#61 paraprosdokian, wellerism, garden path sentence, crash blossom

Un paraprosdokian è una figura retorica che consiste nella conclusione a sorpresa di una frase o di un discorso.
Tipicamente la prima parte della frase appare semplice, anche banale, e il lettore o ascoltatore si aspetta una conseguenza ovvia. Invece l’ultima parte della frase è sorprendente, inaspettata, e spesso cambia il significato della prima parte: costringe a reinterpretarla, specialmente giocando sul doppio senso di qualche parola. Questa violazione delle aspettative ha in genere un effetto comico, e per questo il paraprosdokian è molto usato nelle commedie e nella satira.
Para viene dal greco παρά (presso, accanto, a lato, oltre,…), usato come prefisso con il significato di vicinanza spaziale o somiglianza, affinità, o anche deviazione, alterazione, contrapposizione (ad esempio paramedico, paranormale,… Invece parole come paracadute e parasole sono formate da para- derivato dal verbo parare, che indica riparare, proteggere). Prosdokia (προσδοκία) significa aspettativa. In antichi testi greci si trova l’espressione “para prosdokia”, cioè contrario alle aspettative o inaspettato, ma il termine paraprosdokian è di recente formazione (probabilmente fine Ottocento) e, nonostante sia piuttosto diffuso in ambito anglosassone, non compare ancora sui dizionari cartacei di lingua inglese.
Per imparare questa parola impronunciabile ho trovato un video utilissimo: How to Pronounce Paraprosdokian (analoga pronuncia anche qui).

Alcuni esempi di paraprosdokian:
“I’d like to die peacefully in my sleep like my grandfather… not screaming in terror like the passengers on his bus.”
“I once shot an elephant in my pajamas. How he got in my pajamas I don’t know.” (Groucho Marx)
“Of course I agree with you… Now we’re both wrong.”
“Any man who hates children and animals… can’t be all bad.” (W. C. Fields)
“If I could say a few words… I would be a better public speaker.” (Homer Simpson)

Penso che si possano considerare paraprosdokian anche:
Tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”. (Credo che sia di Alessandro Bergonzoni ma è cantata anche da Elio e le Storie Tese in “Carro”).
E ancora il mitico Homer Simpson agli alieni: “Non potete mangiarmi! Ho moglie e figli… mangiate loro!”
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Analogo al paraprosdokian è il wellerismo, in cui un noto proverbio o un’espressione comune viene attribuito, a scopo comico, a un personaggio reale o immaginario. In questo modo il significato originario dell’affermazione viene stravolto, oppure interpretato in senso letterale.
Il termine deriva da Sam Weller, personaggio de Il circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club), il primo romanzo di Charles Dickens, del 1837.
Esempi di wellerismi detti da Sam Weller nel romanzo:
“Prima gli affari, e i piaceri dopo, come disse il re Riccardo III quando ammazzò quell’altro re nella Torre, prima di strangolare i bambini.”
“Addoloratissimo di recare un qualunque disturbo, signora, come disse il brigante alla vecchia signora quando la mise sul fuoco.”
“Morte alla malinconia, come disse il ragazzo quando morì la maestra di scuola.”
“Io non feci che assistere la natura, come disse il dottore alla mamma del bambino, dopo averlo mandato all’altro mondo con un salasso.”
“Mille scuse se interrompo codesta bella conversazione, come disse il re quando sciolse il parlamento.”

Una “garden path sentence” è una frase “ingannevole”: il lettore ne interpreta l’inizio in un modo, ma la continuazione della frase lo costringe a tornare indietro e a reinterpretarla diversamente.
Un esempio: “The author wrote the novel was likely to be a best-seller.” L’interpretazione iniziale è: “The author (who) wrote the novel…” ma il senso corretto è: “The author wrote (that) the novel was likely to be a best-seller.”
Questo succede perché, via via che leggiamo una frase, facciamo una sorta di analisi logica, cioè attribuiamo automaticamente ad ogni parola il valore di soggetto, verbo, complemento, ecc. Questo ci permette di capire la struttura, e il senso, della frase.
Leggendo una garden path sentence, a un certo punto arriva una parola che non può essere incorporata nella struttura ipotizzata fino a quel momento. La discrepanza porta il lettore a riconsiderare la frase e a correggere la prima interpretazione. Il meccanismo si basa sull’ambiguità (semantica o sintattica) di una o più parole, che si prestano a diverse interpretazioni.

Il nome “garden path” viene dall’espressione “to lead (someone) down the garden path”, cioè fuorviare, trarre in inganno, raggirare.

Un esempio divertente di garden path sentence e di ambiguità sintattica: Time flies like an arrow; fruit flies like a banana.
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Leggere e capire correttamente la prima metà della frase è molto semplice anche perché si tratta di un’espressione molto comune: “il tempo vola”, traduzione approssimativa del latino “tempus fugit”. Il paragone “come una freccia” è frequente in inglese per sottolineare la velocità del passare del tempo.
Leggendo la seconda metà della frase, ci si aspetta la stessa struttura: “fruit” sarebbe sostantivo e soggetto, “flies” verbo e “like” avverbio. Ma l’assurdità del senso che ne deriva (“La frutta vola come una banana”?!) porta a rivalutare la frase, e allora “fruit” diventa sostantivo aggettivante, “flies” sostantivo plurale e soggetto, e “like” verbo (“I moscerini della frutta amano una banana”).

Una fruit fly è un moscerino della frutta o drosofila, un insetto molto studiato nella ricerca biologica e soprattutto genetica, perché è facile da allevare in laboratorio, si riproduce molto e in fretta (una femmina può deporre fino a 600 uova in dieci giorni), ha solo quattro paia di cromosomi, il suo genoma è stato interamente sequenziato e le mutazioni genetiche nella specie sono molto frequenti.
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Dopo tutto questo, Wikipedia se ne esce con un “Da un punto di vista genetico l’uomo e il moscerino della frutta sono abbastanza simili”, che è abbastanza spiazzante, e continua: “La Drosophila viene usata come modello genetico per varie malattie umane, inclusi i disturbi neurodegenerativi come la malattia di Parkinson, la corea di Huntington e la malattia di Alzheimer. La mosca viene utilizzata anche per studiare il meccanismo biologico del sistema immunitario, del diabete, del cancro, dell’intelligenza, dell’invecchiamento e persino dell’abuso di sostanze stupefacenti.”
Mah.

Le garden path sentences, come le ambiguità sintattiche in genere, sono rare nella lingua parlata perché la prosodia (intonazione, accento, pause, ecc.) di solito elimina gli eventuali dubbi.
Questo tipo di ambiguità è inoltre più comune nelle lingue isolanti come l’inglese, dove la morfologia è poca o nulla, che nelle lingue flessive come l’italiano, in cui la funzione grammaticale è indicata dalle modificazioni morfologiche delle parole, cioè declinazioni e coniugazioni tendono a chiarire i rapporti logici tra le parole.
In inglese, poi, molto spesso una stessa parola, invariata, può essere un sostantivo o un aggettivo, maschile o femminile, o un verbo che si riferisce a diversi tempi o persone, e in più i sostantivi svolgono spesso la funzione di aggettivi nei confronti di altri sostantivi (mentre in italiano una simile relazione verrebbe espressa attraverso preposizioni). Ad esempio “fruit flies”: in italiano c’è una bella differenza tra “moscerino della frutta” e “la frutta vola”.

L’ambiguità sintattica di solito non costituisce un ostacolo per gli esseri umani, che riescono a ricostruire il significato corretto dal contesto, ma è un grosso problema per i computer, che hanno notoriamente difficoltà a capire le lingue naturali (vedi le traduzioni assurde di Google Translate).

Da Wikipedia: “Al contrario dell’ambiguità semantica, che nasce dalla gamma di significati che una parola può denotare, l’ambiguità sintattica deriva dalla relazione tra le parole e le componenti sintattiche di una frase. Quando un lettore può ragionevolmente interpretare la stessa frase mediante più di una struttura sintattica, il testo è ambiguo e soddisfa la definizione di ambiguità sintattica.”

Ad esempio: “flying planes can be dangerous“, in cui il soggetto di “can be dangerous” può essere “planes” (aerei in volo) oppure “flying” (far volare, pilotare aerei).
Altri esempi: “Loro guardano un uomo con il cannocchiale” (il cannocchiale ce l’hanno loro o l’uomo?); oppure “una vecchia legge la regola” (che ho trovato in un libro di Tullio De Mauro) si può interpretare come “una donna anziana sta leggendo il regolamento” oppure “una legge antica stabilisce il regolamento riguardo a quella cosa”, e cioè “vecchia” può fungere da soggetto o da aggettivo, “legge” da verbo o soggetto, e infine “la” da articolo o pronome complemento. Un esempio molto simile è “la vecchia porta la sbarra”.
Da “Lola”, canzone dei Kinks del 1970, scritta da Ray Davies (anche le Raincoats ne hanno fatto una cover), che descrive l’incontro romantico tra un ragazzo e questa Lola: “I’m glad I’m a man, and so is Lola”. Può significare: “Lola e io siamo entrambi felici che io sia un uomo”, “Sono felice che Lola e io siamo entrambi uomini” oppure “Sono felice di essere un uomo e anche Lola è felice di essere un uomo”. Il verso è volutamente ambiguo, così come la Lola descritta nella canzone, che “walked like a woman and talked like a man”.

A volte la punteggiatura, rappresentando l’intonazione e le pause della lingua parlata, può eliminare le ambiguità sintattiche, e una stessa frase può assumere diversi significati:
Una donna, senza un uomo, non è niente.
Una donna: senza, un uomo non è niente.

La frase latina ibis redibis non morieris in bello (o ibis redibis numquam peribis) è il responso dato dall’oracolo a un soldato che chiedeva previsioni sulla propria missione in guerra. Ma l’interpretazione è duplice:
– “Ibis, redibis, non morieris in bello” significa “andrai, ritornerai e non morirai in guerra”.
– “Ibis, redibis non, morieris in bello” significa al contrario “andrai, non ritornerai e morirai in guerra”.
“Ibis redibis” si usa, in inglese come in italiano, con il significato di ambiguo, confuso, oscuro o cavilloso, specialmente in riferimento a documenti legali.
(Tra l’altro, “ibis redibis non morieris” è la frase perfetta per uno zerbino! A mo’ di saluto quando si esce di casa, così, senza virgole, dice sempre la verità!)

Crash blossom” è un’espressione recente che indica quei titoli di giornali ambigui, che vengono interpretati in modo completamente diverso da quello voluto, e risultano spesso molto divertenti. L’ambiguità è dovuta al fatto che i titoli di giornale omettono tipicamente articoli, preposizioni, verbo essere, e può risultare difficile riconoscere le giuste funzioni grammaticali delle parole.
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Il nome “crash blossom” deriva dal titolo “Violinist linked to JAL crash blossoms”. Nelle intenzioni, si riferiva al successo di una violinista giapponese, “sbocciata” (blossoms) dopo la morte del padre in un disastro aereo (crash), ma a prima vista la musicista sembra aver a che fare con dei “fiori di schianti” (crash blossoms).

Anche qui il fenomeno è più frequente in inglese (esiste anche un sito che li raccoglie), ma anche in italiano ne abbiamo qualche buon esempio:

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