UFO, ufologi, e extraterrestri

Unacknowledged, da poco disponibile su Netflix Italia, è un documentario sugli UFO e sui contatti con gli extraterrestri che il governo americano ci ha sempre tenuto nascosti.

Il trailer:

Il Fox Mulder della situazione è Steven M. Greer, un traumatologo che ha abbandonato la professione medica per dedicarsi all’ufologia a tempo pieno. La sua passione è nata nell’infanzia, a circa 8 anni, quando vide – sua sorella rapita dagli alieni? No, – un disco volante nel cielo, in pieno giorno. Tutti gli dissero che se lo era immaginato, ma lui rimase dell’idea che fosse un velivolo extraterrestre. Da allora ha approfondito parecchio la questione alieni, tanto che ne sa più lui del direttore della CIA (James Woolsey, all’epoca in cui era direttore della CIA, avrebbe chiesto a Steven Greer un incontro nel quale gli avrebbe fatto un sacco di domande sugli alieni. James Woolsey ha sempre negato l’incontro).

Dr Steven Greer
Steven Greer (foto nel pubblico dominio di Emadmoussa, via Wikimedia Commons) – le foto carine e ad alta risoluzione erano tutte protette da copyright

Unacknowledged sostiene almeno una decina tesi, non del tutto compatibili tra loro, che vi riassumo:
1. Oggetti volanti di effettiva origine extraterrestre, pilotati da creature aliene, sono stati spesso avvistati; più volte sono precipitati e i resti dei velivoli e dei passeggeri sono stati visti e recuperati (ci sono persone che lo hanno testimoniato) e poi ovviamente nascosti.
2. Molti degli avvistamenti di UFO sono avvenuti nei pressi di basi militari che possedevano o sperimentavano armi atomiche perché, evidentemente, gli alieni sono incuriositi o preoccupati di questa letale arma inventata dal genere umano.
3. C’è una base aliena sulla luna.
4. L’intera questione degli alieni viene gestita da misteriosissimi reparti della CIA e di altre agenzie che agiscono all’oscuro del governo americano (il presidente degli Stati Uniti e i membri del congresso non ne sanno niente) e forse spesso addirittura dei vertici delle loro stesse agenzie, e ricevono cospicui quanto oscuri fondi governativi che non vengono rendicontati.
5. L’intera questione degli alieni viene tenuta accuratamente nascosta al grande pubblico perché, altrimenti, la gente andrebbe nel panico.
6. Per tenere tutto quanto super segreto, i soliti reparti segretissimi hanno infiltrati in tutti i settori dell’informazione, per deformare a proprio piacimento le notizie che vengono trasmesse al pubblico, e in ambito scientifico-accademico, in cui corrompono autorevoli scienziati affinché si dichiarino scettici nei confronti delle visite degli alieni sul nostro pianeta.
7. Reparti molto oscuri, e altrettanto cospicuamente finanziati, di varie agenzie governative e militari hanno, negli ultimi decenni, sviluppato tecnologie super avanzate, derivate dallo studio e dall’imitazione della tecnologia aliena rinvenuta nei vari schianti di UFO ma anche dalle invenzioni di Nikola Tesla (?) che includono velivoli del tutto simili a quelli alieni e sistemi per produrre energia illimitata e sostanzialmente priva di costi dallo spazio vuoto (?).
8. Queste ultime tecnologie super avanzate vengono tenute super segrete perché, se diffuse, il mondo diventerebbe all’improvviso uniformemente benestante e pacifico; a differenza dell’attuale sistema economico che fomenta ignoranza, guerre e profondi divari tra masse in miseria e ristretti gruppi immensamente ricchi.
9. Queste ultime tecnologie, specialmente quelle che riproducono fedelmente i velivoli alieni, verranno prossimamente impiegate dal governo americano (o forse da tutti i governi mondiali) per simulare un’invasione aliena e, di fronte alla minaccia extraterrestre, unire in una agguerrita fratellanza tutti i popoli della Terra.
10. I rapimenti delle mucche sono in realtà effettuati da enti governativi con l’intenzione di instillare il sospetto che extraterrestri malvagi e senza scrupoli vogliano attaccarci.

ufo cow alien abduction
Immagine di pubblico dominio da Pixabay

Riguardo a quest’ultimo fatto: ci sono innumerevoli testimonianze da tutto il mondo, la prima delle quali risale addirittura al Seicento, di animali (pecore, cavalli, capre, maiali, conigli, gatti, cani, ecc.) trovati morti e vittime di particolarissime mutilazioni (ad esempio di orecchie, bulbi oculari, lingua, genitali, linfonodi, ecc.). Le incisioni appaiono in genere molto precise e prive di sangue. Le spiegazioni proposte negli anni variano da cause naturali e predatori, a sociopatici e membri di sette. Ma la nostra ipotesi preferita, ovviamente, è che il bestiame sia stato rapito dagli alieni per condurre ricerche ed esperimenti. Un’altra ipotesi diffusa è che i responsabili siano enti governativi o militari che, segretamente, studiano le nuove malattie degli animali e la possibilità che si trasmettano agli umani, oppure cercano di sviluppare armi biologiche, oppure, come sostiene il nostro Steven Greer, mettono in scena questi finti rapimenti alieni per dare agli extraterrestri una cattiva reputazione.

Atacama Humanoid skeleton
Lo scheletro di Atacama in uno screenshot da YouTube

In Unacknowledged sono mostrati più volte spezzoni di filmati di quello che sembra un piccolo cadavere alieno, anche se non viene mai spiegato di cosa si tratti. Se ne era parlato più approfonditamente in un altro documentario, Sirius, coprodotto da Steven Greer nel 2013.

È lo scheletro di Atacama, affettuosamente chiamato Ata, che fu ritrovato nel 2003 nel deserto di Atacama e ha tutta l’aria di essere un piccolo alieno, alto soli 15 centimetri. I resti sono stati analizzati: sembrano risalire a pochi decenni prima e, soprattutto, sono umani. Dal DNA mitocondriale, la madre doveva essere originaria del Sud America occidentale. Si tratta con ogni probabilità di un feto umano, nato prematuramente, e morto prima o subito dopo il parto, con malformazioni e disordini genetici che gli hanno provocato una deformazione del cranio e due costole in meno (ne ha dieci, e non dodici come tutti gli esseri umani normali).

atacama desert
Immagine di pubblico dominio da Pixabay

Se si tratta di resti umani, perché un ufologo ne parla con tanto entusiasmo? Be’, Wikipedia lo liquida come decisamente umano, ma Ata presenta in realtà qualche dubbio:
1. Le malformazioni che presenta, a partire dal cranio e dalle costole, sono estremamente rare: le probabilità che si presentino tutte insieme in un unico essere umano sono molto vicine allo zero.
2. Se alcuni tratti fanno pensare a un feto, il grado di sviluppo della cartilagine delle ginocchia corrisponde a quello di un bambino tra i sei e gli otto anni. Ma come avrebbe potuto sopravvivere per anni un essere umano con tutte quelle malformazioni, rimanendo di quelle dimensioni e, per di più, in un ambiente ostile e poco ospedalizzato come il deserto di Atacama?
3. Il DNA dei resti è risultato corrispondere al 91% con il DNA umano: il restante 9% potrebbe essere conseguenza di un errore del computer o una questione di degradazione del campione, tutte cose abbastanza comuni. Ma, se non si può dimostrare che quel 9% sia non-umano, non si può neanche dimostrare che sia umano. E ricordiamo che gli scimpanzé hanno solo un 3-4% del patrimonio genetico che differisce dal nostro, e gli scimpanzé ci assomigliano ben poco. Se quel 9% fosse anche solo parzialmente non-umano, potremmo essere di fronte a una creatura molto diversa.

Greer parla dello scheletro di Atacama:

Fun fact: la voce narrante in Unacknowledged è di Giancarlo Esposito, meglio conosciuto come Gus Fring in Breaking Bad e Better Call Saul.

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Giancarlo Esposito in una foto di Frantogian (CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Tuttavia, lo scetticismo

A me sembra che ritrovare nel deserto di Atacama la più improbabile somma delle più rare malformazioni umane sia comunque più probabile rispetto a un cadavere alieno. Che il governo americano tenga nascosti vari progetti e tecnologie è senza dubbio possibile, e se un oggetto volante non identificato si aggira nei paraggi di una base militare, mi pare lecito ipotizzare che si tratti di un velivolo militare umano, magari tenuto nascosto ai più, ma comunque umano. In altre parole, se senti degli zoccoli, pensi a un cavallo, non a una zebra (a meno che tu non sia in Africa o in uno zoo): una lezione che personalmente ho imparato dal dottor Cox di Scrubs: «If you hear hoof-beats, you just go ahead and think horses – not zebras».


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#102 the troggs

I Troggs sono (stati) una rock band inglese, composta nel 1964 ad Andover, nell’Hampshire.

andover
Andover

Il nome, in origine, era The Troglodytes, I Trogloditi.
La parola “troglodita” viene dal greco antico τρωγλοδύτης e significa qualcosa tipo “che vive nelle caverne”, e si riferisce alle popolazioni preistoriche che abitavano, appunto, nelle caverne, oppure, in senso figurato, a persone arretrate o rozze.
I trogloditi sono anche una famiglia di uccelli, comunemente noti come scriccioli.

FILE - Reg Presley of The Troggs Dies Aged 71 Music File Photos - The 1960s - by Chris Walter
Da sinistra a destra: Ronnie Bond, Pete Staples, Chris Britton, e Reg Presley in basso al centro.

I membri fondatori dei Troggs sono stati Reg Presley (1941-2013, voce), Ronnie Bond (1940-1992, percussioni), Pete Staples (1944, basso), e Chris Britton (chitarra).
La band si è sciolta nel 1969, rimessa insieme l’anno successivo, dopodiché mi sono un po’ persa negli innumerevoli cambi di formazione. Interessante, tuttavia, che dopo la morte del cantante per cancro ai polmoni nel 2013, i componenti rimasti hanno preso un nuovo cantante e continuano a essere i Troggs. L’attuale formazione ha in comune con quella originale soltanto il chitarrista, ma è meglio di niente (mi ricorda i Nomadi e il paradosso della nave di Teseo, di cui avevo parlato qui).

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I Troggs di oggi: Chris Allen, Dave Maggs, Pete Lucas, Chris Britton.

Il cantante dei Troggs, Reg Presley, aveva lasciato giovane la scuola e ha fatto il muratore finché il singolo “Wild Thing” non è entrato nelle classifiche, e ha finito per vendere cinque milioni di copie. Autore di molti successi dei Troggs, ha scritto anche “Love Is All Around”, di cui i Wet Wet Wet hanno inciso una celebre quanto brutta cover nel 1994. Il successo della cover ha fruttato parecchi soldi al suo autore, e Reg Presley ha pensato bene di utilizzare i guadagni per finanziare ricerche su argomenti come “alien spacecraft, lost civilisations, alchemy, and crop circles” (ovvero astronavi aliene, civiltà scomparse, alchimia, e cerchi nel grano, da Wikipedia) e ha riassunto le sue scoperte nel libro Wild Things They Don’t Tell Us, pubblicato nel 2002.

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Reg Presley, il suo imbarazzante taglio di capelli, e il suo libro.

 

I Troggs hanno prodotto parecchie canzoni di successo, come “With a Girl Like You”, “Hi Hi Hazel”, e altre di cui mi accingo a parlare più dettagliatamente. La loro musica ha profondamente influenzato il garage rock, il punk rock, e numerosi artisti, da Iggy Pop ai R.E.M..
Infatti, ad esempio, la loro “I Can’t Control Myself”, scritta da Reg Presley, è stata più volte suonata dai Buzzcocks e dai Ramones.
Gli MC5, oltre ad averla suonata spesso nei loro concerti, hanno inciso “I Want You” dei Troggs nel loro album di debutto Kick Out the Jams del 1969, ribattezzandola però “I Want You Right Now”. E di quest’ultima versione hanno fatto una bella cover strumentale gli Spacemen 3 (un gruppo che, secondo Wikipedia, faceva musica dei seguenti generi: “Neo-psychedelia, alternative rock, garage rock, space rock, noise rock, drone rock, experimental rock”).
Gli Spacemen 3 hanno ripreso un’altra canzone dei Troggs, “Anyway That You Want Me”, rifatta anche dagli Spiritualized (che poi sono un gruppo fondato da Jason Pierce che prima era negli Spacemen 3). La versione di questi ultimi è stata usata come colonna sonora di una bellissima scena di Me and You and Everyone We Know, film del 2005 di Miranda July.

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I due fondatori degli Spacemen 3 (Jason Pierce in alto e Peter Kember in basso) sulla copertina del loro The Perfect Prescription (1987)

“Love Is All Around” di Reg Presley sembra piacere molto a Mike Mills dei R.E.M. (che, coincidenza!, è omonimo del Mike Mills regista e grafico che è il marito di Miranda July), e una cover in versione acustica è inclusa nel loro MTV Unplugged del 1991. La brutta cover dei Wet Wet Wet, invece, è del 1994 e compare in Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a Funeral, sceneggiatura di Richard Curtis). Ma la versione migliore e più divertente di “Love Is All Around” è senza dubbio quella di Love Actually, film del 2003 diretto da Richard Curtis, dove l’attore inglese Bill Nighy interpreta un’attempata rockstar che, alla disperata ricerca di un successo, fa una cover natalizia dei Troggs, dal titolo “Christmas Is All Around”.

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Bill Nighy in Love Actually

Vorrei inoltre segnalare “Give It To Me”, scritta da Reg Presley, inclusa tra l’altro in una scena di Blowup di Michelangelo Antonioni (1966), il cui testo è sostanzialmente questo:

Give it to me / All your love […]
And I’ll know / When you come / I’ll be there […]
Darling I’ll know you’ll come to me / I’ll be there waiting so patiently […]

 

Wild Thing” è uno dei maggiori successi dei Troggs, ed è stata scritta da Chip Taylor.
Chip Taylor (1940) è un prolifico compositore, il suo vero nome è James Wesley Voight, ed è il fratello del geologo Barry Voight e dell’attore Jon Voight. Quest’ultimo è il padre di James Haven e Angelina Jolie. Ricordatemi di scrivere un post su questa famiglia perché sembra gente con delle vite interessanti.

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Chip Taylor

Wild Thing” è stata originariamente incisa dalla band The Wild Ones nel 1965, portata al successo nella versione dei Troggs del 1966, e successivamente suonata da praticamente chiunque, tra cui:
Jimi Hendrix l’ha suonata più volte, e, in particolare, al Monterey Pop Festival nel 1967, quando al termine della canzone ha dato fuoco alla chitarra;
Amanda Lear nel 1987 (e dovete assolutamente vedere il video).

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Jimi Hendrix con la chitarra in fiamme al Monterey Pop Festival del 1967

 

E con i Troggs inauguriamo la nuova iniziativa delle “Wellen Playlist”: trovate la playlist delle canzoni citate in questo post qui su YouTube.
Vi annuncio inoltre che ho chiesto a un amico, esperto di jazz, arcana musica contemporanea e marxismo, di scrivermi un articolo su un argomento a sua scelta, e spero che accetterà la proposta. Perciò stay tuned, miei cari cinque lettori, che questo blog diventa sempre più entusiasmante.
A presto

Love #1 – Do you love me now? (parte 1)

Questo post è stato scritto da Marco ed è il primo di una serie di articoli, scritti in parte da lui e in parte da me, che verranno pubblicati in parte qui e in parte su M for Maverick, che seguiranno la serie tv di Netflix Love e ne racconteranno curiosità varie e super appassionanti.
Buona lettura!


Ogni tanto mi vengono strane idee in testa. Penso “perché non commentare una serie tv episodio per episodio parlando delle curiosità, della musica, e di quanto strambo ci possa essere in 40 minuti?” e mi dico “per fare tutto ciò ho bisogno di un’esperta”; ci vuole qualcuno che potrebbe, e qui cito: “parlare per ore di Lost, Stephin Merrit (devo approfondire ‘sti Magnetic Fields) e Ferdinand de Saussure”, ma soprattutto qualcuno che ogni giorno si documenta su Wiki e Google per sfamare la sua sete di conoscenza. Ecco, lei è Wellentheorie.
La scelta è ricaduta su Love, una serie nuova per entrambi, così ci siamo visti il pilot e abbiamo dato il via al progetto.
Per ogni puntata cercheremo di analizzare quelli che a noi sono sembrati gli aspetti più curiosi o comunque più interessanti. Spoiler? Non così grossi da rovinare una prima visione.

music foo fighter t-shirt

Durante l’episodio vengono nominate tre band: Foo Fighters e Circle Jerks (nominate indirettamente da due t-shirt che indossano Gus ed Eric) e poi i Monkees quando il capo di Mickey le chiede un consiglio su una nuova band d’ascoltare mentre si allena.

music the monkees

I Monkees nascono a Los Angeles nel 1965, in pieno periodo di Beatlemania; invece che partire con il classico album d’esordio iniziarono con una serie di telefilm (volevano emulare i film dei Fab Four) e con essi promuovevano i loro pezzi musicali. Il primo, omonimo, album arrivò l’anno dopo. Il loro pezzo più famoso è I’m a believer, composto da Neil Diamond. Forse, lo conoscete grazie alla versione fatta dagli Smash Mouth per la colonna sonora di Shrek, oppure grazie alla versione italiana, Sono bugiarda di Caterina Caselli. Di recente è uscito Good Times, un nuovo album con pezzi scritti dai Monkees rimasti (il cantante Davy Jones è morto nel 2012) e da alcuni ospiti (Rivers Cuomo dei Weezer, Ben Gibbard dei Death Cab for Cutie, Noel Gallagher e Paul Weller, Carole King).
Segnalo il pezzo scritto da Noel e Weller che s’intitola Birth of an Accidental Hipster e Love to Love.
Strano che nel 2016 venga consigliata una band così rétro, ma dietro questa scelta ci possono essere i più svariati motivi.

music cirle jerks t-shirt

Ed ora passiamo al gruppo meno conosciuto dei tre, i Circle Jerks; siamo alla fine degli anni ’60, sempre nella Città degli Angeli, e Keith Morris, voce dei Black Flag dal ’76 al ’79, mette su la prima formazione assieme a Greg Hetson, Roger Rogerson e Lucky Lehrer. Il primo album, Group Sex, viene considerato il loro capolavoro (la traccia numero 11 Live Fast and Die Young è considerata il loro motto): è composto da 14 brani e dura 15 minuti (eh eh stiamo parlando di hardcore punk); Deny Everything è il pezzo più corto (0:28) e Back Against the Wall quello più lungo (1:35).
Flea, Offspring e Pennywise sono solo alcuni dei tanti artisti che hanno detto di essere stati influenzati dalla band di Keith Morris.

Immaginando che sapeste già tutto sul gruppo di Dave Grohl, mi sono messo a fare delle ricerche correlate con il nome della band e “love”. I primi risultati sono stati i diversi diverbi tra Courtney Love e il batterista dei Nirvana, ovviamente, ma non volevo annoiarvi e così ho continuato a cercare. E cos’ho scovato? Notizia fresca fresca: il buon Dave e Lionel Richie si scambiano ceste piene di muffin! Tutto nasce nel 2015, quando Grohl si ruppe la gamba in un concerto in Svezia, e Lionel invece che mandargli dei semplici fiori gli mandò una vagonata di dolci. Allora il cantante dei Foo, durante uno speciale dedicato ai Commodores, si è sdebitato in diretta. Per rimanere in tema musicale ho trovato due video dei Fighters che suonano I Love Rock’n’Roll con Joan Jett e Ain’t Talkin’ ‘bout Love dei Van Halen (alla voce il batterista Taylor Hawkins, che ha anche un suo gruppo, i Taylor Hawkins and the Coattails Riders ed ha suonato la batteria nel pezzo L’uomo più semplice di Vasco). Conoscete il pezzo dei Van Halen oppure fate parte di quelli che credevano fosse un pezzo degli Apollo 440?

Tra i brani presenti nella colonna sonora, ne abbiamo scelti due che secondo noi rappresentavano bene l’intero episodio: Do You Love Me Now? delle BreedersWe Were Meant to Be Together (Eravamo fatti per stare insieme) di Tom Brosseau. Se il primo esprime i dubbi che passano per la testa di Gus e Mickey, il secondo rappresenta quella vena di malinconia e romanticismo tenero che compare verso la fine.

Rubrica attori già visti altrove   🎬

Charlyne Yi, la dottoressa Chi Park di Doctor House.
Tracie Thoms, Kate Miller di Cold Case.
Mädchen Amick, vista in Twin Peaks (e ci sarà anche in quello nuovo), Dawson’s Creek, Gilmore Girls, ER, Gossip Girl, Californication, Damages, CSI: NY.
John Ross Bowie, Barry Kripke di The Big Bang Theory.
Dave Allen, Jeff Rosso di Freaks and Geeks.
Steve Bannos, Frank Kowchevski di Freaks and Geeks.

Bonus: Iris Apatow, la bambina attrice a cui Gus fa da insegnante, è la figlia di Judd Apatow, il creatore di Love e autore di alcuni episodi di Freaks and Geeks.


 

La seconda parte di questo post è qui.

il film della domenica #10: the day the earth stood still

Ultimatum alla Terra è un film americano, di fantascienza, in bianco e nero, del 1951. Il titolo originale, molto più bello, è The Day the Earth Stood Still. Nel 2008 ne è uscito un remake omonimo, con Keanu Reeves nel ruolo del protagonista Klaatu.
Il film è basato su Farewell to the Master, un racconto Harry Bates, la storia però è stata profondamente modificata.

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La trama molto in breve

Un disco volante atterra a Washington. A bordo vi sono Klaatu, un alieno umanoide, e Gort, un robot. Vengono in pace; ma i terrestri, bellicosi e sospettosi per natura, faticano a crederci. Succedono cose; Klaatu si fa passare per un umano e conosce la giovane vedova Helen Benson e suo figlio Bobby; succedono cose.

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Gort (Lock Martin) e Klaatu (Michael Rennie)

Attori, gossip, e divagazioni

L’extraterrestre Klaatu è interpretato da Michael Rennie (1909 – 1971), attore inglese di cinema, televisione e teatro, alto 193 cm, apparso in oltre 50 film. Wikipedia dice: “Rennie, con la sua alta statura e il suo volto dai lineamenti severi e affilati, diede un’interpretazione di grande intelligenza e fascino del misterioso Klaatu”.

gort e l'astronave
Gort davanti all’astronave.

Gort, il robot, è interpretato da Lock Martin (1916 – 1959). Faceva la maschera al Chinese Theatre di Hollywood e fu scelto per la sua statura impressionante (231 cm).

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Lock Martin è quello alto.

La coprotagonista femminile, Helen Benson, è l’attrice americana Patricia Neal (1926 – 2010).

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Helen Benson (Patricia Neal) e Klaatu (Michael Rennie).
Primo gossip:

Patricia Neal ha avuto una relazione con Gary Cooper, iniziata durante la lavorazione al film La fonte meravigliosa (The Fountainhead, 1949). Lei aveva 23 anni e lui 48, ed era sposato. Cooper interpretava il protagonista, l’architetto Howard Roark, personaggio liberamente ispirato all’architetto Frank Lloyd Wright.

Secondo gossip:

Patricia Neal ha sposato nel 1953 lo scrittore britannico Roald Dahl (1916 – 1990). Hanno avuto cinque figli e hanno divorziato nel 1983.

Patricia Neal and Roald Dahl
Roald Dahl e Patricia Neal.
Due parole su Roald Dahl:

Nato in Galles da genitori norvegesi, il norvegese parlato in famiglia era la sua prima lingua. Il nome di battesimo gli è stato dato in onore di Roald Amundsen (1872 – 1928), esploratore norvegese delle regioni polari, riconosciuto come la prima persona ad aver raggiunto entrambi i poli.

dahl
Roald Dahl e i suoi libri più famosi.

Cenni di xenolinguistica

In alcuni momenti del film, Klaatu parla nella propria lingua aliena, inventata dallo sceneggiatore Edmund H. North. Le frasi non vengono mai tradotte né sottotitolate, ma il loro significato può essere dedotto dal contesto (esempio: Gort sta sparando, Klaatu gli dice “Gort, declato brosco!”, e Gort smette di sparare).
La più celebre è “Klaatu barada nikto”: il nostro Klaatu, impantanato in vicende complesse, chiede a Helen di andare da Gort e digli queste parole. Klaatu le insegna la pronuncia, facendogliela ripetere più volte, ma senza spiegarne il significato.

Klaatu barada nikto

La frase è diventata un cult ed è citata in numerose opere (ad esempio ne L’armata delle tenebre (Army of Darkness, 1992), terzo capitolo della serie La casa (The Evil Dead), nella scena in cui Ash deve recuperare il Necronomicon). È stata usata anche nel remake del 2008, aggiunta su insistenza di Keanu Reeves.

In un articolo pubblicato nel 1978 sulla rivista americana Fantastic Films, Tauna Le Marbe analizza la lingua di Klaatu, che sostiene essere un misto di latino, francese, inglese, greco e cypher, e ne propone delle traduzioni. Secondo lei “Klaatu barada nikto” significherebbe qualcosa tipo “Sto morendo, riparami; non vendicarti” (peraltro, assolutamente coerente con quello che fa Gort dopo aver sentito la frase). Mi sono spinta fino alla quarta pagina dei risultati di Google per cercare informazioni su questa Tauna Le Marbe, accreditata come “Alien Linguistics Editor” della rivista, ma, a parte un paio di articoli a suo nome su Fantastic Films, non ho trovato niente e ho il vago sospetto che non esista.

fantastic films

La disciplina che “studia” le lingue aliene si chiama xenolinguistica. Ho messo le virgolette perché di lingue aliene, attualmente conosciute e da studiare, non ce ne sono: è tutto ipotetico. Si può però riflettere in termini scientifici e filosofici su come potrebbero essere le lingue di eventuali extraterrestri e sulla possibile comunicazione tra umani ed extraterrestri. In più, c’è tutta una branca della glossopoiesi (l’arte di creare linguaggi artificiali) che si occupata di inventare le lingue parlate dagli alieni all’interno delle opere di finzione (penso che la più famosa sia il klingon, in Star Trek).

Ultimatum alla Terra e l’architettura

L’architetto Frank Lloyd Wright (1867 – 1959) ha collaborato alla progettazione del set e in particolare dell’astronave di Klaatu (interni ed esterni).

Pare che il regista Robert Wise lo avesse contattato perché sapeva che Wright era interessato ai dischi volanti, alle cui forme si era ispirato per diversi progetti, tra cui lo Sports Club and Play Resort (progettato nel 1947, mai costruito) e la Annunciation Greek Orthodox Church a Wauwatosa, in Wisconsin (costruita nel 1956).

Ultimatum alla Terra e la pittura

L’architetto e artista Paul Laffoley (1935 – 2015) diceva di aver visto Ultimatum alla Terra più di 870 volte. Era ossessionato dagli UFO fin dall’infanzia. Pare che durante una TAC alla testa gli avessero trovato un minuscolo “implant” (come si dice in italiano?), apparentemente metallico, nel cervello, che ovviamente lui interpretò come una nanotecnologia di origine extraterrestre.

Paul Laffoley 1
Paul Laffoley nel suo studio

Paul Laffoley diceva che da bambino aveva deciso di diventare architetto per progettare astronavi. Dopo la laurea in architettura e dopo aver lavorato in qualche studio di architettura, Paul Laffoley si dedica completamente a dipingere: i suoi quadri sono visionari, complessi, contengono innumerevoli scritte e simboli, abbondano di significati difficili da interpretare. “Some paintings were mandala-like, others resembled board games, and they addressed topics such as time travel, astrology, mathematical theories, religion, black holes, alien life-forms, and a fourth dimension” (fonte).


Negli ultimi anni Paul Laffoley soffriva di vari problemi di salute, e gli avevano anche dovuto amputare una gamba al di sotto del ginocchio a causa di un’infezione. Lui si era fatto costruire un arto prostetico a forma di zampa di leone.

Paul Laffoley 2
L’arto prostetico di Paul Laffoley.

Ultimatum alla Terra e la musica

Dal protagonista alieno di Ultimatum alla Terra ha preso il nome la band canadese Klaatu, anni ’70, progressive rock.
La loro canzone più nota è Calling Occupants of Interplanetary Craft, dal loro primo album, 3:47 EST, pubblicato nel 1976. Le tre e quarantasette del pomeriggio, secondo il fuso orario della costa orientale degli Stati Uniti (Eastern Standard Time, EST), è l’orario in cui, nel film, Klaatu arriva a Washington.
La canzone fa ampio uso del mellotron, uno strumento musicale a tastiera molto popolare tra gli anni ’60 e ’70. Non ha un suono proprio: ogni tasto, quando viene premuto, fa partire il nastro registrato a cui è collegato. Può quindi riprodurre suoni di strumenti musicali o voci umane o qualsiasi altra cosa.

mellotron
John Lennon che suona il mellotron.

I Carpenters hanno fatto una cover di Calling Occupants of Interplanetary Craft, secondo me molto brutta, però piuttosto famosa.
I Carpenters erano un duo pop americano formato dai fratelli Karen (1950-1983) e Richard (1946) Carpenter. Mentre lui, pianista-tastierista, aveva problemi di droga e di dipendenza da Metaqualone (un farmaco dagli effetti simili ai barbiturici, usato come droga ipnotica negli anni ’60 e ’70), lei, batterista e cantante, soffriva di anoressia nervosa, le cui complicazioni ne hanno causato la morte nel 1983, a trentadue anni. Il lato positivo è che la notizia ha attirato l’attenzione pubblica sui temi dei disturbi del comportamento alimentare, di cui all’epoca non si parlava molto.
I Sonic Youth hanno dedicato una canzone a Karen Carpenter: Tunic (Song for Karen), dall’album Goo del 1990.

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I Carpenters.

Il testo di Calling Occupants of Interplanetary Craft parla del World Contact Day, dichiarato il 15 marzo 1953 dall’associazione International Flying Saucer Bureau (IFSB). Nel giorno prestabilito, tutti i membri dell’IFSB avrebbero dovuto cercare di inviare un messaggio per via telepatica verso lo spazio. L’idea era che, se tante persone si fossero concentrate contemporaneamente sullo stesso testo, qualche forma di vita aliena avrebbe dovuto riceverlo. Il messaggio inizia proprio con “Calling occupants of interplanetary craft!” e continua dichiarando la disponibilità di noi terrestri all’amicizia e ad accogliere con entusiasmo i visitatori extraterrestri. Chiede anche di venire sul nostro pianeta a ‘svegliare gli ignoranti’ e ad ‘aiutarci con i nostri problemi terrestri’ (ed è probabilmente per questo che nessun alieno ha mai risposto).
La canzone dei Klaatu si apre con un’esortazione a provare la telepatia, e prosegue con il messaggio vero e proprio da trasmettere all’universo, che è molto molto simile nelle parole e nei significati al messaggio dell’IFSB:

Calling occupants of interplanetary craft
You’ve been observing our Earth
And we’d like to make a contact with you
We are your friends

Il messaggio contiene anche un invito a visitare il nostro pianeta e a portare la pace (coerentemente, peraltro, con la visione degli alieni pacifisti e pacificatori nel film Ultimatum alla Terra).

klaatu beatles
Ma la cosa interessante dei Klaatu è che, a un certo punto, ha cominciato a girare la voce che i Klaatu fossero in realtà i Beatles, o alcuni componenti dei Beatles, che portavano avanti nuovi progetti musicali in segreto. La diceria era motivata dal fatto che le vere identità dei Klaatu non erano mai state rivelate: nelle copertine degli album non risultava alcun nome né fotografia, e la stessa casa discografica non dava informazioni, sostenendo che fossero persone molto riservate. Il loro suono era anche abbastanza beatlesiano.
Inoltre, dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970, quando ognuno di loro aveva dato inizio a carriere soliste, Ringo Starr (il cui vero nome è Richard Starkey) aveva pubblicato un album, nel 1974, Goodnight Vienna, la cui copertina è un’immagine da Ultimatum alla Terra: una delle scene più note, in cui l’astronave è appena atterrata e ne escono Gort e, dietro di lui, Klaatu, che saluta con la mano. Nella copertina di Goodnight Vienna la faccia di Ringo è photoshoppata al posto del casco di Klaatu (anche se all’epoca Photoshop non c’era e non ho idea di cosa si usasse in alternativa. Per curiosità, la prima versione di Photoshop è del 1990 e ha quindi ventisei anni).


In realtà, non c’è mai stata alcuna connessione tra i Beatles e i Klaatu, e la vera formazione di questi ultimi era: John Woloschuk, Dee Long e Terry Draper, tutti e tre originari di Toronto, Canada.

klaatu band

#94 dylan dog

Mi chiamo Dog, Dylan Dog.

Come accennavo nell’articolo su Atlantide, una delle mie passioni sono i fumetti. E non posso parlare di fumetti, in Italia, senza affrontare uno degli argomenti che mi stanno più a cuore: Dylan Dog.

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La prima copertina di Dylan Dog.

Potrei parlarne per giorni; partendo dalla sua ideazione, sino al declino degli ultimi anni, ci sono così tante cose da dire su Dylan Dog che trascendono il fumetto stesso, mescolandosi con la cultura italiana di fine anni Ottanta.
Ma, essendo su Wellentheorie, mi concentrerò su tutti i fun fact e le piccole notizie che riguardano il personaggio di Dylan e il suo mondo.

  1. Dylan Dog è stato creato da Tiziano Sclavi che, all’epoca, era uno scrittore della Sergio Bonelli Editore. Nel 1986, basandosi sul personaggio che aveva ideato per Dellamorte Dellamore (romanzo all’epoca inedito), creò il più famoso indagatore dell’incubo della storia.
  2. Il nome è ispirato a Dylan Thomas, poeta e drammaturgo gallese [anche Bob Dylan, il cui vero nome è Robert Zimmerman, si è ispirato a Dylan Thomas per la scelta del nome d’arte], mentre il cognome nasce dalla passione di Sclavi per i cani (ne possiede ben sette nel momento della stesura dell’articolo). La doppia iniziale uguale (D.D.) è un classico dei fumetti (Bruce Banner, Donald Duck, Mickey Mouse, Peter Parker o lo stesso bonelliano Nathan Never).
  3. Le fattezze del volto di Dylan Dog sono state ideate ispirandosi a quelle dell’attore Rupert Everett – attore che poi interpreto Francesco Dellamorte, il protagonista del film tratto dal romanzo di Sclavi, Dellamorte Dellamore.

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    Rupert Everett in Dellamorte Dellamore (1994).
  4. A proposito di film, ci sono in giro alcuni fan film interessanti. Quello che ha riscosso maggiore successo di critica (e che è stato finanziato tramite una campagna di crowdfounding) è Vittima degli Eventi che trovate QUI.
  5. Purtroppo esiste anche un film ufficiale di Dylan Dog, uscito nel 2011: Dead of Night, con Brandon Routh (attore famoso per il ruolo di Superman in Superman Returns). Il film è così brutto che un episodio di True Blood, a confronto, merita l’oscar.

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    Brandon Routh nei panni di Superman, assieme a tutti gli altri Superman della storia cinematografica e televisiva.
  6. Nel film, per altro, ci sono varie differenze con il fumetto originale. Alcune per scelta di sceneggiatura (esempio: Dylan Dog vive a New Orleans e non a Londra), altre per motivi decisamente buffi. Il più simpatico è il mancato utilizzo di un Maggiolone come auto di Dylan: infatti, dal 1968 la Walt Disney detiene i diritti cinematografici per i Maggioloni bianchi!

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    Herbie, il maggiolino della Disney – nessun altro film può mostrare un maggiolone bianco, senza pagare i diritti.
  7. Sempre nel film, l’assistente di Dylan Dog non è Groucho, ma un tizio a caso. Tuttavia, non è la prima volta che Groucho viene eliminato dal fumetto: nell’adattamento del 1999 della Dark Horse (editrice americana che ha stampato una manciata di numeri), Groucho perde i baffi e diventa Felix.
  8. Dylan Dog non è l’unico personaggio Bonelli a essere stato pubblicato dalla Dark Horse nel 1999: lo stesso onore è spettato a Nathan Never e Martin Mystère.
  9. Ma come si pronuncia Dylan Dog? Mi ricordo che quando ero ragazzino, alle medie, eravamo tutti un po’ divisi. Si sa, all’epoca l’inglese per gli italiani era una lingua lontana, non esistevano le serie tv in lingua originale e molti di noi studiavamo francese a scuola. Alcuni lo pronunciavano Dailan, altri Dilan. Fu proprio il fumetto a chiarire questo dubbio, nel numero 19, Memorie dell’invisibile: Bree Daniels, una prostituta che Dylan conosce durante l’arco della storia, lo chiama Dailan (scritto proprio così), beccandosi come risposta un “mi chiamo Dylan, come Bob Dylan”.
  10. Bree Daniels, per altro, credo abbia il primato (ma non ho dati certi, quindi se è una castroneria segnalatemelo) di primo personaggio in un fumetto italiano a morire di AIDS (nel numero 88, Oltre la morte).
  11. Come tutti gli eroi dei fumetti, Dylan Dog ha alcuni “superpoteri”:
    1. Possiede quello che lui definisce un “quinto senso e mezzo”, qualcosa simile (ma in maniera ridotta come portata) ai “sensi di ragno” di Spiderman; è, cioè, la capacità di capire che qualcosa non torna.
    2. Ogni volta che vede una bella ragazza (e nel 90% dei casi ci finisce a letto)… se ne innamora. Non il migliore dei superpoteri.
    3. Possiede la capacità di dimenticarsi costantemente la pistola quando si reca in un luogo pericoloso a indagare. Anche questo non uno dei poteri più utili, ma ottimo come espediente per rendere partecipe dell’azione Groucho (che tipicamente gliela lancia appena in tempo), che altrimenti sarebbe stato relegato a spalla comica.
  12. Dylan Dog suona uno strumento musicale: il clarinetto. Il passo più celebre che suona è Il trillo del diavolo, una sonata di Giuseppe Tartini.
  13. Il “date” perfetto di Dylan Dog è: cinema con horror b-movie, poi pizza e coca cola. Tipicamente, non l’appuntamento sognato dalle ragazze.
  14. Un altro personaggio davvero importante della storia di Dylan Dog è il commissario Bloch, le cui origini ci permetteranno di entrare nel vivo del parallelismo più azzardato della storia di questo blog. Bloch, infatti, ha le fattezze dell’attore Robert Morley. Le Morley sono il nome delle sigarette che “The Smoking Man” fuma in X-Files (brevissimo funfact dentro il funfact: le Morley sono un fake-brand che appare in moltissime opere: Breaking Bad, Law & Order, LostThe Walking Dead, Buffy the Vampire Slayer, in molte altre serie tv e film; la loro prima apparizione conosciuta risale al film Psycho – qui la lista completa).

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    La lunga storia delle Morley.
  15. Qual è il parallelismo? Ma ovvio: Dylan DogFox Mulder!
    1. Entrambi hanno un passato misterioso (beh Dylan ha quello più strano, provenendo da un’altra epoca);
    2. Entrambi non sanno chi è il loro vero padre;
    3. Entrambi scoprono, a un certo punto, che il loro vero padre è anche il loro antagonista principale (da una parte Xabaras, dall’altra, appunto The Smoking Man);
    4. Tutti e due sono personaggi dallo sguardo malinconico, dalla mente acuta e dalla curiosità sfrenata per il paranormale;
    5. Tutti e due vengono presi di mira e derisi per i casi che decidono di seguire;
    6. Tutti e due hanno un mentore che li aiuta come può, e che rischia costantemente il posto per aiutarli (Bloch da una parte, Skinner dall’altra);
    7. Tutti e due bevono tè! Dylan Dog lo beve caldo, quando va al pub con Bloch (essendo un ex alcolista, non si avvicina mai all’alcol), mentre la bevanda preferita di Mulder è il tè freddo;
    8. Entrambi hanno dei “problemi” con il sesso: Dylan Dog finisce a letto con una donna differente in ogni numero, Mulder invece è un avido collezionista e consumatore di film e riviste porno;
    9. Sia Dylan che Fox hanno dei collaboratori capaci di andare “oltre” le regole del gioco. Dylan si rivolge spesso a personaggi come medium (Madame Trelkovski) e scienziati (professor Adam), mentre Mulder si rivolge ai The Lone Gunmen, tre hacker;
    10. Nell’episodio 5×15 di X-Files, in un flashback ambientato nel 1990 si vede al dito di Mulder una fede; anche Dylan Dog è stato sposato, con Lillie Connoly, irlandese e militante nell’I.R.A.

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      I tre “Pistoleri Solitari” (The Lone Gunmen: Frohike, Langly e Byers) con Mulder.
  16. Tornando ai fun fact su Dylan Dog: ne esistono svariati videogiochi, il primo risale addirittura al 1988, mentre il più recente è del 1999 ed è stato sviluppato a Genova, la mia terra natia.
  17. Tutti quanti ci ricordiamo gli 883 (e chi ha la mia età probabilmente ha come macchia nel passato l’aver ascoltato / ballato / addirittura forse acquistato uno dei primi album). La copertina del loro terzo album, La donna, il sogno & il grande incubo, uscito nel 1995 è un omaggio a Dylan Dog (con Max Pezzali nei panni di Dylan… come direbbe Marina Massironi… brrrr rabbrividiamo).883_-_La_Donna_Il_Sogno_&_Il_Grande_Incubo
  18. Molti dei numeri di Dylan Dog sono ispirati a classici del cinema o della letteratura horror. Basti pensare al titolo del numero 1, L’alba dei morti viventi, chiaro omaggio a Dawn of the dead, primo film zombie di George Romero.
  19. Tuttavia a volte capita anche il contrario: il numero 24 di Dylan Dog si intitola I coniglio rosa uccidono, ed è citato (sia nel titolo che in qualche modo nei contenuti) ne La notte eterna del coniglio, scritto da Giacomo Gardumi ed edito da Marsilio Editore nel 2006.
  20. Per finire, un fun fact che farà contenta la nostra Wellenina: Dylan Dog è vegetariano, ama gli animali e spesso è stato usato nelle campagne animaliste contro l’abbandono degli animali durante l’estate.

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    Dylan Dog animalista.

Con questo direi che ho concluso. Se ne avete altri, ovviamente, segnalate nei commenti!

#92 battlestar galactica (seconda parte)

Nel post precedente si parlava di Battlestar Galactica, delle differenze tra la serie originale del 1978 e quella “re-immaginata” del 2003-2009, del comandante Bill Adama e di suo figlio Lee “Apollo” Adama.

Lee e Bill Adama nella serie re-imagined.
Lee e Bill Adama nella serie re-imagined.

Il capitano Lee “Apollo” Adama nella serie originale era interpretato da Richard Hatch, l’unico attore che compare in entrambe le versioni: nel re-imagined fa Tom Zarek.

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Richard Hatch come “Apollo” nella serie originale.
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Richard Hatch come Tom Zarek nel re-imagined.

Nella serie originale, Apollo è il migliore amico del tenente Starbuck (in italiano, SENZA APPARENTE RAGIONE, si chiama Scorpion).
Il tenente Starbuck, interpretato da Dirk Benedict, è un pilota di Viper (un tipo di caccia spaziale molto usato nelle battaglie contro i cylon), giocatore d’azzardo, donnaiolo, fumatore di sigari.

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Dirk Benedict, lo Starbuck originale.

Ed ecco Starbuck nella serie nuova:

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È Kara Thrace, nome di battaglia “Starbuck” (in italiano, di nuovo, Scorpion), abile pilota di Viper e giocatrice d’azzardo, fumatrice di sigari, interpretata da Katee Sackhoff, che all’epoca della miniserie del 2003 aveva solo ventitré anni.

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Si notano comunque delle somiglianze tra i due Starbuck.

Il tenente Starbuck e Starbucks (la catena di caffetterie) prendono il nome da Starbuck, il primo ufficiale del Pequod, la baleniera di Moby Dick. Starbuck è un quacchero, serio e prudente, che cerca di contrastare il piano del capitano Achab (anche Kara Thrace è religiosa e si oppone spesso agli ordini del suo comandante, ma è ben più testarda e spericolata).

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Dirk Benedict e Katee Sackhoff, insieme da Starbucks.

Tra i due Battlestar Galactica c’è un altro significativo cambio di sesso: Boomer, interpretato da Herbert Jefferson Jr. nella serie originale, diventa Sharon Valerii, nome di battaglia “Boomer”, interpretata da Grace Park nel re-imagined. Più avanti nella serie, Sharon “cambia” nome di battaglia in Athena: Athena nella serie del 1978 era la figlia di Bill Adama, sorella di Lee, amante di Starbuck (!), tenente, interpretata da Maren Jensen.

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Boomer (Herbert Jefferson Jr.) nella serie originale.
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Grace Park, Boomer nella serie nuova.

Sharon Valerii ha una relazione con Karl C. Agathon, “Helo”, interpretato da Tahmoh Penikett.
Primo fun fact: il nome Karl C. Agathon deriva dalla frase in greco antico “kalon k’agathon” (o “kalos k’agathos”, καλὸς κἀγαθός), che significa “il bello e buono” ed era usata per descrivere l’ideale di uomo, incarnazione di estetica ed etica. E in effetti Helo è figo e moralmente impeccabile allo stesso tempo.

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Sharon e Helo.

Secondo fun fact: Helo era stato inizialmente pensato come un “red-shirt character”: uno di quei personaggi che muoiono subito dopo la loro prima apparizione, e vengono introdotti con lo scopo di aggiungere dramma e mostrare quanto una determinata situazione sia pericolosa, senza però uccidere altri personaggi che hanno ruoli più importanti (gli spettatori devono capire che i protagonisti stanno rischiando la vita). La definizione “red-shirt character” deriva dalla serie classica di Star Trek (1966–69), in cui “the red-shirted security personnel frequently die during episodes” (lo dice Wikipedia).

Spoiler su Helo: nella miniserie, Helo viene lasciato su Caprica. L’idea iniziale era di non mostrarlo mai più e fare intendere agli spettatori che fosse morto. Ma il pubblico si era affezionato a lui, e gli autori hanno pensato alla sottotrama, inizialmente non programmata, di Helo e Sharon sul pianeta Caprica occupato dai cylon.

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Helo e Sharon su Caprica.

Uno che invece è e rimane un red-shirt character è Tarn, introdotto e ucciso tra l’ultimo episodio della stagione 1 e il primo episodio della stagione 2. Ve lo dico solo perché l’attore è Warren Christie, che faceva uno dei protagonisti nella serie tv di fantascienza Alphas: era Cameron Hicks, che aveva il superpotere della mira super precisa. La seconda stagione di Alphas, del 2012, non ha avuto abbastanza ascolti e il canale Syfy (lo stesso di Battlestar Galactica re-imagined, che all’epoca si chiamava Sci-Fi Channel) ha deciso di non rinnovare la serie, che si è quindi interrotta bruscamente dopo un cliffhanger. Sheldon Cooper, nell’episodio 21 della sesta stagione di Big Bang Theory (2013), aspettava con ansia la terza stagione di Alphas e apprende della sua cancellazione con grande disappunto, così rompe le palle alla redazione di Syfy per lamentarsi e chiedere il rinnovo (così come i fan avevano protestato per la cancellazione di Firefly nel 2002 da parte della Fox).

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Warren Christie in Alphas.

Un altro (più importante) collegamento tra Battlestar Galactica e Big Bang Theory è Michael Trucco, attore che interpreta Samuel T. Anders in Battlestar Galactica e il dottor David Underhill in alcuni episodi di Big Bang Theory.
Michael Trucco fa anche Nick Podarutti, il ragazzo (stupido ma bello) di Robin nell’ottava stagione di How I Met Your Mother.

Michael Trucco come Samuel T. Anders in una delle immagini più fighe della storia della fantascienza.
Michael Trucco come Samuel T. Anders in una delle immagini più fighe della storia della fantascienza.
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Michael Trucco in Big Bang Theory.

Ma arriviamo al mio personaggio preferito: il dottor Gaius Baltar, brillante scienziato, guru religioso nel tempo libero, occasionalmente presidente delle Dodici Colonie, goffo e spesso ridicolo senza volerlo, egocentrico, dotato di una spiccata tendenza all’autoconservazione e di una morale alquanto flessibile.

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Gaius Baltar scienziato.

Il suo nome è probabilmente un riferimento all’imperatore romano Gaio Cesare (Imperator Gaius Caesar), meglio conosciuto con il soprannome Caligola (12-41 d. C.), descritto come despota, stravagante, edonista, depravato, e che ha ispirato numerose opere artistiche e letterarie dall’antichità a oggi.

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Gaius Baltar guru religioso.

Gaius Baltar nel re-imagined è interpretato dall’attore britannico James Callis, che forse avrete visto nei film di Bridget Jones.

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James Callis con Bridget Jones.

Il suo omologo nella serie originale del 1978 era il conte Baltar (John Colicos), uno degli antagonisti principali perché ha tradito la propria specie (gli umani) collaborando con i cylon. Anche il Gaius Baltar re-immaginato ha “tradito” l’umanità, ma non l’ha proprio fatto apposta.

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Il motivo per cui Baltar ha collaborato con i cylon.

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Nell’immagine qui sopra, sulla destra: la riconoscete?

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In Battlestar Galactica è D’Anna Biers, ma l’attrice, Lucy Lawless, è soprattutto famosa come Xena – Principessa guerriera (Xena: Warrior Princess). La serie, fantasy epico-storico-mitologico, ambientata nell’antica Grecia, è stata prodotta dal 1995 al 2001.
Piccolo fun fact: Caligola (Gaius Caesar) appare in un episodio di Xena (S6 E12, Xena contro Caligola, 2001).

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John Cavil

Un altro personaggio spettacolare di Battlestar Galactica re-imagined è John Cavil (e non posso dire altro per non spoilerare!), interpretato da Dean Stockwell, attore americano nato nel 1936 con una lunghissima carriera.

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Dean Stockwell tenero ragazzino in Stars in My Crown, film del 1950 di Jacques Tourneur.

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Una simpatica peculiarità di Battlestar Galactica è l’imprecazione “frak” (o “frack”), una versione di “fuck” appositamente inventata per evitare la censura nella serie del 1978. L’espressioni ha continuato a essere utilizzata in tutte le successive versioni di Battlestar Galactica ed è spesso citata in altre opere di fantascienza o genericamente nerd.

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Spassoso fun fact:

Il comandante Bill Adama, nella sua cabina a bordo della Galactica, si fa la barba davanti a uno specchio Ikea. Lo specchio si chiama “Fräck”.

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In conclusione: Battlestar Galactica è una figata. Anche se c’è qualche buco di trama, anche se il finale (proprio l’ultimo episodio) è vagamente deludente, è comunque bellissimo. In più, è ammirevole che la storia sia coerente e che abbiano cercato di fornire spiegazioni esaurienti per quasi ogni dettaglio, senza lasciare misteri aperti (a differenza, per dire, di Lost). Quindi vi consiglio caldamente di guardare, se non lo avete ancora fatto, la miserie del 2003 e la serie del 2004-2009 (ci sono anche dei webisodi, due film e uno spin-off che però non sono indispensabili).

Guardatelo, e anche voi vi chiederete:

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Un terzo post su Battlestar Galactica lo trovate qui.

#91 battlestar galactica (prima parte)

Wellentheorie era una bimba che frequentava assiduamente la biblioteca comunale. Un giorno si ritrova per caso davanti allo scaffale di Urania, senza avere la minima idea di cosa siano l’Urania e la fantascienza. Sta osservando affascinata i titoli sulle coste dei libri quando, alle sue spalle, un passante la schernisce facendole capire chiaramente che la fantascienza è roba da sfigati. Wellentheorie, giovane e conformista, coglie il messaggio e si allontana dallo scaffale con nonchalance, stile moonwalk all’indietro.
Passano gli anni: Wellentheorie è ormai ben più vicina ai trenta che ai venti, e la fantascienza entra finalmente nella sua vita. E Wellentheorie scopre che è una figata pazzesca.

Condivido oggi questo trauma infantile con voi per parlare di me stessa in terza persona e soprattutto per introdurre il tema di questo post e del prossimo (entrambi abbastanza spoiler-free!): Battlestar Galactica, una figata pazzesca.

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La prima Battlestar Galactica è una serie televisiva del 1978 in ventiquattro episodi, a cui fanno seguito una seconda serie del 1980 in dieci episodi (chiamata Galactica 1980) e alcuni adattamenti cinematografici. Nel 2003 esce il primo “re-imagined” (molto meno fedele di un remake, più creativo di un reboot: riprende personaggi, luoghi e vicende della serie originale ma li modifica e aggiunge nuovi elementi): una miniserie in due episodi da 90 minuti ciascuno, che può essere considerata il pilot della successiva serie tv, con lo stesso cast, in quattro stagioni, trasmessa dal 2004 al 2009. La serie del 1978, la miniserie del 2003 e la serie del 2004-2009 si chiamano Battlestar Galactica, ma la prima è conosciuta in Italia come Galactica e il suo episodio pilota era uscito anche in una versione cinematografica chiamata in origine Battlestar Galactica ma tradotta in italiano Battaglie nella galassia. In realtà il titolo non parla di battaglie né di galassie (per quanto battaglie e galassie siano presenti) ma si riferisce alla (astro)nave da guerra (= “battlestar”) di nome Galactica, protagonista della serie.

Qui parlo principalmente del re-imagined: miniserie e serie tv (non potete guardare la serie senza aver visto la miniserie, non si capisce niente).

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La maestosa battlestar Galactica, circondata dalla flotta coloniale.

La premessa della storia è questa: l’umanità ha da tempo abbandonato Kobol, il suo pianeta natale, e ha fondato, all’interno di un sistema solare molto distante, le Dodici Colonie di Kobol (the Twelve Colonies of Kobol). Le Dodici Colonie costituiscono una repubblica federale e sono situate su dodici pianeti (dodici pianeti abitabili in un unico sistema solare? Sì, è inverosimile, ma è così) che prendono i nomi dalle costellazioni e i segni dello zodiaco: Aquaria (acquario), Aerilon (ariete), Canceron (cancro), Caprica (capricorno), Gemenon (gemelli), Leonis (leone), Libran (bilancia), Picon (pesci), Sagittaron (sagittario), Scorpia (scorpione), Tauron (toro), e Virgon (vergine).
Le Colonie sono state in guerra con un popolo di robot (creati da una razza rettiliana nella serie originale, creati dall’umanità nella serie re-imagined) chiamati cylons (cyloni in italiano). Dopo un armistizio e alcuni decenni di pace*, i cylon attaccano a sorpresa le Dodici Colonie, distruggendole. I morti sono miliardi: dell’intera specie umana soltanto circa 50.000 persone riescono a sopravvivere e a mettersi in salvo a bordo di una flotta spaziale (the Colonial Fleet), formata da circa 60 navi civili e commerciali, guidate dall’unica nave militare rimasta, cioè la Battlestar Galactica (ma sarà davvero l’ultima?). La flotta viaggia nell’universo, in fuga dai cylon e alla ricerca di un pianeta leggendario chiamato Terra, dove si sarebbe stabilita la tredicesima tribù dell’umanità dopo l’antico esodo da Kobol.

* Volendo essere precisi: nella serie originale la guerra cylon dura mille anni e si conclude, all’inizio della serie, con un finto trattato di pace, dopo il quale i cylon attaccano le colonie. Nel re-imagined, la guerra dura dodici anni e mezzo ed è seguita da una pace di quarant’anni, dopodiché i cylon attaccano all’improvviso. In entrambi i casi l’attacco cylon avviene nell’episodio pilota e funge da antefatto all’intera serie.

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I cylon nella serie originale.
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I cylon nella serie nuova (l’attrice è Tricia Helfer).

La storia è appassionante, i personaggi sono ben costruiti, e in più, nonostante l’ambientazione fantascientifica, vengono affrontati molti argomenti interessanti e attuali: si parla di razzismo e discriminazione, religione (politeismo e monoteismo, fede e scetticismo), terrorismo e guerra, malattia terminale, il mistero dell’evoluzione (si accenna persino all’Eva mitocondriale! Ne avevo parlato qui), le conseguenze della tecnologia, convivenza tra potere civile e militare, difficili scelte politiche. Ad esempio, un tema che ho trovato particolarmente interessante (affrontato nell’episodio The Captain’s Hand, stagione 2, episodio 17, del 2006) è quello dell’aborto: l’interruzione di gravidanza era perfettamente legale nelle Dodici Colonie, e rimane legale sulla flotta, è anzi una pratica molto diffusa a causa delle difficili condizioni di vita (continue battaglie con i cylon, scontri interni, carenza di cibo e acqua). Ma se i pochi superstiti dell’intera razza umana non fanno figli, il rischio di estinzione della specie diventa molto concreto. Per questo la presidente Roslin decide di vietare l’aborto, anche se contro i propri princìpi.

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Nella serie nuova, Laura Roslin, sottosegretario all’istruzione delle Dodici Colonie, dopo l’attacco rimane la più alta carica civile (gli altri, compreso il presidente Adar, sono morti) e viene quindi nominata presidente delle Dodici Colonie.
Fun fact: la scena della cerimonia del suo giuramento come presidente a bordo del Colonial One è stata modellata su quella di Lyndon Johnson a bordo dell’Air Force One dopo l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy nel novembre 1963 (fonte).

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Altro fun fact: nella scena in cui un dottore comunica a Laura Roslin che ha il cancro, sullo sfondo, nel cielo oltre la finestra, si intravede (video) passare la Serenity, l’astronave di Firefly, altra serie tv di fantascienza, cancellata dopo una sola stagione con grande disappunto dei fan.

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Laura Roslin non ha un omologo nella serie originale. L’attrice, Mary McDonnell, ha fatto tra le altre cose “Alzata con Pugno” (Stands With A Fist) che sposa Kevin Costner in Balla coi lupi (Dances with Wolves, 1990) e Rose Darko, madre del protagonista in Donnie Darko (2001).

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Mary McDonnell in Balla coi lupi.

Mentre Laura Roslin è il leader civile della flotta, quello militare è il comandante della Galactica: William “Bill” Adama (in italiano, senza apparente ragione, Adamo) interpretato da Edward James Olmos.

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Forse lo avete già visto nella sesta stagione di Dexter (2011), dove indossa sempre adorabili golfini e fa James Gellar, professore dell’Università di Tallahassee, esperto di Apocalisse e “scomparso” da alcuni anni.

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Colin Hanks (il figlio di Tom Hanks!) e Edward James Olmos in Dexter.

Un altro attore che compare in entrambe le serie è Samuel Witwer, “Crashdown” in Battlestar Galactica e Neil Perry nella prima stagione di Dexter (quello che sostiene di essere il Killer del Camion Frigo, ovvero the Ice Truck Killer).

Samuel Witwer come "Crashdown”, a bordo di un Raptor (navicella spaziale militare).
Samuel Witwer come “Crashdown”, a bordo di un Raptor (navicella spaziale militare).
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Samuel Witwer in Dexter, nella scena “Who the fuck are you?

Ma non divaghiamo.

Il figlio di Bill Adama è Leland Joseph Adama, meglio conosciuto come Lee o con il nome di battaglia (callsign) “Apollo”, interpretato da Jamie Bamber.

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Lee “Apollo” Adama.

Nonostante fossi convinta che personaggio e attore fossero evidentemente gay, sembrano in realtà entrambi etero. Jamie Bamber ha sposato l’attrice Kerry Norton e hanno tre figlie. Kelly Norton fa un personaggio ricorrente in Battlestar Galactica: Layne Ishay, paramedico e assistente del dottor Cottle.

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Jamie Bamber e Kerry Norton con le figlie.

Michael Hogan e Susan Hogan sono un’altra coppia sposata nella realtà ma non nella serie: lui è il mitico colonnello Saul Tigh, lei è Doyle Franks, capitano della Prometheus, una nave civile della flotta. Non è tra i personaggi principali ma si vede più volte, soprattutto durante il processo a Gaius Baltar.

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Michael Hogan nei panni del mitico colonnello Saul Tigh.
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Susan Hogan nei panni del capitano Doyle Franks.

Ma non divaghiamo.

Per interpretare padre e figlio (Bill e Lee Adama), i due attori hanno cercato di assomigliarsi: Edward James Olmos ha i capelli scuri e gli occhi castani, ma ha portato lenti a contatto blu; Jamie Bamber, che ha gli occhi azzurri e i capelli chiari, si è tinto i capelli per scurirli.

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Un Edward James Olmos più giovane e baffuto.

Edward James Olmos nella realtà ha avuto parecchie mogli e parecchi figli, tra cui Bodie James Olmos: che in Battlestar Galactica fa il tenente Brendan Costanza, meglio conosciuto come “Hotdog”.

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Bodie James Olmos (“Hotdog”) in Battlestar Galactica.

Le cose da dire sono ancora molte: proseguono nel prossimo post.

 

il film (brutto) del martedì: #1 dogma

Dopo oltre quattro mesi dall’ultimo post cinematografico, eccoci con una nuova rubrica sui film che a me non mi sono piaciuti ma (mi dicono) sono molto belli (non offendetevi, fan di Dogma).  

Dogma è un film del 1999 scritto e diretto da Kevin Smith. Kevin Smith, 45 anni, è un regista, attore, sceneggiatore, “podcaster”, e parecchie altre cose. È diventato famoso con Clerks (1994), commedia a bassissimo budget scritta, diretta e co-prodotta dallo stesso Kevin Smith, il quale interpretava anche la parte di Silent Bob, personaggio che ricorre nella maggior parte dei suoi film, in coppia con Jay.

Jay e Silent Bob

Jay e Silent Bob, interpretati da Jason Mewes e Kevin Smith, sono due spacciatori di marijuana del New Jersey. Silent Bob (tradotto in diversi modi nei vari film, tra cui “Zittino Bob”, “Bob il taciturno”, “Bob Linguasecca”), coerente con il proprio nome, non parla quasi mai. Una peculiarità dei film di Kevin Smith consiste proprio nei personaggi o elementi ricorrenti, citazioni che collegano ogni film agli altri. Questo insieme viene chiamato “View Askewniverse” (dalla compagnia di posizione View Askew Productions).

Kevin Smith con la figlia e la moglie

Ma torniamo un attimo a Kevin Smith. Kevin Smith è sposato dal 1999 con l’attrice Jennifer Schwalbach Smith. I due hanno una figlia, oggi 16enne, chiamata Harley Quinn Smith, in omaggio al personaggio dei fumetti di Batman.

Harley Quinn nel cartone di Batman

Harley Quinn è una supercattiva, fidanzata del Joker e amica dell’altra supercattiva Poison Ivy. Il suo nome è un riferimento a Harlequin, cioè Arlecchino. Era la dottoressa Harleen Frances Quinzel, psicologa di Arkham Asylum (il manicomio criminale di Gotham City), che incontrò il Joker e se ne innamorò pazzamente.

Harley Quinn nel videogioco Arkham City

Ma torniamo un attimo a Jay e Silent Bob.
L’attore che fa Jay è Jason Mewes, vecchio amico di Kevin Smith e come lui originario del New Jersey. Ha alle spalle una lunga e tormentata storia di tossicodipendenza, specialmente da eroina, e una volta è stato in rehab insieme a Ben Affleck, che era lì per alcolismo. È famoso soprattutto per il ruolo di Jay, ma ha fatto anche altre cose. Ad esempio, in Zack and Miri Make a Porno, film del 2008 diretto da Kevin Smith ma non appartenente al View Askewniverse, Jason Mewes interpreta un pornoattore di nome Lester che in una scena appare completamente nudo.

Foto di uomini nudi a caso qui su Wellentheorie.
Di nuovo.

Ma noi stavamo parlando di Dogma. Il film inizia con un simpatico disclaimer che dice così:

Benché dopo dieci minuti diventi evidente, View Askew dichiara che questo film è, dall’inizio alla fine, una commedia surreale che non va presa sul serio. Insistere sul fatto che quanto segue sia incendiario o provocatorio significa fraintendere le nostre intenzioni ed emettere un giudizio inopportuno; emettere giudizi spetta solo e unicamente a Dio (questo vale anche per i critici cinematografici… scherziamo).
Quindi, per favore, prima che pensiate che questa sciocchezza di film possa nuocere a qualcuno, ricordare: anche Dio ha un senso dell’umorismo… Prendete l’Ornitorinco.
Grazie e buona visione.
P.S. Porgiamo le nostre sincere scuse a tutti gli amanti dell’Ornitorinco che si sono offesi per questo sconveniente commento. Noi di View Askew rispettiamo il nobile Ornitorinco e non è nostra intenzione mancare in qualche modo di rispetto a queste stupide creature.

In originale:

Though it’ll go without saying ten minutes or so into these proceedings, View Askew would like to state that this film is – from start to finish – a work of comedic fantasy, not to be taken seriously. To insist that any of what follows is incendiary or inflammatory is to miss our intention and pass undue judgment; and passing judgment is reserved for God and God alone (this goes for you film critics too…just kidding).
So please – before you think about hurting someone over this trifle of a film, remember: even God has a sense of humor. Just look at the Platypus.
Thank you and enjoy the show.
P.S. We sincerely apologize to all Platypus enthusiasts out there who are offended by that thoughtless comment about the Platypi. We at View Askew respect the noble Platypus, and it is not our intention to slight these stupid creatures in any way.

(io, tra parentesi, dell’ornitorinco avevo parlato qui).


Il film Dogma merita inoltre di essere ricordato per Buddy Christ (il “Cristo compagnone”), successivamente diventato un meme.

Buddy Christ è, nel film, una nuova icona religiosa proposta dal cardinale Glick (George Carlin), all’interno della campagna “Catholicism Wow!“, per sostituire l’immagine tradizionale del crocifisso, troppo deprimente.

Linda Fiorentino in L’ultima seduzione

Tra i protagonisti di Dogma c’è Bethany Sloane, interpretata da Linda Fiorentino, attrice americana di origini italiane. Il suo primo film famoso è stato L’ultima seduzione (The Last Seduction), del 1994, in cui ha il ruolo di una femme fatale. Una scena del film viene citata da Sex & the City nel Pilot (1998) in questo dialogo:

Carrie: So you think it’s really possible to pull off this whole women-having-sex-like-men thing?
Samantha: You’re forgetting The Last Seduction.
Carrie: You’re obsessed with that movie.
Miranda: Okay, Linda Fiorentino fucking that guy up against the chain-link fence.
Samantha: And never having one of those “Oh, my God, what have I done?” epiphanies.
Charlotte: I hated that movie.

Per concludere, in Dogma viene detto che Dio si trova in New Jersey in forma umana per giocare a skee ball. (Nella versione italiana, siccome qui il gioco non è molto conosciuto, i dialoghi sono stati adattati e si parla di flipper).

Lo skee ball (che non ha neanche una pagina Wikipedia in italiano) è un gioco arcade molto diffuso negli Stati Uniti.

La macchina fornisce al giocatore nove palle (generalmente, ma il numero può variare) delle dimensioni di una palla da baseball (7-8 cm di diametro circa) che devono essere lanciate verso un piano inclinato per centrare uno dei fori. Ogni foro ha un punteggio diverso e ovviamente lo scopo del gioco è ottenere il massimo punteggio possibile nel corso di una partita.  
Tra l’altro, Marshall in How I Met Your Mother va una volta al mese nello stesso college bar per giocare a skee ball e mantenere il record per il punteggio più alto, sotto lo pseudonimo “Big Fudge” (Jenkins, episodio 5×13, 2010).