citazioni accidentali #9 c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo

Efraim Medina Reyes è uno scrittore colombiano, e C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (Érase una vez el amor pero tuve que matarlo) è il suo romanzo più noto.

Scrive cose tipo:

Sarei capace di dare fuoco a un ospedale ma non arriverò mai puntuale a un appuntamento.

Da bambino mi regalavano un cane dopo l’altro, morivano tutti dopo poche settimane: dicevano che non ci sapevo fare con i cani. Quando stavo per compiere otto anni morì mio padre: pensai che non ci sapevo fare con i padri.

[Una certa ragazza] aveva due cagnette: Zeppelin e Floyd. In fondo al patio la aiutavo a lavarle e spidocchiarle. Ci sono due cose in cui sono bravissimo: spidocchiare un cane e perdere ciò che amo. Sua madre ci guardava con l’aria di pensare che se facevamo quelle cose insieme nulla avrebbe potuto separarci.

Avevi un modo particolare di illuminarmi, un silenzio con lievi echi di stazioni sotto la pioggia, di alberghi in mezzo al deserto.

Finché non ci sarà una legge che proibisca ai bambini di strappare le ali alle libellule e sarà permesso scrivere testi rock in spagnolo non prenderò sul serio la questione della droga e tantomeno i libri di Germán Espinosa.

IMG_2881

A Efraim Medina Reyes (o al narratore del suo romanzo, non saprei) gli piacciono i Sex Pistols, i Nirvana, Bukowski, le similitudini (ad esempio “Ho il cuore acuminato come le schegge di un’esplosione”, oppure “volevo rimanere assente come il lato oscuro di un sogno”) e non gli stanno simpatici Gabriel García Márquez e Fernando Botero, dei quali scrive: “Quella gente mi ricorda i lampioni della strada in cui sono nato. Erano bruciati da secoli e nessuno si preoccupava di aggiustarli, dopotutto quando ancora funzionavano non servivano a un cazzo.”

In questo libro c’è un capitoletto, che si intitola In bilico su un sottile steccato, sulla scrittura, sul perché uno scrive, che ho pensato che potrebbe interessarvi, a voi che passate di qua, che leggete, e magari scrivete anche. O magari non vi interessa. Non ho ancora deciso se mi piace o no, ma nel dubbio lo metto comunque:

Uno si mette a scrivere perché non è stato capace di picchiare un autista che l’ha reso ridicolo, perché non ha fracassato i piatti in un ristorante, perché non ha affrontato un poliziotto fuori di testa che insultava la sua ragazza, perché non ha detto a sua madre quanto l’amava e la detestava, perché non ha sputato in faccia a un professore che diceva che la terra è rotonda, perché si è fatto fregare il posto nella fila per il cinema, perché non ha arte né parte, perché pensa che è un modo facile di diventare famoso e fare i soldi, perché se lo fanno buffoni come García Márquez e Mutis può farlo anche lui, perché con i numeri non ci sa fare, perché non vuole fare il medico né l’avvocato, perché è incazzato, perché odia la gente e vuole insultarla.

Uno si mette a scrivere perché una ragazza carina gli ha detto che le piacevano gli scrittori, perché ha bisogno di un alibi per non lavorare, perché lo fa sentire superiore, perché ha letto un paio di romanzi sul Far West e vuole entrare in concorrenza, perché è un cowboy senza cavallo, perché lo fanno scribacchini come Vargas Llosa, perché non ha voce, perché non ha senso del ritmo, perché è stufo di farsi seghe, perché vuole portarsi a letto una donna ma non c’è verso, perché pensa di avere qualcosa da dire, perché scopre che le ragazze carine dicono che gli scrittori sono teneri ma poi escono con i mafiosi, perché non gli lasciano mettere le mani addosso alle reginette di bellezza, perché è magro come un chiodo e non c’è niente da fare, perché ha paura di morire senza essersi scopato una ragazza carina, perché se uno stronzo ipocrita come Vargas Llosa scrive può farlo chiunque, perché sa che col cinema perde il suo tempo, perché invidia quelle bertucce che appaiono in tivù e guadagnano milioni, perché in mancanza di meglio vuole essere come Bukowski.

Uno si mette a scrivere perché non sa tirare di boxe e non ha fegato, perché ha i denti storti e non può sorridere come vorrebbe, perché per gli impotenti di ogni sorta non c’è altra strada, perché tutti i brutti sono scrittori o assassini e lui non è capace di far del male a una mosca, perché scrivere lo fa sentire importante, perché per essere chiamati scrittori non c’è bisogno di scrivere bene e per essere chiamati figli di puttana fa lo stesso se si ha una madre che è una santa, perché ha paura di andare alla deriva senza far nulla, perché non può bere ogni sera, perché ama Dio ma odia le associazioni senza fini di lucro, perché non ha una ragazza, perché non ci sono emozioni ma insulti, perché a casa sua non c’è la televisione e la radio si è rotta, perché la moglie del vicino è un bonbon, perché ha paura di restare calvo e per questo evita gli specchi. Uno si mette a scrivere perché non osa rapinare un supermercato, perché ama una donna e lei è la fidanzata del gallo del quartiere, perché non ci sono abbastanza riviste porno, perché vuole poter fare qualcos’altro oltre a cagare e masturbarsi, perché non è il gallo del quartiere e non è neppure il più forte o il più spiritoso, perché non è niente di niente, perché non vale un cazzo, perché se esce di casa lo fanno a pezzi, perché sua madre urla tutto il tempo, perché non ci sono illusioni né luce alla fine del tunnel, perché la sua mente vola basso e non sarà mai un altro Cioran, perché non ha il coraggio di saltare, perché non vuole la moglie brutta che si merita, perché ha paura di morire senza avere assaggiato un bel culetto, perché non ha padre né amici né fortuna, perché non sa sputare come Clint Eastwood, perché rimane impantanato tra un’intenzione e l’altra, perché c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo.

Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto (tranne i tuoi fottuti capelli), Pelé non torna in campo. Il brutto è che scrivi e Pambelé va al tappeto steso da un gringo, un gringo maledetto che è stato dentro per avere picchiato sua madre. Il brutto è che Pambelé non è la madre del gringo e – per quanto tu scriva – rimane al tappeto. Il bello è che scrivi e continui a sognare la moglie del vicino, sogni di afferrarla per le orecchie e darle una bella ripassata. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obiettivo impossibile. Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile. Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Il brutto è che leggi i grandi autori ma solo Bukowski ti rimane. Il brutto è che un giorno la ragazza carina viene a sapere che scrivi e lo stesso non si lascia scopare a morte. Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi.

(E io non lo sapevo, ma Pelé è un ex calciatore brasiliano, considerato da molti il miglior calciatore di tutti i tempi. Mentre Antonio Cervantes soprannominato “Kid Pambelé” è un ex pugile colombiano, e il “gringo” contro cui perse è probabilmente Aaron Pryor, pugile afroamericano.)

Annunci

6 pensieri riguardo “citazioni accidentali #9 c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo

  1. Come non sapevi chi è Pelè! :O
    Quello che citi è un punto di vista originale, di sicuro chi scrive non ne esce proprio benissimo (con un eufemismo), ma almeno non è banale. E alcune cose secondo me ci possono stare.
    Cosa gli abbia fatto di male il povero Marquez, invece, è un mistero :O

    Mi piace

    1. Ho capito che se ho domande di natura calcistica so a chi rivolgermi! Magari mi spieghi persino che senso abbia il fuori gioco?
      Lui sembra scrivere soprattutto per rabbia e frustrazione, che sicuramente non sono condivise da tutti gli scrittori, almeno non a questo livello, penso, però in alcune motivazioni mi riconosco anch’io: tipo, neanch’io so sputare come Clint Eastwood, e forse è per questo che ho iniziato il blog… 🙂
      Ho sempre pensato che a Márquez non si può non volergli bene, e invece…

      Mi piace

      1. Ahahahaha! No, no, tranquilla, qui i libri si sottolineano solo se di proprietà e comunque a matita. Potresti lasciare un commento accanto alle scritte, del tipo “Lui in questo momento sta giocando alla playstation e il suo unico pensiero è quanti zombie deve ancora uccidere prima di finire il livello. Fattene una ragione, cicci”.

        Mi piace

Commenta!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...