#63 iron & wine

Iron & Wine è uno di quei nomi che sembrano una band e invece è uno solo. In questo caso Samuel Beam, cantautore statunitense trentanovenne.
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Cresciuto in South Carolina, ha studiato arte e cinema prima di dedicarsi completamente alla musica. Ha preso il suo nome d’arte da un integratore alimentare visto in un negozio, chiamato “Beef, Iron and Wine”, che esiste davvero e dicono che faccia miracoli contro l’anemia.
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E così ho scoperto che in ambito musicale uno pseudonimo a volte viene chiamato “nom de disque” (come “nom de plume” per gli scrittori, mentre “nom de guerre” è il nome di battaglia usato dai partigiani o combattenti in genere).

La musica di Iron & Wine è stata paragonata a Nick Drake, Simon & Garfunkel, Elliott Smith, Neil Young, John Fahey, Donovan. Qualcuno definisce le sue canzoni “cantilene bisbigliate e sonnolente”, ma complessivamente ha ottenuto recensioni molto positive e un buon successo. Il suo primo album, The Creek Drank the Cradle, è del 2002, mentre il più recente, Ghost on Ghost, è uscito l’anno scorso.
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Sue canzoni sono apparse in numerose serie televisive, come Grey’s Anatomy, Dr. House, CSI, Senza traccia. “Such Great Heights”, sua cover dei Postal Service, è nella colonna sonora di Garden State, film del 2004 scritto, diretto e interpretato da Zach Braff (quello di Scrubs!). Una commedia molto carina, tra l’altro.
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Le canzoni più note di Iron & Wine sono “Naked as We Came”, “Cinder and Smoke”, “The Trapezede Swinger”, “Waitin’ for a Superman” (cover dei Flaming Lips). La mia preferita, che sto ascoltando in loop da due giorni, è “God made the automobile”, che dice così:

God made the automobile […]
To pass all the things He made, and then never bothered to name
And no one will tell the truth, and no one will hide it from you
Like birds around the grave.

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I testi di Sam Beam contengono spesso riferimenti religiosi. Lui è cresciuto in una famiglia credente, ma ora si definisce agnostico. Inoltre ha una barba per la quale è stato spesso paragonato a Gesù Cristo. Non so se avete notato, ma sono abbastanza sicura che sia in corso un’invasione di uomini con la barba. Stanno conquistando il mondo (io, peraltro, ne sono entusiasta).

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Sam Beam è originario di Chapin, in South Carolina, all’interno della cosiddetta “Bible Belt”.
Ora, io non so se è normale, ma da Wikipedia risulta che Chapin è un paesino di neanche mille e cinquecento abitanti, e ha qualcosa come undici chiese: due chiese battiste, due presbiteriane, una metodista, due luterane, una cattolica, una episcopale, e altre che non ho capito.
A Nashville, capitale del Tennessee, ci sono più di 700 chiese. Non c’entra, ma Nashville è anche chiamata “Little Kurdistan” perché è la città statunitense con la più grande comunità di curdi.
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La Bible Belt è un’area che comprende parte degli Stati Uniti meridionali caratterizzata da profonda religiosità, quasi esclusivamente cristiana protestante, e soprattutto battista. Nelle chiese delle varie denominazioni i livelli di frequenza sono molto più alti della media nazionale. L’orientamento politico è nettamente conservatore: alle elezioni presidenziali, gli stati Alabama, Mississippi, Kansas, Oklahoma, South Carolina e Texas hanno votato per il candidato repubblicano dal 1980 (mentre altri stati della Bible Belt hanno scelto quello democratico una o due volte al massimo).
L’uso del termine “belt”, per indicare una regione geografica, nasce in riferimento a specifiche coltivazioni, diffuse in aree che, condividendo la stessa latitudine, hanno simili condizioni climatiche, e su una mappa assomigliano a una “cintura”. In questo senso, ad esempio, “Cotton Belt” è quella fascia degli Stati Uniti meridionali dove il cotone è stata la coltivazione più diffusa per tutto l’Ottocento.

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Attualmente Sam Beam vive con la moglie Kim e le loro cinque figlie (cinque!) in Texas, vicino ad Austin. La famigliola comprende anche un labrador, che pare si senta abbaiare in alcune canzoni di Iron & Wine, registrate in uno studio casalingo.

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7 pensieri riguardo “#63 iron & wine

      1. Be’, non so quanto possa valere la mia conferma, a livello statistico 🙂
        Comunque sì, quest’anno ho avuto perfino un prof di letteratura inglese barbahipster, sono ovunque!
        La cosa che mi turba non è tanto la barba incolta in sé, quanto il fatto che questa raggiunga sempre più spesso lunghezze, per restare in tema con il post, bibliche. Posso capire che la barbetta incolta possa piacere al pubblico femminile, ma quando si trasforma in un piumino antipolvere… brrr!

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        1. Personalmente non ho mai avuto incontri ravvicinati con una barba piumino-antipolvere-style e in effetti mi suscita qualche domanda di natura igienica… Voi uomini senza barba pensate di organizzare una resistenza armata?

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