#56 marce della morte e massacro di palmnicken

Le margherite sono in fiore, l’aria è tiepida, il buonumore diventa un rischio concreto e la vostra fiducia nell’umanità sta salendo a livelli preoccupanti? Niente paura, amici: questo post è per voi!

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Le marce della morte (Todesmärsche) sono un aspetto poco conosciuto della Shoah. Nell’inverno 1944-45 i nazisti trasferirono decine di migliaia di prigionieri dai campi di concentramento nell’odierna Polonia verso altri campi più a occidente, per sottrarli all’avanzata delle truppe sovietiche.

Negli anni precedenti i nazisti avevano, tra le altre cose, occupato la Polonia e provveduto a costruirci numerosi campi di concentramento e di sterminio nell’intento di risolvere quello che, dal loro punto di vista, era un grave problema: la massiccia presenza di ebrei. Dal ’33 al ’45 i nazisti uccisero circa 3 milioni di ebrei polacchi.
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Nel 1944 l’Armata Rossa avanzava da est, e la pressione delle forze alleate si faceva sentire. Si stima che nei lager ci fossero ancora circa 700.000 prigionieri. I nazisti cominciarono ad abbandonare i campi più vicini al fronte russo. Heinrich Himmler, comandante delle SS, ordinò che i prigionieri di tutti i campi di concentramento e dei campi satellite venissero evacuati e trasferiti all’interno della Germania.
I nazisti cercavano di cancellare il più possibile le tracce delle atrocità commesse, non volevano che i prigionieri cadessero vivi nelle mani del nemico (sarebbero stati testimoni scomodi) e in più avevano intenzione di sfruttare ancora il lavoro dei prigionieri rimasti per la produzione bellica.

Inizialmente la maggior parte delle evacuazioni fu effettuata tramite convogli ferroviari (su carri bestiame stipati al massimo), ma con l’avvicinarsi delle truppe alleate, le SS intensificarono progressivamente le evacuazioni dei prigionieri dai campi tramite marce forzate.
Quelli che non erano in grado di camminare venivano uccisi prima della partenza. I prigionieri, già debilitati da mesi o anni di violenze e privazioni, vennero obbligati a marciare per decine di chilometri, verso stazioni ferroviarie o altri campi. Durante questi trasferimenti forzati, migliaia di persone morirono lungo la strada, per la fame, la fatica, i maltrattamenti e l’esposizione alle intemperie dell’inverno. Le guardie uccidevano i prigionieri che non erano in grado di proseguire o di tenere il passo della marcia.
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I trasferimenti dei prigionieri continuarono fino alla fine della guerra. Questo drammatico esodo si svolgeva spesso nel caos, sovrapponendosi alla ritirata dell’esercito tedesco e alla fuga dei civili.

Un caso particolare è il massacro di Palmnicken, oggi nota come Jantarnyj o Yantarny e situata nell’Oblast di Kaliningrad, exclave russa tra Polonia e Lituania con accesso al mar Baltico. Prima della seconda guerra mondiale, Kaliningrad si chiamava Königsberg e apparteneva alla Prussia orientale (è la città dove nacque e visse Immanuel Kant).
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Nel gennaio ’45 i nazisti sgombrarono il campo di concentramento di Stutthof. Le circa 13 mila persone che erano lì internate vennero dapprima trasferite a Königsberg. Il 26 gennaio da cinque a settemila di loro furono costretti a marciare nel freddo verso la costa baltica. Erano soprattutto donne ebree polacche e ungheresi. Almeno duemila morirono o furono uccisi lungo la strada, e soltanto tremila arrivarono a Palmnicken, dove furono mitragliati sulla spiaggia, il 31 gennaio. Soltanto una quindicina di persone riuscì a salvarsi dal massacro.
Nell’aprile ’45 l’Armata Rossa entrò a Palmnicken. I soldati seppellirono in una fossa comune i corpi trovati sulla spiaggia. Oggi un monumento commemora le vittime.
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Digressione: Palmnicken, annessa all’Unione Sovietica dopo la guerra, fu ribattezzata Yantarny, da yantar (янтарь), che in russo significa ambra. La città è infatti nota per i suoi giacimenti di ambra: resina emessa dalle conifere e fossilizzata, in alcuni casi si solidifica con insetti imprigionati all’interno. I depositi di ambra sono molto diffusi sulle coste del mar Baltico. La parola “elettricità” deriva dal nome greco per ambra (Ηλεχτρον) perché l’ambra ha la proprietà di elettrizzarsi per strofinio.

Le marce della morte non sono un’esclusiva dei nazisti e non erano neanche una novità: ad esempio nel massacro degli Armeni del 1915-16 centinaia di migliaia di armeni vennero costretti dall’esercito turco a marciare nel deserto siriano fino alla morte. O la marcia della morte di Bataan, nel 1942, in cui morirono circa 75.000-80.000 prigionieri di guerra filippini e statunitensi per mano dell’esercito imperiale giapponese. O i vari trasferimenti forzati di nativi americani effettuati negli Stati Uniti nel corso dell’Ottocento, chiamati “sentieri delle lacrime” (trails of tears), in cui tanti morirono per fame, freddo e malattie.

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