#52 deuter-

Mi è capitato in questi giorni di incontrare il termine “deuteroapprendimento” (deuterolearning), coniato da Gregory Bateson nell’intento di distinguere vari livelli presenti nei processi di apprendimento, umano e animale. Il deuteroapprendimento, o apprendimento secondario, è definito in breve come “apprendere ad apprendere”. Non approfondisco la questione perché io e Gregory Bateson siamo d’accordo su tante cose ma ci stiamo antipatici a pelle. Così.

Comunque, questo prefisso mi ha incuriosita. Deutero- o deuter-, dal greco δεύτερος, “secondo”, si usa nelle parole composte con il significato appunto di “secondo”, “secondario” o, raramente, “doppio”.

In chimica invece il prefisso deutero- ha a che fare con il deuterio, isotopo dell’idrogeno il cui nome deriva sempre dal greco deuteros. In chimica ci sono sempre dei nomi buffi:
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Nella tragedia greca, il deuteragonista è il secondo attore. Per estensione, si riferisce al personaggio che è secondo, per importanza, al protagonista, e lo affianca. Proto- deriva sempre dal greco (πρῶτος) e significa “primo” (in ordine di tempo, spazio, o importanza). La seconda parte: -agonista significa lottatore, o rivale, e ha la stessa origine di agóne e agonia.
Contro il protagonista, ed eventualmente il suo deuteragonista, c’è ovviamente un antagonista: la parola è formata da anti-, cioè “contro”.
È interessante che in italiano abbiamo un anti- di origine greca che significa “contro” e un anti- (o ante-) di origine latina, che significa “prima”, “davanti”, cioè indica “anteriorità”, “precedenza”. Da questo secondo anti-, quello latino, derivano anticamera, antipasto, anticipare, antefatto,… E qui ho avuto un piccolo light bulb moment perché avevo sempre interpretato l’antipasto come un “contro pasto” ma non aveva troppo senso (“niente patatine che ti rovini l’appetito”?).
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Poi ho trovato questo tizio, Georg Deuter (che secondo me è il sosia di Brian Eno) che di solito si fa chiamare solo Deuter, ed è un musicista tedesco che ha pubblicato più di sessanta album. È nato nel 1945, ed è stato tra i primi a fare new age, mescolando elementi elettronici, strumenti etnici, suoni della natura e cose simili.
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Ha vissuto “per un lungo tempo a Poona, in India, dove, sotto il nome di Chaitanya Hari diventa neo-Sannyasin – un allievo di Bhagwan Shree Rajneesh, più tardi conosciuto come Osho”. Osho è uno di quelli, tipo Bob Marley e Jim Morrison, a cui vengono attribuite un sacco di citazioni.
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Georg Deuter sa suonare una gran quantità di strumenti strani, tipo le campane tibetane, il flauto Shakuhachi (giapponese), il Koto (strumento a corde giapponese), il Santoor (indiano), e il Bouzouki (greco).
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E poi ho scoperto la deuteranopia, una forma particolare di daltonismo (oltre a protanopia e tritanopia). Chi ne è affetto non distingue il rosso e il verde. E ha grossi problemi con i semafori, immagino. È un difetto ereditario, e più diffuso tra i maschi.
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Il daltonismo si chiama così perché è stato descritto per la prima volta nel 1794 da John Dalton, chimico, fisico e meteorologo inglese. Lui stesso soffriva proprio di deuteranopia, e pare che se ne accorse perché indossò calze rosso fuoco a una riunione di quaccheri (non è gente che apprezza i colori vivaci), ma Dalton credeva fossero marroni.
Particolare un po’ raccapricciante (grazie Wikipedia): “i suoi occhi sono stati rimossi e conservati a scopo di studio dopo la sua morte”.

Continuando a indagare su deuteranopia e daltonismo ho anche scoperto una favolosa funzione di Photoshop che visualizza una simulazione di visione daltonica.
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E poi ho trovato un video davvero interessante dove c’è questo tizio che parla, con un entusiasmo contagioso, del fatto che i colori sono nella nostra testa, e non esistono nel mondo esterno a noi, perché sono il risultato del nostro cervello che elabora radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda: queste ultime si possono anche misurare meccanicamente, ma le percezioni nella nostra testa sono un’altra cosa. Ed è impossibile descrivere davvero cos’è e com’è un colore, e sapere se il tuo rosso è uguale al mio rosso. Ad esempio tutti impariamo che le fragole sono rosse, cioè apprendiamo che quella percezione nella nostra mente corrisponde alla parola “rosso”, ma le nostre percezioni coincidono? Non lo sapremo mai.
Il video parla anche del fatto che le scimmie possono parlare a gesti ma non fanno mai domande (sì, è così).

Lo stesso tizio ha fatto numerosissimi video in cui cerca di rispondere a bizzarri quesiti, tipo:
Why Are Things Creepy?‬
What if the Moon was a Disco Ball?‬
Why Is Your BOTTOM in the MIDDLE?‬
Will We Ever Run Out of New Music?‬
How Many Photos Have Been Taken?‬
What If Everyone JUMPED At Once?‬
Why Don’t Any Animals Have Wheels?‬

Mi consideravo una persona molto curiosa ma quest’uomo ha decisamente ridimensionato la mia visione delle cose.

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2 pensieri riguardo “#52 deuter-

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