#77 harun e il mar delle storie

Harun e il mar delle storie (Haroun and the Sea of Stories) è un romanzo per ragazzi di Salman Rushdie, originariamente scritto per il figlio Zafar e pubblicato per la prima volta nel 1990.

Haroun

Il protagonista Harun è un ragazzino. Suo padre, Rashid Khalifa, fa il raccontastorie di professione, ed è soprannominato “il famoso Scià del Bla-bla” (The Shah of Blah). Ogni volta che Harun gli chiede da dove arrivino tutte le storie che sa raccontare, sempre nuove e bellissime, Rashid spiega che beve l’Acqua di Storie, dal Rubinetto (invisibile) delle Storie, collegato direttamente al Grande Mar delle Storie. Le vicende portano Harun su Kahani, la seconda Luna della Terra, invisibile dal nostro pianeta. Su questa luna si trova l’Oceano delle Storie, composto da un numero infinito di storie, ognuna delle quali appare come una corrente di un colore unico. Kahani ha una faccia perennemente illuminata dal sole, luminosa e calda: è la Terra di Gup, dove sorge Gup City. Il loro esercito è fatto di “Pagine” (soldati che indossano tuniche rettangolari, coperte di scritte, proprio simili a grandi pagine) e guidato dal generale Kitab. La Faccia Buia di Kahani, invece, è eternamente nell’oscurità, fredda e silenziosa. È la Terra di Chup, abitata dai Chupwala e governata dal Gran Sacerdote Khattam-Shud. Khattam-Shud, il vero cattivo del libro, predica l’odio per le storie, le fantasie e i sogni:

È il Nemico numero uno di tutte le Storie, e anche della Lingua. È il Principe del Silenzio e l’Antagonista della Parola.

Khattam-Shud venera Bezaban, divinità senza lingua, rappresentato da un’enorme statua di ghiaccio, e pratica la Religione del Mutismo. Per questo, con le Leggi sul Silenzio, ha vietato a tutti i suoi sudditi di parlare. Il piano diabolico di Khattam-Shud prevede di inquinare l’Oceano con un veleno capace di alterare e rovinare le storie, e in più cerca di tappare la Fonte delle Storie, che dà origine all’Oceano. harun e il mare delle storie 4

La maggior parte dei nomi sono “parlanti”: hanno un preciso significato in lingua urdu e hindi. Ad esempio Kahani (कहानी) significa “storia”, Kitab (किताब) “libro”, Gup “pettegolezzo”, “sciocchezza” o “frottola”, Chup (चुप) “silenzioso”, Khattam-Shud “assolutamente finito”, Bezaban “senza lingua”. Mentre i nomi dei protagonisti Harun e Rashid Khalifa derivano da Hārūn al-Rashīd: un califfo (khalīfa) realmente esistito e protagonista di numerose avventure, inventate ma ispirate alla sua vita e alla sua magnifica corte, in Le mille e una notte. Harun e il mar delle storie è una classica fiaba, in cui i buoni combattono contro i cattivi, e c’è anche una principessa da salvare. Ma è ricca di riferimenti letterari e di allegorie a problemi sociali reali, sempre attuali. È un grande elogio all’arte di raccontare, all’amore per le discussioni, alla libertà di parola. La guerra tra i chiacchieroni di Gup City e i silenziosi Chupwala è breve e non cruenta. L’esercito di Gup, dopo aver discusso minuziosamente su tutto, in combattimento si rivela compatto e solidale, mentre i loro avversari “si tradivano, si pugnalavano alla schiena, si ammutinavano”, perché “il voto del silenzio e l’abitudine alla segretezza li avevano resi sospettosi e diffidenti l’uno dell’altro.” I vincitori (che sono ovviamente i buoni, perché il lieto fine è inevitabile!) si limitano a neutralizzare Khattam-Shud e abbandonano ogni ostilità nei confronti della popolazione, anche perché la maggior parte dei sudditi non approvava quel capo crudele. Più che una contrapposizione è un’unione, la ricerca di un equilibrio. In questo senso mi sembra un bel libro, “inspiring”, educativo e anche divertente, soprattutto per ragazzi ma non solo. Salman Rushdie (che si pronuncia /sælˈmɑːn ˈrʊʃdi/, cioè non “Rascdi” ma “Ruscdi”) è nato a Bombay nel 1947 da una famiglia di fede islamica. The Satanic Verses

La sua opera più famosa è probabilmente I versi satanici (The Satanic Verses), del 1988, “una storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti della figura di Maometto, e ritenuta blasfema dagli islamici”. Il libro fece ottenere a Rushdie una fatwa dell’ayatollah Ruḥollāh Khomeynī (sciita fondamentalista, capo spirituale e politico dell’Iran dal 1979 al 1989), che ne decretò la condanna a morte per bestemmia. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi nel Regno Unito, dove fu comunque costretto a vivere sotto protezione. Il traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igarashi, fu ucciso nel 1991 da emissari del regime iraniano. Lo stesso anno il traduttore italiano, Ettore Capriolo, fu pugnalato ma si salvò. Infine l’editore norvegese, William Nygaard, fu ferito a colpi d’arma da fuoco nel 1993. kill salman Lo stile narrativo di Rushdie è stato spesso descritto come realismo magico. Wikipedia elenca le caratteristiche ricorrenti in molti romanzi del realismo magico, ad esempio: •    Contiene un elemento magico e sovrannaturale (o paranormale). •    L’elemento magico può essere intuito ma non è mai spiegato. •    I personaggi accettano, invece di mettere in questione, la logica dell’elemento magico. •    Distorsioni temporali, inversioni, ciclicità o assenza di temporalità. •    Incorpora leggenda e folklore. Tra gli scrittori del Realismo magico, Wikipedia cita Gabriel García Márquez, Luis Sepulveda, Isabel Allende, Jorge Luis Borges, Italo Calvino, Dino Buzzati, William Faulkner, Haruki Murakami, Michail Afanas’evič Bulgakov, Nikolaj Vasil’evič Gogol’, Franz Kafka. A proposito di questi ultimi due: Rushdie li cita in Harun e il mar delle storie, quando un abitante della Terra di Chup tenta per la prima volta di parlare dopo anni di silenzio forzato: harun e il mare delle storie 1 Nonostante sia uno degli uomini più brutti del pianeta, Rushdie è stato sposato quattro volte. Dalla prima moglie, Clarissa Luard, ha avuto un figlio, Zafar, nato nel 1979, a cui è dedicato Harun e il mare delle storie. La sua seconda moglie è stata Marianne Wiggins, scrittrice americana. Dalla terza moglie, Elizabeth West, ha avuto un altro figlio, Milan, nato nel 1999.

Salman Rushdie con i figli Milan, 15 anni, e Zafar, 33.
Salman Rushdie con i figli Milan, 15 anni, e Zafar, 33.

Infine, dal 2004 al 2007, Rushdie è stato sposato con Padma Lakshmi: indiana-americana, modella e attrice, conduttrice di Top Chef, autrice di libri di cucina.

Padma Lakshmi
Padma Lakshmi
Ironia.
Ironia.

Padma Lakshmi è 23 anni più giovane di Rushdie. È nata nel 1970 a Chennai, in India, e la sua lingua madre è il Tamil.

india political map

Chennai (ex Madras) è la quarta città più grande dell’India e la capitale del Tamil Nadu, uno stato del sud-est dell’India, la cui lingua ufficiale è il tamil, una lingua dravidica meridionale parlata anche in Sri Lanka e Singapore. In India si parlano almeno 180 lingue diverse, le più diffuse appartengono a due grandi famiglie linguistiche: indoariana (parlate da circa il 74% della popolazione) e dravidica (circa 24%). Le lingue indoarie sono indoeuropee (come latino e greco e tutte le lingue moderne da loro derivate, ma anche inglese, tedesco e molte altre), mentre la famiglia dravidica non ha connessione con nessuna delle altre famiglie linguistiche conosciute. Tra le lingue indoarie ci sono ad esempio l’hindi (la lingua più parlata e anche lingua ufficiale del governo), il bengalese, il marathi, il panjabi, l’urdu.

Monde_indien_langues

Trivia: Salman Rushdie era tra i personaggi famosi spariti nel nulla il 14 ottobre, in The Leftovers (si vede al telegiornale, insieme a Condoleezza Rice, Jennifer Lopez, papa Ratzinger e altri). rushdie the leftovers

Uno dei creatori di The Leftovers è Damon Lindelof: uno degli sceneggiatori principali di Lost.

Lindelof
Damon Lindelof

Di riferimenti culturali in generale, e di libri in particolare, in Lost, ce ne sono tantissimi, e quasi sempre sono stati scelti per un motivo preciso. Su Lostpedia c’è un elenco completo e molto accurato di tutti i libri apparsi o citati nella serie. C’è una lista simile su Goodreads. E poi c’è il tizio di questo blog, che si è impegnato a leggere molti di questi libri e ci ha scritto dei post, anche nel tentativo di capire il perché del riferimento e l’eventuale simbolismo nascosto. Uno di questi libri è Harun e il mar delle storie. desmondbook2210

La sesta (e ultima) stagione di Lost introduce una nuova tecnica narrativa: i flash sideways. Nel primo episodio della stagione, “LA X.”, il flash sideways è ambientato sull’aereo, l’Oceanic Flight 815. Qui Jack incontra Desmond, che sta leggendo Harun e il mar delle storie. Il libro potrebbe dare qualche indizio sulla natura di questa diversa timeline, di questa realtà alternativa presentata nei flash sideways. Ho letto alcune interpretazioni a riguardo, e non so quanto possano essere sensate. Comunque. L’intera esperienza di Harun su Kahani, che costituisce la parte centrale e principale del libro, assomiglia un po’ alle vicende dei personaggi di Lost sull’isola, cioè: è un luogo reale? È successo davvero? È stato solo un sogno, un’allucinazione di qualche tipo? Il finale del libro non chiarisce la questione riguardo a Kahani, e ci lascia nel dubbio. E neanche il finale di Lost era proprio chiarissimo. Il romanzo, come un po’ tutte le fiabe, basa la sua trama fondamentalmente sull’opposizione tra il bene e il male, la luce e il buio, la parola e il silenzio: una simile contrapposizione si vede in Lost tra Jacob e “The Man in Black” o “Smoke Monster”. Quando Harun beve un bicchiere d’acqua dell’Oceano delle Storie, che è stato però inquinato dal cattivo Khattam-Shud, la storia è stata rovinata, il lieto fine è diventato tragico. I buoni dovranno fermare Khattam-Shud e ripulire il mare dal veleno, in modo che le storie tornino belle come prima. Le due diverse timeline nella sesta stagione potrebbero essere un po’ questo: una è la storia “giusta”, quello che sarebbe dovuto accadere, e l’altra è il risultato di qualcosa che andato storto, che non ha seguito il giusto corso degli avvenimenti.

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2 pensieri riguardo “#77 harun e il mar delle storie

  1. “Su Lostpedia c’è un elenco completo e molto accurato di tutti i libri apparsi o citati nella serie. C’è una lista simile su Goodreads. E poi c’è il tizio di questo blog, che si è impegnato a leggere molti di questi libri e ci ha scritto dei post, anche nel tentativo di capire il perché del riferimento e l’eventuale simbolismo nascosto.” Addio lavoro. Grazie, Wellen 😉

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