il film della domenica #10: the day the earth stood still

Ultimatum alla Terra è un film americano, di fantascienza, in bianco e nero, del 1951. Il titolo originale, molto più bello, è The Day the Earth Stood Still. Nel 2008 ne è uscito un remake omonimo, con Keanu Reeves nel ruolo del protagonista Klaatu.
Il film è basato su Farewell to the Master, un racconto Harry Bates, la storia però è stata profondamente modificata.

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La trama molto in breve

Un disco volante atterra a Washington. A bordo vi sono Klaatu, un alieno umanoide, e Gort, un robot. Vengono in pace; ma i terrestri, bellicosi e sospettosi per natura, faticano a crederci. Succedono cose; Klaatu si fa passare per un umano e conosce la giovane vedova Helen Benson e suo figlio Bobby; succedono cose.

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Gort (Lock Martin) e Klaatu (Michael Rennie)

Attori, gossip, e divagazioni

L’extraterrestre Klaatu è interpretato da Michael Rennie (1909 – 1971), attore inglese di cinema, televisione e teatro, alto 193 cm, apparso in oltre 50 film. Wikipedia dice: “Rennie, con la sua alta statura e il suo volto dai lineamenti severi e affilati, diede un’interpretazione di grande intelligenza e fascino del misterioso Klaatu”.

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Gort davanti all’astronave.

Gort, il robot, è interpretato da Lock Martin (1916 – 1959). Faceva la maschera al Chinese Theatre di Hollywood e fu scelto per la sua statura impressionante (231 cm).

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Lock Martin è quello alto.

La coprotagonista femminile, Helen Benson, è l’attrice americana Patricia Neal (1926 – 2010).

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Helen Benson (Patricia Neal) e Klaatu (Michael Rennie).
Primo gossip:

Patricia Neal ha avuto una relazione con Gary Cooper, iniziata durante la lavorazione al film La fonte meravigliosa (The Fountainhead, 1949). Lei aveva 23 anni e lui 48, ed era sposato. Cooper interpretava il protagonista, l’architetto Howard Roark, personaggio liberamente ispirato all’architetto Frank Lloyd Wright.

Secondo gossip:

Patricia Neal ha sposato nel 1953 lo scrittore britannico Roald Dahl (1916 – 1990). Hanno avuto cinque figli e hanno divorziato nel 1983.

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Roald Dahl e Patricia Neal.
Due parole su Roald Dahl:

Nato in Galles da genitori norvegesi, il norvegese parlato in famiglia era la sua prima lingua. Il nome di battesimo gli è stato dato in onore di Roald Amundsen (1872 – 1928), esploratore norvegese delle regioni polari, riconosciuto come la prima persona ad aver raggiunto entrambi i poli.

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Roald Dahl e i suoi libri più famosi.

Cenni di xenolinguistica

In alcuni momenti del film, Klaatu parla nella propria lingua aliena, inventata dallo sceneggiatore Edmund H. North. Le frasi non vengono mai tradotte né sottotitolate, ma il loro significato può essere dedotto dal contesto (esempio: Gort sta sparando, Klaatu gli dice “Gort, declato brosco!”, e Gort smette di sparare).
La più celebre è “Klaatu barada nikto”: il nostro Klaatu, impantanato in vicende complesse, chiede a Helen di andare da Gort e digli queste parole. Klaatu le insegna la pronuncia, facendogliela ripetere più volte, ma senza spiegarne il significato.

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La frase è diventata un cult ed è citata in numerose opere (ad esempio ne L’armata delle tenebre (Army of Darkness, 1992), terzo capitolo della serie La casa (The Evil Dead), nella scena in cui Ash deve recuperare il Necronomicon). È stata usata anche nel remake del 2008, aggiunta su insistenza di Keanu Reeves.

In un articolo pubblicato nel 1978 sulla rivista americana Fantastic Films, Tauna Le Marbe analizza la lingua di Klaatu, che sostiene essere un misto di latino, francese, inglese, greco e cypher, e ne propone delle traduzioni. Secondo lei “Klaatu barada nikto” significherebbe qualcosa tipo “Sto morendo, riparami; non vendicarti” (peraltro, assolutamente coerente con quello che fa Gort dopo aver sentito la frase). Mi sono spinta fino alla quarta pagina dei risultati di Google per cercare informazioni su questa Tauna Le Marbe, accreditata come “Alien Linguistics Editor” della rivista, ma, a parte un paio di articoli a suo nome su Fantastic Films, non ho trovato niente e ho il vago sospetto che non esista.

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La disciplina che “studia” le lingue aliene si chiama xenolinguistica. Ho messo le virgolette perché di lingue aliene, attualmente conosciute e da studiare, non ce ne sono: è tutto ipotetico. Si può però riflettere in termini scientifici e filosofici su come potrebbero essere le lingue di eventuali extraterrestri e sulla possibile comunicazione tra umani ed extraterrestri. In più, c’è tutta una branca della glossopoiesi (l’arte di creare linguaggi artificiali) che si occupata di inventare le lingue parlate dagli alieni all’interno delle opere di finzione (penso che la più famosa sia il klingon, in Star Trek).

Ultimatum alla Terra e l’architettura

L’architetto Frank Lloyd Wright (1867 – 1959) ha collaborato alla progettazione del set e in particolare dell’astronave di Klaatu (interni ed esterni).

Pare che il regista Robert Wise lo avesse contattato perché sapeva che Wright era interessato ai dischi volanti, alle cui forme si era ispirato per diversi progetti, tra cui lo Sports Club and Play Resort (progettato nel 1947, mai costruito) e la Annunciation Greek Orthodox Church a Wauwatosa, in Wisconsin (costruita nel 1956).

Ultimatum alla Terra e la pittura

L’architetto e artista Paul Laffoley (1935 – 2015) diceva di aver visto Ultimatum alla Terra più di 870 volte. Era ossessionato dagli UFO fin dall’infanzia. Pare che durante una TAC alla testa gli avessero trovato un minuscolo “implant” (come si dice in italiano?), apparentemente metallico, nel cervello, che ovviamente lui interpretò come una nanotecnologia di origine extraterrestre.

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Paul Laffoley nel suo studio

Paul Laffoley diceva che da bambino aveva deciso di diventare architetto per progettare astronavi. Dopo la laurea in architettura e dopo aver lavorato in qualche studio di architettura, Paul Laffoley si dedica completamente a dipingere: i suoi quadri sono visionari, complessi, contengono innumerevoli scritte e simboli, abbondano di significati difficili da interpretare. “Some paintings were mandala-like, others resembled board games, and they addressed topics such as time travel, astrology, mathematical theories, religion, black holes, alien life-forms, and a fourth dimension” (fonte).


Negli ultimi anni Paul Laffoley soffriva di vari problemi di salute, e gli avevano anche dovuto amputare una gamba al di sotto del ginocchio a causa di un’infezione. Lui si era fatto costruire un arto prostetico a forma di zampa di leone.

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L’arto prostetico di Paul Laffoley.

Ultimatum alla Terra e la musica

Dal protagonista alieno di Ultimatum alla Terra ha preso il nome la band canadese Klaatu, anni ’70, progressive rock.
La loro canzone più nota è Calling Occupants of Interplanetary Craft, dal loro primo album, 3:47 EST, pubblicato nel 1976. Le tre e quarantasette del pomeriggio, secondo il fuso orario della costa orientale degli Stati Uniti (Eastern Standard Time, EST), è l’orario in cui, nel film, Klaatu arriva a Washington.
La canzone fa ampio uso del mellotron, uno strumento musicale a tastiera molto popolare tra gli anni ’60 e ’70. Non ha un suono proprio: ogni tasto, quando viene premuto, fa partire il nastro registrato a cui è collegato. Può quindi riprodurre suoni di strumenti musicali o voci umane o qualsiasi altra cosa.

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John Lennon che suona il mellotron.

I Carpenters hanno fatto una cover di Calling Occupants of Interplanetary Craft, secondo me molto brutta, però piuttosto famosa.
I Carpenters erano un duo pop americano formato dai fratelli Karen (1950-1983) e Richard (1946) Carpenter. Mentre lui, pianista-tastierista, aveva problemi di droga e di dipendenza da Metaqualone (un farmaco dagli effetti simili ai barbiturici, usato come droga ipnotica negli anni ’60 e ’70), lei, batterista e cantante, soffriva di anoressia nervosa, le cui complicazioni ne hanno causato la morte nel 1983, a trentadue anni. Il lato positivo è che la notizia ha attirato l’attenzione pubblica sui temi dei disturbi del comportamento alimentare, di cui all’epoca non si parlava molto.
I Sonic Youth hanno dedicato una canzone a Karen Carpenter: Tunic (Song for Karen), dall’album Goo del 1990.

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I Carpenters.

Il testo di Calling Occupants of Interplanetary Craft parla del World Contact Day, dichiarato il 15 marzo 1953 dall’associazione International Flying Saucer Bureau (IFSB). Nel giorno prestabilito, tutti i membri dell’IFSB avrebbero dovuto cercare di inviare un messaggio per via telepatica verso lo spazio. L’idea era che, se tante persone si fossero concentrate contemporaneamente sullo stesso testo, qualche forma di vita aliena avrebbe dovuto riceverlo. Il messaggio inizia proprio con “Calling occupants of interplanetary craft!” e continua dichiarando la disponibilità di noi terrestri all’amicizia e ad accogliere con entusiasmo i visitatori extraterrestri. Chiede anche di venire sul nostro pianeta a ‘svegliare gli ignoranti’ e ad ‘aiutarci con i nostri problemi terrestri’ (ed è probabilmente per questo che nessun alieno ha mai risposto).
La canzone dei Klaatu si apre con un’esortazione a provare la telepatia, e prosegue con il messaggio vero e proprio da trasmettere all’universo, che è molto molto simile nelle parole e nei significati al messaggio dell’IFSB:

Calling occupants of interplanetary craft
You’ve been observing our Earth
And we’d like to make a contact with you
We are your friends

Il messaggio contiene anche un invito a visitare il nostro pianeta e a portare la pace (coerentemente, peraltro, con la visione degli alieni pacifisti e pacificatori nel film Ultimatum alla Terra).

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Ma la cosa interessante dei Klaatu è che, a un certo punto, ha cominciato a girare la voce che i Klaatu fossero in realtà i Beatles, o alcuni componenti dei Beatles, che portavano avanti nuovi progetti musicali in segreto. La diceria era motivata dal fatto che le vere identità dei Klaatu non erano mai state rivelate: nelle copertine degli album non risultava alcun nome né fotografia, e la stessa casa discografica non dava informazioni, sostenendo che fossero persone molto riservate. Il loro suono era anche abbastanza beatlesiano.
Inoltre, dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970, quando ognuno di loro aveva dato inizio a carriere soliste, Ringo Starr (il cui vero nome è Richard Starkey) aveva pubblicato un album, nel 1974, Goodnight Vienna, la cui copertina è un’immagine da Ultimatum alla Terra: una delle scene più note, in cui l’astronave è appena atterrata e ne escono Gort e, dietro di lui, Klaatu, che saluta con la mano. Nella copertina di Goodnight Vienna la faccia di Ringo è photoshoppata al posto del casco di Klaatu (anche se all’epoca Photoshop non c’era e non ho idea di cosa si usasse in alternativa. Per curiosità, la prima versione di Photoshop è del 1990 e ha quindi ventisei anni).


In realtà, non c’è mai stata alcuna connessione tra i Beatles e i Klaatu, e la vera formazione di questi ultimi era: John Woloschuk, Dee Long e Terry Draper, tutti e tre originari di Toronto, Canada.

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il film della domenica: #9 caramel

Caramel è un film del 2007 diretto da Nadine Labaki, al suo debutto nella regia cinematografica.

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Riguardo alla trama, vi copincollo da Wikipedia questa descrizione ben fatta: “la storia semplice, ma viva di cinque donne libanesi che si confrontano con un amore proibito, il rispetto delle tradizioni, la repressione della sessualità, lo sforzo per accettare l’incombere dell’età, il conflitto tra dovere e desiderio. Il film di Labaki è unico nel non voler mostrare una Beirut devastata dalla guerra, ma farla conoscere nelle forme calde e esotiche di un invitante locale, dove le persone si rapportano con temi largamente universali. Il titolo Caramel fa riferimento a una tecnica di epilazione usata in Medioriente, che usa zucchero, acqua e succo di limone riscaldati assieme. Labaki può riferirsi simbolicamente al carattere dolce-amaro della vita che emerge nel film”.

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Nadine Labaki è un’attrice, regista e sceneggiatrice libanese, 41enne. Prima di Caramel ha fatto video musicali e spot pubblicitari, mentre nel 2011 ha diretto e interpretato E ora dove andiamo? (Et maintenant, on va où?). Il film è incentrato sulle lotte religiose interne al Libano e sui problemi di convivenza tra cristiani e musulmani in un paesino sperduto, dove si diffondono episodi di violenza e intolleranza.

Infatti, come dice Wikipedia,  “la popolazione libanese comprende diversi gruppi religiosi. Lo stato riconosce ufficialmente 18 confessioni […]:

  • fra gli arabi cristiani, quelle maronita (cattolici), greco-ortodossa, greco-cattolica (melchita), armeno apostolica, armeno-cattolica, siriaco-ortodossa, siriaco-cattolica, protestante, copta, assira, caldea, e la cattolica di rito latino
  • fra i musulmani, le comunità sunnita, sciita, ismailita e, in aggiunta, le comunità alauita e drusa.
  • la comunità ebraica.”

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Caramel è stato girato a Beirut, la capitale libanese.

La musica è stata composta da Khaled Mouznar, che poco dopo il rilascio del film si è sposato con Nadine Labaki, la regista e attrice protagonista.

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A proposito di musica e Libano, ecco qualche curiosità a casaccio:

  • Beirut è la città natale del cantante Mika,
  • Beirut ha evidentemente ispirato il nome dei Beirut, gruppo musicale statunitense guidato da Zachary Francis Condon,
  • a Beirut è dedicata la canzone Li Beirut dei Radiodervish (bellissima!),
  • parla invece di Tripoli (la seconda città del Libano per popolazione e importanza) questa canzone di Lucio Quarantotto.
I Beirut.
I Beirut.

La ceretta al caramello, ceretta araba, Sokkar o Halawa (che su varie pagine web viene definita una ricetta “veramente eco-friendly”, perfetta per le “fashion victim eco-sostenibili”), si prepara così:

si versa in un pentolino un bicchiere di zucchero, mezzo bicchiere di acqua, il succo di mezzo limone. Si cuoce tutto per pochi minuti, a fuoco basso, mescolando bene. A piacere si può aggiungere uno o due cucchiai di miele. Quando si ottiene un caramello dal colore dorato, si lascia raffreddare. Quando la cera è tiepida, va lavorata con le mani umide. Si crea un palla e la si stende sulla pelle seguendo la direzione dei peli, e poi si strappa contropelo con decisione, come una normale ceretta. Non è necessario utilizzare strisce di stoffa o carta. Per pulire la pelle o gli oggetti dai residui del caramello, è sufficiente risciacquare con acqua (lo zucchero è idrosolubile).

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E nel caso vogliate un assaggio del film, e anche vedere la ceretta araba in azione, ecco il trailer originale di Caramel:

il film della domenica: #8 august: osage county

I segreti di Osage County (August: Osage County) è un film del 2013 diretto da John Wells, basato sulla pièce teatrale di Tracy Letts Agosto, foto di famiglia (August: Osage County), vincitrice del Premio Pulitzer (e pubblicata in Italia da BUR Rizzoli).
(Di Tracy Letts e di sua moglie Carrie Coon avevo parlato qui.)

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L’opera prende il titolo da una poesia di Howard Starks (1929-2003), poeta americano dell’Oklahoma. Starks ha scritto il suo primo libro di poesie nel 1995, intitolato Family Album (A Collection of Poetry), contenente quindici composizioni, tra cui appunto August: Osage County, resa celebre dal dramma di Tracy Letts. (Credo che niente di Howard Starks sia stato tradotto in italiano).
La sceneggiatura per l’adattamento cinematografico è stata curata dallo stesso Letts.

Il film ha un cast esagerato: Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Benedict Cumberbatch, Juliette Lewis, Margo Martindale, Dermot Mulroney, Julianne Nicholson, Sam Shepard.

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Questo manipolo di attori interpreta una famiglia disfunzionale che non si fa mancare aggressioni verbali, segreti e rancori, tumori, abuso di alcol e pillole. La riunione familiare si svolge in Oklahoma, tra paesaggi bellissimi fatti di ampie e calde pianure (tutti gli esterni sono stati girati in Oklahoma).

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Barbara (Julia Roberts): A che pensava, questa gente? I buffoni che si sono stabiliti qui. Chi è lo stronzo che ha guardato questo deserto piatto e torrido e c’ha piantato la bandiera? Abbiamo sterminato gli indiani per questo?
Bill (Ewan McGregor): I genocidi sembrano sempre una buona idea sul momento.

Meryl Streep ha ottenuto con questo film la diciottesima nomination agli Oscar, come migliore attrice protagonista.

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Abigail Breslin è un’attrice statunitense, nata nel 1996, che è stata candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2007 per Little Miss Sunshine, diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris.

Abigail Breslin in Little Miss Sunshine
Abigail Breslin in Little Miss Sunshine

Benedict Cumberbatch, che qui fa la parte di un tenero e imbranato “Little Charles”, è conosciuto soprattutto per la serie televisiva Sherlock, dove interpreta proprio Sherlock Holmes, e il recente film The Imitation Game, dove interpreta proprio Alan Turing.
La mia scena preferita del film è questa, in cui Benedict Cumberbatch suona e canta un’adorabile e dolcissima canzoncina d’amore, Can’t keep it inside (in realtà composta da Brett Dennen).

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il film della domenica: #7 wristcutters

Sono rimasta un po’ indietro coi film della domenica, per cui ora mi metterò a recuperare a raffica. Il terzultimo film visto è stato Wristcutters: A Love Story, mezzo tradotto in italiano come Wristcutters – Una storia d’amore. Definito dalla Wikipedia ingleseblack comedy romance road movie” e da quella italiana “un film del 2007 diretto da Goran Dukić, tratto dal racconto Kneller’s Happy Campers dello scrittore israeliano Etgar Keret”.

Wristcutters

Goran Dukić è un regista, sceneggiatore e attore croato, e questo Wristcutters sembra essere il suo film più famoso.

Etgar Keret
Etgar Keret

Lo scrittore israeliano Etgar Keret (in ebraico אתגר קרת), nato nel 1967, è soprattutto autore di racconti brevi (alcune raccolte sono tradotte anche in italiano).

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Il protagonista di Wristcutters si chiama Zia e non vi spoilero niente dicendo che nella prima scena, come da titolo, si taglia i polsi. A questo punto si trova intrappolato in un bizzarro al-di-là, una specie di mondo parallelo, popolato esclusivamente da suicidi. Ci sono paesaggi di estrema desolazione e succedono cose strane, ad esempio il cielo notturno è senza stelle e c’è un buco nero sul pavimento della macchina, dal lato passeggero, in cui spariscono gli oggetti. La cosa divertente (vabbè, per chi apprezza l’umorismo nero, è divertente) di questo club di suicidi è che ognuno si è ammazzato in modo diverso, ad esempio Eugene è un musicista russo che si è ucciso sul palco, durante un concerto del suo gruppo, fulminato dalla chitarra elettrica.

Eugene (Shea Whigham) e Mikal (Shannyn Sossamon)
Eugene (Shea Whigham) e Mikal (Shannyn Sossamon)

Il personaggio di Eugene è ispirato a Eugene Hütz (che però è vivo, tranquilli), il leader dei Gogol Bordello. Vi faccio notare che:
Nella colonna sonora del film è presente la canzone Through the roof ‘n underground, dei Gogol Bordello appunto.
Il nome del gruppo è per metà un omaggio all’amato scrittore Nikolaj Vasil’evič Gogol’. L’altra metà, “bordello”, è praticamente una parola internazionale.

Eugene Hütz
Eugene Hütz

Eugene Hütz è nato vicino a Kiev da una famiglia di origini russe, ucraine e rom. Prima di arrivare negli Stati Uniti, ha vissuto per un breve periodo anche in Italia, dove ha studiato imprecazioni e bestemmie italiane, come dimostra la canzone Santa Marinella.
Eugene Hütz è anche attore, e in Ogni cosa è illuminata (Everything Is Illuminated), cioè il film tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safran Foer, ha interpretato Alexander Perchov, che fa da guida a Jonathan (Elijah Wood) durante il viaggio in Ucraina.

tom waits

Ma torniamo a Wristcutters. Tra gli attori c’è anche Tom Waits (sì, Tom Waits, il cantante, proprio lui con la sua voce da Tom Waits!) e poi anche John Hawkes: John Hawkes è un attore statunitense che ha fatto, tra le altre cose, il coprotagonista in Me and You and Everyone We Know, di Miranda July, del 2005, e poi alcuni episodi della sesta stagione di Lost (è uno degli “Altri” che vivono nel Tempio. Il suo nome non viene mai detto ma secondo internet si chiama Lennon (e in effetti assomiglia a John Lennon e porta gli stessi occhiali rotondi). È quello che traduce Dogen, il giapponese che parla sempre in giapponese).

John Hawkes in Lost
John Hawkes in Lost
John Hawkes e Miranda July in Me and You and Everyone We Know
John Hawkes e Miranda July in Me and You and Everyone We Know

il film della domenica: #6 the grand budapest hotel

Il film di domenica scorsa è stato The Grand Budapest Hotel, del 2014 scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson.
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È ispirato alle opere di Stefan Zweig, in particolare a 24 ore nella vita di una donna (Vierundzwanzig Stunden aus dem Leben einer Frau, 1927), L’impazienza del cuore (Ungeduld des Herzens, 1939, tradotto in italiano anche con il titolo Felicità proibita) e l’autobiografia Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo (Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäers, composta tra 1939 e 1941 e pubblicata postuma).
Wikipedia scrive che Stefan Zweig “è stato uno degli scrittori più famosi al mondo”, ma io non lo conoscevo.

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Nel 1933 le opere di Zweig furono bruciate dai nazisti, e proprio l’avvento del nazismo indusse Zweig a lasciare l’Austria (annessa al Terzo Reich nel 1938), trasferendosi prima a Londra, poi a New York e infine a Petrópolis in Brasile, dove si suicidò insieme alla seconda moglie Lotte Altmann il 23 febbraio 1942, con un’overdose da barbiturici.

Il Grand Hotel del titolo si trova nella Repubblica di Żubrówka, un immaginario Stato dell’Europa centro-orientale (che prende il nome da un tipo di vodka).
Parte del film si svolge a Łódź, una delle più grandi città polacche.

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La pronuncia inglese di Łódź può oscillare tra [luːdʒ] o [lɒdz], ma quella polacca è [wuʨ].
La lettera Ó in polacco si legge [u], mentre la lettera Ź si legge [ʑ], che è la fricativa alveolopalatale sonora. Non esiste in italiano, e neanche in inglese, ma è simile alla fricativa postalveolare sonora [ʒ] presente in inglese (come vision, pleasure, Asia), in francese (jour, gens) e anche in parole di origine straniera usate in italiano (garage, gigolo).
La Ł o ł (chiamata barra obliqua, L with stroke in inglese) nell’alfabeto polacco si legge [w], cioè è l’approssimante labiovelare sonora, cioè la semivocale che esiste anche nella lingua italiana nei dittonghi che iniziano con la lettera u (ad esempio questo o nuovo).
Quindi, ad esempio, Wojtyła non si legge “voitila” ma “voitiua”, cioè [vɔjˈtɨwa] nell’alfabeto fonetico internazionale.

Tilda Swinton
Nel film, Madame D., interpretata da una quasi irriconoscibile Tilda Swinton, lascia a Monsieur Gustave (Ralph Fiennes) un quadro: Ragazzo con mela di Johannes Van Hoytl il Giovane, descritto come un capolavoro rinascimentale dal valore inestimabile.

Ragazzo con mela

Johannes Van Hoytl il Giovane è un pittore immaginario, ma allude a Hans Holbein il Giovane (Hans Holbein the Younger).

Due opere di Hans Holbein il Giovane: Ritratto di Enrico VIII e Ritratto del mercante Georg Gisze.
Due opere di Hans Holbein il Giovane: Ritratto di Enrico VIII e Ritratto del mercante Georg Gisze.

Il quadro che appare nel film è in realtà stato dipinto un paio di anni fa dal pittore inglese Michael Taylor. L’opera gli è stata commissionata da Wes Anderson appositamente per il film. Ed Munro è il ragazzo scelto come modello per il ritratto.
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Poi, nel film, Monsieur Gustave e il giovane Zero Moustafa staccano Ragazzo con mela dalla parete e lo sostituiscono con un dipinto osceno che ricorda moltissimo lo stile di Egon Schiele: in realtà si tratta di un’illustrazione di Rich Pellegrino, commissionata da Wes Anderson.
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Due vere opere di Egon Schiele
Due vere opere di Egon Schiele

Come tanti film di Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel ha un cast pazzesco: Ralph Fiennes, Tilda Swinton, Jude Law, Jason Schwartzman, Edward Norton, Adrien Brody, Bill Murray, Harvey Keitel, Willem Dafoe, Owen Wilson, Tom Wilkinson, Jeff Goldblum, Mathieu Amalric, eccetera. Ognuno di loro ha alle spalle una filmografia infinita. Persino Saoirse Ronan (Agatha), che è ben più giovane di me, ha già fatto un casino di film (ad esempio è stata la protagonista di Amabili restiThe Lovely Bones).

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E poi c’è F. Murray Abraham, che fa Zero Moustafa da adulto, che io conoscevo solo per Dar Adal in Homeland, ma è un attore parecchio famoso.

Dar Adal in Homeland
Dar Adal in Homeland

 

Jason Schwartzman
Jason Schwartzman

Due parole su Jason Schwartzman.
Jason Francesco Schwartzman è un attore statunitense nato nel 1980, figlio dell’attrice Talia Shire e del produttore Jack Schwartzman, nipote del regista Francis Ford Coppola, cugino di Nicolas Cage e Sofia Coppola.
Talia Shire è conosciuta soprattutto per Connie Corleone nei film de Il padrino e Adriana in Rocky. Il suo vero cognome è Coppola, ma è nota con il nome del primo marito, il compositore David Shire. Talia è sorella del regista Francis Ford Coppola, e zia di Nicolas Cage e di Sofia Coppola. Infatti Sofia Coppola è figlia di Francis Ford Coppola, mentre Nicolas Cage (il cui vero nome è Nicolas Kim Coppola) è figlio di August, fratello di Talia e Francis Ford. (Su Wikipedia c’è un pratico albero genealogico).

Jason Schwartzman, tra le altre cose, è stato il protagonista di Bored to Death (serie tv del 2009-2011), ha recitato in Guida galattica per autostoppisti (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 2005), Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006), e in diversi film di Wes Anderson: Rushmore (1998), Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, 2007), Moonrise Kingdom (2012) e Hotel Chevalier, un cortometraggio del 2007.

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I protagonisti di Hotel Chevalier sono due amanti, interpretati da Jason Schwartzman e Natalie Portman, che si incontrano in un albergo parigino. Dura solo 13 minuti ma ha una pagina Wikipedia ben più lunga rispetto a moltissimi film. Forse perché contiene una scena di nudo di Natalie Portman.

Wes Anderson
Wes Anderson

Lo stile di Wes Anderson è talmente particolare che se ad esempio cercate su YouTube “as if directed by Wes Anderson” trovate una gran quantità di parodie e imitazioni (tipo Men In Black III, Star Wars: The Force Awakens, Twilight,…).
C’è persino un porno in stile Wes Anderson.
C’è una pagina Tumblr dedicata ai colori del film di Wes Anderson.
C’è una canzone de I Cani che si intitola Wes Anderson, tratta da Il sorprendente album d’esordio de I Cani, il cui videoclip parla della “malattia nota come Disturbo di Wes Anderson o Sindrome WA, patologia che colpisce alcuni individui che dopo la visione dei lungometraggi del regista credono di essere personaggi dei suoi film.”

Vorrei vivere in un film di Wes Anderson
Vederti in rallenty, quando scendi dal treno. […]
E i cattivi non sono cattivi davvero. […]
Inquadrature simmetriche, e poi partono i Kinks.

Si trovano abbondanti canzoni dei Kinks nei film Rushmore (1999) e Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, 2007, molto bello, con Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman). Ma in generale, tutte le colonne sonore dei film di Wes Anderson sono molto belle. Per esempio, io ho proprio scoperto Wes Anderson cercando su YouTube una delle mie canzoni preferite in assoluto, These Days di Nico, che accompagna una  bellissima scena ne I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums, 2001). Nello stesso film c’è un’altra delle mie canzoni preferite in assoluto: Needle in the Hay di Elliott Smith, in una scena molto toccante che però se non avete visto il film è un po’ uno spoiler, non che la trama sia la cosa principale dei film di Wes Anderson, forse, ma insomma.

il film della domenica: #5 gone girl

La scorsa domenica, eccezionalmente, sono andata al cinema: ho visto Gone Girl, film del 2014 diretto da David Fincher, con Ben Affleck e Rosamund Pike.
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Il titolo italiano, L’amore bugiardo – Gone Girl, riprende la brutta traduzione italiana del romanzo da cui il film è tratto, di Gillian Flynn.
Gillian Flynn è una scrittrice americana autrice di tre romanzi thriller, tutti tradotti anche in italiano: Sulla pelle (Sharp Objects), Nei luoghi oscuri (Dark Places) e questo L’amore bugiardo (Gone Girl).
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Il film dura 149 minuti (sì, due ore e mezza. È lungo).
La colonna sonora è di Trent Reznor e Atticus Ross.
La storia comincia il giorno del quinto anniversario di matrimonio di Amy e Nick: Amy non si trova, è scomparsa, e in casa ci sono evidenti segni di una colluttazione. Il marito Nick viene subito sospettato di averla uccisa.

Il regista, David Fincher, ha una carriera notevole.
Da giovanissimo ha lavorato per la Industrial Light & Magic, l’azienda di effetti speciali di George Lucas, come assistente agli effetti visivi in Il ritorno dello Jedi (1983), La storia infinita (1984) e Indiana Jones e il tempio maledetto (1984).
Ha diretto spot televisivi e videoclip musicali, e soprattutto parecchi film di successo: Seven (1995), Fight Club (1999), Panic Room (2002), Il curioso caso di Benjamin Button (2008), The Social Network (2010), Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo, 2011).

David Fincher
David Fincher

Nel 2007 David Fincher ha diretto anche Zodiac, basato sui libri di Robert Graysmith dedicati al Killer dello Zodiaco (Zodiac Killer), assassino seriale statunitense attivo nella California settentrionale negli anni Sessanta e Settanta.
Il soprannome Zodiac se lo diede da solo in una serie di lettere inviate alla stampa, contenenti messaggi cifrati, alcuni dei quali ancora insoluti. Una lettera, decifrata, diceva tra le altre cose: “I like killing people because it is so much fun”.
Le vittime accertate di Zodiac sono cinque, uccise nel 1968 e 1969, ma gli vengono attribuiti numerosi altri omicidi, senza sufficienti prove per confermarli.
Nel corso degli anni molte persone siano state sospettate di essere Zodiac, ma la vera identità del killer è ancora oggi sconosciuta. Il sospettato principale è stato Arthur Leigh Allen, che negò sempre tutto, fino alla morte nel 1992. Contro di lui la polizia aveva un gran numero di prove circostanziali, ma non sufficienti per incriminarlo, anche perché la calligrafia e le impronte digitali di Allen non corrispondevano a quelle presumibilmente di Zodiac.

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Qualche informazione su Ben Affleck:
Il suo nome completo è Benjamin Géza Affleck-Boldt. È stato fidanzato con Gwyneth Paltrow e poi con Jennifer Lopez. Attualmente è sposato con Jennifer Garner e hanno due figlie e un figlio. È un ottimo giocatore di poker, ha avuto problemi di alcolismo, ed è molto amico di Matt Damon, con il quale ha vinto un Oscar nel 1998 per la miglior sceneggiatura originale per Will Hunting – Genio ribelle (Good Will Hunting), diretto da Gus Van Sant.
Ha un fratello minore, Casey Affleck, il cui vero nome è Caleb Casey McGuire Affleck-Boldt. Anche lui fa l’attore, ed è sposato con Summer Phoenix, sorella di Joaquin Phoenix (cioè, ma vi immaginate il pranzo di Natale di questa gente? Praticamente mezza Hollywood).

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In Gone Girl, Nick (Ben Affleck) ha una sorella gemella, Margo, interpretata da Carrie Coon. I due attori sono molto credibili come fratelli gemelli, nonostante la discreta differenza di età: lui è nato nel 1972, lei nel 1981.
Carrie Coon, per chi non lo sapesse, fa Nora Durst in The Leftovers, ed è meravigliosa.
Carrie Coon ha lavorato soprattutto in teatro: lei e il marito Tracy Letts si sono conosciuti quando entrambi recitavano nel dramma teatrale Chi ha paura di Virginia Woolf? (Who’s afraid of Virginia Woolf?). Tracy Letts (nato nel 1965, a proposito di differenza di età) fa anche il senatore Andrew Lockhart nelle stagioni 3 e 4 di Homeland, che è attualmente il direttore della CIA.

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Vediamo come riesco a parlare di Lost in qualunque articolo.
Le indagini per la scomparsa di Amy sono condotte dalla detective Rhonda Boney, interpretata da Kim Dickens, che aveva una piccola parte in Lost: era Cassidy Phillips, una donna da poco divorziata che viene truffata da Sawyer. Cassidy era innamorata di lui e gli dà una figlia, Clementine. In più Cassidy conosce Kate e le due diventano amiche.

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Kim Dickens in Gone Girl
Kim Dickens in Lost
Kim Dickens in Lost

In Gone Girl, nel ruolo di Desi Collings, vediamo anche Neil Patrick Harris, che è “un attore, cantante, doppiatore, ballerino, presentatore e prestigiatore statunitense, noto soprattutto per la serie televisiva Doogie Howser e la sitcom How I Met Your Mother”. In quest’ultima interpreta Barney Stinson.

Desi: You’re not bored?
Amy: Desi, how could I be bored? You can discuss 18th-century symphonies, 19th-century impressionists, quote Proust in French,…

Neil Patrick Harris
Neil Patrick Harris

Oltre a Proust, nel film c’è almeno un altro riferimento letterario esplicito, quando Nick dice a Amy:

You were an alienated teen and only Elizabeth Bennet understood you.

Elizabeth “Lizzy” Bennet è la protagonista femminile di Orgoglio e pregiudizio, romanzo di Jane Austen pubblicato nel 1813.
Elizabeth è intelligente, razionale, forte, ma anche sensibile e femminile.
Curiosamente, il personaggio di Amy, che nell’adolescenza si identificava con Elizabeth Bennet, è interpretato da Rosamund Pike, attrice britannica che tra le altre cose ha recitato proprio in Orgoglio e pregiudizio, il film del 2005 diretto da Joe Wright, dove però interpretava Jane Bennet. Jane è la prima delle cinque sorelle, ed è considerata la più bella. Nel film, Keira Knightley era Elizabeth Bennet.

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Rosamund Pike in Orgoglio e pregiudizio

Cercando informazioni su Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice), ho scoperto per caso Orgoglio e pregiudizio e zombie (Pride and Prejudice and Zombies), romanzo di Seth Grahame-Smith che unisce il classico della Austen con gli zombie. Uscirà presumibilmente nel 2015 un adattamento cinematografico. “Il romanzo segue la trama originale di Orgoglio e pregiudizio, ma tutta la vicenda si svolge in un universo alternativo in cui l’Inghilterra di inizio Ottocento è infestata da zombie assassini.”

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Rosamund Pike ha fatto anche La versione di Barney (Barney’s Version), il film del 2010 diretto da Richard J. Lewis e basato sull’omonimo romanzo di Mordecai Richler. Rosamund Pike era Miriam, conduttrice radiofonica newyorkese, la terza moglie di Barney e suo grande amore, conosciuta al ricevimento del secondo matrimonio dello stesso Barney.

Barney's Version

Gone Girl, attraverso continui flashback, ripercorre i cinque anni di matrimonio dei protagonisti Nick e Amy, che festeggiano ogni anniversario seguendo scrupolosamente la tradizione. Ogni anniversario infatti viene tradizionalmente chiamato con il nome di un materiale, diverso ogni anno, e “i nomi dati ai vari anniversari sono una guida per i regali appropriati che gli sposi si scambieranno o, se hanno organizzato una festa, dei regali che gli invitati potranno consegnare agli sposi.”

A questo proposito, un dialogo tra Nick e la sorella Margo:

Nick: Year one, the traditional gift was paper. She got me a beautiful notebook. Told me to go write my novel.
Margo: What did you get her?
Nick: A kite. She had never flown a kite.
[…]
Margo: What’s the gift for five?
Nick: Wood.
Margo: So, what did you get her?
Nick: There’s no good gift for wood.
Margo: I know! Go home, fuck her brains out, slap her with your penis: “There’s some wood for you, bitch!”

La tradizione ha origine nella Germania medievale, mentre tutti i regali attuali sono stati stabiliti nel Novecento. Possono variare a seconda dei paesi, ma alcuni sono condivisi nella maggior parte dei luoghi.
L’ordine dei materiali, secondo Wikipedia, è “dal più fragile al più solido, proprio per simbolizzare la maggiore forza che via via la relazione va acquisendo”. Dunque la lana è più solida del ferro. Uhm.
Alcuni materiali particolari (che però appaiono soltanto nella lista della Wikipedia italiana, non in quella inglese):
11 Acero (nozze d’acero?)
16 Edera (nozze d’edera?!)
23 Acqua
27 Giaietto
31 Ebano
36 Silice
42 Diaspro
48 Feldspato
100 Osso (!)

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Nel film si vedono i burattini Punch and Judy: Mr. Punch e sua moglie Judy sono due maschere inglesi tradizionali, utilizzate nei teatri dei burattini, molto popolari nel mondo anglosassone.
Il personaggio di Mr. Punch deriva dall’italiano Pulcinella, anglicizzato in Punchinello e poi abbreviato in “Punch”. Mr. Punch è un eroe negativo, violento e imbroglione. Porta sempre con sé un grande bastone, che solitamente usa per picchiare gli altri personaggi che compaiono nelle scenette.

Punch and Judy è anche una canzone di Elliott Smith.

Gillian Flynn
Gillian Flynn

Gone Girl è un thriller, per cui starò particolarmente attenta a spoilerare il meno possibile. Questo film, ma anche il romanzo, ha sollevato un discreto dibattito su una questione di genere.
L’autrice Gillian Flynn ha spiegato che intendeva smentire l’idea diffusa che le donne siano buone per natura, e spesso anche vittime (degli uomini), e voleva mostrare come le donne possano essere cattive e violente come lo sono gli uomini.
Ma molte femministe (e non solo) hanno visto quel personaggio di donna cattiva come l’ennesimo esempio del mito misogino che vede le donne come eterne manipolatrici, pazze e diaboliche, disposte a usare l’inganno e a sfruttare il proprio potere seduttivo per raggiungere i propri obiettivi.
Inoltre, nel film compare la storia di un falso stupro: una sera lei si presenta a casa del malcapitato con un vestito sexy e una bottiglia di bourbon, e lo induce a una nottata di sesso selvaggio ma consensuale. Il giorno dopo, lei si procura dei lividi e dei segni di legature ai polsi, e lo denuncia per stupro.
Ora, sembra che i falsi stupri, inscenati da donne vendicative, siano estremamente rari. Molto, molto più frequenti sono i casi di donne che hanno effettivamente subito violenze ma che non sporgono denuncia, oppure le cui denunce non vengono accolte da agenti scettici, tendenti a pensare che queste donne si stiano inventando tutto o stiano semplicemente esagerando.

il film della domenica: #4 the thirteenth floor

E adesso fantascienza!
Il tredicesimo piano (The Thirteenth Floor) è un film del 1999 diretto da Josef Rusnak, con Craig Bierko, Armin Mueller-Stahl, Gretchen Mol, Vincent D’Onofrio, Dennis Haysbert. È tratto dal romanzo Simulacron 3 di Daniel F. Galouye, scritto nel 1964 e già portato sullo schermo nel 1973 da Rainer Werner Fassbinder in Il mondo sul filo.
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Il tema centrale è la realtà simulata, e l’impossibilità di distinguere con certezza cosa è reale e cosa è virtuale. Questo dovrebbe subito far tornare in mente celebri frasi di Morpheus, tipo:

What is real? How do you define real? If you’re talking about what you can feel, what you can smell, what you can taste and see, then real is simply electrical signals interpreted by your brain.

L’argomento, quindi, e anche l’anno di uscita sono gli stessi di Matrix dei Wachowski: quest’ultimo è complessivamente molto più figo, è stato prodotto con un budget ben maggiore e ha avuto infinitamente più successo del povero Tredicesimo piano, che ha ricevuto soprattutto recensioni negative. Ma anche Il tredicesimo piano non è male, e qualcuno scrive addirittura che è meglio di Matrix.

Il meme Morpheus Cat, anche se in realtà Morpheus non ha mai detto esattamente “What if I told you…” in nessuno dei film di Matrix. Non c'entra, ma è divertente.
Il meme Morpheus Cat, anche se in realtà Morpheus non ha mai detto esattamente “What if I told you…” in nessuno dei film di Matrix. Non c’entra, ma è divertente.

L’idea di base è più o meno quella del “brain in a vat” o “brain in a jar”: un cervello, rimosso dal cranio e in qualche modo tenuto in vita all’interno di un contenitore, potrebbe venire collegato a un supercomputer capace di trasmettergli impulsi elettrici identici a quelli normalmente ricevuti da un normale cervello all’interno di un normale cranio umano. Il computer potrebbe simulare una realtà, includendo risposte appropriate agli output del cervello. Il cervello continuerebbe così ad avere una normale percezione del mondo esterno e di se stesso come persona, continuerebbe ad avere normali interazioni con l’ambiente che lo circonda, convinto che la sua realtà sia la vera realtà, del tutto inconsapevole di essere un cervello in un barattolo che ha a che fare con una realtà simulata. Anzi, il cervello non avrebbe alcuna possibilità di scoprire di essere un cervello in un barattolo. Quindi, teoricamente, ognuno di noi potrebbe essere un cervello in un barattolo, e non abbiamo alcuna prova per dimostrare il contrario.
Si tratta di un tema ricorrente nei racconti di fantascienza, ma a parte le tecnologie avanzate e i supercomputer, è una questione di cui si parla fin dall’antichità: come possiamo essere sicuri che ciò che percepiamo come reale sia davvero reale? Come facciamo a distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo?
brain in a vat
Nel film, alcuni personaggi si accorgono di trovarsi all’interno di una realtà simulata perché arrivano al limite, dove la simulazione finisce, e si trovano davanti un wire frame model, letteralmente un modello in fil di ferro, cioè quella rappresentazione grafica di oggetti tridimensionali in cui sono disegnati soltanto i bordi degli oggetti.
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Wikipedia ha una lunga lista di “Simulated reality in fiction”. Tra i film citati ci sono Nirvana, di Gabriele Salvatores (1997), Abre los Ojos, di Alejandro Amenábar (1997) e il suo remake americano Vanilla Sky, di Cameron Crowe (2001), Synecdoche, New York, di Charlie Kaufman (2008), Source Code, di Duncan Jones (2011) che è piuttosto bello (Duncan Jones è il figlio di David Bowie. Secondo me era particolarmente bello il suo primo film, Moon, del 2009, con Sam Rockwell). La lista include anche The Truman Show (1998) e persino Good Bye Lenin! (2003), dove in effetti c’è una realtà simulata, anche se ha ben poco di super tecnologico e computeristico.

Il tredicesimo piano è il film più famoso del regista tagiko Josef Rusnak. Tagiko cioè della Repubblica del Tagikistan, o Tagichistan, uno stato dell’Asia centrale confinante con Afghanistan, Cina, Kirghizistan e Uzbekistan (non ha uno sbocco al mare).
The Caucasus and Central Asia Political Map 2000
Tutti gli attori principali de Il tredicesimo piano sono relativamente famosi e hanno fatto decine di film, ma in particolare mi vorrei soffermare su Craig Bierko, che interpreta il protagonista. Attore statunitense, nato nel 1964, ha recitato anche in un paio di episodi nella quarta stagione di Sex and the City, in cui faceva Ray King, proprietario di un locale e ossessionato dal jazz, con cui Carrie è uscita un po’, ma poi mi sa che si è rimessa con Mr. Big, come al solito.
craig bierko sex city
Il finale del film è ambientato nel futuro, nel 2024: così ho scoperto che Wikipedia ha una pagina per ogni anno, e non solo degli anni passati, ma anche di quelli futuri. Ovviamente non c’è molto da dire, sul 2024, a parte che sarà il MMXXIV in numeri romani, sarà un anno bisestile, la Pasqua cattolica cadrà il 31 marzo, è prevista un’eclissi solare totale per l’8 aprile, ci saranno i Giochi olimpici estivi e gli Europei di calcio.
2024

il film della domenica: #3 the invention of lying

Il primo dei bugiardi (The Invention of Lying) è un film del 2009 scritto e diretto da Ricky Gervais e Matthew Robinson.

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È ambientato in una realtà alternativa in cui nessuno mente mai (un po’ come i cavalieri negli indovinelli logici di Raymond Smullyan). Non esistono neanche parole per descrivere concetti come bugia, falsità, inganno o finzione, neanche nel senso di recitazione o invenzione creativa. Persino i pubblicitari dicono sempre e solo la verità, non esistono le religioni e i film sono solo narrazioni di fatti storici.

The Invention of Lying pubblicità sincere The Invention of Lying sad place

Il protagonista, Mark Bellison (Ricky Gervais), sviluppa all’improvviso la capacità di mentire, e ben presto capisce come sfruttarla a suo vantaggio: in un mondo del genere, nessuno è mai sfiorato dal sospetto che qualcuno possa affermare qualcosa diverso dalla verità. È inconcepibile. Così Mark può inventarsi qualunque assurdità, e viene creduto senza esitazione.

The Invention of Lying a cheap motel

Sono d’accordo con diversi commenti e recensioni che ho trovato in giro, sul fatto che l’inizio del film è molto molto divertente, la parte centrale è tutta una satira religiosa sempre piuttosto divertente, mentre il finale, purtroppo, è quello di una banalissima commedia romantica, stereotipata e anche maschilista. Rimane comunque un film simpatico, più che guardabile. E poi è anche un ottimo modo per ricordarsi la regola ortografica per la formazione della -ing form delle parole che terminano per -ie (ie+ing = ying, ad esempio lie lying, die dying. È una cosa che io non mi ricordo mai, la sbaglio sempre).

Ricky Gervais, comico britannico, notoriamente ateo, è co-autore, co-regista e protagonista di questo film, e tra le altre cose ha diretto insieme a Stephen Merchant un film del 2010, intitolato Cemetery Junction (L’ordine naturale dei sogni in italiano) che l’ho visto ed era molto carino. Tra l’altro, questo Stephen Merchant ha un cameo piuttosto divertente in The Invention of Lying.

La madre del protagonista è interpretata da Fionnula Flanagan, che conoscevo già per il ruolo della vecchia governante Bertha Mills in The Others (2001), di Alejandro Amenábar, e soprattutto per Eloise Hawking in Lost (che era proprio un bel personaggio: assomigliava un po’ all’oracolo in Matrix, ma metteva più soggezione…).

Fionnula Flanagan the others Fionnula Flanagan lost

Nel cast ci sono anche Jennifer Garner (quella di Alias), Rob Lowe, Tina Fey, e poi hanno due camei molto simpatici Philip Seymour Hoffman, nei panni di un barista, e Edward Norton, un poliziotto. (Sì, ho controllato: “cameo” al plurale fa “camei”).