il film della domenica #10: the day the earth stood still

Ultimatum alla Terra è un film americano, di fantascienza, in bianco e nero, del 1951. Il titolo originale, molto più bello, è The Day the Earth Stood Still. Nel 2008 ne è uscito un remake omonimo, con Keanu Reeves nel ruolo del protagonista Klaatu.
Il film è basato su Farewell to the Master, un racconto Harry Bates, la storia però è stata profondamente modificata.

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La trama molto in breve

Un disco volante atterra a Washington. A bordo vi sono Klaatu, un alieno umanoide, e Gort, un robot. Vengono in pace; ma i terrestri, bellicosi e sospettosi per natura, faticano a crederci. Succedono cose; Klaatu si fa passare per un umano e conosce la giovane vedova Helen Benson e suo figlio Bobby; succedono cose.

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Gort (Lock Martin) e Klaatu (Michael Rennie)

Attori, gossip, e divagazioni

L’extraterrestre Klaatu è interpretato da Michael Rennie (1909 – 1971), attore inglese di cinema, televisione e teatro, alto 193 cm, apparso in oltre 50 film. Wikipedia dice: “Rennie, con la sua alta statura e il suo volto dai lineamenti severi e affilati, diede un’interpretazione di grande intelligenza e fascino del misterioso Klaatu”.

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Gort davanti all’astronave.

Gort, il robot, è interpretato da Lock Martin (1916 – 1959). Faceva la maschera al Chinese Theatre di Hollywood e fu scelto per la sua statura impressionante (231 cm).

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Lock Martin è quello alto.

La coprotagonista femminile, Helen Benson, è l’attrice americana Patricia Neal (1926 – 2010).

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Helen Benson (Patricia Neal) e Klaatu (Michael Rennie).
Primo gossip:

Patricia Neal ha avuto una relazione con Gary Cooper, iniziata durante la lavorazione al film La fonte meravigliosa (The Fountainhead, 1949). Lei aveva 23 anni e lui 48, ed era sposato. Cooper interpretava il protagonista, l’architetto Howard Roark, personaggio liberamente ispirato all’architetto Frank Lloyd Wright.

Secondo gossip:

Patricia Neal ha sposato nel 1953 lo scrittore britannico Roald Dahl (1916 – 1990). Hanno avuto cinque figli e hanno divorziato nel 1983.

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Roald Dahl e Patricia Neal.
Due parole su Roald Dahl:

Nato in Galles da genitori norvegesi, il norvegese parlato in famiglia era la sua prima lingua. Il nome di battesimo gli è stato dato in onore di Roald Amundsen (1872 – 1928), esploratore norvegese delle regioni polari, riconosciuto come la prima persona ad aver raggiunto entrambi i poli.

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Roald Dahl e i suoi libri più famosi.

Cenni di xenolinguistica

In alcuni momenti del film, Klaatu parla nella propria lingua aliena, inventata dallo sceneggiatore Edmund H. North. Le frasi non vengono mai tradotte né sottotitolate, ma il loro significato può essere dedotto dal contesto (esempio: Gort sta sparando, Klaatu gli dice “Gort, declato brosco!”, e Gort smette di sparare).
La più celebre è “Klaatu barada nikto”: il nostro Klaatu, impantanato in vicende complesse, chiede a Helen di andare da Gort e digli queste parole. Klaatu le insegna la pronuncia, facendogliela ripetere più volte, ma senza spiegarne il significato.

Klaatu barada nikto

La frase è diventata un cult ed è citata in numerose opere (ad esempio ne L’armata delle tenebre (Army of Darkness, 1992), terzo capitolo della serie La casa (The Evil Dead), nella scena in cui Ash deve recuperare il Necronomicon). È stata usata anche nel remake del 2008, aggiunta su insistenza di Keanu Reeves.

In un articolo pubblicato nel 1978 sulla rivista americana Fantastic Films, Tauna Le Marbe analizza la lingua di Klaatu, che sostiene essere un misto di latino, francese, inglese, greco e cypher, e ne propone delle traduzioni. Secondo lei “Klaatu barada nikto” significherebbe qualcosa tipo “Sto morendo, riparami; non vendicarti” (peraltro, assolutamente coerente con quello che fa Gort dopo aver sentito la frase). Mi sono spinta fino alla quarta pagina dei risultati di Google per cercare informazioni su questa Tauna Le Marbe, accreditata come “Alien Linguistics Editor” della rivista, ma, a parte un paio di articoli a suo nome su Fantastic Films, non ho trovato niente e ho il vago sospetto che non esista.

fantastic films

La disciplina che “studia” le lingue aliene si chiama xenolinguistica. Ho messo le virgolette perché di lingue aliene, attualmente conosciute e da studiare, non ce ne sono: è tutto ipotetico. Si può però riflettere in termini scientifici e filosofici su come potrebbero essere le lingue di eventuali extraterrestri e sulla possibile comunicazione tra umani ed extraterrestri. In più, c’è tutta una branca della glossopoiesi (l’arte di creare linguaggi artificiali) che si occupata di inventare le lingue parlate dagli alieni all’interno delle opere di finzione (penso che la più famosa sia il klingon, in Star Trek).

Ultimatum alla Terra e l’architettura

L’architetto Frank Lloyd Wright (1867 – 1959) ha collaborato alla progettazione del set e in particolare dell’astronave di Klaatu (interni ed esterni).

Pare che il regista Robert Wise lo avesse contattato perché sapeva che Wright era interessato ai dischi volanti, alle cui forme si era ispirato per diversi progetti, tra cui lo Sports Club and Play Resort (progettato nel 1947, mai costruito) e la Annunciation Greek Orthodox Church a Wauwatosa, in Wisconsin (costruita nel 1956).

Ultimatum alla Terra e la pittura

L’architetto e artista Paul Laffoley (1935 – 2015) diceva di aver visto Ultimatum alla Terra più di 870 volte. Era ossessionato dagli UFO fin dall’infanzia. Pare che durante una TAC alla testa gli avessero trovato un minuscolo “implant” (come si dice in italiano?), apparentemente metallico, nel cervello, che ovviamente lui interpretò come una nanotecnologia di origine extraterrestre.

Paul Laffoley 1
Paul Laffoley nel suo studio

Paul Laffoley diceva che da bambino aveva deciso di diventare architetto per progettare astronavi. Dopo la laurea in architettura e dopo aver lavorato in qualche studio di architettura, Paul Laffoley si dedica completamente a dipingere: i suoi quadri sono visionari, complessi, contengono innumerevoli scritte e simboli, abbondano di significati difficili da interpretare. “Some paintings were mandala-like, others resembled board games, and they addressed topics such as time travel, astrology, mathematical theories, religion, black holes, alien life-forms, and a fourth dimension” (fonte).


Negli ultimi anni Paul Laffoley soffriva di vari problemi di salute, e gli avevano anche dovuto amputare una gamba al di sotto del ginocchio a causa di un’infezione. Lui si era fatto costruire un arto prostetico a forma di zampa di leone.

Paul Laffoley 2
L’arto prostetico di Paul Laffoley.

Ultimatum alla Terra e la musica

Dal protagonista alieno di Ultimatum alla Terra ha preso il nome la band canadese Klaatu, anni ’70, progressive rock.
La loro canzone più nota è Calling Occupants of Interplanetary Craft, dal loro primo album, 3:47 EST, pubblicato nel 1976. Le tre e quarantasette del pomeriggio, secondo il fuso orario della costa orientale degli Stati Uniti (Eastern Standard Time, EST), è l’orario in cui, nel film, Klaatu arriva a Washington.
La canzone fa ampio uso del mellotron, uno strumento musicale a tastiera molto popolare tra gli anni ’60 e ’70. Non ha un suono proprio: ogni tasto, quando viene premuto, fa partire il nastro registrato a cui è collegato. Può quindi riprodurre suoni di strumenti musicali o voci umane o qualsiasi altra cosa.

mellotron
John Lennon che suona il mellotron.

I Carpenters hanno fatto una cover di Calling Occupants of Interplanetary Craft, secondo me molto brutta, però piuttosto famosa.
I Carpenters erano un duo pop americano formato dai fratelli Karen (1950-1983) e Richard (1946) Carpenter. Mentre lui, pianista-tastierista, aveva problemi di droga e di dipendenza da Metaqualone (un farmaco dagli effetti simili ai barbiturici, usato come droga ipnotica negli anni ’60 e ’70), lei, batterista e cantante, soffriva di anoressia nervosa, le cui complicazioni ne hanno causato la morte nel 1983, a trentadue anni. Il lato positivo è che la notizia ha attirato l’attenzione pubblica sui temi dei disturbi del comportamento alimentare, di cui all’epoca non si parlava molto.
I Sonic Youth hanno dedicato una canzone a Karen Carpenter: Tunic (Song for Karen), dall’album Goo del 1990.

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I Carpenters.

Il testo di Calling Occupants of Interplanetary Craft parla del World Contact Day, dichiarato il 15 marzo 1953 dall’associazione International Flying Saucer Bureau (IFSB). Nel giorno prestabilito, tutti i membri dell’IFSB avrebbero dovuto cercare di inviare un messaggio per via telepatica verso lo spazio. L’idea era che, se tante persone si fossero concentrate contemporaneamente sullo stesso testo, qualche forma di vita aliena avrebbe dovuto riceverlo. Il messaggio inizia proprio con “Calling occupants of interplanetary craft!” e continua dichiarando la disponibilità di noi terrestri all’amicizia e ad accogliere con entusiasmo i visitatori extraterrestri. Chiede anche di venire sul nostro pianeta a ‘svegliare gli ignoranti’ e ad ‘aiutarci con i nostri problemi terrestri’ (ed è probabilmente per questo che nessun alieno ha mai risposto).
La canzone dei Klaatu si apre con un’esortazione a provare la telepatia, e prosegue con il messaggio vero e proprio da trasmettere all’universo, che è molto molto simile nelle parole e nei significati al messaggio dell’IFSB:

Calling occupants of interplanetary craft
You’ve been observing our Earth
And we’d like to make a contact with you
We are your friends

Il messaggio contiene anche un invito a visitare il nostro pianeta e a portare la pace (coerentemente, peraltro, con la visione degli alieni pacifisti e pacificatori nel film Ultimatum alla Terra).

klaatu beatles
Ma la cosa interessante dei Klaatu è che, a un certo punto, ha cominciato a girare la voce che i Klaatu fossero in realtà i Beatles, o alcuni componenti dei Beatles, che portavano avanti nuovi progetti musicali in segreto. La diceria era motivata dal fatto che le vere identità dei Klaatu non erano mai state rivelate: nelle copertine degli album non risultava alcun nome né fotografia, e la stessa casa discografica non dava informazioni, sostenendo che fossero persone molto riservate. Il loro suono era anche abbastanza beatlesiano.
Inoltre, dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970, quando ognuno di loro aveva dato inizio a carriere soliste, Ringo Starr (il cui vero nome è Richard Starkey) aveva pubblicato un album, nel 1974, Goodnight Vienna, la cui copertina è un’immagine da Ultimatum alla Terra: una delle scene più note, in cui l’astronave è appena atterrata e ne escono Gort e, dietro di lui, Klaatu, che saluta con la mano. Nella copertina di Goodnight Vienna la faccia di Ringo è photoshoppata al posto del casco di Klaatu (anche se all’epoca Photoshop non c’era e non ho idea di cosa si usasse in alternativa. Per curiosità, la prima versione di Photoshop è del 1990 e ha quindi ventisei anni).


In realtà, non c’è mai stata alcuna connessione tra i Beatles e i Klaatu, e la vera formazione di questi ultimi era: John Woloschuk, Dee Long e Terry Draper, tutti e tre originari di Toronto, Canada.

klaatu band

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20 pensieri su “il film della domenica #10: the day the earth stood still

    1. Sono d’accordo! Che poi ho controllato, in molte lingue il titolo è stato tradotto letteralmente. Ma noi no. Un giorno mi metto a fare una lista di tutti i titoli di film e libri storpiati dagli italiani…

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      1. Si potrebbe cominciare con “At home alone”, diventato un fastidiosissimo “Mamma ho perso l’aereo” (titolo tra l’altro del tutto inadatto per il seguito), e giungere fino al poeticissimo “The eternal sunshine of the spotless mind”, diventato da noi per motivi (in)comprensibili “Se mi lasci ti cancello”.

        I quadri di Laffoley sono affascinantissimi, ora mi faccio una ricerchina su di lui e magari nei prossimi giorni pubblico un post sulle patologie (fisiche e/o di altro tipo) da cui era affetto! 😉

        La glossopoiesi è un argomento che mi interessa molto. Chissà se è stato scritto qualche libro in proposito.

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        1. “Se mi lasci ti cancello” io l’ho snobbato per anni pensando, dal titolo (italiano), che fosse una commedia super super stupida, e invece… Che rabbia, questi bastardi cambia-titoli mi hanno privato di un bel film per anni.
          Ho il sospetto che Laffoley ne avesse a valanghe di patologie interessanti, quindi buon divertimento!!
          Sulla glossopoiesi bisogna indagare, fammi sapere se scopri un libro 🙂

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          1. Ho avuto lo stesso problema! Questo finché un mio coinquilino cinefilo (che non ringrazierò mai abbastanza!) mi convinse con l’insistenza a vederlo. Da quando ho visto quel film adoro mortalmente Kate Winslet! 🙂

            Mi lancio subito nell’indagine sia per l’una, che per l’altra cosa!

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          2. Per il momento posso dire che quello che aveva Laffoley nel cervello non era una nanotecnologia aliena neanche per sbaglio. Calcificazioni (che ad una TAC si vedono più o meno come si vede una scheggia metallica) dalle parti della ghiandola pineale ce le hanno tipo tutti, e forse pure qualcuno in più.

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  1. Il brutto di un titolo come “Ultimatum alla terra” e’ che spoilera il finale…ma ricordo orrori indicibili, i film di Truffaut per esempio, ma e’ un andazzo tanto comune che l’italia e’ il paese della pizza, del mandolino e dei titoli ad mentula canis. Sei bravissima e ammirevole e ti leggo con tanta devozione, ma avrei preferito pettegolezzi su Rennie. Compatisci e perdona.

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  2. Implant presumo si traduca banalmente “impianto” (nella fattispecie -> impianto alieno).
    Se ti può interessare, qui hai la sceneggiatura originale del film: http://www.goldenageofscifi.info/1951/day_the_earth_stood_still_images/day_the_earth_stood_still_1951_script.pdf

    E qui la trasposizione in un fumetto (Marvel) di Farewell to the Master: http://www.goldenageofscifi.info/1951/day_the_earth_stood_still_images/farewell_to_the_master_comics.pdf

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    1. Grazie! I fumetti Marvel portano la cultura nel mondo! 😀
      È che tipo nella definizione di “impianto” sul vocabolario Treccani non c’è il significato di “oggetto impiantato”, però sì, credo che in italiano si usi “impianto alieno”, che però è un anglicismo semantico, cioè un termine italiano che ha assunto un’altra sfumature di significato a causa dell’influenza dell’inglese (ci sono sicuramente altri mille esempi ma ora NON ME NE VIENE IN MENTE NEANCHE UNO)

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