il film della domenica: #1 the namesake

Da anni, ormai, la mia dipendenza da serie televisive mi ha allontanata dal cinema. Nel tentativo di rimediare, sto cercando di guardare almeno un film alla settimana, ogni domenica. Ho quindi deciso di dare inizio a una rubrica: con cadenza all’incirca settimanale, parlerò qui dei film visti, con l’aggiunta di informazioni varie, come al solito. La scelta dei film, coerentemente con lo spirito del blog, sarà a casaccio.
(Qualcuno potrebbe obiettare che oggi non è domenica: costui non sa che il tempo, qui a casa wellentheorie, scorre in modo anomalo).

Questa domenica ho guardato The Namesake: film del 2006, tratto dal romanzo The Namesake di Jhumpa Lahiri.
In italiano il libro è strato tradotto L’omonimo, mentre il film si chiama Il destino nel nome (che, tra parentesi, non ha molto senso).

Namesake” si può tradurre con “omonimo”, cioè una persona che ha lo stesso nome di un’altra, ma il suo significato più specifico è quello di persona “named after another”, cioè una persona a cui è stato dato il nome di un’altra (da noi, ad esempio, è abbastanza comune dare a un bambino il nome di un nonno). “Namesake” si usa anche in riferimento a cose, luoghi, idee: ad esempio aziende, prodotti commerciali, scoperte scientifiche o teorie che portano il nome del loro fondatore/inventore/autore.
In questo caso, si tratta del protagonista del romanzo e del film, chiamato Gogol in omaggio allo scrittore russo.

-namesake

Il film è stato diretto da Mira Nair, indiana, regista anche di Monsoon Wedding – Matrimonio indiano (2001) e di un episodio di 11 settembre 2001 (11’09″01, film del 2002, composto da undici episodi diretti da undici registi provenienti da undici Paesi diversi).

Il protagonista, Nikhil “Gogol” Ganguli, è interpretato da Kal Penn, attore americano di origini indiane, che ha fatto numerosi film ed è apparso anche in How I Met Your Mother e Dr. House.
Nelle due immagini in basso, tratte dal film, un rito funebre indù: tutti i figli maschi del defunto sono tenuti a radersi i capelli in segno di lutto.

Kal Penn

Il padre del protagonista, Ashoke Ganguli, è Irrfan Khan. Ha recitato in molti film tra cui Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, 2007) di Wes Anderson, The Millionaire (Slumdog Millionaire, 2008) di Danny Boyle, Vita di Pi di Ang Lee (2012), The Lunchbox di Ritesh Batra (2013).

Irrfan Khan in: In Treatment, The Namesake, Vita di Pi e The Lunchbox.
Irrfan Khan in: In Treatment, The Namesake, Vita di Pi e The Lunchbox.

Nel 2010 ha interpretato Sunil, un paziente dello psicoterapeuta Paul Weston (Gabriel Byrne) nella terza stagione di In Treatment. Sunil, rimasto vedovo, si trasferisce da Calcutta (che – ho scoperto – ufficialmente si chiama Kolkata) a Brooklyn, e soffre per le profonde differenze tra la sua cultura di origine e quella americana. Jhumpa Lahiri ha lavorato come consulente per sviluppare questo personaggio e precisare come un uomo bengalese possa percepire la vita negli Stati Uniti.

-india map

Curiosità inutili: in Vita di Pi, dove Irrfan Khan è Pi in versione adulta, Pi a diciassette anni è Suraj Sharma, giovane attore indiano che di recente ha interpretato Aayan Ibrahim nella quarta stagione di Homeland. Sempre nella quarta stagione di Homeland, c’è una tipa cattiva un po’ misteriosa: l’attrice è Nimrat Kaur, che è stata coprotagonista con Irrfan Khan in The Lunchbox.

Suraj Sharma e Nimrat Kaur
Suraj Sharma e Nimrat Kaur

Tornando a The Namesake: nel ruolo di Moushumi Mazoomdar, c’è Zuleikha Robinson, attrice britannica meglio conosciuta (almeno per me) come Ilana Verdansky nella quinta e sesta stagione di Lost (è quella che esplode!) e come Roya Hammad nella seconda stagione di Homeland.

Zuleikha Robinson in The Namesake, Lost e Homeland
Zuleikha Robinson in The Namesake, Lost e Homeland

Il film è piuttosto fedele al libro, a parte l’inserimento di un breve balletto stile Bollywood e di una citazione di Joseph Campbell (follow your bliss – di cui tra l’altro avevo parlato qui), e soprattutto a parte il fatto che riassume in un paio d’ore tutta la vita del protagonista, originariamente raccontata in oltre 300 pagine: come spesso accade in questi casi, il film, rispetto al libro, risulta super condensato e mancano moltissimi dettagli e spiegazioni.

Jhumpa Lahiri
Jhumpa Lahiri

Il libro, The Namesake, del 2003, è il primo romanzo di Jhumpa Lahiri.

Jhumpa Lahiri è nata a Londra da genitori bengalesi. La famiglia si è poi trasferita negli Stati Uniti quando lei era piccola (esattamente come il personaggio di Moushumi in The Namesake). E proprio come il protagonista del suo romanzo, Jhumpa Lahiri ha vissuto una certa confusione tra il suo daknam e bhalonam:

la prassi della scelta del nome in Bengala prevede che ciascuno abbia due nomi. In bengalese, soprannome si dice daknam, e vuol dire, letteralmente, nome con cui si viene chiamati dagli amici, dai familiari, dalle persone care, a casa e in altre situazioni intime, confidenziali. […]
A ogni soprannome, si accompagna un nome pubblico, il bhalonam, che identifica ciascuno nel mondo esterno. Di conseguenza, i nomi pubblici appaiono sulle buste, sui diplomi, sulla guida del telefono, e in tutte le altre situazioni ufficiali.

Questa usanza, importante per le famiglie bengalesi, non è però condivisa paese dove sono emigrate. Negli Stati Uniti, come i signori Ganguli nel romanzo fanno notare con un vago disprezzo, addirittura un presidente può chiamarsi Jimmy. Quando il protagonista, bambino, affronta il primo giorno di scuola, i genitori pretendono che sia usato il suo nome ufficiale: Nikhil. Ma lui, da sempre chiamato Gogol, non risponde al nuovo nome, e l’insegnate si adegua alle preferenze del bambino. “E le preferenze dei genitori?”, protestano i signori Ganguli.
Anche l’autrice ha un nome ufficiale: Nilanjana Sudeshna. Ma da quando ha cominciato la scuola negli Stati Uniti, è sempre stata chiamata con il suo soprannome Jhumpa. L’identità divisa tra due nomi e due culture, vissuta in prima persona dall’autrice, è diventato il tema centrale del romanzo.

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2 pensieri su “il film della domenica: #1 the namesake

  1. Non so tu, Wellen, ma se un film mi piace tendo a non parlarne subito, lo faccio sedimentare un po’. Quindi se il film lo vedi alla domenica e me ne parli di martedì o mercoledì, a me sembra sensato! 🙂

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