#90 muschio

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul muschio (ma non avete mai osato chiedere).

Non si vede benissimo ma quello per terra dovrebbe essere muschio.
Non si vede benissimo ma quello per terra dovrebbe essere muschio.

Prima di cominciare, una curiosità: in inglese muschio si dice “moss”, e c’è una canzone scritta da David Bowie e Brian Eno che si chiama Moss Garden, pubblicata su Heroes, album di Bowie del 1977.
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I muschi fanno parte delle Bryophyta: un gruppo di circa 24.000 specie di piante terrestri. Non hanno semi né fiori e sono prive di tessuto vascolare (“l’assorbimento ed il trasporto dell’acqua e dei soluti necessari avviene generalmente per capillarità e interessa tutta la superficie della pianta”). Queste strutture sono pessime come sostegno e impediscono lo sviluppo in altezza, per questo le briofite sono piante di dimensioni ridotte e crescono soprattutto in orizzontale.
Nella maggior parte delle specie l’altezza è inferiore a 6 cm. La più grande briofita conosciuta è un muschio dell’Australia e della Nuova Zelanda: la Dawsonia superba, che può raggiungere i 50-60 centimetri di altezza, mentre le briofite più piccole hanno dimensioni inferiori al millimetro.

Dawsonia superba
Dawsonia superba

Poi Wikipedia vi butta lì questa frase: “Il ciclo ontogenetico è aplodiplonte con prevalenza gametofitica. Lo sporofito non è autonomo ma vive a spese del gametofito fotosintetizzante.”
Uhm.

Ora vi spiego come si riproducono le briofite.

Il ciclo ontogenetico è il ciclo di stadi di sviluppo attraverso i quali un organismo passa dallo stato iniziale a quello di individuo completo. Il ciclo aplodiplonte è un tipo di ciclo ontogenetico “caratterizzato da due fasi, una aploide, il gametofito, che produce i gameti, ed una diploide, lo sporofito, che produce le spore.”
Le cellule diploidi sono quelle che hanno il corredo cromosomico completo di un individuo (nel caso degli esseri umani, 46 cromosomi, cioè 23 coppie); mentre le cellule aploidi hanno un corredo cromosomico dimezzato (23 cromosomi negli umani). Sono tipicamente aploidi le cellule sessuali che servono per la riproduzione (come spermatozoi e ovuli), proprio perché dalla loro fusione si forma un nuovo individuo con un set cromosomico completo, cioè diploide.
Ma torniamo al ciclo aplodiplonte: il gametofito è un individuo aploide, al cui interno di trovano i gametangi. I gametangi (i gametangi femminili si chiamano archegoni e quelli maschili anteridi) sono strutture riproduttive che contengono i gameti (rispettivamente, gameti femminili e quelli maschili), che sono cellule aploidi. Quando maturano, i gameti maschili raggiungono il gamete femminile (cellula uovo) nell’archegonio. Dall’unione di un gamete femminile e uno maschile, si forma uno zigote, che è una cellula diploide. Lo zigote, attraverso la mitosi (la duplicazione delle cellule) si sviluppa in organismo pluricellulare e diploide che si chiama sporofito. (Nelle briofite, lo sporofito non è un individuo autonomo e per vivere dipende dal gametofito, che è in grado di svolgere la fotosintesi clorofilliana.) Lo sporofito, attraverso un processo di meiosi (divisione mediante la quale una cellula diploide dà origine a quattro cellule aploidi), produce spore (dette meiospore) che sono aploidi. Le spore sono cellule riproduttrici in grado di disperdersi nell’ambiente e sopravvivere per lunghi periodi di tempo anche in condizioni avverse, e nell’habitat adatto alle loro condizioni di vita possono generare un nuovo individuo vitale. L’organismo prodotto dalle spore è il gametofito, aploide, che possiede strutture specializzate (i gametangi) che si sviluppano e producono per mitosi i gameti aploidi. Dall’unione di due gameti, uno maschile e uno femminile, si svilupperà un nuovo zigote diploide, che darà inizio al nuovo ciclo.
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Il ciclo aplodiplonte in inglese viene chiamato, più semplicemente, alternation of generations.

Nella parte superiore la fase aploide (n) e in quella inferiore la fase diploide (2n).
Nella parte superiore la fase aploide (n) e in quella inferiore la fase diploide (2n).

Ricapitolando:
Un gametofito (organismo aploide) contiene:
• gametangi femminili (archegoni) che contengono gameti femminili (cellule aploidi),
• gametangi maschili (anteridi) che contengono gameti maschili (cellule aploidi).
Dall’unione di un gamete femminile e uno maschile, si forma uno zigote (cellula diploide).
Lo zigote si sviluppa in sporofito (pluricellulare e diploide).
Lo sporofito produce spore (cellule aploidi, dette meiospore).
Una spora genera un gametofito (organismo aploide).
Tutto questo si ripete all’infinito.

Nell’immagine, tratta da Wikipedia, un muschio che presenta sia gametofiti (la parte inferiore, verde) sia sporofiti (la parte superiore, simile a steli).
Nell’immagine, da Wikipedia, un muschio che presenta sia gametofiti (la parte inferiore, verde) sia sporofiti (la parte superiore, simile a steli).

(Le mie statistiche avranno sicuramente un’impennata col termine di ricerca “riproduzione delle briofite”!).

Le briofite amano l’umidità, e sono distribuite in tutto il mondo, tranne nelle regioni aride e negli ambienti con acqua salata. Non avendo vere e proprie radici, possono crescere sul terreno ma anche sulla superficie delle rocce, sulla corteccia degli alberi, sul cemento, sulle piastrelle del mio balcone, e praticamente dappertutto.
Le briofite sono suddivise in tre gruppi: Anthocerotopsida (o antoceri), Hepatopsida (o epatiche) e Bryopsida (o muschi).
I muschi vengono spesso confusi coi licheni ma (attenzione, gente!) i licheni NON sono affatto muschi e non sono neanche imparentati.

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Questi sono licheni e non sono muschi.

Ma arriviamo alla parte divertente.

“Divertente” è forse un termine eccessivo ma ci siamo capiti.

I muschi sono relativamente semplici da coltivare e sopravvivono in condizioni in cui altre piante non resisterebbero (ad esempio apprezzano la scarsa illuminazione, non gli dà fastidio essere calpestati, eccetera). Per questo i muschi possono essere utilizzati per ricoprire vaste aree di terreno, al posto di un prato, se c’è abbastanza ombra e abbastanza umidità (ad esempio al di sotto di alberi molto folti). Oppure i muschi possono essere coltivati in casa in minuscoli, adorabili giardinetti.

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È sufficiente trovare del muschio (ad esempio in un bosco o in un parco, ma attenzione perché in aree naturali protette potrebbe essere vietato – in ogni caso, bisogna prelevare piccole quantità di muschio e non estirpare intere zone, per la sua sopravvivenza). Per creare l’habitat adatto basta un contenitore poco profondo con uno strato di sassi (o sabbia) e uno di terriccio (i sassi servono per il drenaggio dell’acqua, perché troppa acqua stagnante può far marcire il muschio). I pezzetti di muschio vanno poi premuti sul terreno, e se si trovano bene dovrebbero poi riprodursi e allargarsi. Hanno bisogno di luce sufficiente per la fotosintesi, ma senza sole diretto. Non servono fertilizzanti. L’acqua del rubinetto potrebbe dargli un po’ fastidio, e sarebbe meglio usare acqua piovana o distillata. Come tutte le piante, non sono fatti per stare in casa e preferiscono l’aria aperta, ma sopravvivono anche all’interno se hanno tanta umidità: per questo li si può bagnare spesso con uno spruzzatore oppure si possono collocare in un terrario chiuso, dentro al quale si mantiene la giusta umidità.

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Considerando le proprietà dei muschi, qualcuno si è inventato il tappeto per il bagno fatto di muschio. È perfetto perché assorbe l’umidità, anzi se ne nutre, e sopravvive anche se calpestato.
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Un altro metodo per la propagazione del muschio consiste nel raccogliere pezzi di muschio, frullarli (non sto scherzando) insieme ad acqua ed eventualmente altre sostanze nutritive, e cospargere il frullato sulla superficie desiderata: da lì si svilupperà nuovo muschio. Questa tecnica viene usata anche per fare “graffiti” sui muri (qui un tutorial).
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Il muschio cresce bene anche in verticale, e viene usato per creare giardini verticali, anche in interni.
Ecco un’anteprima di casa Wellentheorie nel prossimo futuro:
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*** EDIT: Nonostante avessi avvertito i lettori che muschi e licheni sono due cose ben diverse, mi è stato fatto notare da Elisa che le tre foto qui sopra ritraggono NON muschi BENSÌ lichene stabilizzato. Chiedo scusa, sono stata tratta in inganno da Google Immagini. ***

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20 pensieri su “#90 muschio

    1. Guarda, anch’io ci capisco ben poco, ma per qualche misterioso motivo finisco spesso per scrivere di robe simili XD
      Mai visto Downton Abbey (anch’io pensavo fosse Downtown — che vuol dire Downton?), be’ secondo te devo vederlo? Me lo consigli?

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      1. BENE mi è arrivata la notifica solo adesso 😀 Io sinceramente non lo consiglio a nessuno (mi deprime / causa sonnolenza), però ammetto che ho visto solo tre puntate e nemmeno in ordine cronologico, quindi forse non dovrei esprimermi. A mia mamma piace MOLTO.

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  1. Mi fa piacere che la futura casa wellentheorie preveda un muschio in verticale grosso come una parete: possiamo almeno fare dietro al letto che così se do le zuccate mentre dormo è soffice? XD

    Poi due cose: mi aspettavo l’auto incensamento per la faccenda top secret di wik… ci siamo capiti. Ma sei timida e quindi se non lo farai tu nel prossimo futuro lo farò io (odiami :P).
    Ma, soprattutto, quanto è fico il nome “meiospore”? Se lo scrivi alla romana (mejospore) riesco a immaginarle come queste spore con il chiodo e gli occhiali da sole che vanno a rimorchiare le squinzie al bar 😛

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  2. Bellissimo post. ho appena visitato una mostra a Villa Panza a Varese dove era esposto un meraviglioso letto di muschio creato da Meg Webster. Ho scoperto da poco il tuo blog ma ho già sviluppato una forte dipendenza! Grazie per tutte le belle cose che mi hai fatto scoprire (comprese le bizzarre abitudini sessuali dei muschi)

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  3. bel post! c’è anche un romanzo di Elizabeth Gilbert, ‘Il cuore di tutte le cose’, che racconta di una donna la cui passione è studiare i muschi (tra le altre cose).
    Attenzione, però: le pareti delle foto 1-2-3 della tua futura casa sono in lichene stabilizzato 😉

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  4. esiste anche il muschio stabilizzato, ma quello delle foto è lichene, la stabilizzazione è una tecnica che prevede l’uso di glicerina per ‘bloccare’ un muschio, lichene, fiore, foglia in un momento preciso della vita facendolo sembrare fresco per anni. ma è un altro discorso 🙂

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  5. Ehm… non ho mai pensato in questi termini… ma dopo un bagno in glicerina calda, come dire… spesso poi (per non dire sempre) il lichene viene tinto, quindi…
    Il muschio è un prodotto relativamente recente per questo tipo di tecnica, date le sue caratteristiche, fino a poco tempo fa era usato direttamente sulle pareti avendo cura di tenerlo umido (la stessa cosa dovrebbe avvenire anche per il lichene stabilizzato, che se esposto alla luce artificiale si secca)

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