#18 graubaer’s boker

Siccome il livello culturale del blog sta rischiando di diventare scandalosamente alto, ho pensato di smorzarlo un pochino. Alternare cultura e cazzate è in effetti la mia specialità.
Ho scoperto questa mattina che Bear, il cane di Person of Interest, è interpretato da Graubaer’s Boker.

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A prima vista potrà sembrare una cosa da niente… ma Graubaer’s Boker è un cane di successo, ha una moltitudine di fans e una massiccia presenza su internet. Molto più della maggior parte delle persone. Graubaer’s Boker ha infatti un sito ufficiale, un blog, una pagina Facebook ufficiale e almeno un’altra creata dai fans. Infine, ovviamente, è su Twitter.
Graubaer’s Boker viene da una nobile famiglia canina: sul suo sito c’è l’albero genealogico completo della madre Fida van Joefarm e del padre Qenny Ot Vitosha (descritto come “a well known and recognized Belgian Malinois”). (!)
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John Reese si appropria di Bear nell’episodio The Contingency (s02e01). È un cane da pastore belga Malinois con addestramento militare che capisce solo l’olandese e viene ribattezzato Bear dopo che ha distrutto a morsi un milione di dollari in titoli al portatore (bearer bonds).

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#17 fiori per algernon

Daniel Keyes non ha scritto molto, ma è famoso Fiori per Algernon. Si tratta in origine di un racconto, pubblicato nel 1959, successivamente ampliato e ripubblicato come romanzo nel 1966, con lo stesso titolo. Ne è stato tratto il film Charly (in italiano I due mondi di Charly), con ‪Cliff Robertson‬ che ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista nel 1968.

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Ho provato a cercare il romanzo in alcune librerie online e non: è quasi sempre non disponibile. Potrebbe essere più facile trovarlo nelle biblioteche. Oppure l’ebook si può scaricare qui. Più diffuso sembra essere il racconto, pubblicato nell’antologia Le meraviglie del possibile di Einaudi.
La trama in breve è questa: Charly, affetto da grave ritardo mentale, viene sottoposto a un’operazione chirurgica sperimentale per accrescere la sua intelligenza. Prima di lui soltanto un topo di nome Algernon ha subìto quel trattamento, e con grande successo. L’esperimento potrebbe però fallire, o avere degli effetti collaterali, o distruggere comunque la vita di Charly.
Vorrei consigliarlo a chiunque. Penso sia perfetto anche per ragazzi. Ecco un commento malinconico che ho trovato su Ibs: “Fiori per Algernon mi commosse tantissimo, avevo 13/14 anni era il 1969 l’anno del primo uomo sulla luna. Fiori per Algernon è come una storia d’amore sfortunata. Quando non ci si riesce mai a trovare sulla stessa lunghezza d’onda. Prima è pronto uno, poi l’altro e poi alla fine restano solo i fiori appassiti. Addio Stellina non ho saputo darti ciò che volevi e mi fa molto male.”

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Fiori per Algernon è citato in un memorabile episodio dei Simpson (stagione 12 episodio 9, HOMEЯ in italiano, HOMЯ o HOMR in originale) in cui Homer scopre che un pastello a cera, che da bambino si era infilato nel naso, si trova ancora conficcato nel suo cervello ed è la causa della sua scarsa intelligenza. Immagine Rimosso il pastello con un intervento chirurgico, Homer diventa un genio: si veste elegante, legge libri, risolve cesti di cubi di Rubik per passare il tempo. Ma l’intelligenza lo rende infelice ed emarginato, e Homer sceglie alla fine di farsi rimettere il pastello dov’era.
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Nel già citato episodio Bad Code (s02e02) di Person of Interest una ragazzina esce dalla biblioteca, dove ha preso in prestito Fiori per Algernon, e scompare. Nell’anniversario della sua scomparsa, per i successivi 16 anni, una copia del libro viene recapitata anonimamente a casa di un signore. Non dico altro perché c’è qualche colpetto di scena carino.
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Da qui in poi, spoiler e riflessioni.

Prima dell’operazione, l’ingenuità fa di Charly una persona amichevole e fiduciosa, e lo induce a presumere che gli altri siano altrettanto buoni. Con grande amarezza si rende poi conto di essere sempre stato maltrattato e deriso, specialmente dai colleghi. All’inizio è fortemente motivato a diventare più intelligente e convinto che in questo modo sarà più amato e rispettato, ma con il graduale aumentare delle sue capacità gli sarà sempre più chiaro che le cose sono molto più complicate di come ci possono sembrare.

Fa ridere e commuovere insieme quando, all’inizio, Charly non riesce neanche a svolgere un esercizio relativamente semplice come percorrere un labirinto mentre Algernon, il topo geniale, raggiunge di corsa il punto d’arrivo. Charly però si appassiona alla competizione e traspare dal diario la frustrazione e la rabbia nel constatare la propria inferiorità nei confronti di questo anomalo rivale: “Lodio cuel topo”, scrive. In realtà si sviluppa uno strano legame tra i due, e Charly si affeziona molto ad Algernon. Al congresso di psicologia, dove Charly e Algernon vengono entrambi messi in mostra come cavie dell’esperimento, Charly trova la situazione insopportabile e riesce a scappare, con il topo in tasca. Professori stimati e dalle brillanti carriere, lì riuniti, si ritrovano a guardare sotto tavoli e sedie alla ricerca di un topo da laboratorio, più intelligente di loro. Wikipedia descrive così l’episodio: “Ad un certo punto, mentre è un genio, Charlie scappa per allontanarsi dall’influenza dei professori Strauss e Nemur, portando con sé Algernon.” Faccio notare che raramente si ha l’occasione di usare l’espressione “mentre è un genio”.
Commuovente sembra l’aggettivo che ricorre più spesso nelle recensioni e nei commenti. Commuovente è la descrizione dell’ambiente familiare problematico della sua infanzia, l’amore impossibile con Alice Kinnian, la malinconia di Charly che seppellisce Algernon in cortile e continua a portargli dei fiori, infine il senso di impotenza di fronte al rapido regredire delle proprie facoltà mentali.

Fiori per Algernon è quel tipo di fantascienza senza astronavi, viaggi nel tempo o robot, che si concentra invece sugli aspetti umani, e solleva una serie di interrogativi e argomenti su cui riflettere, tipo: i metodi e l’etica della scienza, la tensione tra intelletto ed emozioni, soprattutto la problematica delle persone affette da ritardo mentale, il loro ruolo sociale, la loro dignità. Ancora: se fosse davvero possibile aumentare l’intelligenza delle persone, sarebbe lecito farlo? Si può essere geniali e anche felici? Cos’è l’intelligenza e cos’è la felicità, realmente? Dovremmo inseguire la conoscenza o la serenità personale? A cosa può servire parlare venti lingue se non ci rende felici? Che senso ha la nostra vita, o meglio, che senso faremmo meglio ad attribuirle? Tengo per me le ulteriori divagazioni.

Tap code

ok poi person of interest John Reese tap code

Forse il primo post dovrebbe essere una sorta di manifesto. Ma non ho trovato niente di abbastanza programmatico, e ho finito per scegliere una piccola cosa, del tutto insignificante, ma che effettivamente ho scoperto oggi. E alla fine è proprio questo lo spirito: cose irrilevanti, eterogenee, scoperte per caso.

Il tap code non ha una pagina nella Wikipedia italiana e l’unica traduzione che sono riuscita a trovare è “codice a numero di colpi”, che sembra però alquanto impopolare.
È un codice piuttosto semplice per trasmettere messaggi attraverso serie di colpi. Il sistema si basa sulla scacchiera di Polibio: una tabella in cui vengono inserite le lettere dell’alfabeto, in modo che, numerando righe e colonne, ogni lettera sia identificabile con una coppia di numeri. E questi numeri si possono esprimere attraverso colpi o suoni di qualche tipo, intervallati da opportune pause.
Quindi, ad esempio, per comunicare la lettera «w» si dovranno produrre: una sequenza di cinque colpi, che rappresenta la riga in cui si trova la suddetta lettera, una breve pausa, e poi altri due colpi, che rappresentano la colonna. Dopo un’ulteriore pausa si potrà, ad esempio, fare un colpo per indicare la prima riga, e altri cinque colpi per la colonna dove si trova la lettera «e», e così via.
Trasmettere intere frasi può diventare lungo per cui le abbreviazioni sono molto frequenti.

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La tradizionale scacchiera di Polibio

Siccome la tabella è un quadrato 5×5 mentre le lettere dell’alfabeto latino tendono ad essere 26, una casella dovrà essere condivisa da due lettere: nella tradizionale scacchiera di Polibio si tratta della «i» e della «j», ma nel tap code «c» e «k» sembra essere la scelta più comune.

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La versione della scacchiera di Polibio più spesso usata per il tap code

Pare che il tap code sia molto diffuso tra i carcerati per comunicare tra loro “bussando” sui muri o sulle sbarre. Il codice Morse è meno praticabile perché richiede suoni brevi (punti) e suoni più lunghi (linee), una differenza difficile da ottenere bussando su un muro. Inoltre il tap code dovrebbe essere più facile da memorizzare, perché per usarlo è sufficiente visualizzare la disposizione delle lettere nella tabella.

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Tre screenshot dall’episodio Bad Code (s02e02) di Person of Interest, 2012

Nell’episodio Bad Code (s02e02) di Person of Interest, Harold Finch trova il modo di lasciare un insospettabile messaggio a John Reese digitando una serie di numeri sullo schermo di un telefono: come prevedibile il destinatario capisce che si tratta di tap code e lo decodifica brillantemente.
Le serie tv sono sempre una gran fonte di scoperte.


EDIT: Sono tornata su questo primo post dopo tre anni e mezzo, e devo dire che qualcosa è cambiato: il tap code ha una pagina nella Wikipedia italiana, dove è chiamato “codice a colpi”. Rejoice!


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