citazioni accidentali #7 la cripta dei cappuccini

La cripta dei Cappuccini (Die Kapuzinergruft) è un romanzo di Joseph Roth pubblicato per la prima volta nel 1938.

“Nella compagnia che io frequentavo l’amore era considerato un’aberrazione, un fidanzamento era all’incirca come un’apoplessia e un matrimonio una malattia incurabile. Eravamo giovani. Pensavamo al matrimonio come a un’inevitabile conseguenza della vita, ma né più né meno di come si pensa a una sclerosi che probabilmente fra venti o trent’anni non mancherà di sopraggiungere.

“Non si sarebbe potuto dire che la sua barba, la sua liscia barba nera, anzi bluastra, incorniciasse il viso bruno, duro, ossuto. No, il viso cresceva direttamente dalla barba, come se questa per così dire fosse stata lì da prima, prima ancora del viso, e per anni avesse aspettato di incorniciarlo e di sopraffarlo col suo rigoglio.

Dopo la prima guerra mondiale (che, siccome all’epoca non c’era bisogno di numerare le guerre di quella portata, era chiamata soltanto la Grande Guerra):

Ogni mattina quando aprivamo gli occhi, ogni notte quando ci mettevamo a dormire, imprecavamo alla morte che invano ci aveva attirato alla sua festa grandiosa. E ognuno di noi invidiava i caduti. Riposavano sotto terra e la primavera ventura dalle loro ossa sarebbero nate le violette. Noi invece eravamo tornati a casa disperatamente sterili, coi lombi fiaccati, una generazione votata alla morte, che la morte aveva sdegnato. Il reperto della commissione di arruolamento era irrevocabile. Diceva: «Giudicati inabili alla morte».

Cominciavamo addirittura ad amare la nostra disperazione come si amano dei nemici sinceri. Anzi ci sprofondavamo dentro. Le eravamo grati perché inghiottiva i nostri piccoli affanni personali, lei, la loro sorella maggiore, la grande disperazione, che invero non cedeva a nessun conforto, ma nemmeno a nessuna delle nostre preoccupazioni quotidiane. Secondo me, si capirebbe e certo si perdonerebbe anche la spaventosa arrendevolezza delle odierne generazioni di fronte ai loro ancor più spaventevoli asservitori, se si pensasse che è della natura umana preferire la grandiosa sciagura che tutto distrugge all’affanno particolare.

Mi riesce estremamente difficile raccogliere le idee se ci sono degli odori penetranti.

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Joseph Roth (1894-1939), scrittore e giornalista austriaco, fu il grande cantore della dissoluzione dell’impero austro-ungarico. Il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hitler divenne cancelliere del Reich, Roth lasciò la Germania. Visse in esilio principalmente a Parigi, dove morì nel ’39 per una polmonite.
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La moglie di Roth, Friederike Reichler, pochi anni dopo il matrimonio mostrò segni di una malattia mentale, probabilmente schizofrenia, che si aggravò progressivamente. Roth andò in crisi, emotivamente e anche economicamente. Cominciò a bere troppo. Chiese il divorzio nel ’35. Nel 1940 Friederike fu vittima del programma di eutanasia dei nazisti (il cosiddetto Aktion T4, per il quale vennero soppresse almeno 60 mila persone).

La Cripta Imperiale (Kaisergruft), più spesso chiamata Cripta dei Cappuccini (Kapuzinergruft), si trova a Vienna, sotto la chiesa S. Maria degli Angeli, nella piazza Neuer Markt, vicino al palazzo imperiale della Hofburg. È uno dei monumenti viennesi più visitati dai turisti ed è stata dal 1633 il principale luogo di sepoltura della dinastia asburgica (imperatori del Sacro Romano Impero, imperatori d’Austria, e discendenti).

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2 pensieri riguardo “citazioni accidentali #7 la cripta dei cappuccini

  1. Leggevo la settimana scorsa il “Giobbe” di Roth, un bel libro, ché Roth io non lo conoscevo ancora, e penso che questa “Cripta dei cappuccini” sarà uno dei prossimi, anche perché Kapuzinergruft suona decisamente bene, anche se non so come si pronuncia.

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