citazioni accidentali: #12 guido gozzano

A me Guido Gozzano mi è sempre stato simpatico, perché in una metrica meticolosa e (quasi sempre) tradizionale scrive però di temi e usa parole che nelle poesie classiche è difficile incontrare.

Questa poesia qua, pubblicata per la prima volta nel 1907, l’ho scoperta per caso: parla di “dita confetturate”, “cioccolatte”, “superliquefatte / parole del D’Annunzio”. Parla di donne (e di paste), ne osserva le piccole differenze, le contempla, ne descrive movimenti potenzialmente allusivi, parla di bellezza, di piacere e di desiderio in un modo tutto suo.

 

GUIDO GOZZANO a tavola716463-2©Archivio Publifoto/Olycom

Le golose

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!

Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.

C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta o forma.

L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

Un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!

L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare

sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.

Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!

Perché non m’è concesso –
o legge inopportuna! –
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

 

Note
Verso 13, quella che toglie svelta: toglie cioè prende, afferra.
19, il dolce crebbe: traboccò
21: il “giulebbe” (di cui tra l’altro avevo scritto qui) è propriamente uno sciroppo di frutta con molto zucchero, ma secondo il libro da cui ho copiato questa poesia e queste note, qui indica la crema contenuta nelle paste.
27, senz’abbadare: senza badare

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