#57 triangolo di primavera

Ho scoperto che le stelle, nel corso dell’anno, girano. È un’informazione di pubblico dominio da tempi remoti, ma io ne ho constatato la veridicità solo adesso: dalla finestra della cucina qualche mese fa si vedevano benissimo le tre stelle che formano il cosiddetto Triangolo Invernale, con le relative costellazioni, mentre adesso si vede il Triangolo di Primavera. Ma pensa te come passano le stagioni.
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Il Triangolo di Primavera si chiama così perché, nell’emisfero boreale, è visibile al meglio in questa stagione, e anzi domina i cieli primaverili. È formato dalle stelle Arturo, Spica e Denebola. Essendo posizionate vicino all’equatore celeste, sono tutte e tre osservabili da tutte le aree popolate della Terra (sono invisibili praticamente solo nelle regioni antartiche).

Denebola (Beta Leonis) è la terza stella più luminosa della costellazione del Leone. Il suo nome deriva dall’arabo e significa “la coda del Leone”.
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Spica (o Spiga o Alfa Virginis) è la stella più luminosa della costellazione della Vergine (Virgo), una delle più grandi costellazioni del cielo. Il suo colore tende all’azzurro. Il suo nome, spica virginis, cioè “spiga di grano della Vergine”, si riferisce alla pianta che la Vergine tiene in mano nelle rappresentazioni tradizionali.
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Il vertice più brillante del Triangolo di Primavera è Arturo (o Alfa Bootis o Arcturus): la quarta stella più brillante del cielo notturno dopo Sirio, Canópo e Alfa Centauri. Considerando solo le stelle visibili dalle latitudini settentrionali, Arturo è la seconda stella più luminosa dopo Sirio, perché Canopo e Alfa Centauri sono visibili solo a latitudini più meridionali rispettivamente del 37º e 29° parallelo nord (praticamente appena sotto l’Italia).
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Arturo è tra le stelle più vicine a noi (36,7 anni luce) ed è parecchie volte più grande del sole.
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Arturo appartiene alla costellazione del Boote, chiamata anche Bifolco. Nella mitologia greca esistono numerose leggende legate a questa costellazione, ma in genere la storia riguarda la giovane Callisto: Zeus se ne innamora e ne nasce il figlio Arcade, poi per qualche motivo Callisto viene trasformata in orsa. Un giorno, Callisto-orsa e Arcade, ormai adulto, si incontrano nel bosco: lei riconosce il proprio figlio e cerca di salutarlo, ma lui la scambia per una semplice orsa, e le cose si mettono male, finché qualcuno (forse Zeus) li trasforma in costellazioni: Orsa Maggiore e Boote. In altre versioni Arcade viene trasformato nell’Orsa Minore e Zeus crea Boote per proteggere le due orse.
In ogni caso è un mito particolare perché Zeus, per sedurre Callisto, assume le sembianze della dea Artemide: pare che sia l’unico mito lesbico greco (questo mi stupisce moltissimo perché Zeus per farsi donne/ninfe/dee/uomini si è trasformato tipo in toro, cigno, pioggia dorata, e non credevo che sembianze femminili fossero per lui una stranezza. Cioè un rapporto donna-donna è più strano di un rapporto donna-cigno? Boh).
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A partire dagli anni settanta sono state individuate diverse decine di stelle che condividono il moto proprio di Arturo: sono state chiamate la Corrente stellare di Arturo. Si ipotizza che questo flusso di stelle sia quello che rimane di un’antica galassia oramai disgregata e assimilata dalla Via Lattea. Wikipedia cita come fonte un articolo dal titolo esplicativo: Sucked in! Our galaxy eats neighbour.

Arturo si riconosce per il suo colore arancione e si può individuare facilmente prolungando l’arco formato dalle tre stelle del timone del Grande Carro. Oltre, sulla stessa linea, si trova Spica.
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Ora, io non avevo mai capito perché si parla di Grande Carro ma anche di Orsa Maggiore, e cosa c’entrino i carri con gli orsi, e soprattutto come quel coso assomigli a un orso. Ho chiarito tutto:
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L’Orsa Maggiore (Ursa Major) è una costellazione, cioè una delle 88 parti in cui la sfera celeste è convenzionalmente suddivisa allo scopo di mappare le stelle. Ognuna delle costellazioni ufficiali ha confini precisi, in modo che ogni punto della sfera celeste appartenga a una sola costellazione.
La costellazione dell’Orsa Maggiore è molto grande e parecchie delle sue stelle non sono semplici da avvistare a occhio nudo (e non tutte restano sempre visibili sopra l’orizzonte), mentre le sue sette stelle più brillanti sono ben riconoscibili e formano il cosiddetto Grande Carro, che è un asterismo. Un asterismo è un gruppo di stelle, in genere molto luminose, riconoscibile per la sua particolare forma geometrica (ad esempio un triangolo).
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Il Grande Carro è quindi solo una piccola parte dell’Orsa Maggiore. Lo stesso discorso vale per l’Orsa Minore (Ursa Minor), le cui stelle più luminose formano l’asterismo detto Piccolo Carro. La stella più luminosa di questa costellazione è la stella polare o stella del nord (o Polaris o Alfa Ursae Minoris). Si trova quasi perfettamente sulla proiezione in cielo dell’asse di rotazione della Terra sopra il polo nord, e per questo motivo la stella polare appare ferma nel cielo mentre tutte le altre stelle sembrano ruotarle attorno. Per questo è da sempre un ottimo punto di riferimento nella navigazione.

polaris

Orsa Maggiore e Orsa Minore sono costellazioni tipiche dei cieli boreali: nell’emisfero nord sono costellazioni circumpolari, cioè non tramontano mai, restando visibili tutto l’anno. Nell’emisfero australe sono invece sempre invisibili, tranne che in prossimità dell’equatore.

Il nome latino del Grande Carro è Septemtrio, cioè septem (sette) e triones (buoi), in riferimento alle sue sette stelle, e diventò poi sinonimo di nord (settentrione). Sempre in riferimento a questa costellazione, dalla parola greca Arktos (Orso) derivano “artico” e “Artide”.
Nei Paesi slavi e in Nord America il Grande Carro è invece noto come Grande Mestolo (Big Dipper).
La bandiera dello Stato dell’Alaska mostra il Grande Carro e la Stella Polare.

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