#100 battlestar galactica (terza parte)

Dopo due lunghi post su Battlestar Galactica (questo e questo) mi sono accorta che, a distanza di quasi un anno, ho ancora un paio di cose da dire in proposito.

Katee Sackhoff, l’attrice che interpreta Kara “Starbuck” Thrace nella serie nuova di Battlestar Galactica (2004-2009), è apparsa in due episodi di Big Bang Theory, interpretando se stessa. Katee Sackhoff compare infatti nelle fantasie masturbatorie di Howard Wolowitz.

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La prima apparizione è nell’episodio La formula della vendetta / The Vengeance Formulation (S03 E09), del 2009: Howard si immagina Katee in una situazione romantica (vasca da bagno, luce soffusa, bicchieri di vino), e si scambiano il seguente dialogo, spassosissimo e contenente i soliti riferimenti nerd (Cylon e coloni sono le due fazioni contrapposte in Battlestar Galactica, e la principessa Leia, Leila nella versione italiana, è ovviamente quella di Star Wars – lo dico per i non-nerd là fuori).

Howard: So nice you could join me this evening. You’re looking lovely as always.
Katee Sackhoff: Thanks, Howard. Always nice to be part of your masturbatory fantasies.
Howard: Come on, Katee, don’t make it sound so cheap.
Katee: I’m sorry, fiddling with yourself in the bathtub is a real class act.
Howard: Thank you. So, shall we get started?
Katee: Sure. But can I ask you a question first?
Howard: You want to play Cylon and colonist?
Katee: No. I want to know why you’re playing make-believe with me when you could be out with a real woman tonight.
Howard: You mean, Bernadette?
Katee: No, I mean Princess Leia. Of course I mean Bernadette. She’s a wonderful girl and she really likes you.
Howard: I know, but she’s not you.
Katee: I’m not me. The real me is in Beverly Hills going out with a tall, handsome, rich guy […].

La seconda apparizione è nell’episodio La deviazione del troll virtuale / The Hot Troll Deviation (S04 E04), del 2010: Howard predispone la giusta atmosfera nella sua stanza e dà inizio alla tipica fantasia, ma questa volta Katee indossa l’uniforme da pilota di Viper di Battlestar Galactica. La fantasia degenera presto e si aggiungono prima Bernadette e poi George Takei.

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George Takei, Katee Sackhoff, Howard e Bernadette.

George Takei (nato nel 1937) è un attore famoso per il ruolo di Hikaru Sulu, timoniere dell’Enterprise nella serie classica di Star Trek e nei primi sei film (Sulu è interpretato da John Cho nei due film diretti da J.J. Abrams, Star Trek del 2009 e Star Trek Into Darkness del 2013).

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Hikaru Sulu

George Takei è dichiaratamente gay (nel 2008, dopo una relazione di oltre ventun’anni, ha sposato il compagno Brad Altman con rito buddhista) e si impegna come attivista per i diritti gay.

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George Takei

Quando George Takei compare nella fantasia di Howard Wolowitz, Katee chiede a quest’ultimo se ha tendenze omosessuali latenti. A quel punto George e Katee si mettono a discutere tra loro sulla difficoltà di recitare in generi diversi dalla fantascienza, essendo entrambi diventati due icone nei loro ruoli più celebri. Più avanti, al primo appuntamento con Bernadette, Katee e George fungono da “amici immaginari” che “aiutano” Howard.

La quarta stagione di Battlestar Galactica è stata prodotta e poi trasmessa divisa in due parti, separate da sette mesi di pausa, a causa dello sciopero degli sceneggiatori (WGA strike) del 2007-2008.
Lo sciopero è durato per 100 giorni, dal novembre 2007 al febbraio 2008, e ha avuto effetti significativi sul mondo televisivo americano: molte serie non hanno potuto completare la stagione come era stata prevista, ad esempio la prima stagione di Big Bang Theory ha solo 17 episodi (8 erano stati prodotti prima dello sciopero, e 9 sono stati recuperati dopo) mentre tutte le altre sue stagioni ne hanno 23 o 24. Della prima stagione di Breaking Bad sono stati prodotti solo 7 dei 9 episodi previsti, e qualcosa di simile è successo per Grey’s Anatomy (stagione 4), tutti i CSI, e un sacco di altre serie.

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Una scena di Sometimes a Great Notion, tanto per farvi capire il mood dell’episodio.

Senza la certezza che Battlestar Galactica sarebbe continuata, l’episodio Sometimes a Great Notion è stato pensato come un potenziale finale. Concluso lo sciopero, il canale Sci-Fi ha deciso di produrre altri dieci episodi fino al finale inizialmente programmato.
Sometimes a Great Notion (l’episodio 11 o 13 della quarta stagione: dipende se si considera Razor come doppio episodio di inizio stagione oppure come film separato dalla serie) è un episodio molto triste. Per mettere il cast nell’umore giusto, pare che Edward James Olmos dicesse a tutti che la serie sarebbe sicuramente stata cancellata e che quella era la fine.
Il titolo è un riferimento al secondo romanzo, pubblicato nel 1964, di Ken Kesey (1935-2001), scrittore statunitense noto soprattutto per Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest, 1962).
Sometimes a Great Notion credo che non sia stato tradotto in italiano, ma è arrivato anche in Italia il suo adattamento cinematografico, Sfida senza paura (Sometimes a Great Notion, 1971), con Paul Newman e Henry Fonda.

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Ken Kesey

Il titolo del romanzo, a sua volta, viene da Goodnight, Irene, canzone popolare americana, registrata per la prima volta da Lead Belly. Il testo parla di un amore tormentato, della tristezza e delle fantasie suicide dell’autore: Sometimes I live in the country / Sometimes I live in town / Sometimes I have a great notion / To jump into the river and drown. (“Notion” in inglese può significare, come “nozione” in italiano, conoscenza, cognizione o credenza su qualcosa, ma anche impulso e desiderio).

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Lead Belly

Avevo parlato qui, a proposito di Helo in Battlestar Galactica, dell’archetipo del “red-shirt character”. Mi autocito: «uno di quei personaggi che muoiono subito dopo la loro prima apparizione, e vengono introdotti con lo scopo di aggiungere dramma e mostrare quanto una determinata situazione sia pericolosa, senza però uccidere altri personaggi che hanno ruoli più importanti (gli spettatori devono capire che i protagonisti stanno rischiando la vita). La definizione “red-shirt character” deriva dalla serie classica di Star Trek (1966–69), in cui “the red-shirted security personnel frequently die during episodes” (lo dice Wikipedia).»

Se non sapete questa cosa, non potete cogliere citazioni e riferimenti, come in un episodio di South Park (Ai confini della realtà / City on the Edge of Forever, S02 E07) in cui lo scuolabus finisce fuori strada e rimane bloccato sull’orlo di un precipizio. Un ragazzino mai visto prima, vestito con la divisa rossa di Star Trek, esce per cercare aiuto, e viene divorato da un mostro.

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E poi non potreste capire battute e fumetti come questo, di Lunarbaboon:

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Tra l’altro, oggettivamente, anche Dylan Dog indossa una red shirt.

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Love #1 – Do you love me now? (parte 2)

E questa è la seconda parte del post precedente, in cui proseguo a parlare del primo episodio della serie tv Netflix Love con approfondimenti e divagazioni.

Samsung vs Apple
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Gus e Natalie

All’inizio dell’episodio, Gus e Natalie se ne stanno uno accanto all’altra seduti nel letto, ognuno con il proprio portatile: Gus ha un Samsung, quello di Natalie sembra un MacBook Air, o comunque un Mac.

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Una rappresentazione visiva della “battaglia” tra Apple e, mi dicono, non Samsung ma Android. Comunque più o meno, dai. Tra l’altro con citazione starwarsiana.

La Samsung è un’azienda sudcoreana, il cui nome significa “tre stelle” in coreano, fondata dall’imprenditore Lee Byung-chul nel 1938 come azienda di distribuzione di generi alimentari. Negli anni successi Lee Byung-chul ha diversificato gli investimenti, la Samsung è cresciuta e ha cominciato a occuparsi di vendita al dettaglio, di assicurazioni e di mille altre cose, fino ad arrivare all’industria elettronica alla fine degli anni Sessanta.
La Apple è invece un’azienda statunitense fondata da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne nel 1976 a Cupertino, in California, e produce computer, sistemi operativi e altre cose. Il celebre logo della mela morsicata fu disegnato nel 1977 da Rob Janoff e, se avete un Mac, potete ottenere il simbolo premendo Alt, maiuscole e il numero 8 (). Viene a volte considerato un omaggio ad Alan Turing, padre dell’informatica morto suicida nel 1954 a 41 anni per avvelenamento da cianuro di potassio: non distante dal corpo, venne ritrovata anche una mela mezza mangiata, che potrebbe aver contenuto il veleno (ma non fu mai analizzata). Ma quelli della Apple hanno sempre negato ogni riferimento a Turing.
Forse non tutti sanno che: il primissimo logo Apple, disegnato da Ronald Wayne, rappresenta Isaac Newton seduto sotto un melo.

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Il primo logo Apple (1976).
Delitto e castigo e Cujo

C’è una scena in cui Eric, il cocainomane ex di Mickey, le propone di leggere e porta due romanzi: Delitto e castigo e Cujo.
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(Né io né Marco li abbiamo letti, ma ci siamo spolerati le trame su Wikipedia).
Delitto e castigo, di Dostoevskij, pubblicato nel 1866, è uno dei più importanti romanzi russi di sempre.
Il titolo riprende Dei delitti e delle pene, trattato giuridico contro la pena di morte e la tortura, dell’italiano Cesare Beccaria (1738 – 1794). Il “castigo”, infatti, andrebbe più correttamente tradotto con il termine “pena” che ha anche una valenza legale. La “pena” è quella del protagonista, Rodion Romanovič Raskol’nikov, studente pietroburghese che (spoiler!) ha commesso due omicidi. In realtà, più che a una pena giuridica, si allude al castigo morale, emotivo e mentale, fatto di rimorsi, angoscia, paura di essere scoperto, del povero Raskol’nikov, che poi (spoiler!) si innamora di una certa Sonja e poi (spoiler!) si costituisce, si pente e si redime.

Attenzione: Dostoevskij non è Tolstoj (io mi confondo sempre).
Fëdor Dostoevskij (1821 – 1881) ha scritto Delitto e castigo, L’idiota, I fratelli Karamazov, I demoni, e altro.
Lev Tolstoj (1828 – 1910) ha scritto Anna Karenina, Guerra e pace, Sonata a Kreutzer, Resurrezione, e altro.
Dostoevskij
Attenzione 2: Delitto e castigo non è Orgoglio e pregiudizio, e neanche Ragione e sentimento.
Entrambi della scrittrice inglese Jane Austen, che ha un’evidente passione per i titoli Sostantivo congiunzione sostantivo, Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) parla dell’orgoglio di classe del signor Fitzwilliam Darcy, ricco gentiluomo, e del pregiudizio nei suoi confronti da parte della protagonista Elizabeth Bennet; Ragione e sentimento (Sense and Sensibility, 1811), invece, racconta di due sorelle dai caratteri opposti: Elinor Dashwood, quella ragionevole, e Marianne Dashwood, quella sentimentale.

Ma torniamo ai libri citati in Love.
Cujo è un romanzo di Stephen King del 1981. A Castle Rock, cittadina immaginaria nel Maine in cui sono ambientati diversi libri di King, il cane Cujo è un docile e giocoso San Bernardo che un giorno viene morso da un pipistrello e contrae la rabbia. La malattia gli dà dolori, allucinazioni e un’irrefrenabile aggressività verso tutti, che lo porta ad attaccare e uccidere la gente.

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Un meme su Cujo (l’immagine è una scena del film tratto dal romanzo).

Penso che i due romanzi potrebbero essere stati citati nell’episodio pilota di Love per le storie d’amore che contengono: in Delitto e castigo c’è un incontro e la nascita di una storia d’amore che, in particolare, trasforma il protagonista da premeditatore di omicidi a cristiano praticante, mentre in Cujo c’è un tradimento: Vic Trenton, infatti, scopre che sua moglie Donna lo ha tradito. Vi starete chiedendo: cosa c’entra con un cane rabbioso? Be’, Cujo è il cane del meccanico, e (spoiler!) quando Donna porta a riparare la macchina, il cane ha già ucciso il meccanico e cerca di uccidere lei e suo figlio Tad, di quattro anni, che si chiudono in macchina, la quale ovviamente è rotta e non parte.

Archetipo

Mickey lavora in una radio dove un certo dr. Greg tiene un programma in cui parla e dà consigli agli ascoltatori che telefonano. Quando però gli viene chiesto cosa significa la parola “archetipo”, da lui usata più volte, si rivela totalmente impreparato e fa una ridicola figuraccia.
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Ve lo diciamo noi, allora, cosa significa archetipo:

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1. Primo esemplare, modello: l’Iliade può essere considerata l’a. dei poemi epici o eroici.
2. In filosofia, spec. nella tradizione platonica, l’essenza sostanziale delle cose sensibili. Anche come agg.: idee archetipe.
3. Nel pensiero dello psichiatra e psicologo svizz. C. G. Jung (1875-1961), immagine primordiale contenuta nell’inconscio collettivo, la quale riunisce le esperienze della specie umana e della vita animale che la precedette, costituendo gli elementi simbolici delle favole, delle leggende e dei sogni.
4. Nella critica testuale, il manoscritto non noto ma ricostruibile con maggiore o minor sicurezza attraverso il confronto dei manoscritti noti, come quello da cui essi tutti deriverebbero secondo i rapporti di dipendenza raffigurati nello stemma, o albero genealogico; l’archetipo rappresenta un testo che, rispetto ai codici noti, è più vicino e complessivamente più fedele all’originale. Il termine è usato con analogo sign. anche nell’archeologia e nella storia dell’arte: statua che riproduce l’a. di Lisippo.
(dal vocabolario Treccani)

Uber

A un certo punto dell’episodio, Mickey prende un Uber per raggiungere Eric:

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Uber, fondata da Travis Kalanick e Garrett Camp nel 2009, è un’azienda con sede a San Francisco che fornisce servizi di trasporto automobilistico privato attraverso un’app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Negli ultimi anni ha ottenuto un successo enorme ed è presente in decine di città in tutto il mondo (è arrivata in Italia nel 2013).
Normalmente le auto sono guidate da autisti professionisti, dotati di una licenza e di auto registrate per il trasporto a pagamento di clienti. Esiste poi UberPop, un servizio che permette a chiunque di registrarsi come autista e di usare la propria auto per trasportare clienti paganti. Ha avuto un grande successo perché permette agli autisti di guadagnare senza la necessità di permessi o licenze ed è per gli utenti molto conveniente rispetto a un taxi o un classico Uber.
In Italia UberPop è stato dichiarato illegale nel 2015. Fortemente osteggiato dai tassisti, è illegale anche in molte altre nazioni. Negli Stati Uniti invece ha preso piede, e compare o viene citato in numerose serie tv recenti.

The Big Bang Theory, stagione 9, episodio 15 (The Valentino Submergence):

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The Big Bang Theory, stagione 9, episodio 23 (The Line Substitution Solution):

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Girls, stagione 5, episodio 8 (Homeward Bound):

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Girls, stagione 5, episodio 9 (Love Stories):

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Master of None, stagione 1, episodio 1 (Plan B):
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UberX e UberBLACK si riferiscono alle fasce di qualità del servizio. Uber mette a disposizione sei opzioni:
UberX – Low cost, su un’utilitaria.
UberTAXI – Il classico taxi in versione Uber.
UberBLACK – L’opzione “originaria” di Uber, su una berlina.
UberSUV – A bordo di un SUV.
UberXL – Auto con sei o più posti.
UberLUX – Auto elegante e costosa.

Uber è menzionato anche in Big Bang Theory, stagione 9, episodio 16 (The Positive Negative Reaction), e in Person of Interest, stagione 5, episodio 1 (B.S.O.D.), c’è una scena in cui John Reese in fuga si lancia dentro una macchina sulla quale sta salendo un tizio che gli dice “Dude, this is my Uber!”.

Sawing logs

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Dopo una festa, due ragazze chiedono a Gus cosa farà ora, e lui risponde “sawing some logs”. Nel doppiaggio italiano è stata tradotta quasi letteralmente “sego qualche albero” (i sottotitoli di Netflix dicono “vado a segare qualche tronco”), e non sembra avere molto senso. In inglese, “saw (some) logs” o “saw wood” significa russare, producendo un rumore simile a quello di una motosega che taglia dei tronchi, e anche dormire profondamente, essere profondamente addormentati. Se il concetto non vi è chiaro, ecco un video esplicativo su YouTube.
E lo so che quando si parla di seghe pensate a certe cose, ma in inglese ci sono un sacco di modi per dire “masturbazione” però nessuno che abbia a che fare con questo attrezzo da boscaioli (potete controllare su Sex-Lexis, un dizionario di termini sessuali).

Cometa di Halley

Nell’ultima parte dell’episodio, Gus indossa una maglietta della cometa di Halley, sulla quale scriverò un post a parte perché ci sono troppe cose da dire.

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#92 battlestar galactica (seconda parte)

Nel post precedente si parlava di Battlestar Galactica, delle differenze tra la serie originale del 1978 e quella “re-immaginata” del 2003-2009, del comandante Bill Adama e di suo figlio Lee “Apollo” Adama.

Lee e Bill Adama nella serie re-imagined.
Lee e Bill Adama nella serie re-imagined.

Il capitano Lee “Apollo” Adama nella serie originale era interpretato da Richard Hatch, l’unico attore che compare in entrambe le versioni: nel re-imagined fa Tom Zarek.

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Richard Hatch come “Apollo” nella serie originale.
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Richard Hatch come Tom Zarek nel re-imagined.

Nella serie originale, Apollo è il migliore amico del tenente Starbuck (in italiano, SENZA APPARENTE RAGIONE, si chiama Scorpion).
Il tenente Starbuck, interpretato da Dirk Benedict, è un pilota di Viper (un tipo di caccia spaziale molto usato nelle battaglie contro i cylon), giocatore d’azzardo, donnaiolo, fumatore di sigari.

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Dirk Benedict, lo Starbuck originale.

Ed ecco Starbuck nella serie nuova:

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È Kara Thrace, nome di battaglia “Starbuck” (in italiano, di nuovo, Scorpion), abile pilota di Viper e giocatrice d’azzardo, fumatrice di sigari, interpretata da Katee Sackhoff, che all’epoca della miniserie del 2003 aveva solo ventitré anni.

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Si notano comunque delle somiglianze tra i due Starbuck.

Il tenente Starbuck e Starbucks (la catena di caffetterie) prendono il nome da Starbuck, il primo ufficiale del Pequod, la baleniera di Moby Dick. Starbuck è un quacchero, serio e prudente, che cerca di contrastare il piano del capitano Achab (anche Kara Thrace è religiosa e si oppone spesso agli ordini del suo comandante, ma è ben più testarda e spericolata).

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Dirk Benedict e Katee Sackhoff, insieme da Starbucks.

Tra i due Battlestar Galactica c’è un altro significativo cambio di sesso: Boomer, interpretato da Herbert Jefferson Jr. nella serie originale, diventa Sharon Valerii, nome di battaglia “Boomer”, interpretata da Grace Park nel re-imagined. Più avanti nella serie, Sharon “cambia” nome di battaglia in Athena: Athena nella serie del 1978 era la figlia di Bill Adama, sorella di Lee, amante di Starbuck (!), tenente, interpretata da Maren Jensen.

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Boomer (Herbert Jefferson Jr.) nella serie originale.
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Grace Park, Boomer nella serie nuova.

Sharon Valerii ha una relazione con Karl C. Agathon, “Helo”, interpretato da Tahmoh Penikett.
Primo fun fact: il nome Karl C. Agathon deriva dalla frase in greco antico “kalon k’agathon” (o “kalos k’agathos”, καλὸς κἀγαθός), che significa “il bello e buono” ed era usata per descrivere l’ideale di uomo, incarnazione di estetica ed etica. E in effetti Helo è figo e moralmente impeccabile allo stesso tempo.

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Sharon e Helo.

Secondo fun fact: Helo era stato inizialmente pensato come un “red-shirt character”: uno di quei personaggi che muoiono subito dopo la loro prima apparizione, e vengono introdotti con lo scopo di aggiungere dramma e mostrare quanto una determinata situazione sia pericolosa, senza però uccidere altri personaggi che hanno ruoli più importanti (gli spettatori devono capire che i protagonisti stanno rischiando la vita). La definizione “red-shirt character” deriva dalla serie classica di Star Trek (1966–69), in cui “the red-shirted security personnel frequently die during episodes” (lo dice Wikipedia).

Spoiler su Helo: nella miniserie, Helo viene lasciato su Caprica. L’idea iniziale era di non mostrarlo mai più e fare intendere agli spettatori che fosse morto. Ma il pubblico si era affezionato a lui, e gli autori hanno pensato alla sottotrama, inizialmente non programmata, di Helo e Sharon sul pianeta Caprica occupato dai cylon.

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Helo e Sharon su Caprica.

Uno che invece è e rimane un red-shirt character è Tarn, introdotto e ucciso tra l’ultimo episodio della stagione 1 e il primo episodio della stagione 2. Ve lo dico solo perché l’attore è Warren Christie, che faceva uno dei protagonisti nella serie tv di fantascienza Alphas: era Cameron Hicks, che aveva il superpotere della mira super precisa. La seconda stagione di Alphas, del 2012, non ha avuto abbastanza ascolti e il canale Syfy (lo stesso di Battlestar Galactica re-imagined, che all’epoca si chiamava Sci-Fi Channel) ha deciso di non rinnovare la serie, che si è quindi interrotta bruscamente dopo un cliffhanger. Sheldon Cooper, nell’episodio 21 della sesta stagione di Big Bang Theory (2013), aspettava con ansia la terza stagione di Alphas e apprende della sua cancellazione con grande disappunto, così rompe le palle alla redazione di Syfy per lamentarsi e chiedere il rinnovo (così come i fan avevano protestato per la cancellazione di Firefly nel 2002 da parte della Fox).

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Warren Christie in Alphas.

Un altro (più importante) collegamento tra Battlestar Galactica e Big Bang Theory è Michael Trucco, attore che interpreta Samuel T. Anders in Battlestar Galactica e il dottor David Underhill in alcuni episodi di Big Bang Theory.
Michael Trucco fa anche Nick Podarutti, il ragazzo (stupido ma bello) di Robin nell’ottava stagione di How I Met Your Mother.

Michael Trucco come Samuel T. Anders in una delle immagini più fighe della storia della fantascienza.
Michael Trucco come Samuel T. Anders in una delle immagini più fighe della storia della fantascienza.
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Michael Trucco in Big Bang Theory.

Ma arriviamo al mio personaggio preferito: il dottor Gaius Baltar, brillante scienziato, guru religioso nel tempo libero, occasionalmente presidente delle Dodici Colonie, goffo e spesso ridicolo senza volerlo, egocentrico, dotato di una spiccata tendenza all’autoconservazione e di una morale alquanto flessibile.

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Gaius Baltar scienziato.

Il suo nome è probabilmente un riferimento all’imperatore romano Gaio Cesare (Imperator Gaius Caesar), meglio conosciuto con il soprannome Caligola (12-41 d. C.), descritto come despota, stravagante, edonista, depravato, e che ha ispirato numerose opere artistiche e letterarie dall’antichità a oggi.

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Gaius Baltar guru religioso.

Gaius Baltar nel re-imagined è interpretato dall’attore britannico James Callis, che forse avrete visto nei film di Bridget Jones.

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James Callis con Bridget Jones.

Il suo omologo nella serie originale del 1978 era il conte Baltar (John Colicos), uno degli antagonisti principali perché ha tradito la propria specie (gli umani) collaborando con i cylon. Anche il Gaius Baltar re-immaginato ha “tradito” l’umanità, ma non l’ha proprio fatto apposta.

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Il motivo per cui Baltar ha collaborato con i cylon.

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Nell’immagine qui sopra, sulla destra: la riconoscete?

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In Battlestar Galactica è D’Anna Biers, ma l’attrice, Lucy Lawless, è soprattutto famosa come Xena – Principessa guerriera (Xena: Warrior Princess). La serie, fantasy epico-storico-mitologico, ambientata nell’antica Grecia, è stata prodotta dal 1995 al 2001.
Piccolo fun fact: Caligola (Gaius Caesar) appare in un episodio di Xena (S6 E12, Xena contro Caligola, 2001).

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John Cavil

Un altro personaggio spettacolare di Battlestar Galactica re-imagined è John Cavil (e non posso dire altro per non spoilerare!), interpretato da Dean Stockwell, attore americano nato nel 1936 con una lunghissima carriera.

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Dean Stockwell tenero ragazzino in Stars in My Crown, film del 1950 di Jacques Tourneur.

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Una simpatica peculiarità di Battlestar Galactica è l’imprecazione “frak” (o “frack”), una versione di “fuck” appositamente inventata per evitare la censura nella serie del 1978. L’espressioni ha continuato a essere utilizzata in tutte le successive versioni di Battlestar Galactica ed è spesso citata in altre opere di fantascienza o genericamente nerd.

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Spassoso fun fact:

Il comandante Bill Adama, nella sua cabina a bordo della Galactica, si fa la barba davanti a uno specchio Ikea. Lo specchio si chiama “Fräck”.

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In conclusione: Battlestar Galactica è una figata. Anche se c’è qualche buco di trama, anche se il finale (proprio l’ultimo episodio) è vagamente deludente, è comunque bellissimo. In più, è ammirevole che la storia sia coerente e che abbiano cercato di fornire spiegazioni esaurienti per quasi ogni dettaglio, senza lasciare misteri aperti (a differenza, per dire, di Lost). Quindi vi consiglio caldamente di guardare, se non lo avete ancora fatto, la miserie del 2003 e la serie del 2004-2009 (ci sono anche dei webisodi, due film e uno spin-off che però non sono indispensabili).

Guardatelo, e anche voi vi chiederete:

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Un terzo post su Battlestar Galactica lo trovate qui.

#89 sense8, what’s up?, leslie winkle

Sense8

Sense8 è una serie tv Netflix, creata dai fratelli Lana e Andy Wachowski, e J. Michael Straczynski. La prima stagione (12 episodi) è stata pubblicata lo scorso giugno, e l’8 agosto è stato annunciato il rinnovo per una seconda stagione.
I protagonisti sono otto “sensates”: otto persone (quattro uomini e quattro donne), che vivono in otto diverse parti del mondo e non si sono mai incontrate, ma che sviluppano all’improvviso uno strano legame mentale che li unisce e permette di condividere tra loro pensieri, emozioni, persino abilità fisiche e linguistiche. (Non sto a dilungarmi oltre, ma vi assicuro che è una serie ben fatta e fighissima).
Questo loro legame dà origine, tra le altre cose, alla scena finale dell’episodio quattro (intitolato What’s Going On?), molto apprezzata dai fan, in cui gli otto personaggi, nonostante la distanza che li separa, condividono una canzone: What’s Up? delle 4 Non Blondes.

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Le 4 Non Blondes (o, più correttamente, i 4 Non Blondes, data la presenza del chitarrista (maschio) Roger Rocha), erano una band di San Francisco, che si è formata nel 1989, per poi dissolversi già nel 1994.
Il loro più grande, e unico, successo è stato What’s Up?, uscito nel 1993 come secondo singolo dal loro primo, e unico, album Bigger, Better, Faster, More!, pubblicato l’anno precedente (il primo singolo era Dear Mr. President che non si è sostanzialmente cagato nessuno).
Nonostante il titolo, What’s Up? non contiene neanche una volta la frase “what’s up?”, ma ripete più volte la domanda “what’s goin’ on?”, scartata però come titolo in quanto confondibile con What’s Going On (canzone e album) di Marvin Gaye del 1971.
What’s Up?, scritta da Linda Perry, vanta numerose cover, tra cui una orribile versione elettronica-dance dei Minnesota, un gruppo tedesco dalla brevissima carriera (due soli singoli). La cover di What’s Up? rimane il loro successo più grande, che ha raggiunto il numero uno nelle classifiche in Canada  (poi non ci stupiamo quando in South Park o in How I Met Your Mother prendono per il culo i canadesi).

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Mi sembra opportuno citare, almeno in parte, il testo di What’s Up?:

Twenty-five years and my life is still
Trying to get up that great big hill of hope
For a destination

[…]

And so I cry sometimes
When I’m lying in bed, just to get it all out
What’s in my head
And I – I am feeling a little peculiar

And so I wake in the morning
And I step outside
And I take a deep breath, and I get real high
And I scream from the top of my lungs
What’s going on?

[…]

And I pray, oh my god do I pray
I pray every single day
For a revolution

[…]

La canzone è anche molto semplice da suonare: sono solo tre accordi, ripetuti secondo lo stesso schema per tutta la durata (intro, strofa, ritornello): La, Si minore, Re, La (A, Bm, D, A). Lo strumming pattern è più o meno questo: ↓-↓↑↓-↓↑↓↑↓↑-↑↓↑

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Nel video ufficiale, la cantante e chitarrista Linda Perry ha un cappello vagamente stile steampunk e suona una Craviola.

Ho cercato “steampunk style” e “steampunk hat” e ho trovato roba così.
Ho cercato “steampunk style” e “steampunk hat” e ho trovato roba così.

La Craviola è una chitarra acustica, con un tipico corpo asimmetrico, disegnata dal chitarrista, compositore e cantante brasiliano Paulinho Nogueira (1929 – 2003) e costruita dalla Giannini, una storica casa produttrice di strumenti musicali in Brasile, fondata nel 1900 dal liutaio Tranquillo Giannini, immigrato italiano. Può essere a sei oppure a dodici corde.

Una Craviola.
Una Craviola.

Ma non divaghiamo.

Che fine ha fatto, oggi, Linda Perry? I suoi venticinque anni, i suoi pianti, i suoi cappelli? I suoi sogni di rivoluzione?

Linda Perry Interview / Portrait Session

Linda Perry oggi ha 50 anni, indossa ancora cappelli e a quanto pare sta benissimo. Compone e produce canzoni per altri, come Beautiful per Christina Aguilera, What You Waiting For? per Gwen Stefani, e ha collaborato con Pink, Courtney Love, Alicia Keys, Celine Dion, Robbie Williams, Kelly Osbourne, James Blunt, e un sacco di altra gente (Wikipedia ha una pagina apposta per le canzoni “written, co-written and produced by Linda Perry”).

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Sara Gilbert e Linda Perry

Linda Perry è dichiaratamente gay e dal 2011 ha una relazione con Sara Gilbert. Le due si sono sposate nel 2014 e hanno avuto un figlio, Rhodes Emilio Gilbert Perry, nel 2015.

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Sara Gilbert, 40 anni, attrice e conduttrice americana, è Leslie Winkle in The Big Bang Theory: la collega e, per breve tempo, amante di Leonard Hofstadter e successivamente di Howard Wolowitz.

Leonard Hofstadter e Leslie Winkle in The Big Bang Theory.
Leonard Hofstadter e Leslie Winkle in The Big Bang Theory.

Sara Gilbert ha cominciato a recitare da bambina e a tredici anni ha ottenuto il ruolo di Darlene Conner nella sitcom americana Roseanne (in Italia il titolo è stato cambiato in Pappa e ciccia), in cui ha recitato per tutta la durata della serie (1988-97).

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Riconoscete qualcuno?

In quel periodo, Sara Gilbert ha avuto una relazione con l’attore che in Roseanne interpretava David Healy, cioè Johnny Galecki, cioè Leonard Hofstadter in The Big Bang Theory. Durante quella relazione, Sara Gilbert ha capito di essere lesbica. Nonostante questo, i due sono rimasti amici.

Johnny Galecki = David Healy in Roseanne = Leonard Hofstadter in The Big Bang Theory.
Johnny Galecki = David Healy in Roseanne = Leonard Hofstadter in The Big Bang Theory.

#72 brobdingnagian

Nel 1726 Jonathan Swift pubblica, sotto pseudonimo, il romanzo Travels into Several Remote Nations of the World, in Four Parts. By Lemuel Gulliver, First a Surgeon, and then a Captain of Several Ships, meglio noto come Gulliver’s Travels: I viaggi di Gulliver.

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Il protagonista è Lemuel Gulliver, che narra dei suoi viaggi in quattro luoghi molto particolari (il racconto è fortemente allegorico e satirico, ma non è di questo che mi occupo qui).
La prima tappa è Lilliput, isola abitata da uomini alti 6 pollici (15 cm, circa un dodicesimo di una persona normale). Da qui, il termine “lillipuziano” (aggettivo o sostantivo, Lilliputian in inglese) è entrato nel linguaggio comune con il significato di estremamente piccolo, minuscolo, di bassissima statura.

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Il secondo viaggio porta Gulliver a Brobdingnag, terra immaginaria situata all’incirca in Alaska. Qui gli abitanti sono dei giganti, alti dodici volte Gulliver, cioè circa 22 metri.
Dal nome di questa terra è nato l’aggettivo “brobdingnagiano”, che significa enorme, gigantesco, di dimensioni esagerate.

Come ci ricorda Wikipedia, questo raro aggettivo viene usato da Sheldon Cooper in Big Bang Theory (stagione 4, episodio 4, “The Hot Troll Deviation”) parlando della nuova scrivania di Raj Koothrappali. (Qui la scena in originale, e qui in italiano).

Brobdingnagian monstrosity

Raj: You said I could buy a desk.
Sheldon: This isn’t a desk, this is a Brobdingnagian monstrosity!
Raj: Is that the American idiom for “giant big-ass desk”?
Sheldon: It’s actually British.
Raj: Can you say it again for me?
Sheldon: Brobdingnagian.
Raj: One more time?
Sheldon: Brobdingnagian.
Raj: Now three times fast?
Sheldon: Brobdingnagian, Brobdingna…

one more time Brobdingnagian

Il termine “brobdingnagiano” si trova per ben tre volte anche in La strada per Los Angeles (The Road to Los Angeles), “il primo romanzo di John Fante, nonché il primo capitolo della saga autobiografica dell’aspirante scrittore Arturo Bandini, completata da Aspetta primavera, Bandini (1937), Chiedi alla polvere (1939) e Sogni di Bunker Hill (1982).
L’aggettivo in questione viene usato esclusivamente in frasi pronunciate dallo stesso Arturo Bandini, che parla e scrive con un linguaggio ostentatamente sofisticato, e predilige tutte quelle parole altisonanti che risultano incomprensibili ai suoi interlocutori. Wannabe scrittore di successo, arrogante e insieme profondamente insicuro, ridicolo, Arturo Bandini “esorcizza la sua inadeguatezza attraverso la megalomania e il delirio d’onnipotenza” (fonte).
È un libro breve, bellissimo, anche molto divertente.
Le citazioni (edizione Marcos y Marcos, 1999):

«Scemenze! Bifolco brobdingnagiano!»
(pag. 101)

«Come mi sono fatto male? Te lo dico io come mi sono fatto male! […] Mi sono fatto male perché il destino escludeva per me qualsiasi dogmatismo! Mi sono fatto male perché il metabolismo della mia esistenza escludeva per me qualsiasi inasprimento! Mi sono fatto male perché ho una brobdingnagiana nobiltà d’intenti!»
(pag.  116)

[…] verso una decisione brobdingnagiana e gargantuesca.
(pag. 166)

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In quest’ultima frase (“brobdingnagian and gargantuan decision”) troviamo un altro aggettivo letterario: gargantuesco, derivato dal gigante Gargantua, personaggio del romanzo Gargantua et Pantagruel di François Rabelais (1494-1553).

Gargantuesco, usato specialmente in espressioni come “un appetito gargantuesco”, ha un significato simile a brobdingnagiano, ovvero gigantesco, smisurato, o insaziabile.

Da Pantagruel, l’altro protagonista dei romanzi di Rabelais, deriva analogamente l’aggettivo pantagruelico, riferito soprattutto al cibo, con il significato di abbondante, eccessivo, smodato (“un pranzo pantagruelico”, “abbuffarsi pantagruelicamente”).

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L’aggettivo gargantuesco ha vissuto un momento di grande popolarità grazie a Elle Driver (interpretata da Daryl Hannah) in Kill Bill vol. 2, nella scena del black mamba (il video in originale, e in italiano).

Elle Driver: Hmm, I’m sorry, Budd. That was rude of me, wasn’t it? Budd, I’d like to introduce my friend, the black mamba. Black mamba, this is Budd. […]
Listen to this […] The venom of a black mamba can kill a human being in four hours, if, say, bitten on the ankle or the thumb. However, a bite to the face or torso can bring death from paralysis within 20 minutes. Now, you should listen to this, ‘cause this concerns you. The amount of venom that can be delivered from a single bite can be gargantuan. You know, I’ve always liked that word… “gargantuan”… so rarely have an opportunity to use it in a sentence.

Il Black Mamba (Dendroaspis polylepis)
Il Black Mamba (Dendroaspis polylepis)