#40 animal farm

George Orwell si incontra molto spesso nelle classifiche del tipo “i miei 10 libri preferiti”, specialmente con il suo 1984 (Nineteen Eighty-Four), ma qualche volta anche con La fattoria degli animali (Animal Farm).

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È uno dei quei testi che tutti dovrebbero leggere tra l’infanzia e l’adolescenza. La mia scusa (che l’ho letto adesso per la prima volta, dopo aver passato ampiamente i vent’anni) è che 1) meglio tardi che mai; 2) l’infanzia e l’adolescenza non sono abbastanza lunghe per leggere TUTTI i libri che andrebbero letti durante l’infanzia e l’adolescenza, e poi c’è una quantità di attività stupide ma in qualche modo formative che van fatte a quell’età. Ma sto divagando.
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Il vero nome di George Orwell era Eric Arthur Blair. Era nato nel 1903 a Motihari, in India, figlio di un funzionario che lavorava per l’impero coloniale britannico. La fattoria degli animali venne pubblicato nel 1945, appena finita la guerra, quattro anni prima di 1984 e cinque anni prima della morte di Orwell.
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La fattoria degli animali è una favola, nel senso specifico del genere letterario, cioè un breve componimento di cui sono protagonisti animali (o oggetti inanimati) che rappresentano l’uomo. È quindi un modo indiretto per riflettere sulla realtà umana e veicolare infine un insegnamento morale.

La trama ricalca la recente storia russa: la rivoluzione del 1917 che portò dal regime zarista alla repubblica socialista sovietica, fino allo stalinismo. Infatti gli animali, sfruttati dal padrone, un giorno si ribellano e lo cacciano. Cercano quindi di governare da soli la fattoria, basandosi su ideali di uguaglianza e giustizia. Ma i maiali, gli animali più intelligenti, prendono gradualmente il potere, fino a rendersi indistinguibili dal precedente padrone umano.

I riferimenti impliciti ai fatti storici sono precisi e puntuali, a partire dal nome della “Fattoria Padronale” che, dopo la rivoluzione e la cacciata del padrone, viene cambiato in “Fattoria degli Animali”; ma le fattorie vicine si ostinano a usare il vecchio nome, come le potenze occidentali non riconobbero inizialmente la nuova denominazione dell’Unione Sovietica.

Ognuno dei personaggi rappresenta un preciso personaggio storico oppure è l’emblema di una categoria o un gruppo, come gli intellettuali al servizio del potere (il maiale poeta Minimus), la milizia al servizio del potere (i cani), le masse ignoranti e facilmente manipolabili (le pecore), ecc.

Napoleon, il maiale che a un certo punto prende il potere, rappresenta Stalin o in generale la figura del dittatore. È opportunista, senza scrupoli, crudele, mistificatore e manipolatore. Napoleon fa propaganda attraverso Clarinetto (Squealer nella versione originale), un altro maiale, “abile comunicatore” come si dice oggi, che va in giro per la fattoria a tenere discorsi per celebrare il capo e convincere gli altri animali a sopportare la fatica del lavoro e lo sfruttamento. I maiali riescono così ad ingannare gli altri animali, più ingenui, attraverso disinformazione, bugie, statistiche inventate (“vi erano giorni nei quali avrebbero desiderato meno cifre e più cibo”). La storia viene riscritta, gli avvenimenti vengono sfruttati a proprio favore.
Il rivale di Napoleon, Palla di Neve (Snowball), viene prima cacciato e poi incolpato di ogni evento negativo, costantemente accusato di sabotaggio e di conspirazioni.

Mollie è una cavallina bianca, vanitosa e indifferente alla rivoluzione. Adorava quando i padroni le ornavano la criniera con nastri intrecciati. Mi ha fatto sorridere Palla di Neve che le dice: «Compagna, quei nastri che ti piacciono tanto sono il segno della schiavitù. Non capisci che la libertà vale assai più di un nastro?»

Gondrano (Boxer) è un personaggio molto dolce: è un cavallo grande e forte, ingenuo e poco intelligente ma onesto, buono e umile. Il suo contributo è fondamentale per la fattoria, ma è soprattutto la sua immagine di lavoratore instancabile e devoto che viene strumentalizzata a fine propagandistici: con il suo motto “lavorerò di più”, Gondrano diventa un modello da seguire, e un mezzo per sfruttare di più gli animali sottomessi ai maiali.

In Unione Sovietica lo stereotipo del perfetto lavoratore venne incarnato da Aleksej Stachanov, un minatore che inventò un nuovo metodo per estrarre il carbone e aumentare di molto la produttività. Per questo venne celebrato dal governo sovietico e ottenne vari riconoscimenti e medaglie, tra cui “Eroe del Lavoro Socialista”. E da lui derivano le parole stacanovismo e stacanovista, diffuse nel linguaggio comune.

Nella favola, ogni tentativo di ribellione nei confronti del potere di Napoleon viene soffocato con la violenza. In particolare l’episodio delle galline, che inizialmente rifiutano di consegnare le proprie uova, rappresenta l’uccisione del kulaki ucraini, contadini agiati che si opponevano alla collettivizzazione portata avanti da Stalin.

Il crollo del mulino, a cui gli animali avevano lavorato duramente, viene fatto passare come atto terroristico di Palla di Neve. Il fatto assomiglia all’incendio del Reichstag, avvenuto a Berlino nel 1933. L’incendio doloso fu probabilmente provocato dai nazisti, ma solo i comunisti vennero incolpati e processati. Così screditati i comunisti, principali oppositori dei nazisti, furono pesantemente sconfitti alle successive elezioni, in cui Hitler vinse alla grande e si avviò verso la dittatura. Il Reichstag è attualmente una delle attrazioni di Berlino soprattutto grazie alla cupola di Norman Foster, costruita durante l’ultimo restauro negli anni ’90.
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Gli ideali della rivoluzione degli animali vengono all’inizio sintetizzati in sette comandamenti, che inneggiano alla fratellanza tra gli animali e al disprezzo per l’uomo e tutto ciò che è relativo all’uomo. Ma i maiali, poco alla volta, aggiungono precisazioni che stravolgono il significato originale. Quando i maiali cominciano a dormire nei letti della casa padronale, qualche animale si ricorda che il quarto comandamento recitava “Nessun animale deve dormire in un letto”, ma quando vanno a controllare la scritta, notano un’aggiunta: “con le lenzuola”. E i maiali, obbiedienti alle regole, non usano lenzuola. E quando i maiali uccidono i ribelli, viene in mente il sesto comandamento: “Nessun animale deve uccidere un altro animale.” Ma ora si è aggiunto “senza motivo”. E infine, l’ultimo comandamento: “Tutti gli animali sono uguali (ma alcuni sono più uguali degli altri)”.

Nel finale i maiali organizzano una cena con i padroni delle fattorie vicine, durante la quale si comportano esatamente come gli umani, arrivando addirittura a camminare sulle due zampe posteriori. Sono quindi diventati come loro. Uno dei signori “si congatulò coi maiali per le razioni scarse, le lunghe ore di lavoro e la generale assenza di sovrabbondanza che aveva osservato nella Fattoria degli Animali.”
La cena rappresenta la Conferenza di Teheran (1943) in cui per la prima volta si riunirono i tre grandi protagonisti della seconda guerra mondiale: Stalin per l’Unione Sovietica, Roosevelt per gli Stati Uniti e Churchill per la Gran Bretagna.

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Nonostante i tanti riferimenti a fatti e persone di una realtà storica precisa, La fattoria degli animali è in generale una riflessione sugli ideali e le utopie, sulle rivoluzioni fallite, sulla corruzione del potere, sul ruolo dell’informazione, sull’ignoranza delle masse… È sempre attuale. In questo mi ha ricordato Guernica, forse l’opera più conosciuta di Picasso. Rappresenta un evento preciso: il bombardamento a tappeto della città basca di Guernica nel 1937. Ma nel quadro non c’è nessun riferimento al luogo o al periodo, e non è evidente che si tratti di un bombardamento. Questo è uno dei motivi per cui Guernica è diventato il simbolo di tutte le guerre, degli orrori e delle sofferenze subìti da popolazioni di ogni tempo e luogo.
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La fattoria degli animali è anche stata un’ispirazione in ambito musicale: per l’album Animals dei Pink Floyd (1977), per il nome del gruppo canadese Boxer the Horse (il cavallo Gondrano nella traduzione italiana), per il testo della canzone “Arthur’s Farm” degli Half Man Half Biscuit (una band che cito solo perché ha un nome fantastico).
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La fattoria degli animali è citata brevemente anche in Lost (esiste qualcosa che non sia stato citato in Lost?). Nell’episodio Exposé (stagione 3), dedicato alla morte di Nikki e Paulo e ai flashback sulla loro permanenza sull’isola, c’è una discussione: alcuni personaggi hanno scoperto che Kate e Jack avevano trovato, tra i bagagli dell’aereo, una valigetta contenente diverse pistole, ma i due non avevano diffuso la notizia e, per la sicurezza di tutti, tenevano la valigetta nascosta e chiusa a chiave. Il dottor Leslie Arzt, citando Orwell, urla a Kate “the pigs are walking!”, cioè: i sopravvissuti dovrebbero vivere sull’isola in modo democratico ed egualitario, ma alcuni di loro (Jack) sembrano cercare di prendere il potere, tenendo per sé informazioni e privilegi. Nella versione italiana la frase è stata malamente tradotta “gli sbirri sono arrivati!”, che non c’entra niente e soprattutto omette il riferimento letterario. Certo è possibile che Orwell e le sue opere siano più conosciuti presso il pubblico di lingua inglese, e forse pochi italiani avrebbero colto la citazione, ma non è questo il punto: persino i personaggi nella scena dimostrano di non capire e guardano il dottor Arzt come a dire “questo è fuorissimo”.
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Riguardo a Lost sono quasi infallibile, ma non sono un’esperta di storia: potrei aver scritto qualche cazzata. Si accettano precisazioni e correzioni!

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3 pensieri su “#40 animal farm

  1. Bellissimo post, felice di averti scoperta. Ho letto questo libro che avevo circa vent’anni e adesso ne ho circa il doppio, ma nel tempo l’ho ripreso in mano varie volte, perchè lo trovo geniale e capita in varie occasioni di citarlo.

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