UFO, ufologi, e extraterrestri

Unacknowledged, da poco disponibile su Netflix Italia, è un documentario sugli UFO e sui contatti con gli extraterrestri che il governo americano ci ha sempre tenuto nascosti.

Il trailer:

Il Fox Mulder della situazione è Steven M. Greer, un traumatologo che ha abbandonato la professione medica per dedicarsi all’ufologia a tempo pieno. La sua passione è nata nell’infanzia, a circa 8 anni, quando vide – sua sorella rapita dagli alieni? No, – un disco volante nel cielo, in pieno giorno. Tutti gli dissero che se lo era immaginato, ma lui rimase dell’idea che fosse un velivolo extraterrestre. Da allora ha approfondito parecchio la questione alieni, tanto che ne sa più lui del direttore della CIA (James Woolsey, all’epoca in cui era direttore della CIA, avrebbe chiesto a Steven Greer un incontro nel quale gli avrebbe fatto un sacco di domande sugli alieni. James Woolsey ha sempre negato l’incontro).

Dr Steven Greer
Steven Greer (foto nel pubblico dominio di Emadmoussa, via Wikimedia Commons) – le foto carine e ad alta risoluzione erano tutte protette da copyright

Unacknowledged sostiene almeno una decina tesi, non del tutto compatibili tra loro, che vi riassumo:
1. Oggetti volanti di effettiva origine extraterrestre, pilotati da creature aliene, sono stati spesso avvistati; più volte sono precipitati e i resti dei velivoli e dei passeggeri sono stati visti e recuperati (ci sono persone che lo hanno testimoniato) e poi ovviamente nascosti.
2. Molti degli avvistamenti di UFO sono avvenuti nei pressi di basi militari che possedevano o sperimentavano armi atomiche perché, evidentemente, gli alieni sono incuriositi o preoccupati di questa letale arma inventata dal genere umano.
3. C’è una base aliena sulla luna.
4. L’intera questione degli alieni viene gestita da misteriosissimi reparti della CIA e di altre agenzie che agiscono all’oscuro del governo americano (il presidente degli Stati Uniti e i membri del congresso non ne sanno niente) e forse spesso addirittura dei vertici delle loro stesse agenzie, e ricevono cospicui quanto oscuri fondi governativi che non vengono rendicontati.
5. L’intera questione degli alieni viene tenuta accuratamente nascosta al grande pubblico perché, altrimenti, la gente andrebbe nel panico.
6. Per tenere tutto quanto super segreto, i soliti reparti segretissimi hanno infiltrati in tutti i settori dell’informazione, per deformare a proprio piacimento le notizie che vengono trasmesse al pubblico, e in ambito scientifico-accademico, in cui corrompono autorevoli scienziati affinché si dichiarino scettici nei confronti delle visite degli alieni sul nostro pianeta.
7. Reparti molto oscuri, e altrettanto cospicuamente finanziati, di varie agenzie governative e militari hanno, negli ultimi decenni, sviluppato tecnologie super avanzate, derivate dallo studio e dall’imitazione della tecnologia aliena rinvenuta nei vari schianti di UFO ma anche dalle invenzioni di Nikola Tesla (?) che includono velivoli del tutto simili a quelli alieni e sistemi per produrre energia illimitata e sostanzialmente priva di costi dallo spazio vuoto (?).
8. Queste ultime tecnologie super avanzate vengono tenute super segrete perché, se diffuse, il mondo diventerebbe all’improvviso uniformemente benestante e pacifico; a differenza dell’attuale sistema economico che fomenta ignoranza, guerre e profondi divari tra masse in miseria e ristretti gruppi immensamente ricchi.
9. Queste ultime tecnologie, specialmente quelle che riproducono fedelmente i velivoli alieni, verranno prossimamente impiegate dal governo americano (o forse da tutti i governi mondiali) per simulare un’invasione aliena e, di fronte alla minaccia extraterrestre, unire in una agguerrita fratellanza tutti i popoli della Terra.
10. I rapimenti delle mucche sono in realtà effettuati da enti governativi con l’intenzione di instillare il sospetto che extraterrestri malvagi e senza scrupoli vogliano attaccarci.

ufo cow alien abduction
Immagine di pubblico dominio da Pixabay

Riguardo a quest’ultimo fatto: ci sono innumerevoli testimonianze da tutto il mondo, la prima delle quali risale addirittura al Seicento, di animali (pecore, cavalli, capre, maiali, conigli, gatti, cani, ecc.) trovati morti e vittime di particolarissime mutilazioni (ad esempio di orecchie, bulbi oculari, lingua, genitali, linfonodi, ecc.). Le incisioni appaiono in genere molto precise e prive di sangue. Le spiegazioni proposte negli anni variano da cause naturali e predatori, a sociopatici e membri di sette. Ma la nostra ipotesi preferita, ovviamente, è che il bestiame sia stato rapito dagli alieni per condurre ricerche ed esperimenti. Un’altra ipotesi diffusa è che i responsabili siano enti governativi o militari che, segretamente, studiano le nuove malattie degli animali e la possibilità che si trasmettano agli umani, oppure cercano di sviluppare armi biologiche, oppure, come sostiene il nostro Steven Greer, mettono in scena questi finti rapimenti alieni per dare agli extraterrestri una cattiva reputazione.

Atacama Humanoid skeleton
Lo scheletro di Atacama in uno screenshot da YouTube

In Unacknowledged sono mostrati più volte spezzoni di filmati di quello che sembra un piccolo cadavere alieno, anche se non viene mai spiegato di cosa si tratti. Se ne era parlato più approfonditamente in un altro documentario, Sirius, coprodotto da Steven Greer nel 2013.

È lo scheletro di Atacama, affettuosamente chiamato Ata, che fu ritrovato nel 2003 nel deserto di Atacama e ha tutta l’aria di essere un piccolo alieno, alto soli 15 centimetri. I resti sono stati analizzati: sembrano risalire a pochi decenni prima e, soprattutto, sono umani. Dal DNA mitocondriale, la madre doveva essere originaria del Sud America occidentale. Si tratta con ogni probabilità di un feto umano, nato prematuramente, e morto prima o subito dopo il parto, con malformazioni e disordini genetici che gli hanno provocato una deformazione del cranio e due costole in meno (ne ha dieci, e non dodici come tutti gli esseri umani normali).

atacama desert
Immagine di pubblico dominio da Pixabay

Se si tratta di resti umani, perché un ufologo ne parla con tanto entusiasmo? Be’, Wikipedia lo liquida come decisamente umano, ma Ata presenta in realtà qualche dubbio:
1. Le malformazioni che presenta, a partire dal cranio e dalle costole, sono estremamente rare: le probabilità che si presentino tutte insieme in un unico essere umano sono molto vicine allo zero.
2. Se alcuni tratti fanno pensare a un feto, il grado di sviluppo della cartilagine delle ginocchia corrisponde a quello di un bambino tra i sei e gli otto anni. Ma come avrebbe potuto sopravvivere per anni un essere umano con tutte quelle malformazioni, rimanendo di quelle dimensioni e, per di più, in un ambiente ostile e poco ospedalizzato come il deserto di Atacama?
3. Il DNA dei resti è risultato corrispondere al 91% con il DNA umano: il restante 9% potrebbe essere conseguenza di un errore del computer o una questione di degradazione del campione, tutte cose abbastanza comuni. Ma, se non si può dimostrare che quel 9% sia non-umano, non si può neanche dimostrare che sia umano. E ricordiamo che gli scimpanzé hanno solo un 3-4% del patrimonio genetico che differisce dal nostro, e gli scimpanzé ci assomigliano ben poco. Se quel 9% fosse anche solo parzialmente non-umano, potremmo essere di fronte a una creatura molto diversa.

Greer parla dello scheletro di Atacama:

Fun fact: la voce narrante in Unacknowledged è di Giancarlo Esposito, meglio conosciuto come Gus Fring in Breaking Bad e Better Call Saul.

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Giancarlo Esposito in una foto di Frantogian (CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Tuttavia, lo scetticismo

A me sembra che ritrovare nel deserto di Atacama la più improbabile somma delle più rare malformazioni umane sia comunque più probabile rispetto a un cadavere alieno. Che il governo americano tenga nascosti vari progetti e tecnologie è senza dubbio possibile, e se un oggetto volante non identificato si aggira nei paraggi di una base militare, mi pare lecito ipotizzare che si tratti di un velivolo militare umano, magari tenuto nascosto ai più, ma comunque umano. In altre parole, se senti degli zoccoli, pensi a un cavallo, non a una zebra (a meno che tu non sia in Africa o in uno zoo): una lezione che personalmente ho imparato dal dottor Cox di Scrubs: «If you hear hoof-beats, you just go ahead and think horses – not zebras».


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chiedi alla wellen #1: la riproduzione dei polli

Da lungo tempo stavo meditando di aggiungere al blog una rubrica, una sorta di angolo della posta dei lettori: avete una domanda, una curiosità, un dubbio a cui non trovate risposta? Oppure, semplicemente, siete troppo pigri per scandagliare da soli le profondità di Google? Cari lettori, è arrivato il momento che avete sempre sognato: scrivete, e googlerò per voi.

Conversando su Twitter di questa idea, è arrivata la prima domanda, da parte della Tandi: come funziona l’accoppiamento tra i galli e le galline?

Mi sono accorta che qua su Wellentheorie l’argomento riproduzione è stato già trattato più volte, tanto che ho deciso di aggiungere l’apposita tag “riproduzione”. Ecco un elenco dei post in proposito:
#11 Proteo, in cui si accenna alla riproduzione del Proteus anguinus, un anfibio che vive in grotte a basse temperature;
#50 Stigma, in cui si parla della riproduzione delle piante e degli organi riproduttivi dei fiori;
#55 Uova, in cui si parla di uova, della riproduzione degli squali, della differenza tra vivipari, ovovivipari e ovipari, della riproduzione degli uccelli, della differenza tra riproduzione interna e riproduzione esterna;
#61 Paraprosdokian, wellerism, garden path sentence, crash blossom, in cui si accenna alla riproduzione della drosofila o moscerino della frutta;
#62 Ornitorinco, in cui parla della riproduzione degli ornitorinchi;
#70 Mitocondri, in cui si parla di fecondazione nei mammiferi;
#90 Muschio, in cui si descrive minuziosamente la riproduzione delle briofite (i muschi).

Ma arriviamo alla riproduzione tra galli e galline.

✻ ✻ ✻ Attenzione: questo post contiene immagini crude dell’anatomia interna delle galline e fotografie esplicite di sesso fra polli ✻ ✻ ✻

dimorfismo 1

Introduzione: di cosa parliamo quando parliamo di galli e galline

(Per la Tandi: se vuoi andare subito al dunque, puoi saltare direttamente al paragrafo “accoppiamento”).
Il nome scientifico della specie è Gallus gallus domesticus e il nome comune è “pollo”. Si tratta di un uccello domestico che deriva da varie specie selvatiche di origini indiane. È stato addomesticato attorno al 3500 a.C. nel Sud-est asiatico ed è stato allevato “per moltissimi scopi: carne, uova, piume, compagnia, gare di combattimento tra galli, motivazioni religiose, sportive od ornamentali” (lo dice Wikipedia).
Il pollo (chicken – impariamo a parlare di polli anche in inglese) viene chiamato pulcino (chick) fino a 3-4 mesi di vita. Il maschio adulto riproduttore è definito gallo (chiamato cock in UK e Irlanda, rooster in USA, Canada e Australia), la femmina gallina (hen) o chioccia (broody hen) quando alleva i pulcini. Il cappone (capon) è un pollo maschio che è stato castrato: in questo modo raggiunge un peso maggiore e la sua carne rimane più morbida, inoltre non dà problemi nel caso ci siano altri polli maschi nello stesso pollaio.
I polli sono onnivori. Mangiano soprattutto semi, insetti, lombrichi e lucertole. Mangiano anche sabbia e piccoli sassi: i minerali così ingeriti migliorano la consistenza del guscio delle uova e soprattutto i sassolini facilitano la digestione, perché “svolgono la funzione dei denti, di cui ovviamente il pollo è sprovvisto”.
I polli hanno un’aspettativa di vita tra i cinque e gli undici anni, ma “negli allevamenti intensivi, i polli da carne generalmente vengono abbattuti all’età di 6-14 settimane” e le galline allevate per le uova (galline ovaiole) vengono macellate a circa 12 mesi mesi, quando la loro capacità produttiva diminuisce.

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I polli sono caratterizzati da un marcato dimorfismo sessuale. Per dimorfismo sessuale si intende una differenza morfologica tra individui appartenenti alla stessa specie ma di sesso differente. Questa differenza riguarda tipicamente le dimensioni e/o il colore dell’animale, ma può essere anche di altro tipo (ad esempio le corna nei cervi maschi, ne avevo parlato qui).
Nel caso dei polli, i maschi, rispetto alle femmine, sono più grandi, hanno un piumaggio molto più sgargiante, le piume più lunghe, cresta e bargigli molto pronunciati. I colori sgargianti del maschio hanno la funzione di attirare il maggior numero possibile di femmine e di aumentare dunque le probabilità di riproduzione. L’effetto collaterale è che sono più facili da avvistare per eventuali predatori, ma l’evoluzione sembra privilegiare la sopravvivenza della specie rispetto a quella del singolo.
Osservare l’aspetto complessivo di un pollo adulto è anche il modo più semplice per stabilire se si tratta di un maschio o di una femmina, perché invece gli organi genitali dall’esterno appaiono molto simili (vedi oltre).

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Hen’s anatomy.

L’accoppiamento

“I polli sono animali poligami. I galli combattono tra loro per formare un proprio harem di galline, con cui si accoppiano più volte al giorno” (fonte). Un gallo può accoppiarsi dalle dieci alle trenta volte al giorno (!).
Ci sono sostanzialmente due modi che vengono usati per fare accoppiare i polli negli allevamenti:
• L’accoppiamento in massa: si mettono nello stesso spazio parecchi galli e parecchie galline, e li si lascia accoppiare liberamente (insomma, una specie di orgia).
• L’accoppiamento individuale (“individuale” per modo di dire): si mette un esemplare maschio insieme a un gruppo di galline, che posso essere due o tre, ma anche dieci o venti (il termine pornografico per questa situazione è “reverse gang bang”). Questo metodo si usa quando si vuole sapere con certezza la paternità del pulcino, ad esempio per motivi di razza e di selezione.
Esiste poi la pratica della fecondazione artificiale, in cui il gallo viene “massaggiato” fino a provocare l’emissione dello sperma, che viene raccolto in provetta e successivamente iniettato nella gallina.

Ma affrontiamo l’atto pratico dell’accoppiamento.

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“Il gallo si avvicina alla femmina da dietro e le sale sulla schiena con le zampe. La gallina si abbassa, allarga le ali e alza la coda. Il maschio si tiene in equilibrio afferrando con il becco le piume sulla testa della pennuta e abbassa la coda fino a far combaciare la sua cloaca con quella della compagna. Solo a questo punto espelle il seme nella cavità della femmina” (fonte).

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Infatti i galli non hanno un vero e proprio fallo e non avviene penetrazione. I polli, maschi e femmine, hanno il tratto digerente, quello urinario e quello riproduttivo che confluiscono tutti nella cloaca, che è appunto l’orifizio che si fa combaciare durante l’accoppiamento in quello che viene detto “bacio cloacale”. Nel maschio, subito all’interno della cloaca, ci sono due minuscole protuberanze che possono essere considerate i due minuscoli organi fallici del gallo e sono propriamente i due sbocchi dei canali deferenti provenienti dai testicoli. Queste protuberanze possono essere cercate, da un occhio esperto (perché sono davvero piccole) per determinare se l’individuo è maschio.

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Anatomia, fecondazione e genetica

I galli hanno due testicoli interni che producono sperma, che come si è detto esce dalla cloaca.
Le galline hanno comprensibilmente un sistema riproduttivo più complesso.

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Il sistema riproduttivo della gallina.

L’ovario di una gallina matura contiene migliaia di cellule uovo che, una dopo l’altra, giungono a maturazione e diventano praticamente dei tuorli. L’ovario contiene normalmente ovuli in vari stadi di sviluppo e assomiglia a un grosso grappolo gelatinoso. L’ovulazione avviene quando un ovulo maturo lascia l’ovario e passa nell’ovidotto, una sorta di tubo in cui l’uovo prosegue il suo sviluppo. L’ovidotto è diviso in cinque parti: infundibolo, magnum, istmo, utero e vagina.

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La prima parte è l’infundibolo. È qui che arriva, dalla cloaca, lo sperma del gallo, e l’ovulo viene fecondato. Se invece non c’è stato accoppiamento, oppure il gallo è sterile, l’ovulo non viene fecondato ma continua comunque il suo percorso. Gli spermatozoi, comunque, sopravvivono per almeno due settimane, perciò anche dopo un singolo accoppiamento la gallina potrebbe continuare a deporre uova fecondate per diverso tempo.
Poi l’ovulo passa nel magnum (o zona dell’albume), dove gli si forma attorno lo strato dell’albume.
Poi, nell’istmo, si formano le due membrane del guscio.
Poi passa nell’utero, chiamato anche “shell gland” perché è qui che si forma il guscio (eggshell) dell’uovo (ci mette circa venti ore).
A questo punto l’uovo si sposta nella vagina e viene espulso attraverso la cloaca (in inglese si dice cloaca o vent).
In tutto, ci vogliono circa venticinque ore per formare un uovo, e infatti le galline depongono in media un uovo al giorno.

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Il sistema riproduttivo della gallina e il processo di formazione dell’uovo.
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La stessa immagine di prima, ma in versione “non disegnata” (presa da qui).

Il tuorlo che vediamo nelle uova che si comprano e si mangiano è sostanzialmente la cellula uovo, matura, che si trova nell’ovario della gallina e che, nel suo percorso lungo il tratto riproduttivo della gallina, si ricopre di strati fino a diventare un uovo completo. È sempre il tuorlo-cellula-uovo che, se viene fecondato, diventa da gamete a zigote a si sviluppa poi in pulcino durante la cova. Le uova deposte da una gallina sono commestibili in ogni caso, ma le uova che normalmente si trovano in commercio non sono fecondate, per il semplice fatto che negli allevamenti di galline ovaiole ci sono soltanto femmine e nessun gallo a fecondarle.

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Il sistema riproduttivo della gallina, in versione non disegnata, e all’interno della gallina stessa.

Negli esseri umani, il sesso del nascituro viene determinato nel momento della fecondazione, quando cioè il gamete maschile (spermatozoo) penetra nel gamete femminile (cellula uovo) e si forma uno zigote. È il padre, o meglio un suo spermatozoo, a portare il cromosoma X o Y e dunque a determinare il sesso.
Nei polli, invece, (e credo in tutti gli uccelli), il sesso del futuro pulcino è determinato dalla cellula uovo femminile, che può contenere il cromosoma sessuale Z (e in questo caso il pulcino sarà maschio) oppure quello W (in questo caso sarà femmina). Perché, invece, il gamete del gallo ha sempre e soltanto il cromosoma sessuale Z: se questo si incontra con un altro cromosoma Z della gallina, avremo la coppia ZZ che equivale a un maschio; se al contrario il cromosoma Z del gallo incontra il cromosoma W della gallina, si avrà una pulcina femmina con i cromosomi ZW.

sex chromosomes
In alto a sinistra sono rappresentati i cromosomi sessuali presenti nei gameti maschili del gallo (sempre Z), in alto a destra quelli nei gameti femminili della gallina (Z oppure W). Dal loro incontro si possono avere due possibilità: un maschio (ZZ) o una femmina (WZ).

Tutto il contrario degli umani (e credo di tutti i mammiferi), in cui la femmina è omogametica (XX) e il maschio eterogametico (XY).
In totale, i polli hanno 78 cromosomi, cioè 39 coppie (gli umani 46, 23 coppie).
(In realtà ho il sospetto che la genetica dei polli sia molto più complessa di così, ma per ora ci accontenteremo di questo).

La cova e la schiusa delle uova

La cura delle uova e dei piccoli è, nei polli, affidata esclusivamente alla femmina.
Le uova posso essere covate naturalmente da una chioccia oppure artificialmente da un’incubatrice.
L’uovo protegge e nutre l’embrione finché il pulcino non è abbastanza sviluppato da sopravvivere nel mondo esterno.

hatching 1
Dopo circa tre settimane di cova, se l’uovo è fecondato e non ci sono stati problemi, l’uovo si schiude e ne esce il pulcino. Il pulcino rompe il guscio dall’interno con il suo “egg tooth” (non so come si dice in italiano), una piccola protuberanza che ha sul becco e che serve proprio a questo scopo. L’egg tooth è presente in varie specie di animali che escono dalle uova (quasi tutti gli uccelli e i rettili) e, dopo la schiusa, generalmente viene perso (si riassorbe o si stacca).

egg tooth
L’uscita del pulcino dall’uovo in inglese si chiama hatching, mentre il processo di rompere l’uovo da parte del pulcino si definisce pipping.
Subito dopo la schiusa, la chioccia bada ai pulcini: li tiene al caldo, li protegge anche aggressivamente, porta loro del cibo. È il periodo dello svezzamento, che dura circa un paio di mesi, in cui i pulcini passano dal piumaggio neonatale alle prime penne.

chioccia

 

Cara Tandi, spero di aver risposto adeguatamente alla tua curiosità. Se hai altre domande, sui polli o su altro, non esitare a chiedere.

#73 cervi, palchi, wendigo

Oggi si parla di cervi e serie tv, in modo ragionevolmente spoiler-free.

Il cervo e Kevin Garvey.
Il cervo e Kevin Garvey.

The Leftovers (stagione 1)

Il cervo impagliato.
Il cervo impagliato.

C’è un cervo impazzito che entra nelle case, un cervo investito da una macchina, un cervo impagliato (?) in un giardino, un cervo ricorrente negli incubi di Kevin Garvey (quel gran figo di Justin Theroux).

Quel gran figo di Justin Theroux.
Quel gran figo di Justin Theroux (foto inutile ma decorativa).

True Detective (stagione 1)

Dora Lange
Dora Lange

1995, Louisiana. I detective Martin “Marty” Hart (Woody Harrelson) e Rustin “Rust” Cohle (Matthew McConaughey) indagano sull’omicidio dell’ex prostituta Dora Lange, trovata in mezzo ad una piantagione, inginocchiata e legata come stesse pregando davanti a un albero, con un palco di corna di cervo come una corona sulla testa, e un misterioso simbolo disegnato sulla schiena.

Rust Cohle e Dora Lange.
Rust Cohle e Dora Lange.

Successivamente Cohle e Hart scoprono che la vittima frequentava una chiesa: la trovano ormai abbandonata, in macerie. Su un muro vedono un disegno che rappresenta una donna con delle corna sulla testa.
Inoltre Cohle, uomo tormentato, soffre di allucinazioni, dovute o alle droghe che assume o a un disturbo post-traumatico da stress.

Donna con corna.
Donna con corna.

Hannibal (stagioni 1 e 2)

Serie televisiva statunitense basata sui romanzi di Thomas Harris. I protagonisti:
Hannibal Lecter (interpretato da Mads Mikkelsen, attore danese): medico, psichiatra, criminologo, serial killer e antropofago (=cannibale), appassionato di cucina e musica classica.
Will Graham (interpretato da Hugh Dancy): lavora come profiler per l’FBI. Super intelligente ma tormentato, soffre di allucinazioni, incubi, episodi di sonnambulismo e cose del genere. Le due principali immagini ricorrenti nelle sue visioni sono un alce e un tizio con corna ramificate sulla testa.

Cassie Boyle
Cassie Boyle

Nel primo episodio della prima stagione, l’FBI indaga sulla morte di Cassie Boyle, in Minnesota (video). La ragazza viene ritrovata in un campo, disposta sopra una testa di cervo, e il cadavere è trafitto dalle corna dell’animale. I polmoni sono stati rimossi (e indovinate cosa si cucina Hannibal, per cena…).

Hannibal prepara la cena.
Hannibal prepara la cena.

Il killer viene ribattezzato dalla stampa “Minnesota Shrike” (da non confondere con il Chesapeake Ripper, o Squartatore di Chesapeake). Lo shrike è un uccello passeriforme comunemente chiamato averla: “Le averle hanno l’abitudine di predare insetti e piccoli vertebrati e di infilzarli sulle spine o sui rami dei cespugli. Questo permette loro di sminuzzarli in parti più piccole e di tornare in seguito a finire il pasto se la preda non è consumata immediatamente”.

Minnesota Shrike's nest
Minnesota Shrike’s nest

Garret Jacob Hobbs, incolpato dell’omicidio di Cassie Boyle, ha un’intera stanza tappezzata di corna di cervo, spesso chiamata “Minnesota Shrike’s nest”, nella quale, nel terzo episodio della prima stagione, viene ritrovato il corpo di Marissa Schurr (amica di Abigail Hobbs) impalato su corna di cervo.

Nel terzo episodio della seconda stagione, anche il cadavere di Andrew Sykes (un tizio del tribunale) viene ritrovato sopra una grande testa di cervo, trafitto dalle corna.

Marissa Schurr
Marissa Schurr

Bryan Fuller, tra gli autori della serie Hannibal, in un’intervista ha spiegato che nel romanzo di Harris Red Dragon ci sono alcune pagine sul Minnesota Shrike, ma non viene descritto dettagliatamente come uccide le sue vittime. Per la serie c’era bisogno di un’immagine forte, che inoltre potesse avere conseguenze sulla psicologia di Will Graham. Bryan Fuller dichiara di essersi ispirato a una scena di Le notti di Salem (Salem’s Lot), miniserie televisiva del 1979 diretta da Tobe Hooper, in cui il personaggio interpretato da James Mason spinge un tizio contro una parete piena di corna, uccidendolo per impalamento. La miniserie è tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King ma non è un adattamento fedele del romanzo.

9 Salem's Lot

A questo punto, dovrebbe essere chiaro che le parole chiave di questo post sono cervo e corna.

Cervo, in inglese si dice “deer“, che – ho scoperto – ha la stessa identica pronuncia di “dear“, caro. Le due parole sono omofone (si pronunciano uguali) ma non omografe (perché si scrivono in modo diverso), come ad esempio morning e mourning. (Qui un elenco di sorprendenti e frustranti omofonie in inglese.)
Stag” significa cervo maschio adulto. Metaforicamente, “stag” può riferirsi anche a una persona (soprattutto un uomo) che partecipa a un evento sociale non accompagnata da un partner (l’espressione tipica è “to go stag”).

Fino ad ora ho parlato di “corna”, ma la parola giusta è “palchi“, in inglese “antlers“: sono le appendici ramificate, impropriamente dette corna, che si trovano sul capo di quasi tutte le specie appartenenti alla famiglia dei Cervidi (famiglia che comprende l’alce, il capriolo, la renna, il daino e decine di specie comunemente chiamate “cervi”). Solo i maschi adulti sono provvisti di palchi, con l’eccezione della renna (in cui anche le femmine possiedono dei palchi, ma più piccoli di quelli maschili).

8 antlers

Cervi e corna sono elementi frequenti nelle mitologie di moltissimi popoli, in diversi luoghi ed epoche, e il loro simbolismo è estremamente vasto. Ho cercato di capirci qualcosa, ma non ci sono ben riuscita. In ogni caso, son cose interessanti.

Diana e Atteone (1518), Lucas Cranach il Vecchio
Diana e Atteone (1518), Lucas Cranach il Vecchio

Nella mitologia greca, il cervo era associato in particolare alla dea Artemide, la vergine cacciatrice. Artemide era una delle più venerate divinità dell’antica Grecia: dea della caccia, della verginità, dei boschi e di altre cose, equivalente nella mitologia romana alla figura di Diana. Il suo carro era tirato da cervi. Soprattutto, è interessante il mito di Atteone, giovane cacciatore che, nel corso di una battuta di caccia, sorprende Artemide mentre fa il bagno nuda con le sue compagne. La dea, incazzatissima, per vendicarsi e impedire ad Atteone di raccontare in giro quello che aveva visto, gli spruzza dell’acqua addosso e lo trasforma così in cervo. Atteone si accorge della trasformazione solo quando arriva a una fonte e si specchia nell’acqua. Viene poi raggiunto dalla muta dei suoi cinquanta cani, che non riconoscono il loro vecchio padrone e lo sbranarono, uccidendolo.

L’immagine di Atteone-cervo brutalmente ucciso dai suoi cani è molto simile alla scena finale del pilota di The Leftovers, in cui Kevin Garvey vede il cervo mentre viene aggredito da un branco di cani selvatici, e cerca di salvarlo sparando ai cani.
Inoltre il tema della caccia, più o meno esplicito in queste diverse serie tv, potrebbe riferirsi a una simbologia precisa: la ricerca della selvaggina, l’inseguimento delle tracce, rappresentano in genere la ricerca spirituale. Molti di questi personaggi sono continuamente e instancabilmente in cerca di qualcosa: i killer cercano nuove vittime, i detective cercano i colpevoli, un po’ tutti cercano risposte.

L'albero della vita (1905-1909), Gustav Klimt
L’albero della vita (1905-1909), Gustav Klimt

Per le sue grandi corna ramificate, che si rinnovano periodicamente, il cervo viene spesso paragonato all’albero della vita e rappresenta quindi la fecondità, la crescita, il carattere ciclico dell’esistenza, la morte e la rinascita. Come l’albero che ogni anno si spoglia e si riveste delle proprie foglie, è immagine arcaica di rinnovamento e perpetua rigenerazione.

Si vede una sorta di unione tra l’immagine ricorrente delle corna ramificate e il simbolo dell’albero in Futamono, sesto episodio della seconda stagione di Hannibal, in cui un cadavere viene ritrovato tutto attorcigliato a un albero: il corpo funge da tronco, rami in fiore si aprono al di sopra della testa come palchi, in più diversi organi sono stati asportati e rimpiazzati con piantine fiorite.
hannibal Futamono

Uno degli dei della mitologia celtica è Cernunnos, rappresentato come un uomo con in testa il palco di un cervo. Viene in genere chiamato il Dio Cornuto (The Horned God) nonostante, volendo essere precisi, abbia un palco (antlers) e non delle corna (horns). Di questa divinità si sa piuttosto poco, ma è probabilmente il dio della fertilità, dell’abbondanza, della natura e del ciclo di nascita, morte e rinascita. Le sue corna sono come un irradiamento di luce celeste. Simili divinità cornute esistono in varie mitologie e in culti neopagani tipo Wicca.

Cernunnos
Cernunnos

Le corna, che si estendono verso l’alto, come i rami degli alberi, possono anche rappresentare l’ascensione verso il cielo e la comunicazione con il mondo divino, facendo del cervo un mediatore tra cielo e terra, un messaggero divino.
In varie tradizioni il cervo, la renna, il capriolo o il daino, svolgono il ruolo di psicopompo, cioè hanno la funzione di accompagnare il defunto nell’altro mondo.

Questo carattere funerario, di collegamento con il regno dei morti, potrebbe essere il simbolismo evocato dal cervo o dalle sue corna in queste tre serie televisive, dove la morte è spesso protagonista.
In particolare, in The Leftover il cervo compare in quel 14 ottobre in cui il 2% della popolazione mondiale sparisce nel nulla, e poi in occasione del terzo anniversario dell’accaduto. Il cervo potrebbe forse rappresentare un medium tra Kevin Garvey e gli scomparsi, i quali non sono proprio morti ma si trovano comunque in un mondo misterioso e irraggiungibile per coloro che sono rimasti.

In molte culture vengono venerati animali dotati di corna oppure divinità cornute. Le corna sono generalmente simbolo di potenza, di potere fisico e terrestre, ma spesso anche spirituale: ad esempio, le corna di Mosè, come nella scultura di Michelangelo, rappresentano la sua potenza spirituale e la relazione con la divinità.
Le corna sono tipiche dell’iconografia di Mosè, ma sono probabilmente dovute ad un errore di interpretazione e traduzione del Libro dell’Esodo (34-29), in cui si dice che Mosè, dopo aver ricevuto da Dio le tavole dei dieci comandamenti, scende dal monte Sinai, ignorando di essere “cornuto” oppure “raggiante”. La differenza dipende dalla diversa interpretazione del verbo ebraico qrn, che può indicare sia il termine qaran o karan (radiosità, irradiazione luminosa), sia il termine qeren o keren (corna). Quando San Gerolamo tradusse il testo ebraico in latino nella Vulgata, scelse l’interpretazione delle corna, e questo dettaglio fu ripreso da moltissimi artisti. Spesso nei dipinti la testa di Mosè è raffigurata con due fasci di luce simili a corna, come a congiungere le due interpretazioni.
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Le corna, specialmente quelle dei bovidi, sono spesso simbolo di fertilità e forza vitale, e caratterizzano a volte le grandi divinità femminili, del tipo della Grande Madre. Ma essendo in molte specie animali un tratto maschile, usate come arma e come mezzo di attrazione sessuale, le corna sono anche simbolo di potenza virile.
Quest’ultimo potrebbe essere il simbolismo delle corna in Hannibal, nel contesto della tensione erotica tra Hannibal e Will: rappresenterebbero l’energia sessuale, e l’attrazione di Will per il potere e la virilità di Hannibal. Sarebbero inoltre un emblema della forza fisica e intellettuale di Hannibal, e della sua dominanza su Will.

Nell’iconografia cristiana il diavolo viene tradizionalmente rappresentato con le corna. I primi cristiani attribuirono questa caratteristica al simbolo del male per eccellenza probabilmente per avvicinarlo alle tante divinità pagane dotate di corna, come Cernunnos, e anche Pan e Dioniso: la vittoria di Dio contro il diavolo equivale alla vittoria del cristianesimo sul paganesimo. In più le corna sono simbolo di dualità, divisione, divergenza, ambivalenza.

Hannibal - Season 2
In Hannibal, a partire dal finale della prima stagione, di tanto in tanto il personaggio di Hannibal Lecter si manifesta agli occhi di Will Graham con le sembianze di una figura umana, cupa e mostruosa, con le corna sulla testa. All’interno della serie, questa entità rimane senza nome, ma dai fan viene chiamata “The Stag Man” o “Wendigo”.
La presenza delle corna può suggerire un accostamento tra Hannibal e il diavolo: entrambi sono maligni, distruttori, bugiardi e manipolatori, soprattutto cercano di tentare vero il male.
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L’alce delle visioni di Will potrebbe rappresentare Hannibal, oppure Will stesso, o meglio il lato oscuro della personalità di Will. Lo “Stag Man” o “Wendigo” è invece associato a Hannibal con meno incertezza: è abbastanza chiaro che si tratta della rappresentazione di Hannibal nella psiche di Will. Il parallelo tra Hannibal e il Wendigo è particolarmente appropriato.

Il Wendigo (o Windigo) è una creatura della mitologia dei Nativi Americani Algonchini, stanziati lungo la costa orientale e la regione dei Grandi Laghi tra gli attuali Stati Uniti e il Canada.
Le credenze che lo riguardano possono variare moltissimo a seconda della tribù, ma in generale si tratta di uno spirito demoniaco e maligno, spaventoso, divoratore di uomini. In parte umano, in parte animale, è tipicamente descritto come un gigante dal corpo scheletrico ed emaciato, ricoperto da peli, con grandi artigli ed enormi denti. A volte presenta corna di cervo. È un ottimo predatore, molto veloce e molto forte. Si dice che abbia il cuore di ghiaccio e che l’unico modo per distruggerlo sia con il fuoco.
Si crede che un uomo, se si è nutrito di carne umana, si trasforma in Wendigo. In questo senso, la leggenda funziona come deterrente per scoraggiare il cannibalismo, in luoghi dove le difficili condizioni di sopravvivenza nei lunghi e rigidi inverni possono indurre proprio al consumo di altri esseri umani.
La figura del Wendigo è infatti fortemente associata all’inverno, il freddo, la carenza di cibo e la morte per fame. Allo stesso tempo, è simbolo di ingordigia ed eccesso, perché il Wendigo non è mai soddisfatto dopo aver ucciso e divorato una persona, ed è costantemente alla ricerca di nuove vittime.
Riferimenti al Wendigo o a creature simili sono molto comuni nella letteratura e nel cinema.

Alcune rappresentazioni del Wendigo
Alcune rappresentazioni del Wendigo

#67 giorno della marmotta

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Il Giorno della marmotta (Groundhog Day) è una festa tradizionale celebrata negli Stati Uniti e nel Canada il 2 febbraio.
Venne celebrata ufficialmente per la prima volta nel 1887, da immigranti tedeschi a Punxsutawney, un paesino in Pennsylvania che tuttora, ogni 2 febbraio, è il principale centro dei festeggiamenti. Praticamente la capitale della marmotta.
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Il protagonista della festa è Phil, la marmotta meteorologa: ogni 2 febbraio, all’alba, i membri del Comitato della marmotta (the Groundhog Club), tutti in abito da cerimonia, vanno alla tana del povero Phil, che viene svegliato da un colpo di bastone dal presidente del Groundhog Club. Phil emerge dalla sua tana, parla con il Presidente e gli confida le sue previsioni metereologiche (sì, i due parlano tra loro in “groundhogese” e si capiscono). L’evento è interamente trasmesso in tempo reale via webcam.
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Secondo la tradizione, se uscendo dalla tana Phil vede la propria ombra, perché il cielo è limpido, l’inverno durerà altre sei settimane, se invece non riesce a vedere la sua ombra perché il cielo è nuvoloso, l’inverno finirà presto e si avrà una primavera precoce (non ho capito per quale motivo sia necessario svegliare una marmotta, quando basterebbe alzare la testa e guardare se il cielo è limpido oppure nuvoloso…).
Pare che le previsioni di Phil si siano rivelate corrette il 39% delle volte. Ma Wikipedia si premura di precisare: “Ovviamente le capacità di meteorologo di Phil la marmotta non sono condivise dalla comunità scientifica”.
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Qua un video dell’ultimo giorno della marmotta, lo scorso 2 febbraio a Punxsutawney. Alcuni bambini nel pubblico hanno dei cappellini fantastici, delle cuffiette con la faccia di marmotta, che lo voglio assolutamente anch’io.
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Secondo la tradizione, Phil è la sempre la stessa marmotta che fa previsioni del tempo dal 1887 (una normale marmotta americana vive in media sei anni). Ecco cosa dice il FAQ del sito ufficiale: “Yes, Punxsutawney Phil is the only true weather forecasting groundhog. The others are just imposters. There has been only one Punxsutawney Phil. Punxsutawney Phil gets his longevity from drinking “groundhog punch” (a secret recipe).”
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Punxsutawney, insieme ad Alamogordo, è già in cima alla mia lista “Posti da visitare”. È un paesino di circa seimila abitanti, a 135 km da Pittsburgh. Il nome Punxsutawney deriva da un termine nativo americano che significa “città dei pappataci” o “città delle zanzare”.
La capitale della Pennsylvania è una città che secondo me nessuno ha mai sentito nominare, cioè Harrisburg.
Perché tanti nomi di città finiscono con -burg o -burgh o -borough o -bury? Dal latino burgus deriva l’antico germanico burg che significava città fortificata, e poi semplicemente città, di conseguenza è molto usato come suffisso nei toponimi, e soprattutto per luoghi di tipo difensivo, situati ad esempio in cima a una collina.
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Le marmotte (marmot in inglese) sono un genere di roditori che comprende diverse specie e sottospecie. La Marmota monax, detta marmotta americana in italiano e groundhog in inglese, è diffusa in Nordamerica (Stati Uniti settentrionali e Canada).

Il nome groundhog deriva semplicemente da ground (terra, terreno, suolo) e hog, cioè maiale, maiale selvatico o cinghiale, in senso letterale (riferito all’animale) e anche figurato (spregiativo, riferito a una persona). Ma cercando “hog”, i primi risultati di Google si riferiscono al Harley Owners Group, da cui deriva l’uso di “hog” con il significato di “moto”. Come tutti gli acronimi, HOG può voler dire altri miliardi di cose, tra cui House of Guitars, Hot Older Guy o Heavily Obese Girl.

L’origine dell’attuale Groundhog Day si deve a quei popoli di lingua germanica che, emigrati in Pennsylvania nell’Ottocento, portarono oltreoceano le loro tradizioni, tra cui quelle legate alla meteorognostica, ovvero quei sistemi non scientifici di previsioni del tempo che si basano sull’osservazione di fenomeni astrologici oppure di segni o eventi naturali, come ad esempio il comportamento di determinati animali. Si tratta di credenze popolari importanti soprattutto nella cultura contadina (sono fondamentali punti di riferimento per individuare i giorni più adatti per la semina, il raccolto, ecc.), e vengono tramandate oralmente attraverso proverbi o “regole meteorognostiche”, spesso in rima, come “Rosso di sera, bel tempo si spera”, o anche “Una rondine non fa primavera” (…ci vogliono molte più rondini!).

La data del Giorno della marmotta, il 2 febbraio, ha grande importanza simbolica: si trova tra il solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, e l’equinozio di primavera, in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata. Segna quindi il passaggio tra l’inverno e la primavera, la fine del freddo più rigido, il momento in cui le giornate cominciano a farsi più lunghe.
“Gli equinozi occorrono a circa sei mesi di distanza l’uno dall’altro, più precisamente a marzo e a settembre del calendario civile; analogamente ai solstizi, essi sono convenzionalmente assunti come momento di avvicendamento delle stagioni astronomiche sulla Terra. Nell’emisfero boreale l’equinozio di marzo segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, mentre quello di settembre termina l’estate e introduce l’autunno.”
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Il Giorno della marmotta ha molto in comune con altre festività tradizionali, come la Candelora per i cattolici o l’Imbolc nella tradizione pagana.

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della Candelora (Candlemass in inglese), perché in questo giorno si benedicono le candele.
Gesù viene portato al Tempio di Gerusalemme come prescritto dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi. La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché una donna veniva considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio, e doveva andare al Tempio per purificarsi.
In Francia, la Candelora (Chandeleur) è soprattutto la festa delle crêpes. Ne vengono preparate in tutti i modi. Il motivo è incerto: si dice che papa Gelasio I (400-496) usasse distribuire crêpes ai pellegrini che arrivavano a Roma, oppure la forma rotonda della crêpe potrebbe rappresentare il disco solare, evocando il ritorno della primavera dopo l’inverno buio e freddo.
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Tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera cade anche l”antica festa pagana gaelica di Imbolc. Imbolc in irlandese significa “in grembo”, in riferimento alla gravidanza delle pecore: in quel periodo vengono alla luce gli agnellini e le pecore producono latte. Latte, latticini e agnelli erano alimenti fondamentali per la sopravvivenza, sopratutto in relazione al freddo dell’inverno.
Imbolc è una delle otto festività della Ruota dell’Anno, che rappresenta il ciclo naturale delle stagioni attraverso la celebrazione di otto sabbat. Si tratta di antiche feste pagane, originarie dell’Europa settentrionale, che sopravvivono in epoca moderna nel neopaganesimo. Inoltre, a queste date corrispondono feste cristiane e laiche, che potrebbero avere origine proprio come adattamento delle feste pagane.
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I quattro sabbat maggiori sono Imbolc; Beltane o Beltain, tradizionalmente celebrata accendendo dei falò; Lughnasadh o Lammas, festa legata al raccolto e al ringraziamento per il pane (“Alcuni neopagani celebrano la festa cucinando una figura del Dio fatta di pane per poi sacrificarla e consumarla ritualmente”) e Samhain, conosciuta anche come Capodanno celtico, che ha probabilmente influenzato Halloween e Ognissanti.
I quattro sabbat minori corrispondo ai solstizi e agli equinozi. Yule, il solstizio d’inverno, corrisponde al Natale cristiano, il quale ne mantiene alcuni simboli e usanze, come il vischio, l’agrifoglio e l’albero di Natale. L’albero sempreverde, infatti, è simbolo della persistenza della vita nonostante il freddo e l’oscurità dell’inverno.
Ostara, l’equinozio di primavera, celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita. […] Con la diffusione del Cristianesimo la festa di Ostara venne assimilata dalla Pasqua […] La nuova festa cristiana, ancora priva di un nome, in certe lingue assimilò anche la nomenclatura della vecchia festa. Ancora oggi, infatti, in inglese la Pasqua è chiamata Easter, e in tedesco Ostern.” Anche il coniglio e l’uovo sono elementi dell’antica tradizione che vennero inglobati nella festa cristiana.
Litha è il solstizio d’estate. Chiamato anche Midsummer, è tuttora ampiamente celebrato come tradizionale festa popolare soprattutto nell’Europa Settentrionale.
Mabon, l’equinozio d’autunno, “è una festa di ringraziamento per i frutti della terra e sottolinea la necessità di dividerli con gli altri per assicurarsi la benedizione del Dio e della Dea durante i mesi invernali.”
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Un inconsapevole collaboratore di questo blog, sentendo parlare di festa della marmotta, mi ha chiesto: “cioè, mangiano le marmotte?” (probabilmente influenzato dalle numerose feste non-vegetariane che si tengono da queste parti: festa della rana, della lumaca, dell’asina con polenta, ecc.). La risposta è no, mangiare marmotte non fa parte dei festeggiamenti del Groundhog Day, ma in generale le marmotte vengono cucinate e mangiate come qualsiasi altro essere vivente al mondo. In Italia la caccia alla marmotta dovrebbe essere vietata, ma esiste una ricetta tradizionale: la marmotta al lavec (il lavec è una pentola, tipica della Valtellina, costruita con la pietra ollare). Altre ricette, in inglese, qui (pare che la marmotta sappia di pollo). Oppure potete festeggiare il Groundhog Day con dei carinissimi e cruelty-free biscotti a forma di marmotta.
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Poi c’è anche un film che si chiama Groundhog Day ma casomai ne parlo un’altra volta.

#66 il colore degli occhi

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Il colore degli occhi è un carattere fenotipico poligenico. (Due parole strane già nella prima frase, yeah!)
Dunque: fenotipo si riferisce a tutte le caratteristiche osservabili di un organismo vivente. Diversamente dal genotipo, che è il patrimonio genetico di un organismo. Il fenotipo è determinato dal genotipo, ma anche dall’interazione con l’ambiente: due individui con lo stesso genotipo (ad esempio gemelli monozigoti) non necessariamente hanno un fenotipo identico. Viceversa, possono esistere due organismi fenotipicamente identici ma genotipicamente diversi.
Un unico carattere fenotipico si definisce poligenico se è determinato da due o più geni. Negli esseri umani, l’altezza e il colore della pelle, ad esempio, sono caratteri poligenici. La genetica del colore degli occhi è molto complessa: sono stati individuati almeno 15 geni che vi hanno a che fare, ma probabilmente sono molti di più. Wikipedia dice: “The genetics of eye color are so complex that almost any parent-child combination of eye colors can occur”. Vuol dire che, se cercate di confrontare il vostro colore degli occhi a quelli dei vostri genitori per capire se siete stati adottati, state perdendo tempo. Comunque si trovano delle simpatiche tabelle che visualizzano le probabilità:
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Il colore degli occhi è determinato da due distinti fattori: la pigmentazione dell’iride e “the frequency-dependence of the scattering of light by the turbid medium in the stroma of the iris” (adesso provo a capire cosa vuol dire).

L’iride (iris in inglese) è una membrana del bulbo oculare che funge da diaframma: ha la forma di un disco circolare ed è attraversato dalla pupilla, un’apertura circolare il cui diametro può cambiare proprio grazie ai movimenti dell’iride, consentendo il passaggio di una maggiore o minore quantità di luce diretta alla retina.
Pupilla” etimologicamente è il diminutivo di “pupa” e significa “bambina” o “bambola” (il maschile, “pupillo”, significa bambino, fanciullo, o allievo, scolaro). In spagnolo si dice “pupila” o anche “niña”, bambina (“la niña de los ojos”). Perché? Perché nel nero della pupilla si rifletta l’immagine di chi vi sta di fronte, e quella piccola figura umana sembra una bambina.
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La pigmentazione dell’iride varia da marrone chiaro a nero, e dipende dalla concentrazione di melanina. Le melanine sono pigmenti neri bruni o rossastri che, negli esseri umani, si trovano nella pelle, nei capelli, nell’iride e in vari altri posti.

La melanina della pelle è prodotta dai melanociti, che la producono quando sono esposti alla luce. “Anche se tutti gli esseri umani possiedono una concentrazione generalmente simile di melanociti nella pelle, l’attività dei melanociti è differente in individui appartenenti a diverse popolazioni”. Questo conferisce una maggiore o minore concentrazione di melanina nella pelle e quindi una diversa pigmentazione.

Le diverse pigmentazioni della pelle umana, che variano a seconda dell’area geografica di provenienza, sono dovute all’interazione di due fattori: la melanina funziona come filtro per la luce e protegge la pelle, ma almeno una piccola porzione di luce ultravioletta deve penetrare sottopelle per produrre vitamina D, una sostanza che scarseggia nell’alimentazione ma è necessaria per fissare il calcio nelle ossa. Per questo le popolazioni che abitano zone ben poco soleggiate hanno la pelle non pigmentata, praticamente trasparente: appare rosa per i vasi sanguigni sottostanti.

Le giraffe hanno la lingua nera o bluastra: è ricca di melanina, per proteggersi dal sole, perché le giraffe stanno sempre con la lingua fuori, a mangiare le foglie sugli alberi, e là il sole è forte. Ho cercato di capire se anche la lingua degli esseri umani può abbronzarsi se esposta ai raggi solari, ma non ho trovato risposte. Se qualcuno si offrisse volontario per passare una giornata steso al sole con la lingua fuori, sarebbe molto utile (lo faccia per la scienza!).
giraffe
La maggior parte dei bambini di origine europea nasce con gli occhi azzurri (o comunque molto chiari). Crescendo, i melanociti (compresi quelli nell’iride) si sviluppano e cominciano a produrre melanina, che tende a cambiare e scurire la colorazione degli occhi nel corso del primo anno di vita.

Come si è detto, oltre che dalla pigmentazione dell’iride, il colore degli occhi è determinato da “the frequency-dependence of the scattering of light by the turbid medium in the stroma of the iris”.

Lo stroma è lo strato più voluminoso dell’iride, è fatto di tessuto connettivo, ed è torbido: per questo motivo, quando la luce lo attraversa, provoca strani effetti, in particolare lo “scattering”.

Lo scattering (o diffusione ottica o dispersione) è un fenomeno “in cui onde o particelle vengono deflesse (ovvero cambiano traiettoria) a causa della collisione con altre particelle o onde. La deflessione avviene in maniera disordinata e in buona misura casuale (il significato letterale di scattering è sparpagliamento)”.

In particolare, lo scattering di Rayleigh (che prende il nome da John William Strutt Rayleigh, il fisico inglese che per primo lo ha descritto nella seconda metà dell’Ottocento) è quel particolare tipo di diffusione ottica che è responsabile del colore del cielo.
Voi lo sapete perché il cielo è blu?

La luce visibile di colore bianco è composta da onde elettromagnetiche di lunghezza variabile, da noi percepite come colori diversi (in sintesi: violetto, blu, verde, giallo arancione, rosso).
La luce solare, bianca, raggiungendo la Terra, interagisce con l’atmosfera. Gli effetti dell’interazione tra luce e atmosfera dipendono dalla lunghezza d’onda della radiazione e dalle dimensioni degli oggetti su cui questa incide.
La luce rossa ha una lunghezza d’onda maggiore e tende a superare senza conseguenze le particelle più piccole, come le molecole di gas: questo tipo di luce prosegue la sua propagazione rettilinea lungo la direzione iniziale. In modo simile, anche la luce arancione e gialla segue una traiettoria rettilinea senza essere molto influenzata dall’atmosfera.
Al contrario, la luce blu ha una lunghezza d’onda inferiore e viene influenzata anche da molecole piuttosto piccole, che la riflettono e la diffondono in tutte le direzioni. Questa luce diffusa arriva ai nostri occhi da ogni parte del cielo, che quindi ci appare blu.
Tutto questo non succede su un pianeta privo di atmosfera. Se fossimo sulla Luna, il cielo apparirebbe nero.
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Nell’occhio umano non esistono pigmenti blu o verdi: occhi blu, verdi o nocciola sono il risultato dello scattering di Rayleigh.

La maggior parte degli esseri umani ha gli occhi marrone scuro, quasi neri. In molte parti del mondo questa è praticamente l’unica colorazione presente.
Gli occhi marroni sono il risultato di una concentrazione piuttosto alta di melanina nello stroma dell’iride: lunghezze d’onda sia lunghe sia corte vengono assorbite.

Concentrazioni di melanina più basse dànno occhi ambra: un colore omogeneo giallo-dorato o rossastro-ramato.

Negli occhi azzurri o grigi, lo strato posteriore dell’iride è marrone a causa della melanina. Ma a differenza degli occhi marroni, è molto bassa la concentrazione di melanina nello stroma dell’iride. Così, le maggiori lunghezze d’onda della luce vengono assorbite dal fondo scuro, mentre quelle più corte vengono riflesse nello stroma e subiscono lo scattering di Rayleigh.

Anche gli occhi verdi o nocciola non sono soltanto il risultato della pigmentazione dell’iride: lo stroma è ambra o marrone chiaro, mentre lo scattering di Rayleigh dà una tonalità blu.

Wikipedia parla di uno studio secondo il quale tutte le persone con gli occhi blu avrebbero un unico discendente comune. In origine tutti gli esseri umani avevano gli occhi marroni, poi un tizio, vissuto tra i sei e i diecimila anni fa, probabilmente sulle coste nordoccidentali del Mar Nero, insomma questo tizio sarebbe nato con una mutazione genetica che ha impedito alle sue iridi di produrre abbastanza melanina da apparire marroni.

Se proprio non vi piace il colore dei vostri occhi, avete dei soldi da spendere e nessun timore della chirurgia, potete sottoporvi a un intervento che si chiama “Brightocular Iris Implant” che permette di cambiare in modo permanente il colore dell’iride. In alternativa, c’è Photoshop.
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Nelle foto scattate con il flash è frequente l’effetto occhi rossi: in condizioni di scarsa luminosità, le pupille sono dilatate. Il lampo del flash è intenso ma troppo rapido, e non lascia alla pupilla il tempo di contrarsi. Così la luce riflette sulla retina, che è molto vascolarizzata, e quindi rossa per la presenza del sangue. La fotografia registra questa luce riflessa e nell’immagine gli occhi appaiono rossi.

L’eterocromia è “la caratteristica somatica di individui i cui occhi hanno un’iride di colore diverso dall’altra”. L’eterocromia è per lo più di orgine genetica, ma può anche essere provocata da malattie o traumi.
“Questo fenomeno deriva dal fatto che gli organismi multicellulari (come gli esseri umani) sono originati da una singola cellula. Quindi, ogni cellula ha all’interno lo stesso patrimonio genetico. Tuttavia, se una mutazione che influenza la produzione di melanina colpisce una cellula che originerà cellule dell’iride di un occhio, ma non le cellule dell’altro occhio, le due iridi saranno eterocromatiche.”
L’eterocromia si trova anche in alcuni animali, soprattutto cani, gatti e cavalli. In particolare, è diffusa in una razza di gatti, il Turco Van, un “piccolo felino” famoso “per il suo leggendario amore per l’acqua”. Questa cosa io proprio non la sapevo, ma Wikipedia ha anche una pagina “Odd-eyed cat”.
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Ma torniamo a parlare di umani: David Bowie. La sua è un’eterocromia apparente. Le iridi sono dello stesso colore (azzurro), ma il suo occhio sinistro, a causa di una lesione (pare che un suo compagno di classe gli abbia dato un pugno, a 14 anni), è in permanente stato di midriasi, cioè la pupilla è sempre dilatata, e l’occhio appare più scuro dell’altro. Questa condizione si chiama anisocoria.
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#62 ornitorinco

In “Nothing as it seems”, episodio 16 della quarta stagione di Fringe, Walter è come al solito piuttosto comico.
Non ricordandosi il nome di Astrid, la chiama “Aphid”.
Recupera uno scatolone impolverato che contiene regali di compleanno per suo figlio Peter, acquistati ogni anno negli ultimi tre decenni circa. Tra questi, una bottiglia di birra per il ventunesimo compleanno e una copia di “Hump magazine” per il sedicesimo. (Qua c’è il video di tutta la scena).
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Più tardi, Walter prepara alcuni “peanut butter & bacon sandwiches”. Mi ero messa a ridere, pensavo fosse una delle sue stranezze alimentari. Non è possibile, è troppo anche per i controversi gusti degli americani. Invece poi ho scoperto che il panino con bacon e burro d’arachidi ESISTE.
Anzi, è la versione semplificata di un panino ancora più estremo: il Peanut butter, banana and bacon sandwich, che ha addirittura una pagina Wikipedia ed è noto come the Elvis sandwich, perché era il panino preferito dal Re del Rock and Roll. Ora capisco perché avesse problemi di sovrappeso. In alcune ricette, viene aggiunto anche burro o miele, nel caso le calorie non fossero già abbastanza.
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Sempre nello stesso episodio, quando si parla del caso da risolvere, Peter descrive la trasformazione subìta da questo tizio, diventato un “giant porcupine”. Walter, un po’ off topic come sempre, aggiunge: “I like porcupines! Shows that God has a sense of humor”.
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Porcupine significa porcospino o istrice, che io confondo sempre con il riccio (hedgehog), ma sono ben diversi.

Questo è un porcospino (porcupine)
Questo è un porcospino (porcupine)

Cercando informazioni sul presunto “sense of humor” divino, ho trovato parecchi risultati, ad esempio verdure dalle forme strane.

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Ma il più comune in assoluto è il Platypus, ovvero l’ornitorinco.
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Questo post ha una colonna sonora, che fa così: “This is the dawning of the age of the Platypus, age of the Platypus! The Platypus! The Platypus!!” da cantarsi sulle note di “Aquarius” (poi ho scoperto che una canzone intitolata “Age of the Platypus” esiste già, ma è molto meno interessante).
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L’ornitorinco, detto anche platipo, è un mammifero semi-acquatico, notturno, diffuso nell’Australia orientale.
Il corpo e la larga coda piatta sono coperti di pelliccia marrone, simile a un castoro, mentre le zampe sono palmate e ha un muso simile al becco di un’anitra.
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Presenta dimensioni molto variabili a seconda della regione (i più grandi superano i due chili di peso e i 40 centimetri di lunghezza).
Vive vicino a corsi d’acqua. Non sembra un animale a rischio di estinzione, ma l’inquinamento delle acque lo rende vulnerabile.

È una delle cinque specie ancora esistenti che compongono l’ordine dei monotremi, gli unici mammiferi che depongono uova (ovipari) invece di partorire cuccioli già formati (vivipari). Le altre quattro specie sono chiamate complessivamente echidne o formichieri spinosi. In realtà è in corso da sempre un acceso dibattito sulla classificazione dell’ornitorinco, che non si sa bene dove piazzarlo.
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Per la riproduzione, l’ornitorinca scava tane molto grandi ed elaborate, in cui allestisce un nido dove depone le uova. Quando le uova si schiudono, i cuccioli si aggrappano alla madre dalla quale succhiano il latte. “L’ornitorinco non ha capezzoli ma secerne il latte da pori nella pelle.” Detto così sembra poco pratico ma bisognerebbe sentire il parere di un ornitorinco.
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È uno dei pochi mammiferi velenosi: “Il maschio dell’ornitorinco ha, su ognuna delle zampe posteriori, uno sperone cavo, che usa per iniettare un veleno prodotto dalle ghiandole crurali”. Il veleno non è letale per l’uomo (provoca gonfiore e forte dolore) ma può uccidere piccoli animali. Se dovesse capitarvi l’occasione, sappiate che l’ornitorinco va afferrato per la coda: non gli si fa male e soprattutto si evita il veleno.

“Tiene gli occhi completamente chiusi quando nuota, affidandosi interamente agli altri sensi.” È un carnivoro. Mangia vermi e larve di insetti, gamberi d’acqua dolce, e anche piccoli mammiferi. “È uno dei pochi mammiferi di cui si sa che possiedano un senso di elettrolocazione: localizza la sua preda in parte rilevando la sua elettricità corporea.” Questa capacità è diffusa in alcune specie di pesci, che, vivendo in acque con scarsa visibilità, la usano per orientarsi e localizzare ostacoli o prede.
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Recentemente è stato scoperto che l’ornitorinco ha dieci cromosomi sessuali, mentre quasi tutti i mammiferi ne hanno due (XY o XX). La sequenza nell’ornitorinco maschio è XYXYXYXYXY e quella femminile è XXXXXXXXXX.

“Quando l’ornitorinco fu scoperto dagli europei alla fine del Settecento, una pelle fu mandata in Gran Bretagna per essere esaminata dalla comunità scientifica. Gli scienziati inglesi in un primo momento si convinsero che quell’insieme a prima vista bizzarro di caratteristiche fisiche dovesse essere un falso, prodotto da qualche imbalsamatore asiatico.”

Kant e l’ornitorinco è un libro di Umberto Eco, che raccoglie saggi di semiotica e filosofia.
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Un ornitorinco in un cartone animato è Perry l’ornitorinco, tra i protagonisti di Phineas e Ferb. Perry ha una doppia identità: apparentemente il semplice animale domestico della famiglia, è in realtà un agente segreto che lavora per la O.W.C.A. (“Organization Without a Cool Acronym”) e combatte contro il malvagio dottor Heinz Doofenshmirtz. Chiaramente un personaggio simile non può non avere una theme song, che è appena diventata la mia canzone preferita, e dice: “He’s a semi-aquatic, egg-laying mammal of action! […] He’s Perry, Perry the Platypus!”

#55 uova

Una piccola indagine sul meraviglioso mondo delle uova: un tema di scottante attualità pasquale che riserva notevoli sorprese.

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La voce “Uovo (biologia)” di Wikipedia contiene questa bella illustrazione di Adolphe Millot, che mostra 72 tipi di uova di animali. Tra le uova di uccello, il più piccolo è l’uovo di colibrì (numero 14). Il Bee Hummingbird produce uova che pesano circa mezzo grammo. Le uova di alcuni rettili e molti pesci sono più piccole, e quelle degli insetti sono molto più piccole ancora.

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Uova di colibrì

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L’uovo più grande al mondo è attualmente quello dello struzzo, ma alcuni animali estinti facevano uova più grandi: come gli Aepyornis (elephant bird), giganteschi uccelli del Madagascar, probabilmente i più grandi uccelli mai esistiti, ma estinti nel sedicesimo o diciassettesimo secolo. Le loro uova avevano una circonferenza di circa un metro.

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Scheletro e uovo di Aepyornis

Le uova raffigurate nell’illustrazione sono molto variabili per dimensioni e colori, ma sono quasi tutti a forma di uovo. Le uova più strane:

 

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Uovo di chimera (ghostshark)

 

Il 56 è un uovo di chimera (ghost shark), pesci cartilaginei, imparentati con gli squali, che vivono negli abissi marini.

 

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Chimaera monstrosa

Il 53 e il 54 sono uova di Scyliorhinidae, una famiglia di squali comunemente chiamati squali gatto (catshark), o anche gattuccio.

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Uova di squalo gatto

Il 55 (quello a forma di trivella) è un uovo di squalo. Credo sia di Heterodontus, genere di squali detti squali testa di toro (bullhead shark) come lo squalo di Port Jackson e lo squalo cornuto del Pacifico (horn shark).

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Squalo è il nome comune per Selachimorpha, un superordine di pesci cartilaginei predatori che comprende più di 500 specie.
Gli squali si riproducono in diversi modi.
La maggior parte degli squali è ovovivipara: “le uova sono incubate e si schiudono nell’organismo materno, senza che vi sia alcuna relazione nutritiva”, cioè l’embrione riceve tutto il nutrimento necessario dall’uovo stesso. “Quando viene alla luce, il cucciolo è già vivo ed è in possesso di tutte le sue funzionalità”. Particolare horror: alcune specie praticano l’ovofagia. “L’embrione dominante si ciba degli altri embrioni in fase di sviluppo in un processo noto come cannibalismo intrauterino“.
Alcuni squali (come gli squali martello, gli squali requiem e lo squalo elefante) sono vivipari: l’embrione si sviluppa all’interno del corpo della madre, dal quale riceve nutrimento. Il cucciolo nasce vivo e funzionante.
Altri squali sono ovipari (come tutti gli uccelli, numerosi anfibi, insetti e aracnidi, molti rettili, pesci, monotremi (cioè mammiferi ovipari come l’ornitorinco) e altri). Le femmine depongono uova fecondate, e l’embrione si sviluppa all’interno dell’uovo, fuori dall’organismo materno. Tra gli squali ovipari ci sono gli squali testa di toro e la maggior parte degli squali gatto.

 

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“Borsellini delle sirene”

 

Alcune specie di squali, razze e chimere depongono uova contenute in particolari sacche protettive chiamate “borsellino della sirena” (mermaid’s purse). Hanno varie forme e si possono trovare, vuote, sulle spiagge. Hanno la consistenza della pelle di squalo e servono a proteggere l’embrione, che una volta sviluppato esce lasciando questo contenitore vuoto.

 

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Confronto iniquo tra uovo di struzzo e uovo di gallina

 

Dunque, gli struzzi.
Io, quando leggo “ostrich“, penso alle ostriche. I due nomi si assomigliano ma non hanno alcun legame etimologico, anzi ostrica e oyster derivano dalla stessa radice latina ostrea, e anche struzzo e ostrich hanno la stessa origine: dal latino avis struthio (uccello struzzo).

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Gli struzzi sono piuttosto grandi. I maschi adulti sono alti circa 2,5 metri e possono pesare anche 150 chili. L’uovo di struzzo è alto circa 15 centimetri e pesa 1,5 chili. Il suo contenuto equivale a circa due dozzine di uova di gallina. Popoli indigeni dell’Africa meridionali usano i gusci vuoti come borracce: tengono circa 1,25 litri.

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Ho iniziato questa ricerca perché volevo capire se è vero che l’uovo di struzzo è la più grande cellula organica esistente.
Sembra di no (ma potrebbe essere quella più pesante). Certi animali (come i calamari giganti e i calamari colossali) hanno cellule nervose lunghe fino a 12 metri. Anche le cellule nervose delle giraffe sono piuttosto lunghe, perché coprono tutta la lunghezza del collo dell’animale.

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Queste cellule sono quindi molto lunghe ma molto sottili, e in termini di volume l’uovo di struzzo rimane più grande. Però esistono altre grandi cellule: le alghe del genere Caulerpa crescono oltre i tre metri di lunghezza e sono formate da un’unica cellula, contenente però diversi nuclei.

 

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Alghe Caulerpa

Ma un uovo di struzzo si può considerare una singola cellula? Se ho ben capito, il tuorlo dell’uovo non fecondato è una sola cellula, ma il guscio e l’albume sono rivestimenti protettivi che non fanno parte della cellula.

Negli animali che si riproducono per via sessuata, la cellula uovo (o ovulo o ovocita) è la cellula gametica femminile aploide. Come le cellule gametiche maschili (spermatozoi), le cellule uovo hanno corredo cromosomico aploide, cioè dimezzato. Al momento della fecondazione i due gameti si fondono e ricostituiscono il corredo diploide, cioè completo. Quello che ne risulta è uno zigote, che gradualmente si sviluppa in un nuovo individuo.

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Stavo cercando di capire meglio la questione delle uova, quando ho fatto una scoperta sconvolgente: gli uccelli non hanno l’uccello.
Tutte le specie di uccelli si riproducono per fecondazione interna, ma solo il 3% possiede un fallo adatto alla penetrazione. Fra queste i Ratiti (struzzi, emù, kiwi), Animidi, Anatidi (anatre, oche e cigni) e Cracidi. Pare che gli uccelli senza pene siano stati privilegiati dall’evoluzione perché le femmine li preferiscono così (de gustibus…).
È quantomeno paradossale. Faccio notare che in inglese il primo significato di “cock” è “gallo”, ma i galli, quella cosa lì, non ce l’hanno. Cocks are cockless!
La riproduzione funziona così: gli uccelli, maschi e femmine, hanno la cloaca: comunemente detto “culo”, è in realtà un buco multiuso in cui confluiscono apparato digerente, apparato urinario e apparato genitale. Nell’accoppiamento i partner giustappongono le proprie cloache: è il cosiddetto bacio cloacale, in cui lo sperma passa dai testicoli di lui alle ovaie di lei, e così l’ovulo viene fecondato (prima che si formi il guscio dell’uovo, se ho ben capito).

Parentesi: al lettore attento non sarà sfuggito che, riguardo agli uccelli, si è parlato di riproduzione interna, cioè che avviene all’interno del corpo della femmina. Il contrario è la riproduzione esterna, diffusa tra molti pesci e anfibi, in cui ovuli e spermatozoi si incontrano fuori dai corpi dei loro proprietari. È una pratica poco divertente e molto dispendiosa, perché a causa delle difficili condizioni (=i pesci stanno nell’acqua) numerosissimi ovuli e spermatozoi non si incontreranno mai, e si disperdono nelle correnti.

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Le uova di gallina che si mangiano in genere non sono fecondate, dato che le galline depongono le uova in ogni caso. Se le galline entrano in contatto con un gallo, è possibile che le uova deposte siano fecondate. Queste, se covate, produrranno pulcini, altrimenti possono essere prelevate e mangiate, perché sono comunque commestibili.

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Poi ho scoperto il balut, una prelibatezza del Sud-est asiatico (Filippine, Cambogia, Vietnam, Laos, alcune aree della Cina). Si tratta di uova fecondate di anatra o di gallina, mantenute al caldo per favorire lo sviluppo dell’embrione. Dopo un paio di settimane, cioè poco prima della schiusa, le uova vengono bollite. Vengono servite accompagnate con varie salse oppure si mangiano direttamente dal guscio. L’embrione è quasi completamente formato: le zampe, il becco e lo scheletro sono già presenti ma ancora teneri. È considerato un alimento afrodisiaco. Gnam.

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Il balut!

 

Buona pasqua!

#41 lutto e mattina

Credo che non arriverà mai il giorno in cui potrò affermare “la pronuncia dell’inglese non ha più segreti per me!”. È una materia che non finisce mai di sorprendermi, è sempre imprevedibile, come una storia con continui colpi di scena.
Oggi ho scoperto che morning e mourning si pronunciano esattamente nello stesso modo: [ˈmɔrnɪŋ]. Le due parole hanno significati diversi e origini etimologiche diverse (entrambe germaniche), sono quindi omonime e omofone (ma non omografe).
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Morning si riferiva originariamente al momento del giorno che precede il sorgere del sole, si è poi “spostato” sul significato attuale, cioè il periodo dall’alba a mezzogiorno.
Il verbo mourn e il sostantivo derivato mourning si riferiscono al dolore o alla manifestazione del dolore, in genere per la morte di una persona cara, o per un evento tragico. A seconda dei contesti, si possono tradurre con lutto, essere a lutto, portare il lutto, cordoglio, piangere, rimpiangere, compiangere, affliggersi, dolersi, addolorarsi, lamentarsi.

Wikipedia, a proposito del lutto nelle tradizioni dell’Inghilterra dell’Ottocento, scrive: “Men were expected to wear mourning suits (not to be confused with morning suits)”. E così ho scoperto l’esistenza del morning suit o morning dress, un “abito maschile da cerimonia diurna”, molto elegante e formale, “particolare adatto per le cerimonie nuziali”. C’è addirittura un sito dedicato interamente alla cosa: http://www.morningdressguide.com
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È facile confondere le due grafie e scrivere, ad esempio, morning dove invece che mourning dove. La tortora luttuosa o tortora americana (Zenaida macroura) è un uccello diffuso in America settentrionale e centrale. Il suo nome comune deriva dal fatto che il suo canto (descritto come “un distintivo wooOOoo-woo-woo-woooo”) ha un suono basso e triste, e sembra quasi un lamento, come piangesse la morte di qualcuno. In realtà è un richiamo per l’accoppiamento (un parallello nella società umana: non so voi, ma io mi innamoro sempre dei cantanti di canzoni tristi. Si vede che io e le tortore abbiamo gli stessi gusti).
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Non sono ovviamente la prima a notare questa omonimia: Mourning in the Morning è il titolo del primo album di Otis Rush (1969); ‪Mourning Morning‬ è una canzone di ‪Just Jack‬, un tizio di cui ignoravo l’esistenza (e, devo dire, stavo benissimo) che viene così descritto da Wikipedia: “Egli è il maggior esponente della musica hip-hop garage inglese e forse d’Europa.”
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Un verbo analogo a to mourn è to pine: anche lui ha a che fare con la sofferenza, quella però provocata dal desiderio (e non dalla perdita), o al massimo dalla lontananza. Può significare desiderare dolorosamente (spesso to pine for), o ad esempio struggersi per la mancanza della persona amata e per il desiderio del suo ritorno. C’è poi un’espressione particolare che mi piace molto: to pine away (“to fail gradually in health or vitality from grief, regret, or longing”, “suffer a mental and physical decline, esp. because of a broken heart: she thinks I am pining away from love.”) Possibili traduzioni sono: agognare, bramare, struggersi, languire di desiderio, consumarsi. È un verbo indispensabile nelle canzoni d’amore tristi.
Il verbo pine è omonimo (omofono e omografo) del sostantivo pine, cioè pino (anche pine tree). Il verbo relativo alla sofferenza ha la stessa origine dell’italiano pena, cioè il latino poena (pena, punizione, sofferenza, fatica), mentre il nome dell’albero deriva da pinus, sempre in latino.