NoFap, “atti impuri” e dipendenze

cactus masturbazione fap

Nel corso delle mie sconfinate e bislacche peregrinazioni nel web, mi sono imbattuta nell’esistenza di NoFap. Nato su Reddit nel 2011, è oggi un sito e community che funge da gruppo di supporto per chi vuole astenersi dalla pornografia e dalla masturbazione.

nofap logo get a new grip on life
Il logo di NoFap (condiviso nel rispetto delle loro Trademark Guidelines).

Il verbo inglese to fap è un neologismo onomatopeico che richiama il suono della masturbazione maschile, ed è tra l’altro divenuto ampiamente noto in seguito a The Fappening, quando cioè nell’agosto 2014 furono rubate da iCloud e diffuse online numeroso foto private di vari personaggi famosi, soprattutto donne, che scatenarono un’ondata di autoerotismo in tutto il mondo.

fap guy meme
Il meme del Fap Guy
Ma non divaghiamo.

Uno si immagina che quelli di NoFap, che tra loro si chiamano Fapstronauts, siano un gruppo di fanatici religiosi.
In Italia c’è un’associazione del genere: è Puri di cuore, di ispirazione cattolica, che si prefigge gli scopi di promuovere la castità, “rendere consapevoli del problema sommerso della pornografia”, e “indicare alle persone cadute nella dipendenza dall’erotismo compulsivo e dalla pornografia vie di liberazione e guarigione” (fonte: statuto dell’associazione). Hanno una pagina Facebook dove potrete rimanere sempre aggiornati sui loro incontri e seminari.

Ewok Porn
Internet ha reso la pornografia disponibile proprio a tutti (foto di Hypnotica Studios Infinite, CC BY 2.0)

In effetti, la Bibbia si esprime abbastanza chiaramente contro la pornografia (Matteo 5:27-28), ma proibisce davvero la masturbazione?
No, perché nella Bibbia non c’è alcun riferimento esplicito alla masturbazione. Ci sono vari brani piuttosto vaghi che possono essere interpretati in questo senso, ma, per dire, l’accenno più significativo è nella Lettera ai Galati (5:19), che contiene una lista di generiche “opere della carne” da non fare, che include “impurità”, in cui potrebbe rientrare la masturbazione.
La stessa Lettera ai Galati (5:13-14) dice:

13 Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri; 14 poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso».

Il motto finale a me sembra un esplicito invito all’autoerotismo (possibili parafrasi: “Ama te stesso e ama il tuo prossimo”, “Per dare amore al prossimo devi imparare ad amare te stesso”), ma sarà un’interpretazione mia, anche perché, nonostante manchino specifiche indicazioni bibliche, parte del mondo cristiano (cattolici, pentecostali, ecc.) condanna la masturbazione come un peccato grave, oppure la sconsiglia vivamente (testimoni di Geova).
Da notare che Wikipedia, alla voce “Masturbazione e religioni”, conclude così:
chiese luterane wikipedia masturbazione

Ci sarebbe il sesto comandamento, che secondo la tradizione cattolica è un vasto “Non commettere atti impuri”. In realtà nel testo biblico il divieto recita “Non commettere adulterio” (Esodo 20:14, Deuteronimo 5:18).

Mosè tavole della legge Gustav Doré
Mosè con le tavole della legge, illustrazione di Gustav Doré (opera nel pubblico dominio, fotografata da Ed Suominen, CC BY 2.0)

La Bibbia non si occupa della masturbazione, mentre invece si premura di condannare aspramente, tra le altre cose, i rapporti omosessuali (Levitico 18:22), i tatuaggi (Levitico 19:28), mangiare crostacei e molluschi (Levitico 11:9-12), e indossare tessuti misti (Levitico 19:19).

zuppa di vongole
Peccaminosi molluschi. (Foto di Adrien Sala da Unsplash)

Ma torniamo a NoFap, che non è un covo di estremisti religiosi: sulla home si definiscono “Science-based, secular, and sex-positive”. NoFap promuove l’astinenza da pornografia, masturbazione, e, in certi casi, dal sesso in generale, per un periodo di tempo. Si parla soprattutto di liberarsi da un utilizzo massiccio di materiale pornografico e da comportamenti sessuali compulsivi. NoFap aiuta per mezzo del sito, dei forum, delle app, e in generale della community per generare motivazione attraverso il confronto e la gamification (le NoFap challenges). Non sono contrari alla masturbazione in sé (non è la masturbazione in sé che “su basi scientifiche” è poco salutare) e non sostengono l’astinenza a vita, ma solo per un periodo necessario a “riprogrammare” il proprio cervello e la propria quotidianità verso comportamenti sessuali più equilibrati. Promuovono invece la rinuncia totale e permanente alla pornografia, considerata pericolosa e capace di creare disastrose dipendenze. (Fonte).

must not fap meme

Insomma, devo ammettere che mi aspettavo dei fanatici anti-pippe, mentre in realtà si focalizzano sulle dipendenze, sui comportamenti eccessivi e compulsivi che finiscono effettivamente per influire e rovinare la vita psicologica e relazionale delle persone. Ero un po’ scettica sull’astinenza a vita dal porno, ma immagino che per un “ex tossico” sia difficile ricreare un rapporto sano con l’oggetto della sua dipendenza, e sia più sicura la totale rinuncia, come per gli alcolisti. Ho l’impressione che questo tipo di movimenti enfatizzi un po’ troppo il lato negativo e rischioso di masturbazione e pornografia, che sono sì due cose che, più di altre, possono causare serie dipendenze, ma possono anche essere utilizzate con ragionevole moderazione e piacevole giovamento.

cactus masturbazione fap
Ecco cosa succede quando cerchi immagini a tema masturbatorio su un onesto sito di foto di pubblico dominio. (Foto di Lizzie da Unsplash). 

In effetti, la dipendenza dalla pornografia è una cosa reale. Può essere causata, come altri tipi di dipendenze, da ragioni profonde, come ansia, depressione, stress, e da un disordine del sistema di ricompensa (reward system) del cervello.
Il sistema di ricompensa è un insieme di strutture cerebrali che contribuiscono all’apprendimento: in occasione di ogni comportamento utile da un punto di vista evolutivo, come quelli legati al cibo e alla riproduzione, vengono rilasciati dopamina e altri neurotrasmettitori che ci fanno sentire bene. In questo modo determinati comportamenti ricevono un rinforzo positivo, e nel tentativo di riprodurre la sensazione piacevole, cercheremo di reiterare l’esperienza. È però un sistema relativamente grezzo che non sa distinguere un rapporto sessuale con effettive possibilità riproduttive da una sessione solitaria di PornHub. E soprattutto, che si tratti di porno, sesso, cibo, o persino social media (si veda ad esempio qui o qui), se questo meccanismo funziona male, finisce per alimentare una dipendenza: si hanno assuefazione (innalzamento della soglia di tolleranza), comportamenti compulsivi, incapacità di farne a meno.
E anche la Bibbia vi mette in guarda, perché va bene tutto, ma con buon senso: «ogni cosa mi è lecita, ma non mi lascerò dominare da cosa alcuna» (Corinzi 6:12).

Per approfondire, ecco un video di AsapSCIENCE sulla dipendenza da porno:

E voi, cari cinque lettori, cosa ne pensate? Esprimete tutte le vostre controverse opinioni nei commenti.


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Hudson e il passaggio a nord-ovest

Henry Hudson era nato in Inghilterra attorno al 1570, e faceva l’esploratore. Intraprese vari viaggi con lo scopo di trovare un passaggio a nord-ovest che collegasse l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico e che avrebbe permesso di navigare dall’Europa all’Asia attraverso il Mar Glaciale Artico.
Era dalla fine del Quattrocento che questa rotta veniva cercata senza successo, e Henry Hudson non fece eccezione.

mappa nord america
(Mappa da Mapswire, CC BY 4.0, modificata da Wellentheorie)

Nel 1609 Henry Hudson ottenne dei finanziamenti della Compagnia Olandese delle Indie Orientali e partì a bordo della Halve Maen (“Mezzaluna”) andando a esplorare la costa orientale del Nord America, tra cui le zone che attualmente chiamiamo Cape Cod, il Maine, le città di New York e Albany.

hipster henry hudson meme Albany Archives
Sì, esistono dei meme su Henry Hudson. (Da un tweet di Albany Archives).

L’anno successivo, finanziato stavolta dagli inglesi e a bordo della Discovery, raggiunse le coste dell’attuale Canada e navigò per uno stretto e una baia che presero i nomi di Stretto di Hudson e Baia di Hudson (Hudson Strait e Hudson Bay).

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I viaggi di Henry Hudson (il primo in rosso, il secondo in blu).

All’epoca non c’era Google Maps e, quando navigavi in uno stretto e entravi in una baia, non sapevi dove ti avrebbe portato: magari in Asia, magari bloccato tra i ghiacci.

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Su Twitter esistono almeno un paio di simpatici account a nome di Henry Hudson. (Fonte)

«A novembre la nave rimase intrappolata nei ghiacci nella Baia di James [un’insenatura della baia di Hudson], cosicché l’equipaggio sbarcò a terra per passare l’inverno. Quando il ghiaccio si sciolse nella primavera del 1611, Hudson avrebbe voluto continuare l’esplorazione, ma l’equipaggio voleva tornare a casa. Alla fine la crisi sfociò nell’ammutinamento dell’equipaggio nel luglio del 1611, e Hudson, suo figlio e altri uomini vennero abbandonati alla deriva in una piccola barca.» E qui Wikipedia conclude, lapidaria, così: «Non furono più visti».

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L’ironia su Twitter.

Dopo i fallimenti di Henry Hudson, si continuò a cercare il passaggio a nord-ovest.
Tra i primi a trovarlo ci fu il norvegese Roald Amundsen (1872 – 1928), il quale annovera tra i propri meriti anche aver ispirato il nome di battesimo di Roald Dahl (ne avevo parlato qui).
Nel 1903 Roald Amundsen partì per una spedizione: la sua nave, Gjøa, attraversò la Baia di Baffin (a nord della Baia di Hudson), arrivò lungo la costa dell’isola di Re William e rimase bloccata dai ghiacci per due anni, durante i quali Amundsen e il suo equipaggio girarono in slitta nei dintorni determinando la posizione del Polo Nord Magnetico e facendo amicizia con gli Inuit. Nel 1905 la Gjøa ripartì, rimase di nuovo bloccata nel ghiaccio, e alla fine arrivò allo stretto di Bering nel 1906.
Come si può intuire, le acque attorno al Polo Nord sono spesso ghiacciate. Ma negli ultimi anni, in conseguenza del riscaldamento globale, i ghiacci sono sempre meno ghiacciati e il passaggio a nord-ovest è percorribile anche da grandi navi commerciali.

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Le esplorazioni dell’artico. Quella di Amundsen in azzurro.

Northwest Passage (Passaggio a nord-ovest), oltre a essere un romanzo del 1937 dello scrittore statunitense Kenneth Roberts, è il titolo originale della serie Twin Peaks (1990-1991) di David Lynch e Mark Frost (della quale quest’anno è uscita la terza stagione, attesa per 25 anni) ed è il titolo di un episodio della serie Fringe (stagione 2, episodio 21) ricco di atmosfere alla Twin Peaks.

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Joshua Jackson (Peter Bishop) nel suddetto episodio di Fringe: il legno sulle pareti fa subito Twin Peaks.

Ma torniamo al 1609, quando Henry Hudson, inglese temporaneamente al servizio degli olandesi, esplora l’attuale Manhattan e risale, per un tratto, il fiume che in quel punto affluisce al mare: l’attuale fiume Hudson.
Queste esplorazioni pongono le basi per il primo vero e proprio insediamento in quella zona, che è olandese e risale al 1625: si chiama Nuova Amsterdam (Nieuw Amsterdam).
Quarant’anni dopo, in seguito a una guerra tra inglesi e olandesi, Nieuw Amsterdam diventa britannica e diventa New York, in onore del Duca di York e Albany, futuro Re Giacomo II Stuart (1633-1701), ultimo re cattolico d’Inghilterra, Scozia, e Irlanda (il suo successore, o succeditrice, fu la figlia Maria II, protestante).
Nel 1673, durante una nuova guerra anglo-olandese, gli olandesi occupano la città e si affrettano a cambiarne il nome, stavolta in New Orange (in onore di Guglielmo III d’Orange, il quale, peraltro, pochi anni dopo avrebbe sposato Maria II Stuart, la figlia di Giacomo II, che poi era sua cugina di primo grado). Un anno dopo, finita la guerra, New Orange torna britannica e torna a chiamarsi New York.

Vi ho fatto uno schemino perché il discorso è complesso:
Nieuw Amsterdam New York Duca di York e Albany Re Giacomo II Stuart Nieuw Orange Guglielmo III d’Orange Maria II Stuart
(L’albero genealogico degli Stuart, martoriato dalle modifiche di Wellentheorie, è di Wdcf da Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

Proseguirei volentieri a disquisire del fiume Hudson e dei suoi ponti ma rischio di superare ogni limite di lunghezza imposto dalla decenza e dunque ci fermiamo.
Qui trovate un video istruttivo su Henry Hudson (da cui peraltro proviene l’immagine in evidenza di questo post).


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Il caotico diritto d’autore delle foto su internet

copyright

Questo blog ha sempre allegramente utilizzato immagini trovate a caso su internet. Di recente, in preda alla curiosità che mi contraddistingue e che peraltro ha originato il blog stesso, ho cercato di informarmi sul copyright e il diritto d’autore.

copyright
Questa foto è rilasciata sotto licenza di attribuzione Creative Commons (CC BY-SA 3.0) e il suo autore è Nick Youngson (fonte)

La questione è abbastanza caotica, in quanto le normative sono perlopiù pensate per la carta stampata e simili, e poco si adeguano al mondo dei miliardi di social e blog e del copia e incolla sfrenato.

Fun fact: l’inventore del moderno copia e incolla, e anche del taglia e incolla, è Larry Tesler, informatico statunitense oggi 72enne. L’invenzione risale agli anni Settanta mentre l’espressione “taglia e incolla” deriva dalla pratica tradizionalmente adottata per modificare i manoscritti, che consisteva nel tagliare fisicamente il pezzo di una pagina e incollarlo su un’altra pagina.

Larry Tesler copia taglia incolla
Il mitico Larry Tesler, in una foto di Steve Carlson rilasciata sotto licenza di attribuzione – non commerciale Creative Commons (CC BY-NC-SA 2.0).

Ma torniamo al diritto d’autore, che in Italia è disciplinato prevalentemente dalla legge n. 633 del 22 aprile 1941 (quando c’era Mussolini al governo, e Vittorio Emanuele III era re d’Italia e imperatore d’Etiopia. Per dire).

Vittorio Emanuele III incontra Mussolini
Vittorio Emanuele III incontra Mussolini. Questa foto è nel pubblico dominio perché il suo copyright è scaduto, e viene da Wikipedia
Disclaimer, che siamo in tema: questo post è il frutto di intensi e accurati googlamenti; tuttavia, potrebbe contenere delle stupidate. Pertanto, non deve assolutamente essere considerato come un consiglio legale. Leggi l’intero disclaimer sull’attendibilità dei contenuti e quant’altro cliccando qui

Per quanto riguarda le fotografie, il fotografo detiene i diritti esclusivi di riproduzione e diffusione per vent’anni dalla data di realizzazione della fotografia, a meno che la fotografia non sia stata scattata nell’ambito di un contratto di lavoro, e in questo caso il datore di lavoro è proprietario dei diritti (art. 88).
Ogni esemplare della fotografia dovrebbe riportare il nome di chi ne detiene i diritti (il fotografo, o il datore di lavoro, ecc.) e l’anno di produzione della fotografia (art. 90). E l’articolo si conclude così:

Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli articoli 91 e 98, a meno che il fotografo non provi la malafede del riproduttore.

Personalmente ne dedurrei che, se tu pubblichi una foto di tua proprietà su internet senza specificare il tuo nome né l’anno, io ho tutto il diritto di riprodurla. In buona fede, perché se non si parla espressamente di copyright, si assume che l’immagine sia di pubblico dominio. Se, invece, un’immagine su internet riporta le indicazione necessarie, la riproduzione mi è consentita solo se ricevo l’autorizzazione da parte del proprietario dei diritti, eventualmente con il pagamento di un compenso, e dovrò comunque citarlo appropriatamente. Non sembra rilevante che la riproduzione avvenga a scopo commerciale o meno. Ha invece una certa importanza l’ambito di utilizzo: «la riproduzione di fotografie nelle antologie ad uso scolastico ed in generale nelle opere scientifiche o didattiche», così come «la riproduzione di fotografie pubblicate su giornali od altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità od aventi comunque pubblico interesse» è sempre lecita, «contro pagamento di un equo compenso» e «nella riproduzione deve indicarsi il nome del fotografo e la data dell’anno della fabbricazione, se risultano dalla fotografia riprodotta» (art. 91). E puntualizziamo che questo blog ha come scopi primari l’informazione, la divulgazione scientifica, la didattica, la cronaca, e in generale l’elevazione culturale dei suoi visitatori (nonché dei suoi autori, in costante elevazione).

fotografo
Questa foto è di pubblico dominio e viene da Pixabay.

La legislazione statunitense prevede il principio del fair use, che permette un utilizzo limitato e gratuito di materiale protetto da copyright, senza la necessità di chiedere l’autorizzazione a chi ne detiene i diritti, a condizione che la riproduzione sia usata per scopi non commerciali e di informazione, critica, insegnamento, o simili. Mi sembra di capire, comunque, che si tratta di una definizione abbastanza fumosa e soggetta alle interpretazioni più volubili.

Un discorso a parte va fatto per i materiali caricati su una piattaforma web. In questo caso, chi pubblica accetta i termini e le condizioni del sito specifico. (Avete presente il pulsante “Accetto” che in genere tutti noi clicchiamo senza avere idea di cosa stiamo accettando? Quello).
Ecco, ad esempio, cosa dice YouTube:

8.1 Quando l’utente carica o pubblica Contenuti su YouTube, contestualmente concede:
A. a YouTube, una licenza per il mondo intero, non esclusiva, gratuita, trasferibile (con diritto a concedere sub-licenze) ad usare, riprodurre, distribuire, preparare opere derivate, visualizzare ed eseguire tali Contenuti in connessione alla fornitura del Servizio ed in altro modo in connessione con la fornitura del Servizio e dell’attività commerciale di YouTube, comprese, a titolo meramente esemplificativo, la promozione e la ridistribuzione di tutto o parte del Servizio (e delle relative opere derivate) [in qualsiasi formato e tramite qualsiasi canale di comunicazione];
B. a ciascun utente del Servizio, una licenza per il mondo intero, non esclusiva, gratuita, ad accedere ai suoi Contenuti tramite il Servizio e ad usare, riprodurre, distribuire, preparare opere derivate, visualizzare ed eseguire tali Contenuti nella misura permessa dalla funzionalità del Servizio ed ai sensi dei presenti Termini.

Da quello che capisco, mi sembra perfettamente lecito, ad esempio, pubblicare sul mio blog uno screenshot di un video di YouTube (magari linkando il video originale per correttezza). Mi sbaglio?

youtube
Questa foto è di pubblico dominio e viene da Pixabay.

Esistono poi le licenze Creative Commons, che consentono la condivisione di materiali, con alcune restrizioni a seconda del tipo di licenza (e ne riparleremo). Tra gli altri tipi di immagini che vedrete in abbondanza prossimamente su questo blog, ricordiamo quelle nel pubblico dominio, che sono di tutti e di nessuno e si possono liberamente condividere e, volendo, modificare a proprio piacimento.

licenze Creative Commons alcuni diritti riservati
Questa foto sulle licenze Creative Commons è rilasciata sotto licenza di attribuzione Creative Commons (CC BY 3.0 US), e il suo autore è tyler.stefanich (fonte)

Concludendo: non ho capito granché, e se qualcuno ne sa di più e vuole condividere la sua conoscenza, è il benvenuto! Devo dire che questi labirinti di minuzie legislative e legali mi entusiasmano, e seguiranno senza dubbio altri post sull’argomento.

friends rachel phoebe yay
“Yay!” per i prossimi post sulla legislazione sul diritto d’autore (via Giphy)

Infine, nonostante non abbia trovato indicazioni davvero esaurienti in merito, e sospettando che un disclaimer sia del tutto inutile in termini legali, ho tuttavia deciso, per un inarrestabile senso di giustizia nonché una personale attitudine alla cautela, di aggiungere al blog un noiosissimo disclaimer che trovate a questa pagina, e che onestamente devo ancora finire di scrivere.

#105 cigarettes after sex

YouTube, la piattaforma di video sharing che attualmente sembra essere il secondo sito più visitato in tutto il mondo (secondo solo a Google), utilizza un sistema piuttosto complesso per consigliarti video correlati a quello che stai guardando. Raccoglie ed elabora un vasto insieme di dati, che comprende le informazioni dei video (titoli e descrizioni) e i dati relativi all’attività degli utenti (il numero di visualizzazioni, di commenti, like e condivisioni; la co-visitation, ovvero i gruppi di video visualizzati in un’unica sessione; le specificità dell’utente, cioè le sue precedenti visualizzazioni e i suoi like; eccetera). Il sistema contempla anche il principio di diversificazione, e cioè scarta i video troppo simili a quelli già visualizzati. Secondo il mio moroso, la profilazione dell’utente è più complessa di così e prende in considerazione anche dati esterni a YouTube, come le ricerche effettuate su Google e le parole chiave contenute nelle conversazioni su Gmail (ricordiamoci che YouTube è di proprietà di Google) però la cosa non viene ammessa ufficialmente.

Sta di fatto che stamattina stavo guardavo un video di Shilpa Ray (la favolosa cantante e suonatrice di armonium con irresistibile spirito punk-rock di cui avevo parlato qui) e il magico algoritmo di YouTube mi ha consigliato Nothing’s Gonna Hurt You Baby dei Cigarettes After Sex.

Cupa, lenta, con un suo romanticismo e un’atmosfera intima e sognante.  Il testo inizia così:

Whispered something in your ear
It was a perverted thing to say
But I said it anyway
Made you smile and look away

Ascoltando la voce, potrebbe venirvi in mente una persona più o meno così:

nico 1
Questa in realtà è Nico.

Oppure così:

hope sandoval 2
E questa è Hope Sandoval dei Mazzy Star.

O magari così:

lana del rey 2
Che poi è Lana Del Rey.

E invece la voce appartiene a questo qui:

greg gonzales 2
Vi presento Greg Gonzalez.

Se non ci credete, ci sono parecchi video di concerti che lo dimostrano, tipo questo. E la cosa buffa è che Greg Gonzalez, quando non canta, ha una voce estremamente bassa e maschile (tipo qua in un’intervista).

greg gonzales 1

I Cigarettes After Sex sono praticamente Greg Gonzalez (compositore, cantante, chitarrista e bassista) con la collaborazione occasionale di altri musicisti. Greg Gonzalez ha registrato il primo EP, intitolato I., una sera sulle scale dell’università che frequentava, la University of Texas a El Paso. Il suono ricorda i Velvet Underground, i Mazzy Star, il dark e il dream-pop. Potrebbero venirvi in mente i Cocteau Twins, i Red House Painters, magari i Sigur Rós, i Placebo, i Blonde Redhead, e mille altre cose (a voi cosa fa venire in mente?).

Nothing’s Gonna Hurt You Baby è stata pubblicata nel 2012, ma la sua popolarità è esplosa online circa un anno fa. YouTube si è riempito di cover dei Cigarettes After Sex, e quasi ogni video ha un commento dall’account ufficiale dei Cigarettes After Sex.

comment

Se anche voi volete cimentarvi in una cover, vi segnalo questo sito favoloso che vi mostra gli accordi per chitarra, ukulele o piano, con tanto di diteggiatura, man mano che la canzone scorre. Nothing’s Gonna Hurt You Baby è peraltro piuttosto facile, perché sono quattro accordi ripetuti per l’intera durata della canzone: E B Gb (o F#) A (cioè Mi, Si, Sol bemolle / Fa diesis, La).

chords
Gli accordi di Nothing’s Gonna Hurt You Baby per ukulele.

Il nome, Cigarettes After Sex, secondo me è perfettamente azzeccato per le loro canzoni perché ne rappresenta bene quella pigra e pacifica distensione da post-orgasmo dei loro ritmi lenti e rilassati, insieme a un velo di trasgressione e perversione suggerito dall’atmosfera cupa e dai testi spesso vagamente erotici. Ma perché queste due cose (post-orgasmo e sigarette) sono spesso associate?

sex_and_cigarettes nfroderk.tumblr

In giro per internet parecchi si dilungano su quanto gli effetti del fumo siano piacevoli dopo il sesso. In realtà sembra che gli effetti puramente fisici siano piuttosto blandi, e legati più che altro alla sensazione di benessere che la sigaretta dà a chi ne è dipendente.

BeFunky Collage

La ragione sembra in realtà soprattutto sociale e culturale. Le aziende produttrici di sigarette, che hanno praticamente inventato la moderna comunicazione pubblicitaria, hanno da sempre cercato di associare il loro prodotto a un generico essere cool e in particolare all’attrattiva del sesso. I più fighi sex symbol fumano un’imprescindibile sigaretta nelle immagini pubblicitarie e nelle scene dei più famosi film hollywoodiani, come conseguenza dell’astuta strategia di product placement messa in atto dalle compagnie del tabacco.

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Il giovane Ben Braddock (Dustin Hoffman) sedotto dall’intrigante fumatrice Mrs. Robinson (Anne Bancroft) ne Il laureato (The Graduate) del 1967.

La sigaretta era già un simbolo sessuale negli anni ’40. Nel film del 1942 Perdutamente tua (Now, Voyager), incentrato su una storia di passione e adulterio, Jerry (Paul Henreid) accende più volte due sigarette insieme e poi ne passa una a Charlotte (Bette Davis), in un gesto intimo ed erotico.

now-voyager-henreid-davis-cigarette-2

Per approfondire l’argomento consiglio questo articolo, che riassume tra le altre cose la storia della relazione tra le sigarette e le donne. È una storia che contiene anche pubblicità ridicole e vergognose come questa:

reach for a lucky
Meglio fumatrice che cicciona!

#96 acqua e limone

disclaimer
Il disclaimer medico di Wikipedia si applica benissimo anche a questo post.

Se cercate “acqua e limone” su Google verrete sommersi dagli innumerevoli benefici che la suddetta bevanda miracolosa può apportare alla vostra salute.

lemon water 2

La ricetta è grossomodo questa: si spreme circa mezzo limone, lo si mescola a un bicchiere di acqua calda (ma non bollente) oppure tiepida oppure a temperatura ambiente (insomma, non fredda), e si beve ogni mattina appena svegli, a digiuno, e si aspetta almeno mezz’ora prima di fare colazione. Alcuni aggiungono miele, zenzero, curcuma o altri ingredienti speciali che fanno benissimo. Va bevuto a stomaco vuoto per un assorbimento ottimale, e la temperatura ambiente/tiepida/calda è preferibile perché più vicina alla temperatura corporea, così l’ingestione risulta meno “traumatica” per l’organismo rispetto all’acqua ghiacciata. Per ottenere i meravigliosi effetti che mi accingo a descrivere, va bevuto ogni mattina per almeno due settimane, ma idealmente per sempre.

lemon water 3
Se avete dubbi su come si fa a spremere un limone, su YouTube si trovano parecchi tutorial (come questo o questo).

Alcune immagini trovate su internet:

water with lemon and mint in blue glass on the table top view
Quattro
5
Cinque
6
Sei
7
Sette
9
Nove
10
Dieci
11
Undici, e sono *amazing*
12
Dodici
13
Ancora *amazing*, ma adesso sono tredici!
14
Quattordici
15
Quindici
16
Sedici
20
Venti, e sono *unbelievable*!
29
Ventinove! Signore e signori, abbiamo un vincitore!

Che tra l’altro mi hanno ricordato un po’ questi titoli di giornale:

giornali 1
Due alani, anzi tre
giornali 2
Cinque, sei, sette!
giornali 3
Duecentomila! Anzi trecentomila! No, quattrocentomila!

I benefici dell’acqua e limone

Quelli riportati da numerosi siti, sono più o meno i seguenti:

  • Il succo di limone fornisce grandi quantità di vitamina C, acido citrico, potassio, calcio, e magnesio (che fanno benissimo)
  • Stomaco: migliora la digestione
  • Intestino: aiuta la regolarità intestinale
  • Fegato: aumenta la funzionalità del fegato e lo aiuta a liberarsi delle tossine cattive, aiuta quindi a “disintossicarsi” (detto in inglese, detox, suona un po’ più da salutisti e meno da drogati)
  • Tratto urinario: aumenta la funzionalità renale, funge da diuretico (e con tanta pipì si eliminano più tossine!) e previene le infezioni del tratto urinario
  • Sistema immunitario: rafforza le difese immunitarie, aiuta a guarire da un sacco di malattie, combatte le infiammazioni per le sue proprietà antinfiammatorie (e per questo riduce il dolore a muscoli e giunture), ha un forte potere antiossidante e protegge dai radicali liberi
  • pH del sangue: aiuta a bilanciale il pH del sangue perché ha funzione alcalinizzante (il succo di limone è acido ma, una volta metabolizzato, per qualche ragione, non produce acidità bensì, al contrario, alcalinizza il sangue grazie al suo contenuto minerale. In condizioni normali e sane, il pH del sangue è leggermente alcalino: se diventa più acido oppure troppo alcalino, fa male – ma non so bene perché)
  • Pelle: contrasta l’acne e mantiene la pelle giovane
  • Alito: combatte l’alito cattivo grazie alle sue proprietà antisettiche
  • Peso: aiuta a perdere peso perché riduce la sensazione di fame grazie alla pectina
  • Inoltre: dà energia, migliora l’umore, riduce ansia e depressione, e probabilmente mi sto dimenticando qualche altro effetto benefico
  • Si dice anche che prevenga il cancro e che aumenti il quoziente intellettivo, ma io personalmente non ci metterei la mano sul fuoco

Effetti collaterali (pochi e trascurabili)

  • Per chi soffre di acidità di stomaco e/o gastrite, il succo di limone a stomaco vuoto potrebbe non fare benissimo
  • L’acidità del limone tende a corrodere lo smalto dei denti (per questo si consiglia di diluire il succo in abbondante acqua, di sciacquarsi poi la bocca con acqua, e/o di bere con una cannuccia per ridurre il contatto con i denti)
Praticamente l’acqua e limone vi rende immortali:

keanu reeves

Patrick-Stewart-immortal

Lo scetticismo

Tra i sostenitori / simpatizzanti / “ma sì diamogli una possibilità”, troviamo la sottoscritta, la TandiUn po’ di mondoammennicolidipensiero, l’Intollerante Bratinez, e Clipax.
Il fronte dello scetticismo, invece, capitanato dal mio moroso e da gaberricci, ci esorta a dubitare di cotanta miracolosità. L’abitudine dell’acqua e limone non è verosimilmente nociva e ha un effetto sulla salute senza dubbio migliore di un sacco di cose che fanno male alla salute, non dobbiamo però idealizzarla e considerarla una magia, una panacea, un rimedio universale a tutti i nostri problemi. L’enfasi sulla vitamina C, ad esempio, è assurda per almeno un paio di motivi: 1) la vitamina C si trova in buone quantità praticamente ovunque (oltre agli agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli, cavoli,…) e 2) la vitamina C è necessaria per l’organismo ma il fatto che alte dosi di vitamina C contribuiscano a prevenire o a ridurre i sintomi di raffreddore e influenza è quantomeno controverso (tradotto: probabilmente non serve a una mazza).
A queste persone ragionevoli, misurate e coscienziose, magari pure laureate in medicina, che espongono il loro scetticismo con convincenti argomentazioni, io vorrei rispondere: mi sa che avete ragione.
Però:

i want to believe

Credo nell’effetto placebo. Credo che se un bicchiere di acqua e limone serve a farmi alzare la mattina di buonumore con l’idea che sto facendo qualcosa di buono, be’ allora ne vale la pena. Credo nei circoli virtuosi e nelle profezie autoavveranti, tipo quella che ho illustrato nell’infografica qui sotto:

lemon slice

Tutto questo, però, fino a un certo punto. Credo che nella popolazione dei medici sia presente una certa percentuale di idioti, ma credo nella medicina e credo che chi l’ha studiata per anni e chi la pratica per lavoro sia più competente e debba essere ascoltato più di chi scrive articoli sensazionalisti, fa videotutorial su YouTube, o va in giro a dire che per guarire dal cancro bisogna solo liberarsi dalla paura e ristabilire l’equilibro tra corpo e anima. Credo che ci siano cose contro le quali il succo di limone, la buona volontà, le verdure biologiche, l’amore, la fede religiosa, la meditazione, e simili, possono fare ben poco, e che non possano sostituire farmaci e terapie prescritti da un medico. Se però cose come il limone o la meditazione vi fanno stare anche solo un pochino bene, ed è abbastanza sicuro che non vi facciano male, allora fatele, e con convinzione, con entusiasmo, con allegria.

lemon water 1
Infine, per concludere il discorso sull’acqua e limone:

I fatti (incontrovertibili)

  • L’acqua con il limone ha meno calorie della Coca Cola
  • L’acqua con il limone contiene più vitamine dell’acqua senza il limone
  • Bere l’acqua con il limone idrata di più che non bere acqua (con o senza limone)

Se avete qualcosa da aggiungere, precisare o correggere, non esitate a commentare!

#78 feminist ryan gosling, dog ear, erica baum

Un’esplosione di incoerenza per concludere in bellezza il 2014. E con questo auguro un meraviglioso anno nuovo a tutti.

Ryan Gosling difende l’ortografia con la violenza, se necessario.
Ryan Gosling difende l’ortografia con la violenza, se necessario.

A me i meme su Ryan Gosling mi fanno sempre ridere, in particolare questo Feminist Ryan Gosling.

Ryan Gosling derrida Ryan Gosling Spivak and Buffy 127469594MT038_The_Ides_Of_

E poi, uno dei miei preferiti:
Ryan Gosling dog ear

La Wikipedia inglese ha una voce apposita sulle “dog ears”, in cui spiega dettagliatamente di cosa si tratta. Vengono chiamate “orecchie di cane” perché, mentre le orecchie dei lupi stanno dritte verso l’alto, le orecchie della maggior parte dei cani sono piegate verso il basso. Tra le altre cose, Wikipedia, saggiamente, sconsiglia di rimuovere le orecchie alle pagine di vecchi libri ingialliti, perché la carta diventa fragile con il tempo e può rompersi lungo la linea della piega, causando il distacco dell’angolo piegato.

Dog-ear” è un verbo transitivo: dog-earing a page, dog-earing a book, a dog-eared book. Lo tradurrei con “cane-orecchiare un libro”, ma non suona benissimo.
ER_dictionary dog ear
E poi ho trovato “dog ear” anche nell’Epic Reads Glossary, insieme ad altre espressioni utilissime per tutti i malati di libri.
ER_dictionary book hangover ER_dictionary tbr
#NeverEndingTBR è anche un hashtag parecchio popolare su Twitter.

Che l’orecchia alla pagina sia generalmente considerata un’azione sacrilega e deprecabile dalla comunità dei lettori, è testimoniato dalle vignette in proposito che si possono trovare in giro.

DogEarPages DogEarPage

E poi Dog Ear, ho scoperto, è una serie di fotografie del 2010 di Erica Baum, artista newyorkese.

Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)

Si tratta di immagini quadrate di orecchie alle pagine, fotografate a distanza ravvicinata, di libri non identificati. La piega divide la foto lungo la diagonale, e frammenti di testo, appartenenti a due pagine diverse, appaiono accostati: sono parole strappate al proprio contesto originale, e assemblate in uno nuovo, quasi a formare strane poesie.

Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)

Ogni foto ritrae un libro diverso, ciascuno con una diversa sfumatura di colore (dai bianchi freddi ai gialli più o meno intensi e scuriti dal tempo), ciascuno con caratteri leggermente diversi (i margini delle lettere più o meno netti, le imperfezioni tipografiche). Si vede la superficie, la grana della carta, sembra di poterla toccare.

Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)

In più, quella piega dev’essere stata fatta da qualcuno: un lettore anonimo, rimasto fuori dall’inquadratura, che ha usato quell’orecchia come segnalibro o per ricordare un passaggio particolarmente significativo. In questo senso, i libri che possiamo immaginare di fronte all’obiettivo di Erica Baum sono libri concreti, vissuti, amati da qualcuno.

Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)
Erica Baum, Dog Ear (2010)

Diverse opere di Erica Baum si possono scaricare in pdf da UbuWeb. Aveva già fatto progetti analoghi a questo Dog Ear, come Card Catalogues, del 1997, una serie di fotografie in bianco e nero di vecchi cataloghi cartacei, a schede, delle biblioteche, o Index, del 2000, immagini prese da indici analitici di libri. Anche in questi casi, brevi porzioni di testo vengono isolate e giustapposte, a formare un nuovo e diverso testo rispetto all’originale.

Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Card Catalogues (1997)
Erica Baum, Index (2000)
Erica Baum, Index (2000)

Mi sembrano belli anche Play, del 2003, fotografie che ritraggono cartoncini da cui sono già state staccate “paperdoll figures”, bamboline di carta, di cui rimangono le sagome vuote, e Directions, dello stesso anno, che raccoglie pagine di sceneggiature teatrali da cui è stato cancellato tutto il testo tranne quelle istruzioni che descrivono le scene ma che non vengono pronunciate dagli attori.

Erica Baum, Play (2003)
Erica Baum, Play (2003)
Erica Baum, Directions (2003)
Erica Baum, Directions (2003)

#49 t-rex humor

Oggi cazzate.
Ho scoperto l’esistenza di un’intera categoria di vignette comiche sui T. rex (il dinosauro, non il gruppo), ridicolizzati per la loro particolare conformazione anatomica che, paragonata a quella umana, risulta alquanto sproporzionata. Insomma, hanno le braccia davvero corte. Questo impedisce loro di svolgere con successo tutta una serie di attività per noi abituali. Ne deriva, per i T. rex, un certo imbarazzo e tanta frustrazione.

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Una briciola di cultura.
Il tirannosauro (Tyrannosaurus rex) è vissuto nel Cretaceo superiore, circa 70 milioni di anni fa. Fu classificato per la prima volta nel 1905
Il T. rex era lungo circa 12 metri, alto 5, e pesava circa 6 tonnellate. La sua testa era lunga fino a un metro e mezzo. In genere viene rappresentato con il corpo ricoperto di squame, ma un’ipotesi è che fosse piumato. Chissà perché con le piume me lo immagino meno spaventoso.
È probabilmente il dinosauro più famoso, soprattutto grazie a Jurassic Park. Era carnivoro, e viene in genere rappresentato predatore aggressivo, feroce e spietato, in realtà non si sa se fosse davvero un predatore attivo: si ipotizza che si nutrisse di cadaveri (saprofagia).
Uno degli esemplari più grandi mai ritrovati è chiamato Sue, fu scoperto nel 1990 e si stima che avesse 28 anni, cosa che lo rende il più longevo tirannosauro noto.

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Un certo Hugh Murphy si è dedicato esclusivamente ad immaginare situazioni problematiche per i T. rex nei suoi carinissimi disegni.

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#21 imho

Sottotitolo: il meraviglioso mondo degli anagrammi – impariamo i fondamentali.
Ora, scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno richiede una grande ignoranza, di cui non sono priva, unita al coraggio di dire ovvietà, cosa che sto per fare.
L’altro giorno mi sono imbattuta in un IMHO, e cercandolo su Google mi si è aperto un mondo sul gergo di internet, di cui ero a conoscenza solo in parte.
Faccio notare che c’è un motivo se nella normale comunicazione si usano così tante lettere: per disporre di un lessico ampio e senza troppe omonimie, cioè espressioni ambigue. E infatti ogni acronimo ha mille possibili significati… Continuo a essere un’appassionata sostenitrice delle parole al completo ma, in ogni caso, di seguito gli acronimi o abbreviazioni che trovo più simpatici o indispensabili:

Cominciamo con IMHO = in my humble/honest opinion, parente stretto di IMAO = in my arrogant/awesome opinion (o anche inibitore delle monoamino ossidasi…). In italiano: AMMA, AMMP = a mio modesto avviso/parere.

Quelli coi numeri:
10x = thanks
10q = thank you
b4 = before
cul8r = see you later (questo in italiano ha un’aria buffa)
gr8 = great
h8 = hate
w8 = wait

Mille modi per sbellicarsi dalle risate in acronimi:
LOL = laughing out loud
ROTFL o ROFL = rolling on the floor laughing
ROTFLMAO = rolling on the floor laughing my ass off
ROTFLASTC = rolling on the floor laughing and scaring the cat
FOTCL = falling off the chair laughing
FOTL = falling off the toilet laughing
LMAO = laughing my ass off
LMFAO = laughing my fucking ass off
E la versione italiana: ACR = assai copiose risa (che potrebbe però indicare anche Azione Cattolica dei Ragazzi, American College of Rheumatology, il fucile d’assalto Bushmaster Adaptive Combat Rifle,…)
Ho persino scoperto l’esistenza del roflcopter, un portmanteau tra rofl e helicopter:
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Vari:
AFAIK = as far as i know
ASAP = as soon as possible
ATM = at the moment (o Azienda Trasporti Milanesi)
BRB = be right back (torno subito) o bathroom break (pausa bagno)
BTW = by the way
FYI = for your information
NSFW = not suitable for work (usato per argomenti o immagini che sarebbe meglio non visualizzare in ambiente lavorativo, o almeno fare in modo che colleghi e capi non se ne accorgano…)
NVM = never mind (oppure not very much, non-volatile memory, national volcanic monument, night vision monocular,…)
URAQT = you are a cutie

Fare conversazione quando si hanno pochi caratteri a disposizione:
MOF? = male or female?
ASL? = age, sex, location?
sup = what’s up?
ruok? = are you ok?
STFU = shut the fuck up

Ironia nerd:
PEBKAC = problem exists between keyboard and chair (a indicare ironicamente che un apparente malfunzionamento informatico è in realtà dovuto all’utente)
ROB = read only brain (“cervello di sola lettura”)
IHABICNRWTSF = i hate abbreviations, because i can never remember what they stand for

Il mio preferito:
GIYF = Google is your friend, “usato in risposta a domande banali o la cui risposta è di facile reperibilità sul web”.

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E così mi è venuto in mente Phil Dunphy di Modern Family quando orgogliosamente si descrive come un padre davvero figo che capisce i giovani e parla/scrive come loro: “I’m the cool dad, that’s my thang. I’m hip, I surf the web, I text. LOL: laugh out loud, OMG: oh my god, WTF: why the face…” (il video)
Why the face. Grande Phil!

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Non c’entra proprio niente, ma tanto per riconfermarmi come sempre sull’onda della più scottante attualità, vorrei aggiungere che ho appena scoperto che Doris Lessing è morta circa un mese fa. RIP! (nel senso di requiescat in pace o rest in peace, non routing information protocol, run in place, ribosome-inactivating protein, road improvement project, read in peace,…)