#87 atlantide

Era una sera afosa quando Wellentheorie si è accorta, chiacchierando con me, che sono un vero e proprio custode di informazioni inutili-che-non-interessano-a-nessuno. Da lì, è stato un attimo propormi di scrivere come guest sul suo bellissimo blog (vi direi di seguirlo a tutti i costi, ma se state leggendo queste righe… lo seguite già).

Detto fatto: dopo aver elencato una manciata di argomenti sui quali avrei potuto scrivere un post più o meno sensato (tra cui la storia dei vibratori – ci arriveremo, promesso), la scelta è ricaduta sul mito di Atlantide.

Barney Stinson

Sono anche riuscito a convincerla a comprare un libro del 1950 sui Paesi Legen…wait for it… dary, edito da Garzanti nella collana “Saper Tutto”.

Questa è il libro che Wellentheorie mi ha regalato: ha 65 anni!
Questa è il libro che Wellentheorie mi ha regalato: ha 65 anni!

Ma partiamo dalla mia passione per Atlantide e dal perché è così radicata nel mio immaginario (e in quello di molti). L’idea che ci sia già stato un apice tecnologico, che poi è caduto in declino fino a scomparire è un tema caro a molti miti e leggende e ha fatto da spunto a tantissimi autori.

Posso citare Jerry Siegel, autore di Superman, che nel 1938 prese spunto da Atlantide per inventare un pianeta tecnologicamente avanzato (Krypton) che all’apice del suo splendore è andato incontro a una catastrofica distruzione.

O posso nominare, in tempi recenti, la mitologia dietro alla saga di Assassin’s Creed, che ipotizza una civiltà avanzata del passato, basata sull’acquisizione di conoscenze e tecnologia aliena che poi è andata distrutta.

Ad ogni modo, ciò che rende speciale per me Atlantide è che ne ho sentito parlare per la prima volta in un vecchio fumetto di mio padre, Mandrake, che finiva a lottare proprio nel regno sottomarino di Atlantide (mi riferisco a questo episodio).

Mandrake

Per chi non lo sapesse, Mandrake è un fumetto ideato da Lee Falk, nel 1934, ed è così “vecchio” che all’inizio non utilizzava neppure i balloon per i dialoghi dei personaggi.

Infatti, per quanto i balloon siano stati inventati attorno al 1400 e siano stati utilizzati qualche anno dopo il lancio anche nel primo fumetto della storia, The Yellow Kid, agli inizi del 1900 non erano ancora divenuti uno standard.

Un po' di classici baloon per i fumetti
Un po’ di classici balloon per i fumetti

Mandrake viveva avventure dal sapore simile a quelle dell’odierno Martin Mystere, edito dalla Bonelli – di cui non vi parlerò per niente perché sennò questo post diventa un elenco sconclusionato di personaggi dei fumetti, ma sappiate che anni fa ho lavorato anche al videogioco su MM, quindi prima o poi, se Wellentheorie non mi caccia prima, vi beccherete un post pure su di lui – alla ricerca di misteri in giro per il mondo.

Quelle ambientazioni, seppur abbozzate, mi hanno così tanto colpito da rimanere nella mia testa per anni, rendendomi letteralmente affamato di informazioni a riguardo.

Mi sono imbattuto così nei due testi di Platone, Timeo e Crizia, due dei suoi tantissimi dialoghi e che fanno parte del gruppo di testi scritti nell’ultima parte della sua vita, denominato Dialoghi Dialettici. In particolare in Crizia viene descritta la creazione di Atlantide che vi riassumo qui:

Poseidone (il dio dei mari) si innamora di una ragazza di nome Clito (ehm… saltiamo facili battute, dai! Facciamo quelli maturi!), e non sapendo dove andare a trombare con ella, crea una struttura concentrica fatta di terra e acqua (tre anelli di acqua e due di terra), li rende rigogliosi e si rinchiude al centro assieme alla sua conquista. Qui, non avendo né televisione né smartphone, concepiscono 10 figli. Il primo, Atlante, diviene l’imperatore della nazione che sorgerà su quelle terre, Atlantide.

Una rappresentazione dell'isola di Atlantide creata da Poseidone
Una rappresentazione dell’isola di Atlantide creata da Poseidone

Leggendo Timeo, invece, la descrizione di Atlantide è differente – segno che Platone andava proprio a braccio, o che si basava su testi (mai rinvenuti) contraddittori.

Platone colloca l’isola di Atlantide oltre le colonne di Ercole, descrivendola come un’isola molto vasta, che viene indicata come l’oppositore della liberale Atene.

Dopo la storia di Poseidone e Clito (ehm… dai, ok, la smetto), inizialmente i regnanti sull’isola erano saggi e potenti e la civiltà crebbe demograficamente e tecnologicamente. Poi, però, a causa dell’animo umano mutò in un regno di conquistatori che volevano solo accrescere il loro potere. Ma proprio quando dichiararono guerra ad Atene, un cataclisma spazzò via l’isola intera, trascinando negli abissi abitanti, tecnologia e reperti preziosi.

Tra essi, Platone cita l’oricalco, un metallo leggendario.

Questo materiale viene ripreso nel videogioco Indiana Jones and the Fate of Atlantis, una delle avventure grafiche che hanno segnato un’epoca (e il più grande interrogativo della storia del cinema – nel senso: ma perché cavolo Lucas e Spielberg sono andati a tirare in ballo alieni e teschi di cristallo con Indiana Jones 4 quando potevano benissimo prendere la trama del gioco e fare una figata?). La trama, ricca di colpi di scena, porta l’archeologo più famoso del mondo alla ricerca del regno perduto di Atlantide proprio seguendo le indicazioni di Platone (anche se l’isola viene collocata al centro del mediterraneo).

Oricalco in un medaglione che diventa una fonte energetica e indica il pericolo... aspetta, mi ricorda qualcosa!
Oricalco in un medaglione che diventa una fonte energetica e indica il pericolo… aspetta, mi ricorda qualcosa!

Nel gioco l’oricalco è in grado di attivare i macchinari che provengono dall’antica civiltà perduta, dando quindi al metallo un potere energetico.

Un espediente uguale, per altro, a quello utilizzato in Atlantis, il film del 2001 della Disney, nel quale una gemma preziosa è capace di attivare tutta la tecnologia dell’isola. Il cartone – uno dei miei preferiti e se non l’avete ancora visto dovete vederlo se non altro per lo stile steampunk ispirato ai romanzi di Verne – e colloca la posizione di Atlantide nell’oceano Atlantico.

Un esempio del design steampunk del film
Un esempio del design steampunk del film

Visto che siamo sul blog di Wellentheorie, non posso non citare Marc Okrand, colui che ha inventato un sacco di linguaggi per film e serie tv (uno tra tutti: il Klingon per Star Trek), che per il film Atlantis ha sviluppato l’Atlantean, basato su parole delle lingue indoeuropee (non mi addentro per non sembrare troppo ignorate; ask to capo-massimo-del-blog per maggiori dettagli: è lei la specialista di lingue!).

Una curiosità del film è che se analizzato attentamente si possono notare un sacco di similitudini con l’anime Fushigi no umi no Nadia (in italiano Il mistero della pietra azzurra). Di questo anime magari parlerò in un’altra occasione con più precisione, ma cito solo Nadia, il personaggio protagonista, che per anni è stata in Giappone un simbolo sociale della lotta all’inquinamento e per la salvaguardia della natura. Nadia infatti è vegetariana e veniva utilizzata come vera e propria icona durante le lotte sociali degli anni ’90. 

Tornando alla Disney, non era la prima volta che prendeva un’idea di un’opera giapponese e la adattava per i suoi film. Infatti nel 1994 Il Re Leone aveva già copiato spudoratamente l’anime Janguru Taitei (in italiano Kimba il Leone Bianco), limitandosi a cambiare il nome del protagonista da Kimba a Simba.

Nota che non interesserà a nessuno: Kimba è stato il primo anime della mia infanzia.

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Per concludere, tornando ad Atlantide, Wellentheorie che mi pensa sempre, l’altro giorno è finita in un mercatino dell’usato e ha comprato il libro La Piramide di Atlantide (Raising Atlantis) – di Thomas Greanias. Appena riuscirò a leggerlo vi farò sapere se è un libro che merita o un mattone buono per livellare il vecchio divano traballante della nonna.

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8 pensieri su “#87 atlantide

  1. Un articolo molto alla Wellentheorie, complimenti.
    Splendida citazione quella di Indiana Jones and the Fate of Atlantis.
    E che interrogativo solleva quel videogioco, hai perfettamente ragione!

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    1. Grazie 😀 Per lo stile, mi ha catechizzato un sacco… anzi, mi ha wellentheorizzato XD
      Sulla citazione… non potevo fare altro: è forse l’avventura che ho giocato di più nella mia vita, dopo Monkey Island (oohhh un altro post… con la storia del gioco, del parco Disney, dei film… spe’ che me lo segno).
      Sull’interrogativo io mi sono risposto sempre in un modo: Indy4 non esiste, come Alien4 o Episodio I.

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