#99 i nabokov

Vladimir Vladimirovič Nabokov (1899 – 1977), secondo l’enciclopedia Treccani, “è noto come uno dei più perfetti scrittori moderni sia nella lingua materna [il russo], sia in inglese”. E vi faccio notare l’aggettivo “perfetto”.
Nato a San Pietroburgo in una nobile e ricca famiglia, primo di cinque figli, Nabokov ebbe un’infanzia privilegiata, immersa nell’alta cultura e in un miscuglio di russo, inglese e francese che lo rese trilingue.

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Vladimir Nabokov da bambino.
Due parole sulla Russia di quegli anni: era l’immenso Impero russo, oltremodo arretrato, patria di pochi privilegiati e milioni di miserabili, guidato dal potere assolutista dello zar. Come se non bastasse, nel 1914 entra in guerra accanto a Francia e Gran Bretagna (Triplice Intesa), e la gente non ce la fa più. Ultima goccia: arriva pure un inverno particolarmente freddo. Nel 1917 esplode la rivoluzione, che rovescia il regime zarista, e dichiara l’uscita la guerra. Le famiglie nobili e ricche, come quella di Nabokov, capiscono che per loro, a questo punto, tira una brutta aria, e se possono emigrano.

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Lenin parla al popolo russo mentre i Nabokov emigrano.
I Nabokov lasciano San Pietroburgo e vanno prima in Crimea, poi in Gran Bretagna, poi a Berlino (dove Nabokov padre viene assassinato), poi a Parigi.
A Berlino c’è una numerosa e vivace comunità di emigrati russi (gli émigré di cui si legge spesso a proposito di Nabokov). Tra questi, c’è Vera Evseevna Slonim (1902 – 1991), nata a San Pietroburgo in un famiglia ebraica, emigrata anch’essa dopo la rivoluzione. Il padre, imprenditore, fonda a Berlino una casa editrice, dove lavora la stessa Vera. Nel frattempo il nostro Nabokov scrive e pubblica (sotto lo pseudonimo di Vladimir Sirin) i suoi primi scritti in russo, le sue poesie, lavora alla traduzione in inglese di Dostoevskij, ed entra in contatto col padre di Vera. Vladimir e Vera si sposano il 15 aprile 1925. Hanno un figlio, Dmitri, nel 1934.

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Vladimir, Vera e Dmitri.
Nel frattempo, Adolf Hitler sale al potere in Germania e la sua indole antisemita si fa insistente. Vera è ebrea, e così i Nabokov lasciano Berlino e se ne vanno a Parigi. Nel 1940, mentre Hitler sta arrivando a invadere anche la Francia, si trasferiscono negli Stati Uniti, e Wikipedia racconta così questa parte della vita di Vera Nabokov: “imparò a guidare e poté quindi accompagnare suo marito in vari viaggi, specie negli Stati Uniti occidentali, a caccia di farfalle. Per proteggerlo, portava con sé una pistola. Nabokov ha scritto nei suoi libri che non sarebbe stato da nessuna parte senza di lei e tutte le sue opere sono dedicate a lei. Fu sempre lei in più di un’occasione a salvare dalle fiamme le bozze di Lolita”.
Si parla di lei anche nella canzone Come Vera Nabokov dei Cani, che dice:

Basta che mi prometti di andare in giro con la pistola per difendermi
e di tagliarmi la carne da mangiare nel piatto come Vera Nabokov

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Vera e Vladimir nel 1967.
Vera è stata per Nabokov assistente, editor, agente, stenografa, autista, e mille altre cose. Sono state pubblicate le lettere di lui a lei (Letters to Véra): scritte magnificamente, traboccano di un amore infinito, e mi fanno commuovere disperatamente. Ecco un piccolo esempio:

You came into my life — not as one comes to visit… but as one comes to a kingdom where all the rivers have been waiting for your reflection, all the roads, for your steps.

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Vladimir Nabokov a caccia di farfalle.
Negli Stati Uniti Nabokov abbandona, per le sue opere, la lingua russa, e adotta l’inglese. Traduce in inglese alcune delle opere precedenti. Insegna letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. È anche autore di saggi di critica letteraria, e di problemi di scacchi. Lavora all’organizzazione della collezione di farfalle al Museo di Zoologia Comparata dell’università di Harvard e pubblica diversi scritti di entomologia, in particolare riguardo ai Polyommatini della famiglia Lycaenidae. Inoltre, fa spesso disegni di farfalle immaginarie, dedicate a Vera, al figlio o agli amici.

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Una farfalla immaginaria disegnata da Nabokov.
Figlio unico, Dmitri Vladimirovič Nabokov (1934 – 2012), dice Wikipedia, “è stato un basso e traduttore statunitense”.
“Basso” nel senso di cantante che possiede la più grave tra le voci maschili, che tipicamente si estende dal Fa grave al Fa acuto (Fa1 – Fa3). Dmitri era cantante lirico, e in più ha tradotto in varie lingue gran parte delle opere del padre. In particolare ricordiamo, dal russo all’inglese, Invito a una decapitazione (di cui si è parlato qui).

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Dmitri e Vladimir Nabokov nel 1968.
E poi c’è Sergei, il fratello minore di Vladimir.

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I fratelli Nabokov.
Timido e malinconico, gravemente balbuziente, appassionato di musica, balletto e poesia, Sergei Vladimirovič Nabokov (1900 – 1945) condivide con il fratello l’infanzia agiata e pietroburghese, e la successiva emigrazione. Scriveva poesie. Si trovava nelle campagne nei dintorni di Parigi nella primavera del 1940, quando i tedeschi invadevano la Francia settentrionale e Vladimir, Vera e Dmitri era partiti per l’America.
Nel 1941 Sergei è arrestato dalla Gestapo con l’accusa di omosessualità (non contribuire alla riproduzione della razza ariana era un grave reato). Rilasciato dopo quattro mesi, viene di nuovo arrestato alla fine del 1943, e portato a Neuengamme, in un grande campo di concentramento vicino ad Amburgo dove diventa il prigioniero numero 28631. Le condizioni brutali lo portano alla morte nel gennaio 1945, pochi mesi prima della liberazione del campo da parte degli anglo-americani.

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Nel campo di Neuengamme.

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Mappa dei campi di concentramento nazisti. Quello di Neuengamme è in alto sulla sinistra.

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Monumento alla memoria delle vittime omosessuali nell’ex campo di Neuengamme.
Vladimir e Sergei, pare, non sono mai andati troppo d’accordo. Vladimir, poi, era profondamente omofobo. Strano, per un uomo così brillante, antirazzista e senza alcuna preclusione contro gli ebrei in un’epoca tanto antisemita. Il suo radicato pregiudizio antiomosessuale ha sempre reso tormentato il rapporto con il fratello, visto come un motivo di vergogna. Nati a meno di un anno di distanza, simili nell’aspetto, eppure agli antipodi per carattere e preferenze (ad esempio, Vladimir non sopportava la musica). Lev Grossman (nel saggio The gay Nabokov, pubblicato nel 2000) scrive che la passione di Vladimir per il tema del doppio, che ricorre nelle sue opere sotto forma di specchi, riflessi, gemelli e quant’altro, potrebbe derivare proprio dal fratello, che era il suo doppio e il suo contrario.

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13 pensieri su “#99 i nabokov

      1. Sì, ma contestare la politica estera imperialista e coloniale dello stato di Israele non è mica essere antisemiti. Anzi.

        Tra l’altro, ok la definizione storica, ma etnicamente sono semiti anche gli arabi, eh.

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    1. Ciao Mela Kiwi Limone (come puoi vedere rispondo sempre tempestivamente), grazie mille per il commento! Sì Nabokov era sinesteta, e secondo me un pochino si sente a volte nei suoi romanzi, nel senso che ha delle trovate creative che a una persona “normale” non verrebbero mai in mente.
      Lo sai che il kiwi è una bacca e la mela è in realtà un falso frutto? 🙂

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