#50 stigma

Sottotitolo: le mille vite di una parola greca.

Nella scrittura greca del medioevo e dell’epoca moderna, lo stigma, ϛ, è una legatura delle lettere sigma (Σ σ), e tau, (Τ τ), cioè praticamente s e t. Lo stesso segno è usato anche come simbolo del numero 6.

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Stigma, maiuscolo e minuscolo

In calligrafia e in tipografia, una legatura è l’unione di due o più lettere in un unico simbolo. Tra le legature più note ci sono ad esempio æ (ovviamente a+e) e œ (o+e).
Anche la ß tedesca (Eszett) è una legatura. Ho capito oggi (dopo anni trascorsi a chiedermi perché mai i tedeschi avessero una lettera così strana, che assomiglia tanto a una B ma si legge come una doppia S) che la ß è composta da una “s lunga” (ſ, una forma antica della lettera s minuscola) seguita da una “s rotonda” (una s “normale”) oppure da una z, minuscole. Questo spiega anche perché, nonostante sia così alta e grossa, la ß sia una lettera minuscola.

Eszett
Come nasce una Eszett

 

Stigma, in greco, significava marchio, punto, puntura, segno. La parola passò ad indicare il segno specifico della legatura ϛ perché questo rappresentava appunto il suono st-, e per l’analogia con il nome della lettera sigma. Lo stigma ϛ è anche molto simile alla lettera sigma usata in posizione finale ς (sono già in confusione).

Da stigma nel senso di “marchio”, deriva stìgmate o stìmmate, che “nel linguaggio ecclesiastico indica le piaghe sul corpo di Cristo in conseguenza della crocifissione (nelle mani, nei piedi e nel costato), attorno alle quali, dal medioevo, si sviluppò un culto particolare. Di qui il termine è usato per il fenomeno della riproduzione – temporanea o permanente, completa o parziale – delle piaghe di Cristo nel corpo di alcuni santi.”
Siccome la mia formazione musicale è stata più intensa di quella religiosa, mi viene in mente Stigmata Martyr dei Bauhaus, che è una gran bella canzone.

Il termine stigma è usato anche in zoologia e si riferisce alle aperture respiratorie di certi insetti o altri animali. Da qui numerosi buffi nomi di ordini di acari: criptostigmi, mesostigmi, notostigmati, eterostigmi, prostigmati.

In botanica si chiama stigma o stimma la parte del gineceo che riceve il polline durante l’impollinazione.

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La sessualità dei fiori non l’ho mai capita (e anche su quella umana a volte ho qualche dubbio) ma ho trovato qualche informazione base:
Il gineceo è l’insieme degli organi riproduttivi femminili del fiore. È costituito da uno o più pistilli. Alla base del pistillo si trova l’ovario, che contiene gli ovuli.
L’androceo è invece l’insieme degli organi maschili, ed è costituito da uno o più stami. Alla sommità di ogni stame si trova l’antera. Dall’antera fuoriuscire il polline quando è maturo.
Quando il polline arriva sullo stigma, da lì raggiunge l’ovario, dove feconda l’ovulo, dal quale si sviluppa un embrione che si trasformerà in seme.
I fiori possono avere organi solo femminili, solo maschili, oppure entrambi.

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Lo stigma, femminile, è lì al centro, in cima al suo stilo, circondato dagli stami maschili con le loro antere.

Da stigma nel senso di “marchio” o “segno distintivo” deriva stigmatizzazione: un fenomeno sociale che consiste nella discriminazione di una persona o di un gruppo, sulla base di caratteristiche che sono percepite negativamente dagli altri membri della società. Le caratteristiche in questione variano da una società all’altra, e possono riguardare disabilità fisiche, malattie mentali, identità o orientamento sessuale, etnia, nazionalità, religione, o in generale qualità, condizioni o comportamenti percepiti come devianti, spesso giudicati inferiori o vergognosi, e quindi oggetto di disapprovazione. I soggetti vittime di stigmatizzazione vengono in genere emarginati. In inglese la parola stigma (o social stigma) viene usata in questo significato.

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3 pensieri su “#50 stigma

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