#95 dalla terra alla luna

Se Jules Verne fosse vivo oggi, avrebbe senza dubbio un blog come questo. Solo più interessante, scritto meglio, e aggiornato più spesso. I suoi romanzi sono un po’ così: pieni di curiosità, digressioni, nozioni di tutti i tipi, approfondimenti scientifici, geografici, letterari. Le trame sembrano quasi un pretesto. Ed è per questo che oggi parlo di Dalla Terra alla Luna e del suo seguito Intorno alla Luna con alcuni ‘spoiler’.

Jules Verne fotografato da Nadar
Jules Verne, fotografato da Nadar.

Dalla Terra alla Luna (titolo originale: De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes), pubblicato nel 1865, racconta dell’iniziativa dei soci del Gun Club, associazione di artiglieri di Baltimora. Da poco conclusa la guerra di secessione americana (1861-1865) e senza la prospettiva di nuovi sanguinosi conflitti, per combattere la noia questi fanatici delle armi hanno la brillante idea di sparare un proiettile sulla luna. Si discute dettagliatamente del progetto e si comincia a metterlo in atto, con la costruzione di un gigantesco cannone idoneo a sparare il gigantesco proiettile sferico sulla luna, per i primi sedici capitoli (e senza che nessuno si chieda “ma perché dovremmo sparare un proiettile sulla luna?”).

Nitrocellulose
La nitrocellulosa.

In questa fase si stabilisce, tra le altre cose, che per il lancio del proiettile il cannone utilizzi come detonatore il fulmicotone, altrimenti detto nitrocellulosa. Questa bellissima parola dal suono vintage si usa anche in senso figurato nell’espressione “al fulmicotone” “per indicare azione rapida, impetuosa, violenta” (Treccani).
Il fulmicotone è un composto chimico derivato dalla cellulosa del cotone e sfruttato per le sue proprietà infiammabili-esplosive prima dell’invenzione della dinamite. Il fulmicotone è stato inventato nel 1845 dal tedesco Christian Friedrich Schönbein, lo stesso che qualche anno prima aveva scoperto l’ozono. La polvere da sparo era già nota da secoli. Due anni dopo, invece, l’italiano Ascanio Sobrero riesce a sintetizzare un nitrato esplosivo più stabile, la nitroglicerina. È soprattutto con la nitroglicerina che lo svedese Alfred Nobel fa un sacco di esperimenti, in uno dei quali salta in aria un capannone con dentro cinque persone, tra cui il fratello più giovane Emil (1864). Più tardi, nel 1867, Alfred Nobel riesce a stabilizzare la dinamite.

Alfred Nobel
Alfred Nobel.

È sempre divertente l’aneddoto che spiega l’origine del premio Nobel: il fratello di Alfred, Ludvig Nobel, muore nel 1888, e «Per errore, un giornale francese pubblica il necrologio della morte di Alfred condannandolo aspramente per l’invenzione della dinamite. Il titolo del necrologio recita Il mercante di morte è morto (Le marchand de la mort est mort), continuando poi: “Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri”» (Wikipedia). Alfred Nobel si ritrova così nella curiosa situazione di leggere il proprio necrologio ed essere vivo. In più, il necrologio è ben poco lusinghiero. Dispiaciuto per il ricordo negativo che sta lasciando, si impegna per compensare l’invenzione della dinamite con qualcosa di bello, e nel suo testamento del 1895 istituisce i riconoscimenti noti come premi Nobel. Muore l’anno dopo per un’emorragia cerebrale nella sua villa a Sanremo in Italia.
Una cosa simile è successa anche nei Simpsons a Montgomery Burns, nell’episodio Impero mediatico Burns (Fraudcast News, stagione 15, episodio 22): Burns viene travolto dal crollo improvviso del Masso Vegliardo (Geezer Rock) e creduto morto. In realtà è sopravvissuto (nutrendosi di insetti), e quando torna in città vede che giornali e televisioni annunciano allegramente la sua morte, descrivendolo in tutta la sua malvagità. Burns reagisce però diversamente da Nobel, e compra tutti i media di Springfield per controllare l’informazione e l’opinione pubblica. In realtà non ho trovato da nessuna parta che l’episodio sia un riferimento ad Alfred Nobel, ma direi che le vicende si assomigliano molto.

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Il “Masso Vegliardo” di Springfield

Ma torniamo a Dalla Terra alla Luna.

Dicevo che nei primi sedici capitoli si comincia a mettere in atto il progetto di sparare un proiettile sferico sulla luna. Il colpo di scena arriva solo al capitolo 17, ed è peraltro spoilerato da quasi tutte le copertine (ripeto: fin qui si è parlato di un proiettile SFERICO).

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Altre copertine si spingono oltre: vedete gli oblò?

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2 oblo 2
2 oblo 3

Nel capitolo 17, infatti, entra in scena il francese Michel Ardan, personaggio energico e stravagante, ispirato al fotografo Nadar, amico di Verne (e Ardan è l’anagramma di Nadar. Ne avevo parlato qui).

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Un autoritratto di Nadar e un’illustrazione del personaggio Michel Ardan

Ardan propone di sostituire il proiettile sferico con un proiettile cilindro-conico, in modo che possa contenere una persona, cioè lui stesso, trasformando il progetto originale in una missione esplorativa.

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E qualche copertina vi svela anche il colpo di scena del finale del capitolo 21, e cioè che a partire non è solo Ardan, ma sono in tre.

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Il proiettile trasformato in veicolo per umani è spoilerato dalla maggior parte delle recensioni. Wikipedia addirittura scrive: “In questo romanzo Verne anticipa le prime fasi dello storico allunaggio avvenuto realmente oltre 100 anni dopo, il 20 luglio 1969.” Ehm, no, veramente non proprio. Il romanzo si conclude pochi giorni dopo il lancio del proiettile, con una comunicazione dell’osservatorio che ha avvistato il proiettile e scoperto la sua sorte, spoilerata peraltro dal titolo del romanzo che fa da seguito a Dalla Terra alla Luna, ovvero Intorno alla Luna (Autour de la Lune) pubblicato nel 1870. *Intorno* alla luna, non *sulla* luna. Il proiettile, infatti, è entrato nell’orbita della luna e le ruota attorno come un satellite. Non è questo che fanno con l’allunaggio del 1969: al massimo Verne lo anticipa concettualmente, perché non è il primo a raccontare di viaggi sulla luna, ma è uno dei primissimi a parlare della possibilità di raggiungerla grazie al progresso scientifico e tecnologico. Per dire, nell’Orlando furioso (1532) di Ludovico Ariosto, Astolfo va sulla luna con un carro trainato da ippogrifi (per recuperare il senno perduto da Orlando: capite che non è particolarmente realistico). Questo è fantasy. Verne invece è science fiction: lui immagina una tecnologia più avanzata rispetto a quella esistente, ma plausibile in termini scientifici e secondo le leggi del mondo reale.

ippogrifo
Questo è un ippogrifo.

Mentre il primo dei due romanzi (Dalla Terra alla Luna) è interamente ambientato sulla Terra, il secondo (Intorno alla Luna) assume invece il punto dei vista dei tre viaggiatori all’interno del proiettile. Ci sono abbondanti spiegazioni (per quanto non tutte coerenti con le conoscenze scientifiche di oggi) sulla vita dei tre “astronauti” in viaggio verso il satellite: scorte d’acqua e di cibo, un sistema per assorbire l’anidride carbonica e rigenerare ossigeno, illuminazione, riscaldamento (perché nello spazio fa freddo: Verne dice -140°C, in realtà più freddo: Wikipedia dice 3 kelvin, cioè -270°C), attrezzature scientifiche di vario tipo, eccetera. (Faccio notare che non viene MAI neanche accennato come questi tre uomini e gli animali che hanno portato (sì, hanno portato dei cani e dei polli, con l’idea di farli ambientare sulla luna per dare inizio a una sorta di colonizzazione) dicevo, non viene MAI detto come e dove tutti questi esseri viventi facciano la pipì e la cacca nei quattro giorni del viaggio.)
A un certo punto del viaggio, per un problema con l’attrezzatura, i nostri eroi rischiano un’intossicazione da ossigeno. Ma davvero si può morire per troppo ossigeno? L’ho googlato, e la risposta è sì. In condizioni normali non è possibile respirare troppo ossigeno, neanche iperventilando, ma può accadere in situazioni in cui la concentrazione dell’ossigeno è stata artificialmente aumentata. Se l’ossigeno nei polmoni supera la capacità di assorbimento dell’ossigeno del sangue, succede un casino. Non ho capito perché, ma si rischiano danni ai polmoni, al sistema nervoso e alla retina, e poi la morte. Le conseguenze della tossicità dell’ossigeno vengono chiamate anche “effetto Paul Bert” perché il francese Paul Bert (1833 – 1886), esperto di fisiologia della subacquea, è stato il primo a studiare l’argomento. Era anche un politico ed è stato ministro dell’istruzione ed era razzista: la Wikipedia francese riporta diversi brani in cui descrive come i neri siano evidentemente meno intelligenti dei bianchi e persino meno dei cinesi.

Symptoms_of_oxygen_toxicity

Per stavolta il discorso su Verne si conclude qui, ma credo ci sarà un seguito, perché le cose da dire sono tante.

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10 pensieri su “#95 dalla terra alla luna

  1. provo ad andare a intuito sull’effetto bert. l’ossigeno di per sé, se non è chelato per aumentarne la stabilità (e a livello alveolare questo avviene per scambio rapidissimo con l’emoglobina), è istabile e molto reattivo. è una moelvola un po’ “irrequieta”, diciamo, che finché la tieni a bada fa un gran bene ma se aumenta troppo la concentrazione fa casini (vedi ozono, che è ancora più instabile). perché poi faccia danni a livello polmonare-neurologico-oculare, mah, credo semplicemente che quelli siano i primi che vedi, perché fai poco in tempo a vedere i successivi (ma su questo illaziono).
    e comunque, vabbè, adoro i tuoi post.

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    1. Confermo, la tossicità neurologica è dovuta alla produzione di radicali liberi dell’ossigeno (per gli amici, ROS), ed alla conseguente perossidazione delle membrane, che le rende instabili. Le prime cellule su cui si manifesta la tossicità sono i neuroni, per il semplice fatto che la membrana cellulare (come sicuramente sai bene, amme 😉 ) è quella che permette di mantenere “l’elettricità” del neurone. Se si altera la membrana, si altera anche la capacità del neurone di trasmettere i suoi “segnali elettrici” (approssimando, ma per far capire, si potrebbe dire che è come “sfilacciare” un filo elettrico).

      Sulla tossicità a livello polmonare invece la questione è più controversa. Io credo che da un lato c’entri la deregolazione del centro del respiro, che sottoposto ad un tale “carico” di ossigeno smette di rispondere, con conseguente riduzione della frequenza del respiro e conseguente insufficienza respiratoria (succede una cosa del genere nei pazienti che sono ipossiemici cronici: il loro cervello non risponde più all’ossigeno, ma all’anidride carbonica presente nel sangue. Di conseguenza, somministrando loro ossigeno… li si stende). D’altronde, c’entra anche una tossicità diretta sui polmoni, che rispondono con la classica risposta polmonare al danno diretto: cioè l’ARDS (sindrome da distress respiratorio dell’adulto: in pratica, un edema massivo ad alto contenuto proteico, che “incolla” le pareti degli alveoli, struttura funzionale del polmone).

      Scusate la pippa medica, ma queste domande mi provocano :-).

      P.S.: wellentheorie, è il primo tuo articolo che leggo… ma penso che questo sarà l’inizio di una bella amicizia (cit.) :-).

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          1. Amico Gaberricci, mi auguro di averti d’ora in poi come assiduo commentatore! Ora mi rileggo quello che hai scritto per cercare di capirlo (la principale e praticamente unica fonte delle mie conoscenze mediche è il Dr. House) ma comunque: wow.

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  2. Finalmente ho avuto il tempo di leggere tutto l’articolo. Ho giusto un paio di note: in 1 anno e mezzo non ti ho mai sentito usare la parola “cacca” quindi leggerlo in un post mi ha spiazzato XD
    Molto più importante, l’Orlando Furioso NON è fantasy, mannaggia la miseria. Di solito si considera il primo fantasy della storia “The King of the Golden River”, del 1841. In senso esteso, probabilmente il primo fantasy della storia è “Sogno di una notte di mezza estate”.
    Ma l’Orlando Furioso è considerato “epica cavalleresca” o “poema epico cavalleresco”.
    Fantasy e sci-fi, infatti, fanno parte del macro-genere della Speculative Fiction (https://en.wikipedia.org/wiki/Speculative_fiction), mentre l’epica ha regole letterarie differenti.

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    1. Amore mio, si vede che non mi ascolti. Io dico “cacca” in continuazione 🙂

      L’Orlando furioso NON è fantasy, sì, vabbè, okay, però un tizio che va sulla luna a cavallo di un ippogrifo può essere considerato APPROSSIMATIVAMENTE fantasy. Wikipedia dice: “Fantasy is a genre of fiction that uses magic or other supernatural elements as a main plot element, theme, or setting” (https://en.wikipedia.org/wiki/Fantasy) e, per me, il pezzo di trama in cui un tizio va sulla luna a cavallo di un ippogrifo rientra ALMENO APPROSSIMATIVAMENTE nella categoria. Se aggiungo un “almeno approssimativamente” nel post, sei contento? XD

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