#43 parole e fascino

Il verbo latino for, fāris significa parlare. (Fāris assomiglia un po’ all’italiano fare, ma fare viene da făcĕre, che è tutt’altro verbo e non c’entra niente.) Da for, fāris (parlare, quindi) derivano diverse parole italiane. Una è infante: dove in- è una negazione e fante significa parlante, cioè l’infante è il bambino piccolo che ancora non parla. Da infante nel senso di bambino o giovane, viene fante (per aferesi, cioè caduta della sillaba iniziale) come soldato a piedi: perché i fanti sono ragazzi molto giovani.

Da for, fāris derivano anche facondo e nefando: la facóndia è “facilità e abbondanza di parola”, mentre nefando (da cui nefandezza) significa propriamente indicibile (negazione ne e fāris, parlare), cioè “di fatto di cui non si può parlare o che non può essere raccontato per l’empietà di cui è prova, quindi malvagio, scellerato”.

La solita radice ha prodotto fābŭla (discorso, racconto, da cui favola), il suo diminutivo fābella (da cui favella e favellare), e anche confabulare (cŭm: con, insieme; fābŭlāre da fābŭla).

Collegata alla radice for, fāris è anche l’etimologia di fascĭnum, che significava “incantesimo, malìa, stregoneria, maleficio, malocchio”. Anche in italiano, secondo il vocabolario Treccani, in ambito letterario fascino ha un significato vicino a quello latino: malìa, influenza malefica, provocata da uno sguardo o da parole magiche. Da qui, in senso figurato, deriva l’attuale significato comune di potere di attrazione, seduzione o suggestione, incanto, influenza che una persona o una passione può esercitare su qualcuno. Da fascino vengono anche affascinare, fascinare, fascinazione.

Curiosità: ecco alcuni dei risultati che saltano fuori cercando “fascino” su Google immagini. Marcello Matroianni, Sean Penn, Evangeline Lilly, Marilyn Monroe, Julianne Moore, Anna Magnani, James Dean, Harrison Ford. Chissà perché il fascino è quasi sempre in bianco e nero?

fascino

Un altro significato di fascĭnum è “membro virile”. A prima vista, devo dire, il collegamento mi sfugge. La questione tuttora non mi è chiara, in ogni caso ha a che fare con Priapo, “dio della mitologia greca e romana, noto per la sua dote della lunghezza del pene”, figlio di Afrodite. Cercando Priapo (o Priapus) su Google immagini si trovano parecchie raffigurazioni, più o meno direttamente collegate con l’effettiva divinità. Ma ecco cosa dice di lui Wikipedia: “Nell’arte romana, veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all’ingresso di ville ed abitazioni patrizie. Il suo enorme membro era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia a propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens. Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio.” Il culto di Priapo, sottoforma di statuetta, sembra essere tuttora diffuso in certe ville arcoresi… Tra parentesi, Carlo Emilio Gadda scrisse nel 1945 un saggio dal titolo Eros e Priapo, sulla cultura fascista e il suo il fallocentrismo. Chiusa parentesi.

Fascino. E in inglese? Avevo pensato a fashion: in realtà deriva dal francese façon, a sua volta dal latino făcĕre. La moda non ha quindi a che fare con il fascino ma con il fare, creare, costruire in un certo modo o stile.
Invece to fascinate, fascination, fascinator, derivano (sempre attraverso il francese) da fascĭnum e fascĭnāre, nel senso di stregare, incantare, ammaliare, put under a spell, dove spell (termine di origine germanica) significa incantesimo, sortilegio, formula magica, ma può anche riferirsi a pronunciare, leggere una parola lettera per lettera, scrivere correttamente.
La pronuncia di fashion [ˈfæʃən] è quasi identica alla parte iniziale di fascinate [ˈfæsəˌneɪt]. Confonde un po’ la grafia: “sh” si pronuncia come il nostro “sc”, mentre quello “sc” di fascinate si legge “s”.

In francese, dal latino fascĭnum e fascĭnāre derivano fascination e fasciner (anche qui “sc” si legge come una “s”). Ma c’è una parola francese ben più conosciuta, diffusa anche in altre lingue: charme. E charme deriva da carmĕn (plurale: carmina) che può significare poesia, canto, formula magica o religiosa. Nello specifico, il carmen o carme nell’antica Roma è una forma preletteria di poesia o prosa ritmata, di tipo sacrale, rituale, in stile solenne.

Insomma, sembra esserci un legame piuttosto stretto tra parole, poteri magici e fascino. Ennesima conferma che le parole sono importanti.

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