citazioni accidentali: #13 siamo buoni se siamo buoni

Un sottotitolo appropriato per questo blog, ma anche per la mia vita, potrebbe essere “Non è mai troppo tardi”. Infatti, la vostra Wellenina, procrastinatrice professionista, pubblica il seguente post dopo che: 1. lo scorso Natale (cinque mesi fa) ha chiesto e ottenuto di farsi regalare il libro, all’epoca di recente pubblicazione, Siamo buoni se siamo buoni di Paolo Nori; 2. ha divorato il libro in questione nel giro di un paio di giorni, entusiasta sia della scrittura sia della carta scelta da Marcos y Marcos (color del burro artigianale, liscia al tatto, ma opaca e senza pretese); 3. si è diligentemente annotata i passaggi salienti allo scopo di condividerli sul blog; 4. si è dimenticata tutto quanto. IMG_3810 Siamo buoni se siamo buoni, che io vi consiglio più che caldamente, ha almeno un paio di temi ricorrenti che mi hanno colpita: 1. la questione delle frasi fatte o espressioni standard, quelle che abbiano letto e sentito ripetere fino alla nausea, e che sono senza dubbio nella mia personale top five “Sogno un mondo privo di” insieme a guerre, maleducazione, sporcizia e errori di ortografia (qual è la vostra personale top five? Scrivete numerosi!); 2. la questione che io soprannominerei, per quanto riduttivamente, “orgoglio loser”, intendendo l’affermazione della propria identità di persone normali/sfigate, soddisfatte della propria imperfezione, dei propri fallimenti, delle proprie malinconie, e di non aver mai inseguito grandi obiettivi, successi, vittorie, felicità. Nel libro c’è tanto tanto altro, ma non potendo copincollarlo per intero, vi propongo solo qualche citazione sui due argomenti descritti. Buona lettura!

Paolo Nori, per chi non lo sapesse, ha questa faccia qui.
Paolo Nori, per chi non lo sapesse, ha questa faccia qui.

Che negli articoli dei giornali, avevo pensato, se uno era ricco, era sempre sfondato, se aveva la barba, era sempre folta, se c’era un fuggi fuggi, era generale, se si parlava di acne, era giovanile, se si parlava di tecnologie, erano nuove, se c’era un nucleo, era familiare, se c’era un’attesa, era dolce, se c’era una marcia, era funebre, oppure nuziale, se c’era un andirivieni, era continuo, se c’eran delle chiacchiere, erano oziose, se c’era un errore, era fatale, se c’era un delitto era efferato, se c’era un’impronta era indelebile, se c’era una fotografia era in bianco e nero, oppure a colori […]

[…] io e Paride segnavamo i nessi aggettivo sostantivo che venivano automatici, […] quegli esempi di lingua automatica che non diceva niente, non so, per esempio, i tappeti persiani, che quando c’è un tappeto è sempre persiano, o i fan sfegatati, che quando c’è un fan è sempre sfegatato, o le attese trepidanti, che quando c’è un’attesa è trepidante, o i vuoti pneumatici, che quando c’è un vuoto, è pneumatico, o gli sfondi sessuali, che quando c’è uno sfondo, è sessuale, o l’argento vivo, o l’asilo politico, che quando c’è un asilo è sempre politico, o l’attimo fuggente, o la bacchetta magica, o il degrado urbano, o il bagliore accecante, o il silenzio irreale, o il fiato sospeso, o il cuore pulsante, o la scena madre, o i timori infondati, o il fanalino di coda, o il brodo di giuggiole, o le umili origini, o il ritratto a tutto tondo

Dopo aver letto i brani di cui sopra, non potrete più evitare di esprimervi secondo questo pattern, e direte frasi simili a questo mio tweet dello scorso gennaio: “Se c’è un ospite, è d’eccezione, se c’è un curriculum, è di tutto rispetto, e se c’è un indugio, è senza ulteriore.”

In Olanda da austriaco.
In Olanda da austriaco.

La maggior parte dei libri che leggevo, per esempio, c’eran dei protagonisti così bravi, ma così bravi, che sembravano un incrocio tra Superman e san Francesco che a me mi veniva da chiedermi «Ma come si fa a non vergognarsi, di essere bravi così?»

Che poi uno dice «Ma non è vincere?», che va be’, ho capito, vincere, ma vincere, non so, io mi ricordo l’Italia, i mondiali, le due volte che ha vinto che io mi ricordo, la gente sopra le macchine, con le bandiere, con le facce pitturate di blu, a gridare, a suonare il clacson, a bere, non so, io non l’ho mica mai tanto capito, che gusto c’è a vincere, e secondo me, oh, mi sbaglierò, ma quando perdi, che poi non perdi te, perdono loro, ma a te ti dispiace, che magari perdi quattro a zero, o cinque a uno, che nell’andare a casa guardi per terra e vedi tutte le foglie, tutte le crepe che ci son sull’asfalto e ti vien da pensare a tutto quello che non va mica bene nella tua vita, a tutte le cose che ti eri ripromesso che le facevi e poi non le hai fatte, tutto il freddo che hai preso, ecco secondo me, quei momenti lì, che te ti chiedi Ma che vita sto facendo, ecco secondo me son momenti che a me mi piaccion di più, di quando sei in centro, imbottigliato sopra una macchina che canti l’inno nazionale con una bandiera in mano e la faccia dipinta di blu, o di biancocrociato, o di rossonero, o di nerazzurro, o di bianconero, o di blucerchiato, o di rossoblu o di qualsiasi altro colore.

[…] no, per me i momenti memorabili, nella mia vita, avevano a che fare con la povertà, o con l’afasia, o con l’astinenza. Erano, quasi sempre, quei momenti quando non c’era niente da dire, o quando non si sapeva cosa dire, o quando non si sapeva cosa fare, o quando non si riusciva a dormire, o quando non si voleva mangiare: le astensioni di tutti i tipi, le scene mute, le fotografie sbagliate, le macchine che restavano senza benzina, i sans-papiers, i sanculotti, i frigo vuoti, i film muti, i buchi neri, la menopausa, le notti in bianco; quando si cercava in tutte le tasche e non c’era neanche una sigaretta; i digiuni, gli anestetici, gli astemi, gli anoressici, gli scioperi; le pianure, le steppe, i deserti, la siccità, la crisi energetica, i black-out, gli annulli filatelici, le amnesie, la crescita zero, le tinte unite. La calvizie. La sterilità. Il celibato e il nubilato. L’inappetenza e l’incontinenza. Il buio. Il silenzio. Il niente. Il nulla.

Kiss spotting
Kiss spotting.
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8 pensieri riguardo “citazioni accidentali: #13 siamo buoni se siamo buoni

  1. Arrivare in anticipo in stazione è una delle cose più belle che possa capitare, a volte. Ti metti lì, ti siedi su una panchina e guardi. Poi ti alzi, vai a prendere una bottiglietta d’acqua. E continui a guardare. E magari hai la musica nelle orecchie, per dire, e la testa tra le nuvole. Ma gli occhi che si riempiono di immagini e di persone, alcune che corrono, altre che trascinano i passi. Qualcuna che – come dice il libro – si bacia, qualcuna che invece piange o guarda il treno scomparire all’orizzonte, divorando i binari.
    (Poi, vabbè, il fatto che io arrivi sempre almeno 1 ora in anticipo è patologico e andrebbe studiato, ma è un altro discorso…).

    Nella mia top five “Sogno un mondo privo di…”, comunque, metterei:
    1. … notti insonni per i pensieri
    2. … zanzare
    3. … postumi della sbronza della sera prima (sai che figata potersi ubriacare senza pagare dazio il giorno dopo?)
    4. … persone che ti chiedono una cosa e poi non ascoltano la risposta
    5. … sceneggiatori di serie tv incapaci

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  2. Sogno un mondo senza:
    – gente che scrive “un pò”
    – gente che parla di cose che non conosce
    – quel teatrino fatto di cose che si devono dire/fare per poter baciare/andare a letto con qualcuno quando è chiaro che entrambi vogliono farlo
    – le allergie/intolleranze alimentari, che così potrei mangiare un vero gelato non un ca..o di sorbetto
    – i caselli autostradali.
    Tanto le guerre, la fame nel mondo, le malattie vere, l’inquinamento e tutto il resto è dato per scontato, no? 🙂

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    1. Mi piace un sacco questa tua top five! 🙂 La condivido tutta a parte i caselli autostradali che onestamente mi stanno simpatici (soprattutto quelli con l’omino dentro – ma ormai forse non esistono più)

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      1. Anche io li chiamo omini!!! 😀

        Comunque questo libro è scritto strano, mi pare di capire. Come definiresti il suo stile?
        La mia top five:
        – le zanzare
        – i datori di lavoro che parlano al plurale, specie quando “guadagniamo” e “perdiamo”
        – i silenzi da riempire per forza
        – gli aerei dai prezzi folli che ti segano anche i sogni ad occhi aperti
        – la gente ottusa

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        1. Bella top five!
          Questo libro è definitely scritto strano, ma non ti so dire se ha un nome. Mi hanno detto però che assomiglia parecchio a certa letteratura russa (e infatti lui ha studiato russo), però poi boh!

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