Hudson e il passaggio a nord-ovest

Henry Hudson era nato in Inghilterra attorno al 1570, e faceva l’esploratore. Intraprese vari viaggi con lo scopo di trovare un passaggio a nord-ovest che collegasse l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico e che avrebbe permesso di navigare dall’Europa all’Asia attraverso il Mar Glaciale Artico.
Era dalla fine del Quattrocento che questa rotta veniva cercata senza successo, e Henry Hudson non fece eccezione.

mappa nord america
(Mappa da Mapswire, CC BY 4.0, modificata da Wellentheorie)

Nel 1609 Henry Hudson ottenne dei finanziamenti della Compagnia Olandese delle Indie Orientali e partì a bordo della Halve Maen (“Mezzaluna”) andando a esplorare la costa orientale del Nord America, tra cui le zone che attualmente chiamiamo Cape Cod, il Maine, le città di New York e Albany.

hipster henry hudson meme Albany Archives
Sì, esistono dei meme su Henry Hudson. (Da un tweet di Albany Archives).

L’anno successivo, finanziato stavolta dagli inglesi e a bordo della Discovery, raggiunse le coste dell’attuale Canada e navigò per uno stretto e una baia che presero i nomi di Stretto di Hudson e Baia di Hudson (Hudson Strait e Hudson Bay).

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I viaggi di Henry Hudson (il primo in rosso, il secondo in blu).

All’epoca non c’era Google Maps e, quando navigavi in uno stretto e entravi in una baia, non sapevi dove ti avrebbe portato: magari in Asia, magari bloccato tra i ghiacci.

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Su Twitter esistono almeno un paio di simpatici account a nome di Henry Hudson. (Fonte)

«A novembre la nave rimase intrappolata nei ghiacci nella Baia di James [un’insenatura della baia di Hudson], cosicché l’equipaggio sbarcò a terra per passare l’inverno. Quando il ghiaccio si sciolse nella primavera del 1611, Hudson avrebbe voluto continuare l’esplorazione, ma l’equipaggio voleva tornare a casa. Alla fine la crisi sfociò nell’ammutinamento dell’equipaggio nel luglio del 1611, e Hudson, suo figlio e altri uomini vennero abbandonati alla deriva in una piccola barca.» E qui Wikipedia conclude, lapidaria, così: «Non furono più visti».

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L’ironia su Twitter.

Dopo i fallimenti di Henry Hudson, si continuò a cercare il passaggio a nord-ovest.
Tra i primi a trovarlo ci fu il norvegese Roald Amundsen (1872 – 1928), il quale annovera tra i propri meriti anche aver ispirato il nome di battesimo di Roald Dahl (ne avevo parlato qui).
Nel 1903 Roald Amundsen partì per una spedizione: la sua nave, Gjøa, attraversò la Baia di Baffin (a nord della Baia di Hudson), arrivò lungo la costa dell’isola di Re William e rimase bloccata dai ghiacci per due anni, durante i quali Amundsen e il suo equipaggio girarono in slitta nei dintorni determinando la posizione del Polo Nord Magnetico e facendo amicizia con gli Inuit. Nel 1905 la Gjøa ripartì, rimase di nuovo bloccata nel ghiaccio, e alla fine arrivò allo stretto di Bering nel 1906.
Come si può intuire, le acque attorno al Polo Nord sono spesso ghiacciate. Ma negli ultimi anni, in conseguenza del riscaldamento globale, i ghiacci sono sempre meno ghiacciati e il passaggio a nord-ovest è percorribile anche da grandi navi commerciali.

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Le esplorazioni dell’artico. Quella di Amundsen in azzurro.

Northwest Passage (Passaggio a nord-ovest), oltre a essere un romanzo del 1937 dello scrittore statunitense Kenneth Roberts, è il titolo originale della serie Twin Peaks (1990-1991) di David Lynch e Mark Frost (della quale quest’anno è uscita la terza stagione, attesa per 25 anni) ed è il titolo di un episodio della serie Fringe (stagione 2, episodio 21) ricco di atmosfere alla Twin Peaks.

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Joshua Jackson (Peter Bishop) nel suddetto episodio di Fringe: il legno sulle pareti fa subito Twin Peaks.

Ma torniamo al 1609, quando Henry Hudson, inglese temporaneamente al servizio degli olandesi, esplora l’attuale Manhattan e risale, per un tratto, il fiume che in quel punto affluisce al mare: l’attuale fiume Hudson.
Queste esplorazioni pongono le basi per il primo vero e proprio insediamento in quella zona, che è olandese e risale al 1625: si chiama Nuova Amsterdam (Nieuw Amsterdam).
Quarant’anni dopo, in seguito a una guerra tra inglesi e olandesi, Nieuw Amsterdam diventa britannica e diventa New York, in onore del Duca di York e Albany, futuro Re Giacomo II Stuart (1633-1701), ultimo re cattolico d’Inghilterra, Scozia, e Irlanda (il suo successore, o succeditrice, fu la figlia Maria II, protestante).
Nel 1673, durante una nuova guerra anglo-olandese, gli olandesi occupano la città e si affrettano a cambiarne il nome, stavolta in New Orange (in onore di Guglielmo III d’Orange, il quale, peraltro, pochi anni dopo avrebbe sposato Maria II Stuart, la figlia di Giacomo II, che poi era sua cugina di primo grado). Un anno dopo, finita la guerra, New Orange torna britannica e torna a chiamarsi New York.

Vi ho fatto uno schemino perché il discorso è complesso:
Nieuw Amsterdam New York Duca di York e Albany Re Giacomo II Stuart Nieuw Orange Guglielmo III d’Orange Maria II Stuart
(L’albero genealogico degli Stuart, martoriato dalle modifiche di Wellentheorie, è di Wdcf da Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

Proseguirei volentieri a disquisire del fiume Hudson e dei suoi ponti ma rischio di superare ogni limite di lunghezza imposto dalla decenza e dunque ci fermiamo.
Qui trovate un video istruttivo su Henry Hudson (da cui peraltro proviene l’immagine in evidenza di questo post).


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#62 ornitorinco

In “Nothing as it seems”, episodio 16 della quarta stagione di Fringe, Walter è come al solito piuttosto comico.
Non ricordandosi il nome di Astrid, la chiama “Aphid”.
Recupera uno scatolone impolverato che contiene regali di compleanno per suo figlio Peter, acquistati ogni anno negli ultimi tre decenni circa. Tra questi, una bottiglia di birra per il ventunesimo compleanno e una copia di “Hump magazine” per il sedicesimo. (Qua c’è il video di tutta la scena).
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Più tardi, Walter prepara alcuni “peanut butter & bacon sandwiches”. Mi ero messa a ridere, pensavo fosse una delle sue stranezze alimentari. Non è possibile, è troppo anche per i controversi gusti degli americani. Invece poi ho scoperto che il panino con bacon e burro d’arachidi ESISTE.
Anzi, è la versione semplificata di un panino ancora più estremo: il Peanut butter, banana and bacon sandwich, che ha addirittura una pagina Wikipedia ed è noto come the Elvis sandwich, perché era il panino preferito dal Re del Rock and Roll. Ora capisco perché avesse problemi di sovrappeso. In alcune ricette, viene aggiunto anche burro o miele, nel caso le calorie non fossero già abbastanza.
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Sempre nello stesso episodio, quando si parla del caso da risolvere, Peter descrive la trasformazione subìta da questo tizio, diventato un “giant porcupine”. Walter, un po’ off topic come sempre, aggiunge: “I like porcupines! Shows that God has a sense of humor”.
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Porcupine significa porcospino o istrice, che io confondo sempre con il riccio (hedgehog), ma sono ben diversi.

Questo è un porcospino (porcupine)
Questo è un porcospino (porcupine)

Cercando informazioni sul presunto “sense of humor” divino, ho trovato parecchi risultati, ad esempio verdure dalle forme strane.

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Ma il più comune in assoluto è il Platypus, ovvero l’ornitorinco.
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Questo post ha una colonna sonora, che fa così: “This is the dawning of the age of the Platypus, age of the Platypus! The Platypus! The Platypus!!” da cantarsi sulle note di “Aquarius” (poi ho scoperto che una canzone intitolata “Age of the Platypus” esiste già, ma è molto meno interessante).
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L’ornitorinco, detto anche platipo, è un mammifero semi-acquatico, notturno, diffuso nell’Australia orientale.
Il corpo e la larga coda piatta sono coperti di pelliccia marrone, simile a un castoro, mentre le zampe sono palmate e ha un muso simile al becco di un’anitra.
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Presenta dimensioni molto variabili a seconda della regione (i più grandi superano i due chili di peso e i 40 centimetri di lunghezza).
Vive vicino a corsi d’acqua. Non sembra un animale a rischio di estinzione, ma l’inquinamento delle acque lo rende vulnerabile.

È una delle cinque specie ancora esistenti che compongono l’ordine dei monotremi, gli unici mammiferi che depongono uova (ovipari) invece di partorire cuccioli già formati (vivipari). Le altre quattro specie sono chiamate complessivamente echidne o formichieri spinosi. In realtà è in corso da sempre un acceso dibattito sulla classificazione dell’ornitorinco, che non si sa bene dove piazzarlo.
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Per la riproduzione, l’ornitorinca scava tane molto grandi ed elaborate, in cui allestisce un nido dove depone le uova. Quando le uova si schiudono, i cuccioli si aggrappano alla madre dalla quale succhiano il latte. “L’ornitorinco non ha capezzoli ma secerne il latte da pori nella pelle.” Detto così sembra poco pratico ma bisognerebbe sentire il parere di un ornitorinco.
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È uno dei pochi mammiferi velenosi: “Il maschio dell’ornitorinco ha, su ognuna delle zampe posteriori, uno sperone cavo, che usa per iniettare un veleno prodotto dalle ghiandole crurali”. Il veleno non è letale per l’uomo (provoca gonfiore e forte dolore) ma può uccidere piccoli animali. Se dovesse capitarvi l’occasione, sappiate che l’ornitorinco va afferrato per la coda: non gli si fa male e soprattutto si evita il veleno.

“Tiene gli occhi completamente chiusi quando nuota, affidandosi interamente agli altri sensi.” È un carnivoro. Mangia vermi e larve di insetti, gamberi d’acqua dolce, e anche piccoli mammiferi. “È uno dei pochi mammiferi di cui si sa che possiedano un senso di elettrolocazione: localizza la sua preda in parte rilevando la sua elettricità corporea.” Questa capacità è diffusa in alcune specie di pesci, che, vivendo in acque con scarsa visibilità, la usano per orientarsi e localizzare ostacoli o prede.
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Recentemente è stato scoperto che l’ornitorinco ha dieci cromosomi sessuali, mentre quasi tutti i mammiferi ne hanno due (XY o XX). La sequenza nell’ornitorinco maschio è XYXYXYXYXY e quella femminile è XXXXXXXXXX.

“Quando l’ornitorinco fu scoperto dagli europei alla fine del Settecento, una pelle fu mandata in Gran Bretagna per essere esaminata dalla comunità scientifica. Gli scienziati inglesi in un primo momento si convinsero che quell’insieme a prima vista bizzarro di caratteristiche fisiche dovesse essere un falso, prodotto da qualche imbalsamatore asiatico.”

Kant e l’ornitorinco è un libro di Umberto Eco, che raccoglie saggi di semiotica e filosofia.
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Un ornitorinco in un cartone animato è Perry l’ornitorinco, tra i protagonisti di Phineas e Ferb. Perry ha una doppia identità: apparentemente il semplice animale domestico della famiglia, è in realtà un agente segreto che lavora per la O.W.C.A. (“Organization Without a Cool Acronym”) e combatte contro il malvagio dottor Heinz Doofenshmirtz. Chiaramente un personaggio simile non può non avere una theme song, che è appena diventata la mia canzone preferita, e dice: “He’s a semi-aquatic, egg-laying mammal of action! […] He’s Perry, Perry the Platypus!”

#58 violet sedan chair

Qualche giorno fa ho visto un impiegato delle poste UGUALE a J.J. Abrams: volevo lamentarmi per il finale di Lost ma anche abbracciarlo piangendo e ringraziarlo per tutte le ore della mia vita che mi ha rubato con le sue serie televisive.
C’è una cosa in particolare che mi fa impazzire delle sue storie: certi dettagli vengono curati davvero ossessivamente, mentre la trama generale spesso si perde per strada.

Tipo Fringe.

Nell’episodio Grey Matters (stagione 2, episodio 10, andato in onda per la prima volta nel dicembre 2009) Walter Bishop, lo scienziato pazzo, ha preso troppo Valium e chiede “Violet Sedan Chair”. La premurosa Astrid si preoccupa per la sua confusione mentale, ma invece i Violet Sedan Chair sono il gruppo preferito di Walter, perfetti per riprendersi da ogni “sbornia da Valium”. Il dialogo per me è molto buffo:

Walter: I took too much Valium. […]
Astrid: Maybe we should take you to a hospital, Walter.
Walter: I don’t want to go to a hospital. I need Violet Sedan Chair.
Astrid: Walter, you’re not making any sense.
Walter: No, dear. Violet Sedan Chair. It’s a band. Their debut album… it always helps me come down from a Valium high.

In Northwest Passage (stagione 2, episodio 21) Walter mette su il disco in questione: Seven Suns dei Violet Sedan Chair, e si sente la canzone “She’s Doing Fine“.
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Com’è che dei Violet Sedan Chair nessuno aveva mai sentito parlare?
Perché non esistono.

Erano stati nominati per la prima volta da J.J. Abrams in un’intervista su Wired, in cui diceva che il loro disco Seven Suns, del 1971, elenca sulla copertina 11 titoli ma l’ultima canzone manca, e che una loro canzone ascoltata su diversi giradischi contemporaneamente, si dice, provoca effetti allucinogeni.

Prima di mandare in onda The Firefly, episodio di Fringe in cui compare un componente del gruppo e la sua storia si lega alla trama della serie, un numero limitato (si dice 500 copie) di vinili di Seven Suns dei Violet Sedan Chair sono stati distribuiti ad alcuni negozi di dischi indipendenti sparsi per gli Stati Uniti (cioè veri dischi, in veri negozi, in questo universo).
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Quando si è saputa la notizia, la ricerca dei vinili è cominciata, e soprattutto la caccia all’indizio: pare che ci siano messaggi nascosti riguardanti la serie sulla copertina del disco e nei testi delle canzoni.
Sono state fatte infinite ipotesi, e in molti hanno tentato con gli anagrammi: “Violet Sedan Chair” è un anagramma per “Olive can read this”. Ma potrebbe anche essere “Olivia’s erect hand”, “Olive scathed Iran”, “Olivia chaste nerd” o “invade their coals”. Qualcuno propone di anagrammare nome del gruppo e titolo dell’album e suggerisce che “Violet Sedan Chair Seven Suns” potrebbe significare “One child can save universes” che avrebbe molto senso, peccato che usa delle lettere in più e ne lascia fuori altre. Un anagramma corretto, che io propongo, è “Child, save universes! A sonnet” (ma non ha molto senso).

I Violet Sedan Chair hanno anche una pagina Facebook, che piace a 92 persone (me compresa).
L’album si può acquistare su iTunes o su Amazon a 99 centesima la canzone, si può ascoltare anche su SoundCloud, Spotify, si trova su YouTube, ecc.
Sono dieci canzoni di folk psichedelico, paragonate a Pink Floyd e Byrds ma anche a Boards of Canada e allo shoegazing anni ’90, tipo i Ride. Infatti atmosfere anni ’60-’70 sono mescolate a cose più moderne. Secondo me è un bel disco, e le mie preferite sono “Seven Suns (Rising)” e “Last Man in Space”, oltre alla già citata “She’s Doing Fine“.

Non si sa chi, nella realtà, abbia effettivamente scritto e inciso le canzoni dell’album, ma lo stesso J.J. Abrams è anche un musicista.
Infatti la sezione “Career” della sua pagina su Wikipedia comincia così: “Abrams’ first job in the movie business started when he was 16 when he wrote the music for Don Dohler’s film Nightbeast.”
Don Dohler è un regista noto per i suoi film di fantascienza e horror a basso costo e Nightbeast, del 1982, parla di uno sceriffo che in una piccola città del Maryland lotta per fermare un alieno che uccide la gente.
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J.J. Abrams è accreditato come “theme music composer” per le sue serie Felicity, Alias, Lost, Fringe, Undercovers, Person of Interest, Alcatraz.

Sorprendentemente, “sedan” non significa “sedano”. E non si pronuncia sédan, come avrei detto io, bensì sidàn, e ha la stessa origine etimologica di “sedia”, “sedersi”, “sedentario”.
“Sedan chair” significa “lettiga”:
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Infine, in The Firefly (stagione 3, episodio 10, gennaio 2011) la Fringe Division indaga su Roscoe Joyce, un anziano che vive in una casa di riposo, che è stato visto parlare con suo figlio Bobby, morto 25 anni prima.
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Walter riconosce subito Roscoe Joyce: era il tastierista dei Violet Sedan Chair. È uno degli eroi di Walter, insieme ad Einstein e Tesla.
Nello stesso episodio Walter indossa una maglietta del gruppo.
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Non è l’unico: in Fracture (stagione 2, episodio 3), ben prima che i Violet Sedan Chair venissero nominati esplicitamente, Sam Weiss indossa una maglietta con il logo del gruppo.
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Roscoe Joyce è interpretato da Christopher Lloyd, attore statunitense nato nel 1938. Ha una filmografia lunghissima, è famoso in particolare per alcuni ruoli (che a me se non mi dicevano che era lo stesso attore non lo avrei mai riconosciuto).
Il suo primo ruolo importante è stato in Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest) di Miloš Forman, del 1975, in cui interpretava un paziente dell’istituto psichiatrico.
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È stato anche il comandante Klingon Kruge in Star Trek III: Alla ricerca di Spock, del 1984, il terzo film derivato dalla serie televisiva di Star Trek e il primo diretto dall’attore Leonard Nimoy, che accettò di riprendere il suo ruolo di Spock solo a patto di fare il regista.
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Christopher Lloyd è soprattutto famoso per il ruolo dell’inventore Emmett “Doc” Brown nella trilogia di Ritorno al futuro (Back to the Future) di Robert Zemeckis (1985, 1989, 1990).
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In Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit?), sempre di Robert Zemeckis, del 1988, Christopher Lloyd ha interpretato il giudice Morton (Judge Doom), che viene descritto da Wikipedia “spietato” e a capo di una “banda di faine animate”. Sembra inoltre che in una delle prime versioni della sceneggiatura, lo spietato giudice avesse ucciso la mamma di Bambi (cioè quest’uomo è la cattiveria in persona) ma la Disney chiese di rimuovere questo dettaglio.
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Christopher Lloyd ha fatto anche lo zio Fester nei primi due film della Famiglia Addams, diretti da Barry Sonnenfeld (1991 e 1993).
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Christopher Lloyd ha lavorato moltissimo anche in teatro e per la televisione. È apparso anche in un episodio di Law & Order (avete notato che Law & Order è nella filmografia di CHIUNQUE?).

#55 uova

Una piccola indagine sul meraviglioso mondo delle uova: un tema di scottante attualità pasquale che riserva notevoli sorprese.

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La voce “Uovo (biologia)” di Wikipedia contiene questa bella illustrazione di Adolphe Millot, che mostra 72 tipi di uova di animali. Tra le uova di uccello, il più piccolo è l’uovo di colibrì (numero 14). Il Bee Hummingbird produce uova che pesano circa mezzo grammo. Le uova di alcuni rettili e molti pesci sono più piccole, e quelle degli insetti sono molto più piccole ancora.

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Uova di colibrì

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L’uovo più grande al mondo è attualmente quello dello struzzo, ma alcuni animali estinti facevano uova più grandi: come gli Aepyornis (elephant bird), giganteschi uccelli del Madagascar, probabilmente i più grandi uccelli mai esistiti, ma estinti nel sedicesimo o diciassettesimo secolo. Le loro uova avevano una circonferenza di circa un metro.

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Scheletro e uovo di Aepyornis

Le uova raffigurate nell’illustrazione sono molto variabili per dimensioni e colori, ma sono quasi tutti a forma di uovo. Le uova più strane:

 

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Uovo di chimera (ghostshark)

 

Il 56 è un uovo di chimera (ghost shark), pesci cartilaginei, imparentati con gli squali, che vivono negli abissi marini.

 

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Chimaera monstrosa

Il 53 e il 54 sono uova di Scyliorhinidae, una famiglia di squali comunemente chiamati squali gatto (catshark), o anche gattuccio.

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Uova di squalo gatto

Il 55 (quello a forma di trivella) è un uovo di squalo. Credo sia di Heterodontus, genere di squali detti squali testa di toro (bullhead shark) come lo squalo di Port Jackson e lo squalo cornuto del Pacifico (horn shark).

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Squalo è il nome comune per Selachimorpha, un superordine di pesci cartilaginei predatori che comprende più di 500 specie.
Gli squali si riproducono in diversi modi.
La maggior parte degli squali è ovovivipara: “le uova sono incubate e si schiudono nell’organismo materno, senza che vi sia alcuna relazione nutritiva”, cioè l’embrione riceve tutto il nutrimento necessario dall’uovo stesso. “Quando viene alla luce, il cucciolo è già vivo ed è in possesso di tutte le sue funzionalità”. Particolare horror: alcune specie praticano l’ovofagia. “L’embrione dominante si ciba degli altri embrioni in fase di sviluppo in un processo noto come cannibalismo intrauterino“.
Alcuni squali (come gli squali martello, gli squali requiem e lo squalo elefante) sono vivipari: l’embrione si sviluppa all’interno del corpo della madre, dal quale riceve nutrimento. Il cucciolo nasce vivo e funzionante.
Altri squali sono ovipari (come tutti gli uccelli, numerosi anfibi, insetti e aracnidi, molti rettili, pesci, monotremi (cioè mammiferi ovipari come l’ornitorinco) e altri). Le femmine depongono uova fecondate, e l’embrione si sviluppa all’interno dell’uovo, fuori dall’organismo materno. Tra gli squali ovipari ci sono gli squali testa di toro e la maggior parte degli squali gatto.

 

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“Borsellini delle sirene”

 

Alcune specie di squali, razze e chimere depongono uova contenute in particolari sacche protettive chiamate “borsellino della sirena” (mermaid’s purse). Hanno varie forme e si possono trovare, vuote, sulle spiagge. Hanno la consistenza della pelle di squalo e servono a proteggere l’embrione, che una volta sviluppato esce lasciando questo contenitore vuoto.

 

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Confronto iniquo tra uovo di struzzo e uovo di gallina

 

Dunque, gli struzzi.
Io, quando leggo “ostrich“, penso alle ostriche. I due nomi si assomigliano ma non hanno alcun legame etimologico, anzi ostrica e oyster derivano dalla stessa radice latina ostrea, e anche struzzo e ostrich hanno la stessa origine: dal latino avis struthio (uccello struzzo).

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Gli struzzi sono piuttosto grandi. I maschi adulti sono alti circa 2,5 metri e possono pesare anche 150 chili. L’uovo di struzzo è alto circa 15 centimetri e pesa 1,5 chili. Il suo contenuto equivale a circa due dozzine di uova di gallina. Popoli indigeni dell’Africa meridionali usano i gusci vuoti come borracce: tengono circa 1,25 litri.

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Ho iniziato questa ricerca perché volevo capire se è vero che l’uovo di struzzo è la più grande cellula organica esistente.
Sembra di no (ma potrebbe essere quella più pesante). Certi animali (come i calamari giganti e i calamari colossali) hanno cellule nervose lunghe fino a 12 metri. Anche le cellule nervose delle giraffe sono piuttosto lunghe, perché coprono tutta la lunghezza del collo dell’animale.

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Queste cellule sono quindi molto lunghe ma molto sottili, e in termini di volume l’uovo di struzzo rimane più grande. Però esistono altre grandi cellule: le alghe del genere Caulerpa crescono oltre i tre metri di lunghezza e sono formate da un’unica cellula, contenente però diversi nuclei.

 

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Alghe Caulerpa

Ma un uovo di struzzo si può considerare una singola cellula? Se ho ben capito, il tuorlo dell’uovo non fecondato è una sola cellula, ma il guscio e l’albume sono rivestimenti protettivi che non fanno parte della cellula.

Negli animali che si riproducono per via sessuata, la cellula uovo (o ovulo o ovocita) è la cellula gametica femminile aploide. Come le cellule gametiche maschili (spermatozoi), le cellule uovo hanno corredo cromosomico aploide, cioè dimezzato. Al momento della fecondazione i due gameti si fondono e ricostituiscono il corredo diploide, cioè completo. Quello che ne risulta è uno zigote, che gradualmente si sviluppa in un nuovo individuo.

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Stavo cercando di capire meglio la questione delle uova, quando ho fatto una scoperta sconvolgente: gli uccelli non hanno l’uccello.
Tutte le specie di uccelli si riproducono per fecondazione interna, ma solo il 3% possiede un fallo adatto alla penetrazione. Fra queste i Ratiti (struzzi, emù, kiwi), Animidi, Anatidi (anatre, oche e cigni) e Cracidi. Pare che gli uccelli senza pene siano stati privilegiati dall’evoluzione perché le femmine li preferiscono così (de gustibus…).
È quantomeno paradossale. Faccio notare che in inglese il primo significato di “cock” è “gallo”, ma i galli, quella cosa lì, non ce l’hanno. Cocks are cockless!
La riproduzione funziona così: gli uccelli, maschi e femmine, hanno la cloaca: comunemente detto “culo”, è in realtà un buco multiuso in cui confluiscono apparato digerente, apparato urinario e apparato genitale. Nell’accoppiamento i partner giustappongono le proprie cloache: è il cosiddetto bacio cloacale, in cui lo sperma passa dai testicoli di lui alle ovaie di lei, e così l’ovulo viene fecondato (prima che si formi il guscio dell’uovo, se ho ben capito).

Parentesi: al lettore attento non sarà sfuggito che, riguardo agli uccelli, si è parlato di riproduzione interna, cioè che avviene all’interno del corpo della femmina. Il contrario è la riproduzione esterna, diffusa tra molti pesci e anfibi, in cui ovuli e spermatozoi si incontrano fuori dai corpi dei loro proprietari. È una pratica poco divertente e molto dispendiosa, perché a causa delle difficili condizioni (=i pesci stanno nell’acqua) numerosissimi ovuli e spermatozoi non si incontreranno mai, e si disperdono nelle correnti.

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Le uova di gallina che si mangiano in genere non sono fecondate, dato che le galline depongono le uova in ogni caso. Se le galline entrano in contatto con un gallo, è possibile che le uova deposte siano fecondate. Queste, se covate, produrranno pulcini, altrimenti possono essere prelevate e mangiate, perché sono comunque commestibili.

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Poi ho scoperto il balut, una prelibatezza del Sud-est asiatico (Filippine, Cambogia, Vietnam, Laos, alcune aree della Cina). Si tratta di uova fecondate di anatra o di gallina, mantenute al caldo per favorire lo sviluppo dell’embrione. Dopo un paio di settimane, cioè poco prima della schiusa, le uova vengono bollite. Vengono servite accompagnate con varie salse oppure si mangiano direttamente dal guscio. L’embrione è quasi completamente formato: le zampe, il becco e lo scheletro sono già presenti ma ancora teneri. È considerato un alimento afrodisiaco. Gnam.

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Il balut!

 

Buona pasqua!

#51 fringe

Sto guardando in questo periodo Fringe, serie televisiva andata in onda dal 2008 e conclusa l’anno scorso dopo cinque stagioni.
Tra i creatori c’è J. J. Abrams, uno che ha prodotto, creato e co-creato un sacco di roba, tra film e serie tv. Per me rimane “quello di Lost”.

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Le due J stanno per Jeffrey Jacob, ha 47 anni e ha persino fatto la guest star in un episodio dei Griffin.
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Fringe segue le vicende della “Fringe Division” dell’FBI, che ha sede a Boston, Massachusetts, e si occupa di indagini legate alla fringe science, cioè la scienza di confine (che, ho scoperto, esiste davvero).
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Con fringe science si intende l’insieme di teorie o ricerche scientifiche controverse, “ai confini della corrente principale delle discipline accademiche convenzionalmente riconosciute”. Teorie eterodosse, inusuali, che si allontanano dalle teorie normalmente accettate, che però si basano su metodi o principi scientifici riconosciuti come validi. “Alcune tra le odierne teorie ampiamente condivise (come ad esempio la teoria della deriva dei continenti) vennero classificate al loro apparire come scienza di confine o pseudoscienza”.

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Fringe ha parecchie cose in comune con Lost, a partire dalla prima scena del primo episodio, che si svolge a bordo di un aereo, nel pieno di una forte turbolenza. E il tema dell’aereo (che, di solito, precipita) ricorre altre volte nel corso della serie.
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Finge condivide con Lost anche la passione per le grandi scritte tridimensionali, visioni di gente morta che passeggia, rapporti difficili tra genitori e figli, le musiche di Michael Giacchino, una certa tendenza ai colpi di scena e a suscitare tante domande che, sospetto, non avranno risposte.
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Due cose su Michael Giacchino: statunitense di origini siculo-abruzzesi, nel 2010 ha vinto l’oscar con la colonna sonora di Up della Pixar.

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Fin dal primo episodio incontriamo l’attore ‪Lance Reddick‬, che qui in Fringe interpreta Phillip Broyles, il capo di Olivia, la protagonista. Ma quella faccia inquietante mi era già nota in Lost: era Matthew Abbadon, che compare nella quarta e quinta stagione. È il tizio losco che fa visita a Hurley in manicomio, lo stesso che spingeva John Locke sulla sedia a rotelle e gli consigliava di andare a fare un walkabout in Australia, e lo stesso che ha reclutato Naomi e la sua squadra (Daniel Faraday, Miles Straume, Charlotte Lewis e il pilota Frank Lapidus) per andare sull’isola. Ancora non ho capito chi era e per chi lavorava, in ogni caso trasmetteva una certa inquietudine.

La protagonista di Fringe, l’agente Olivia Dunham, è interpretata da ‪Anna Torv‬, attrice australiana, che tra l’altro è stata brevemente sposata con l’attore Mark Valley, quello che nella prima stagione di Fringe fa John Scott, collega e amante di Olivia.
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Un altro bel personaggio è Charlie Francis, superiore di Olivia. L’attore è Kirk Acevedo, statunitense di origini portoricane e cinesi, che era anche in La sottile linea rossa. Mezzo spoiler: Kirk Acevedo nel 2009 aveva annunciato sulla sua pagina Facebook di essere stato licenziato da Fringe. E sappiamo bene che al licenziamento di un attore corrisponde, per il suo personaggio nella serie, una brutta fine…
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E poi c’è la Massive Dynamic, superpotente multinazionale, il cui logo è dappertutto (misteriosità, presenza invasiva e ricerche sperimentali eticamente discutibili: mi ricorda un po’ il progetto Dharma…). Lo slogan della Massive Dynamic è “What Don’t We Do?”. Ha anche un “vero” sito ufficiale, lanciato in occasione dell’inizio della serie. Si può anche inviargli il curriculum (lo farò sicuramente!!).
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Il capo della Massive Dynamic è William Bell, interpretato da Leonard Nimoy, meglio conosciuto come Spock, il vulcaniano di Star Trek. Senza le orecchie a punta è irriconoscibile.
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La vicecapo della Massive Dynamic è Nina Sharp, interpretata da ‪Blair Brown‬, che era la co-protagonista in Stati di allucinazione (Altered States) con William Hurt, film di Ken Russell del 1980.

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Il film è ispirato alla vita e alle ricerche di John Lilly, che in particolare si è dedicato allo studio della deprivazione sensoriale e a questo scopo, alla fine degli anni cinquanta, ha inventato la vasca di deprivazione sensoriale (i‪solation tank‬) come strumento per ridurre al minimo gli stimoli esterni. John Lilly stesso rimaneva per ore chiuso dentro questa vasca, sospeso nell’acqua satura di sale e mantenuta a temperatura corporea.
La vasca di deprivazione sensoriale è citata anche in un epidosio dei Simpson (Fate largo a Lisa – Make Room for Lisa).
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Tornando a Fringe: per tutta la prima stagione, Olivia viene ripetutamente messa in una vasca di deprivazione sensoriale da Walter Bishop, adorabile scienziato pazzo, che ha problemi di memoria, una passione per le sostanze psicotrope, e riesce a pensare al cibo durante le autopsie più schifose.
Da Wikipedia: “Walter è considerato da molti fan come un sex symbol fattone.” (!).

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Quando Walter ha bisogno di una combinazione per un lucchetto usa le cifre del Pi greco (3,14159…) e per addormentarsi elenca ad alta voce i numeri della serie di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233 377 610 987 1597 2584 4181 6765…).

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Il figlio di Walter, Peter Bishop, è ‪Joshua Jackson‬, direttamente da Dawson’s Creek.

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Durante la sigla iniziale di Fringe, dovrebbe comparire, seminascosta, la scritta “Observers are here” (io non sono mai riuscita a vederla!). Gli osservatori sono dei tizi bizzarri che sembrano usciti dai quadri di Magritte, scrivono strano, usano una gran quantità di “aggeggi fantaminchiosi” (cit.) e amano il cibo piccante.

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Quella frase (con la sua struttura soggetto – verbo essere – complemento di stato in luogo) mi ricorda tanto “The truth is out there” di x-filiana memoria.
In effetti le somiglianze tra Fringe e X-Files sono numerose, in bilico tra la citazione e il plagio. Qualcuno (tipo qui e qui) ha provato a elencare i riferimenti episodio per episodio.
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Nel primo episodio della seconda stagione di Fringe c’è un preciso omaggio a X-Files: su un televisore si vede una breve scena da “Dreamland”, quarto episodio della sesta stagione di X-Files, in cui si distingue Mulder.
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E poi c’è la questione dei glifi: nel corso di ogni episodio, appaiono di tanto in tanto dei fotogrammi con diverse figure, su fondo nero. Immagini a caso? No, è un enigma da risolvere: un codice, o meglio un cifrario a sostituzione, decifrato da Julian Sanchez nel 2009. Ogni figura sta per una lettera dell’alfabeto, e la sequenza delle figure all’interno di un singolo episodio equivale a una parola.

Pare che nell’edizione italiana questi glifi siano stati per lo più tagliati nel montaggio.
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La storia dei glifi dev’essere piaciuta molto: ad esempio un tizio ci ha fatto un font e una tizia se li è disegnati sulle unghie.
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