#48 pirobazia

Pirobazìa: dal greco πυρός (pyrós, cioè fuoco, calore) e βαίνω (bàino, andare, camminare). Detta anche firewalking, ovvero camminare sui carboni ardenti (sottinteso: senza ustionarsi i piedi).
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Dal greco pyrós derivano diverse parole italiane, ad esempio:

  • pirite: minerale utilizzato per accendere il fuoco: percosso con un pezzo di metallo, produce scintille;
  • pirofila: tegame da cucina fabbricato con materiale resistente al calore e al fuoco (+ phílos: amico);
  • pirografia: incisione su legno, cuoio o cartone eseguita con una punta metallica arroventata (+ gráphein: scrivere);
  • piromania: impulso ossessivo a provocare incendi (+ manía: follia);
  • piroscafo: nave mercantile con motore a vapore (+ skáphos: imbarcazione);
  • pirotecnica: arte e tecnica della fabbricazione dei fuochi artificiali.

Etimologicamente vicina a pyrós è la parola pyretós, cioè febbre, da cui viene antipiretico.
Ho anche appreso un paio di termini che ignoravo: piromante e piromanzia (-manzia: divinazione): “tipo di divinazione, basato sull’osservazione e interpretazione del comportamento della fiamma di un fuoco, e soprattutto dei movimenti e del colore della fiamma stessa.”

Invece da βαίνω (bàino, andare, camminare) deriva ad esempio acrobazia, con l’aggiunta di acro- (ἄκρος, estremo, più alto), la stessa radice di acropoli (+ pólis: città) che è la parte più alta e fortificata della città antica.
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L’anfisbèna o anfesibèna è un serpente mitologico dotato di due teste, alle due estremità del corpo. Deriva dal solito βαίνω (andare) e dal prefisso ἀμϕι- (anfi- “da una parte e dall’altra”), lo stesso di anfibio, cioè un animale che può vivere “da tutte e due le parti”, sulla terra e in acqua (+ bíos: vita), e anche di anfiteatro, in quanto struttura a pianta ovale o circolare in cui le gradinate e i posti per gli spettatori sono tutt’intorno, “da una parte e dall’altra” (a differenza del teatro che è un mezzo cerchio). Il Colosseo è l’anfiteatro romano più grande al mondo.
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Ma ecco la parte più divertente. Tornando alla pirobazia: come diavolo fa la gente a camminare su carboni ardenti senza scottarsi?
Il letto di brace su cui si passeggia è fatto di carbone di legna, un pessimo conduttore di calore. Per quanto la sua temperatura si aggiri tra i 500 e gli 800 gradi, la sua scarsa conducibilità termica permette di camminarci sopra restando illesi, se non ci si sofferma troppo a lungo. Un breve contatto non è sufficiente per trasferire alla pelle abbastanza calore da bruciarla.
Addirittura nelle braci incandescenti dovrebbero rimanere per qualche istante le impronte dei piedi, perché a causa della sua bassa capacità termica il carbone si raffredda velocemente al contatto con i piedi.
Anche la cenere prodotta dalla combustione del carbone è un conduttore termico molto scarso, per cui forma praticamente uno strato isolante.

In più c’è l’e‪ffetto Leidenfrost‬, a causa del quale tra il piede e la brace si forma un sottile strato isolante di vapore. L’umidità della pelle, a contatto con l’alta temperatura, diventa vapore. È quello che succede quando ci si inumidisce le dita per sentire se il ferro da stiro è caldo o quando si spruzzano gocce d’acqua su una padella molto calda. Però bagnarsi i piedi prima della camminata sulle braci può essere eccessivo e controproducente, perché pezzetti di carbone possono rimanere attaccati alla pelle aumentando così il tempo di contatto e causando danni.
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Nonostante tutto, a camminare sui carboni ardenti ci si può far male. Ad esempio se uno cammina troppo lentamente si può scottare. Oggetti estranei tra le braci possono essere molto pericolosi, specialmente se di metallo, che è un buon conduttore ed è quindi capace di trasmettere molto calore molto velocemente.

La pirobazia è una pratica antichissima, di solito associata a rituali magico-religiosi. In realtà, il fenomeno ha una spiegazione fisica piuttosto semplice e un’impresa del genere non necessita di poteri sovrannaturali né energie speciali o simili, e di per sé non richiede nessun tipo di preparazione o addestramento. I moderni corsi di firewalking, abbastanza diffusi negli ultimi decenni, non è che nascondano o neghino la verità fisica, ma insistono di solito su questa esperienza come “crescita personale”, per “credere nelle proprie capacità”, “superare l’ancestrale paura del fuoco” e “aumentare l’autostima”. Chissà se funziona.

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