquista di alcuni contadini al mio paese, e lo chiamavano beccàus, dall’americano back house.

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Sull’italiano parlato in televisione ma sconosciuto agli italiani:
DE MAURO […] si andava nei bar a vedere la televisione, nelle osterie, nei ristoranti, perché solo pochi fortunati, negli anni Cinquanta, possedevano un televisore. Molti contadini del Sud, per esempio, erano convinti che Mike Bongiorno parlasse spagnolo.

Gli scherzi esilaranti di un letterato:
CAMILLERI Spesso facevo il gioco di stravolgere completamente il significato di una parola e dargliene un altro. Un giorno eravamo a Rio de Janeiro per uno spettacolo teatrale da me diretto e salimmo al Corcovado. Arrivati lassù, io mi misi a urlare che c’erano troppi chiasmi. Un ragazzo, mio allievo, che era accanto a me e mi faceva da spalla, disse che erano dei chiasmi aggressivi che bisognava assolutamente evitare. La cosa provocò, naturalmente, il panico tra due o tre ragazze che erano presenti.

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Analfabetismo oggi in Italia:
DE MAURO […] Cinque italiani e italiane ogni cento sono incapaci di leggere e capire anche qualche parola scritta, anche qualche cifra scritta. Risultano, cioè, totalmente analfabeti.

Dialetto e italiano:
DE MAURO Oggi ci sono ancora persone che sanno parlare soltanto il loro dialetto, ma sono una minoranza esigua (il 6% secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, che risale al 2006). […] Dagli anni Novanta, quasi la metà dei bambini nasce sentendo parlare soltanto italiano. Insomma, l’italiano si è nativizzato un po’ in tutta Italia

Le italianizzazioni forzate dell’epoca fascista:
CAMILLERI […] Quando il celebre brano jazz Saint Louis Blues diventava «Tristezze di San Luigi»

Aggiungo, da Wikipedia: “1936 – Viene diffusa una circolare del PNF che impone alla stampa di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni, compresi i nomi degli artisti. Louis Armstrong diverrà, così, Luigi Braccioforte e Benny Goodman verrà presentato al pubblico italiano come Beniamino Buonomo.”
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Dal concreto all’astratto:
DE MAURO Dal vocabolario di altissima frequenza – quelle duemila parole che occupano l’85, il 90% dei nostri discorsi comuni – sono uscite parole come pozzo, stalla, erba, prato, albero, parole che hanno un riferimento concreto, immediato, e sono entrate invece una gran quantità di parole astratte

“Parlare più spesso degli alberi” è immediatamente stato aggiunto alla lista dei buoni propositi per l’anno nuovo.

L’immagine del coccodrillo classicista viene da Fuck Yeah Classics Crocodile.

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